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Archivi Autore: Giuseppe Briganti

Ordini stop: cosa sono e come possono tornare utile

Gli ordini stop sono strumenti in grado di razionalizzare l’attività di trading, renderla più efficace, diminuire il grado di rischio o gli effetti di eventi negativi. Sono anche strumenti abbastanza complicati, soprattutto se utilizzati a un livello avanzato, che richiedono un grado di competenze elevato.

Il primo passo per padroneggiare gli ordini stop, e trasformarli in una vera e propria risorsa, è comprenderne significato e ruolo senza fraintendimenti di sorta. In questo articolo, una panoramica esaustiva sugli ordini stop.

La differenza tra ordine stop e ordine limit

Molto banalmente, l’ordine stop è un ordine che il trader assegna al broker. Tale ordine consiste nel chiudere o aprire una posizione quando il prezzo raggiunge un certo livello. Ovviamente, il prezzo stop, o stop price, è deciso dal trader. 

Questo concetto, di per sé molto semplice, non va confuso con l’ordine limit. I due strumenti si caratterizzano per una certa somiglianza, ma rimangono comunque diversi. Se con l’ordine stop una posizione viene aperta o chiusa quando l’asset raggiunge un dato prezzo, con l’ordine limit ciò accade a prescindere dal prezzo corrente. Se l’ordine consiste nel vendere a un dato prezzo, l’asset viene venduto a quel prezzo e a quel prezzo soltanto. Ovviamente, gli ordini limit (o limit order, in inglese) hanno una probabilità non trascurabile di rimanere inevasi. 

Lo stop di chiusura

Esistono due tipologie di ordini stop: di chiusura e di apertura. Quelli più utilizzati sono gli ordini di chiusura. Il motivo è semplice: sono strumenti molto efficaci per contenere il rischio o, per meglio dire, per contenere le perdite. Esatto, fare trading vuol dire soprattutto ragionare su come contenere gli effetti di una sconfitta. 

Gli stop di chiusura, infatti, consentono di chiudere le posizioni quando il prezzo ha raggiunto un livello così basso da segnalare l’impossibilità di ripresa (almeno nel breve periodo). In assenza di uno stop, e raggiunto questo ipotetico livello, il trader non farebbe altro che peggiorare la situazione. Gli stop di chiusura, quindi, consentono di limitare i danni.

Gli esempi più importanti di stop di chiusura sono gli stop loss e i trailing stop (i secondo sono una varianta dinamica dei primi).

Impostare il prezzo per lo stop di chiusura, o banalmente per lo stop loss, vuol dire immaginare o un ipotetico punto di non ritorno o la massima perdita psicologicamente / economicamente tollerabile o entrambi. Tale attività di impostazione, ovviamente, è “tecnica”, ovvero coinvolge strumenti a carattere statistico. 

Lo stop di apertura 

Lo stop di apertura ha una funzione diversa dallo stop di chiusura. Se lo scopo di quest’ultimo è limitare i danni o comunque generare un certo controllo sulle perdite, lo scopo dello stop di apertura è quello di cogliere il maggior numero di opportunità possibile. D’altronde, si parla di entrata nel mercato, non di uscita. 

Anche gli ordini stop di apertura, o per meglio dire i prezzi corrispondenti, vengono decisi nella maniera più possibile scientifica, o brandendo la statistica come una risorsa inestimabile. Anche perché entrare nel mercato nel momento sbagliato è pericoloso e, anzi, produce conseguenze dirette (e negative) sulle speranze di guadagno. 

Un consiglio per gli ordini stop

Il consiglio principale è di analizzare attentamente il mercato. La scelta del prezzo è fondamentale e non può essere lasciata a pratiche non scientifiche o, peggio ancora, all’improvvisazione. Ne va delle speranze di guadagno o addirittura della tenuta economica. Dunque, utilizzate abbondanti dosi di analisi tecnica, incentrandovi in particolare sui livelli di supporto e di resistenza. 

Un’indicazione forse non propriamente tecnica ma comunque utile: fate riferimento anche agli analisti, ovvero a chi per professione analizza il mercato. Scegliete analisti il più possibile indipendenti, e scoprite i prezzi più adatti per uscire dal mercato (ordini stop di chiusura) e per entrare (ordini stop di apertura). Ovviamente, utilizzate più canali: il parere degli esperti, appunto, ma anche e soprattutto l’analisi personale e diretta del mercato. 

Trading cos’è e come funziona: una piccola guida per gli aspiranti trader

Trading: cos’è e come funziona? E’ la domanda che si pongono principianti e aspiranti trader, come anche la gente comune attratta da qualche campagna pubblicitaria ben congegnata e dalla costante diffusione a cui questo genere di attività è andata incontro.

Non è facile rispondere a questa domanda in poche righe, anche perché si tratta di un’attività complessa, potenzialmente profittevole ma allo stesso tempo molta pericolosa. Cercheremo di rispondere in questo articolo, presentano inoltre le informazioni più salienti che un aspirante trader dovrebbe conoscere prima di pensare a una carriera nel trading.

Trading: una definizione esaustiva

Volendo semplificare il più possibile, si può affermare che il trading online non è altro che commercio speculativo realizzato attraverso software che consentono di operare online. Anzi, più propriamente si dovrebbe parlare di “investimento speculativo”, dal momento che nella maggior parte dei casi i beni non entrano mai in possesso, o per lo meno non vengono mai utilizzati dai trader. L’obiettivo, dunque, è generare denaro con il denaro. Come un qualsiasi investimento, appunto.

Se si eccettuano forme di investimento particolari, il meccanismo con cui si genera profitto durante un’attività di trading online è il medesimo con cui si genera profitto durante le operazioni di investimento nel mondo reale. Ovvero, si guadagna con il surplus: si compra basso, si vende alto. O, per meglio dire, si vende un bene a un prezzo superiore a quello di acquisto. Questa è una evidente semplificazione, anche perché è possibile guadagnare anche quando il mercato decresce e i prezzi si riducono, ma è utile a capire i principi base su cui si regge il trading online

Dunque, se cercate una risposta alla domanda trading cos’è, potreste prendere in considerazione questa definizione semplificata ma esaustiva.

Trading per principianti: 5 cose da sapere

E’ ovvio, una definizione semplificata non è sufficiente. Ecco, dunque, una lista delle 5 verità “base” riguardanti il trading.

Per fare trading è necessario associarsi a un intermediario. E’ semplicemente impensabile fare trading “da soli”. Anche perché è tutto molto complicato in primis dal punto di vista tecnico. Da qui la necessità di aprire un conto presso un broker, che può essere una banca che funge da intermediario (come negli investimenti normali) o più spesso una società privata. Fate attenzione, però, a rivolgervi alle società giuste, in possesso di regolare licenza. Quelle che vedete rappresentate nei banner di questo articolo rappresentano scelte sicure ed efficaci.

Per fare trading è necessario studiare prima e dopo l’esordio sul mercato. Il trading non è un gioco d’azzardo, non ci assomiglia nemmeno lontanamente. Chi si approccia con questo pregiudizio è destinato a perdere il capitale entro brevissimo tempo. Il trading è un’attività complessa, che va considerata alla stregua di una professione. Dunque, occorre prepararsi. Prima di fare la vostra comparsa sul mercato, studiate. Tuttavia, studiate anche dopo. Cosa? Il mercato, in primis, ma anche nuovi approcci strategici, nuovi strumenti di analisi etc. Il trading è una materia viva, in continua evoluzione.

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Tradare bene vuol dire tradare con un approccio scientifico. Il trading non è esattamente una scienza, ma ci si potrebbe avvicinare. Anche perché, pur considerando la parte emotiva (spesso preponderante) l’utilizzo di modelli statistici può offrire indizi realistici sulla direzione che prenderà il mercato. Dunque, utilizzate la statistica quando fate trading. Come? Mettendo in pratica i principi dell’analisi tecnica, dell’analisi del grafico, utilizzando indicatori e oscillatori, che sono strumenti analitici che, per l’appunto, prendo in considerazione i dati delle sessioni passati e li sottopongono a modellizzazione statistica.

E’ possibile iniziare con poco denaro. I broker si sono aperti alla gente comune. Oggi è possibile aprire un conto con poche centinaia di euro. Tuttavia, prima di partire con cifre così basse, pensateci su: a capitale ridotto corrispondono guadagni ridotti.

La sconfitta fa parte del gioco. E’ una verità spiacevole, ma che non può essere ignorata. Tutti i trader perdono, anche quelli più in gamba. L’importante è che le vincite superino i guadagni.

Libri trading: 5 testi per iniziare

I libri sul trading rappresentano una risorsa? Studiare sui manuali può apportare un contributo significativo al percorso di formazione? Sono domande, queste, che tutti gli aspiranti trader si pongono. Domande legittime, visto che al giorno d’oggi gli strumenti formativi online rischiano di prendere il sopravvento, e sono certamente più fruibili rispetto a un tomo polveroso.

La risposta, in realtà, è affermativa a entrambe le domande. Chi sta studiando per diventare trader non dovrebbe prescindere dallo studio dei libri sul trading. Il perché lo chiariremo nel prossimo paragrafo. In quello successivo, invece, elencheremo alcuni libri che non dovrebbero mai mancare nel programma di studio dell’aspirante trader.

Perché studiare sui libri

Chi si appresta a diventare trader, o vorrebbe semplicemente provare l’ebbrezza dell’investimento online, ha a disposizione una marea di risorse formative digitali. Basti pensare agli strumenti messi a disposizione dai broker, che offrono webinar, articoli formativi, video tutorial etc. Senza contare i corsi di trading indipendenti, che si fanno di mese in mese più numerosi.

Eppure, lo studio dei libri rappresenta ancora un passaggio necessario. Anche perché solo i libri possono offrire il grado di approfondimento sufficiente a trasmettere informazioni e approcci ai principianti. Ne consegue che, almeno nella maggior parte dei casi, lo studio dei libri sul trading risulta efficace soprattutto se inserito nella prima parte del percorso di formazione.

Inoltre, alcuni libri sono scritti così bene da essere entrati nell’immaginario collettivo dei principianti, e aver conquistato lo status di pietre miliari. Elenchiamo i più importanti nel paragrafo che segue.

I libri da studiare per gli aspiranti trading

  • The Intelligent Investor (Benjamin Graham). E’ forse la pietra miliare dei libri sul trading. E’ anche il libro migliore per iniziare, anche perché oltre a decantare i principi base (e qualcosa di più) dell’investimento speculativo, fornisce indicazioni circa il giusto stato mentale. Insomma, è una miniera di buoni consigli e indicazioni.
  • A random walk down Wall Street: The Time-Tested Strategy for Successful Investing (Burton Malkiel). Rispetto al testo precedente, è più tecnico e meno “psicologico”. Tuttavia, contiene indicazioni specifiche e chiare su come si debba condurre un’attività di investimento speculativo. Il tutto con un linguaggio molto semplice, adatto anche ai principianti.
  • The Four Pillars of Investing: Lessons for Building a Winning Portfolio (William Bernstein). Questo manuale è dedicato ai principianti più assoluti, sebbene sul finire offra indicazioni di carattere più avanzato. E’ una guida completa per chi vuole imparare a fare trading, e offre il giusto spazio tanto all’elemento psicologico quanto a quello tecnico.
  • The Essays of Warren Buffett: Lessons for Corporate America (Warren Buffett e Lawrence A. Cunningham). E’ scritto da uno dei trader più famosi e ricchi del pianeta. Si incentra, a dire il vero, sul mercato azionario. Tuttavia alterna indicazioni tecniche a indicazioni comportamentale, che possono essere ben recepite dagli investitori impegnati in tutti gli altri mercati.
  • Stocks for the Long Run (Jeremy Siegel). Altro testo dedicato ai trader dell’azionario. Nello specifico, offre informazioni per gli investimenti a lungo termine. La maggior parte delle indicazioni contenute nel libro, però, possono essere considerate “universali” e quindi utili anche agli investitori degli altri mercati.
  • Making the Most out of Your Money (Jane Bryant Quinn). Questo è un testo molto prezioso, scritto con un linguaggio a volte confidenziale, che coniuga tecnica e psicologia. Molto utile se ancora dovete maturare il giusto approccio mentale.
  • One Up on Wall Street (Peter Lynch). Testo molto particolare, mette al centro il tema delle informazioni, e offre consigli utili alla gestione delle stesse, nonché alla loro corretta interpretazione.
  • The Bogleheads’ Guide to Investing (Taylor Larimore, Mel Lindauer e Michael LeBoeuf). E’ il libro perfetto per chi vuole approcciarsi al trading in modo prudenziale. Tra le altre cose, infatti, offre indicazioni e istruzioni precise su due discipline fondamentali per i trader di ogni ordine e grado: il money management e il risk management. Inoltre, lo fa con un linguaggio chiaro, a uso e consumo dei principianti.

Corsi trading, quando sono utili?

I corsi di trading costituiscono una tipologia di risorsa formativa che si sta diffondendo a macchia d’olio. Sono sempre più numerosi gli aspiranti trader che inseriscono i corsi di trading all’interno del loro programma di studio. Molto spesso, rappresentano l’unica risorsa del percorso che dovrebbe portare un completo principiante a diventare un trader pronto per affrontare il mercato.

Tuttavia, un dubbio sorge spontaneo: i corsi di trading sono una moda o rappresentano veramente delle risorse utili? La risposta è sì, rappresentano una risorsa utile, ma solo a determinate condizioni.

Webinar trading con XM – professionalità e crescita personale

Un punto di inizio di qualità e con numerosi riconoscimenti didattici

Prima di continuare vi segnaliamo da subito i webinar trading di XM perchè sono gratis e aperti a tutti. Si tratta di corsi trading in tempo reale con istruttori e trader professionisti sul forex, azioni, indici e materie prime. Tra gli istruttori compaiono figure premiate e professionalmente riconosciute come Lorenzo Sentino e Carlo Vallotto.

Ecco una panoramica su questo tipo di risorsa formativa e qualche consiglio per scegliere solo i corsi adeguati alle proprie esigenze.

Perché i corsi trading?

I corsi di trading, specie quelli indipendenti (ovvero non legati a nessun broker in particolare) possono veramente tornare utili al principiante. Se fatti bene, possono rappresentare una parte sostanziale, se non maggioritaria, dell’intero percorso formativo. Perché? Ecco qualche buon motivo.

  • Sono completi per definizione. Nella stragrande maggioranza dei casi, i corsi si pongono l’obiettivo di insegnare l’arte del trading a chi non la conosce. Sono quindi progettati a uso e consumo del principiante. Questi, quindi, ha a disposizione un pacchetto completo, molto più semplice da fruire rispetto a libri, video, articoli specialistici etc.
  • Integrano teoria e pratica. Sempre nella stragrande maggioranza dei casi, i corsi vengono registrati con grafici e piattaforme alla mano. Vi è quindi un connubio tra teoria e pratica, per quanto quest’ultima non preveda alcuna interazione (eccetto rari casi). Questo concretizza un vantaggio significativo per i corsi di trading, almeno rispetto alle altre tipologie di risorse formative, come i libri, i manuali, gli ebook.
  • Sono gestiti da trader professionisti. I corsi sono progettati e gestiti direttamente da trader, dunque da gente che, almeno in teoria, sa quello che dice. Questo è sicuramente una garanzia di affidabilità, e offre l’opportunità di creare – per quanto in differita – una relazione di mentorship.
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Ovviamente, i motivi sopra elencati rappresentano anche i requisiti minimi per prendere in considerazione un corso di trading. Un corso che dichiara la sua non completezza, che non prevede sessioni di trading (registrate o in diretta) e gestiti dal primo che passa, sono da scartare a priori.

Come riconoscere un buon corso di trading?

Non basta che un corso di trading rispetti questi requisiti minimi affinché venga considerato meritevole di attenzione. Anche perché, è bene chiarirlo, i corsi di trading rappresentano un investimento significativo. Il loro costo si aggira sulle parecchie centinaia di euro, sebbene spesso si sfoci nel migliaio (e si possa arrivare facilmente a cifre superiori).

Ad ogni modo, ecco qualche criterio ulteriore che può contribuire alla scelta. Ovvero, a distinguere i corsi di trading mediocri da quelli veramente utili.

  • Servizio chiavi in mano. Affinché un corso sia veramente meritevole di attenzioni, e possa rappresentare un investimento utile, esso deve offrire un servizio completo. Non deve semplicemente offrire contenuti utili ai principianti, ma questi devono consentire loro di diventare, in un tempo relativamente breve, dei trader fatti e finiti, pronti per il mercato. Dunque, assicuratevi che l’obiettivo del corso sia esattamente quello.
  • Le credenziali del trader. Che il docente sia un trader, è il requisito minimo. Ma è ovvio: esiste docente e docente, trader e trader. Il consiglio è di acquistare solo corsi progettati, gestiti e condotti da trader di successo, possibilmente molto conosciuti nell’ambiente, che possano portare dei risultati a riprova delle loro competenze. Se possibile, accertatevi anche dell’esperienza in campo formativo, dal momento che il successo di un corso non è dato solo dalle competenze di chi lo tiene, ma anche dalle sua capacità a trasmettere le nozioni.
  • Il costo. Quanto dovrebbe costare un buon corsi di trading? Ovviamente dipende dai contenuti. Certamente, non dovrebbe costare poco. Anzi, in quel caso si avrebbe la prova della sua mediocrità. Progettare e organizzare un corso costa, dunque se ci si trova di fronte a prodotti da 100 euro, è bene evitarli. Il prezzo, in questo caso, offre più di qualche indizio reale sul valore.

Simulatore di trading: come sfruttarli al meglio

Utilizzare un simulatore di trading costituisce una buona idea? Apporta benefici a chi sta studiando per diventare trader? La risposta, a scanso di equivoci, è affermativa. A patto, però, di avere ben chiaro in mente cosa si intenda per “simulatore di trading”, e di prendere i dovuti accorgimenti. I simulatori di trading, infatti, possono diventare delle armi a doppio taglio se utilizzati senza le necessarie preoccupazioni, quindi senza comprendere quali siano le loro reali potenzialità e i loro limiti conclamati.

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Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sullo strumento simulatore di trading, offrendo qualche consiglio per sfruttarli al cento per cento.

Cosa è un simulatore di trading

Il simulatore di trading è uno strumento che consente di fare trading nel mercato reale senza però investire realmente. Attualmente, la versione d’elezione, nonché il rappresentante più efficace di questa tipologia di risorsa, è il conto demo.

Il conto demo è un account speciale messo a disposizione dalla maggior parte dei broker privati. Formalmente, assomiglia a un account normale. Infatti, dà accesso al mercato reale, e quindi alla piattaforma con cui piazzare gli ordini. Anche gli strumenti analitici e operativi sono al loro posto. Tuttavia, differiscono dalle altre varianti per un particolare: il denaro è finto. Quindi, non si investe realmente. I conti demo, dunque, consentono di fare trading nel mercato reale senza rischiare alcunché. Consentono di farsi le ossa senza rischiare di rompersele. Insomma, il conto demo è un simulatore di trading a tutti gli effetti.

Ad oggi, ne esistono molte varianti, le quali differiscono le une delle altre per caratteristiche apparentemente collaterali, come le modalità di utilizzo e l’orizzonte temporale.

Per esempio, alcuni conti demo sono collegati al conto reale. Ovvero, l’utente acquista un conto reale e, in omaggio, ha a disposizione un conto demo per fare pratica prima di investire denaro vero.

Altri conti demo sono completamente gratuiti, dunque non impongono l’apertura di un conto reale, ma sono a tempo. Ovvero, possono essere utilizzati solo per un periodo limitato, in genere corrispondente a tre settimane.

In alcuni rari casi i conti demo sono completamente liberi, non hanno quindi limiti di tempo e non impongono l’apertura di un conto reale (e conseguente deposito).

Consigli per sfruttare al meglio i conti demo

I conti demo possono essere armi a doppio taglio. Sia chiaro, sono strumenti utilissimi, ma se non si è consapevoli del loro limite più grande possono generare false credenze, le quali possono determinare perdite di denaro anche ingenti. Questo limite riguarda un elemento strutturale e, purtroppo, immodificabile.

Nello specifico, il trader che utilizza il conto demo non impara nulla sulla gestione emotiva. Il motivo è semplice: le emozioni prendono il sopravvento nelle situazioni di rischio. Ma se nel conto demo il rischio è azzerato, allora il trader non ha modo di testare la sua risposta agli stimoli dettati dallo stress e dalla pressione emotiva. Se non è consapevole di questo limite, il trader può convincersi che i risultati che ottiene con il conto demo rispecchino fedelmente i risultati che otterrebbe nel mercato reale. Dunque, rischia di sopravvalutare le proprie capacità.

Ora, l’unico modo per evitare che questo rischio si concretizzi, è diventare nel più breve tempo possibile consapevoli di questo limite. Solo in questo modo si potranno valutare le proprie performance nel simulatore di trading al netto dell’assenza della componente emotiva. Il consiglio, dunque, è di prendere con le pinze i risultati, o almeno considerarli alla luce della componente emotiva.

Infine, un consiglio per gli esperti. I conti demo non sono strumenti dedicati esclusivamente ai principianti. Anzi, possono essere utili a chi principiante ha smesso di esserlo da un bel pezzo. I conti demo, come qualsiasi tipo di simulatore di trading, possono essere presi in considerazione non per imparare, ma per testare. Nello specifico, testare nuove strategie, modifiche al trading system, nuovi indicatori, perché no… Nuovi broker e nuove piattaforme. Anzi, da questo punto di vista, essendo la componente emotiva qui irrilevante, possono essere utilizzati senza quasi effetti collaterali.

Piattaforma trading online: meglio MetaTrader o i software proprietari?

Quella della piattaforma di trading online rappresenta una delle scelte più importanti che il trader alle prime armi deve affrontare, anche perché proprio da questa scelta dipende, in una parte non trascurabile, la sua chance di successo nel trading. Dunque, non va presa affatto alla leggera.

Le alternative, in genere, disegnano due scenari: l’utilizzo di una delle piattaforme della serie MetaTrader, l’utilizzo della piattaforma proprietaria del broker.

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Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sull’argomento piattaforma di trading online e forniremo qualche indicazione per sceglierla con cognizione di causa.

Perché la piattaforma di trading è importante

Sull’importanza della piattaforma di trading online, e sull’impatto che esercita nell’attività di investimento speculativo, non ci possono essere dubbi. Chi non è consapevole di questo ruolo, e sceglie in fretta e senza far precedere la scelta a un’attenta fase di valutazione, se ne rende conto a sue spese, una volta fatto l’esordio nel mercato.

La piattaforma di trading occupa un ruolo di primo piano per tutta una serie di motivi. In primo luogo, perché rappresenta l’interfaccia tra l’utente e il mercato reale. E’ un software di interazione a tutti gli effetti, e se questa interazione non si sviluppa sui binari dell’efficienza, della precisione e della chiarezza i rischi possono essere molteplici. Se la piattaforma non è all’altezza, per esempio, vi è il rischio di fraintendere alcune evidenze o, peggio, di vedere i propri ordini eseguiti in ritardo.

Un altro motivo risiede nei cambiamenti che hanno riguardato le piattaforme negli ultimi anni. Da semplici terminali utente-mercato, sono diventati dei veri e propri software di supporto. Il riferimento è alla possibilità di integrare all’interno della piattaforma strumenti analitici, strategici e operativi. Anzi, nella stragrande maggioranza dei casi (o almeno dovrebbe essere così) le piattaforme integrano alcuni di questi strumenti di default.

Alla luce di questa importanza, del ruolo che giocano, una piattaforma dovrebbe essere:

Semplice da fruire. C’è interfaccia e interfaccia. Esse possono essere complete, oppure complete e accessibili allo stesso tempo. Ovviamente, è bene preferire le piattaforme che rispondino positivamente a questo secondo criterio. Trovare lo strumento che si cerca in un tempo minimo, avere tutto sotto controllo con un singolo colpo d’occhio, sono caratteristiche in grado di recare beneficio all’attività di trading.

Ricca di strumenti. Una piattaforma dovrebbe essere ricca di strumenti di default. Strumenti innanzitutto analitici, come indicatori e oscillatori. In aggiunta, dovrebbe essere compatibili con strumenti scaricabili in seguito, specie se riguardanti le attività di beta testing.

Veloce ed efficiente. Lo scopo principale di una piattaforma è garantire che gli ordini vengano inoltrati secondo le direttive dei trader, e che soprattutto vengano inoltrati nella maniera più rapida possibile. Dunque, è questo uno dei criteri (velocità mista a precisione) che distingue una buona piattaforma da una pessima piattaforma.

MetaTrader vs Piattaforma proprietaria

Come già anticipato, la scelta è tra le classiche piattaforme MetaTrader e le piattaforme proprietarie. Per inciso, le piattaforme proprietarie sono quelle realizzate dai broker stessi o per conto dei broker, o che per lo meno vengono associate a queste.

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Di contro, MetaTrader è la serie di piattaforme più famosa in assoluto, la piattaforma per antonomasia. In genere, si parla di MetaTrader 4 e MetaTrader 4. La versione quattro, in particolare, ha anche un valore storico, in quanto ha rappresentato per tanti anni la prima scelta di chi, tra la gente comune (e non solo) ha iniziato a interessarsi al trading.

Ad ogni modo, qual è l’alternativa migliore? Le MetaTrader o le piattaforme proprietarie? Se si dovesse rispondere su due piedi, la preferenza andrebbe alle piattaforme MetaTrader. D’altronde sono rinomate per la loro affidabilità, e la loro efficacia è testimoniata da migliaia e migliaia di broker in giro per il mondo.

Tuttavia, esistono un paio di casi in cui le piattaforme proprietarie potrebbero essere prese in considerazione, ovvero quando le piattaforme proprietarie sono oggetto di numerosi feedback positivi, quando presentano un grado di compatibilità agli strumenti analitici e operativi (indicatori, oscillatori, EA) paragonabile alle MetaTrader, quando sono sponsorizzate o comunque supportate da broker famosi.

Guadagnare soldi online: meglio il Forex o il mercato azionario?

Se il vostro obiettivo è guadagnare soldi online con il trading, una delle prime decisioni da prendere riguarda il mercato sul quale investire. Le alternative preferite dai principianti sono, in genere, due: il Forex, ovvero il mercato valutario, e il mercato azionario.

Quale delle due alternative è preferibile? In questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda, nella consapevolezza che la scelta definitiva spetta al trader, e che la questione potrebbe essere più soggettiva di quanto si possa pensare.

Forex: pro e contro

Il Forex è un mercato molto appetibile anche per i principianti. Lo si evince dalla diffusione cui il trading del Forex è andato incontro, sostenuto da un cambio di politica dei broker che hanno visto, proprio nel mercato valutario, un volano per acquisire clientela presso l’immenso bacino dei non addetti ai lavori. Per capire se possa fare al caso vostro, però, dovreste avere piena consapevolezza delle sue caratteristiche, e in particolare dei pro e dei contro del guadagnare soldi online con il Forex. Ecco una panoramica esaustiva.

I vantaggi del Forex

  • Il mercato è molto liquido. Quello del Forex, è il mercato più liquido al mondo. Si stima che il volume attorno alla sola coppia euro-dollaro sia superiore ai 3.000 miliardi di euro / 3.330 miliardi di dollari al giorno. Questo garantisce una più probabile copertura degli ordini e un rischio inferiore di manipolazione del mercato.
  • Il mercato è aperto 24 ore su 24. Il Forex è chiuso solo i weekend. Ciò significa che, potenzialmente, le opportunità di profitto sono superiori a qualsiasi altro mercato.
  • I broker che offrono servizi sul Forex sono numerosi. La maggior parte dei broker privati consente di fare il trading con il Forex. Ciò, tra le altre cose si traduce in un supporto maggiore per i principianti.

Svantaggi

  • L’offerta di informazioni è inferiore a quella del mercato azionario. Certo, gli analisti prendono in considerazione le valute e le notizie riguardanti le politiche monetaria fanno il resto, ma la mole di informazioni rimane inferiore a quella a disposizione dei trader azionari.
  • I prezzi sono meno volatili rispetto al mercato azionario. Questo è un dato di fatto, determinato tra le altre cose dalla maggiore liquidità.

Mercato azionario: pro e contro

Quando si pensa agli investimenti speculativi, il primo pensiero va alle azioni. Ancora oggi, nell’immaginario collettivo investire vuol dire investire nelle azioni. Ma è la migliore delle alternative per un principiante? Una rapida carrellata dei pro e dei contro può aiutare a scegliere con cognizione di causa.

Vantaggi

  • Le informazioni a disposizione dei trader sono potenzialmente infinite. Oltre all’interesse degli analisti, che considerano quello delle azioni il mercato più importante, si segnala il rilascio di informazioni a cui sono obbligate le aziende emittenti.
  • Il mercato è volatile. La borsa è molto più volatile del mercato valutario. Questo spiana la strada per profitti maggiore, per chi intende l’investimento in senso prettamente speculativo.

Svantaggi

  • Il mercato è… Troppo volatile. L’eccessiva volatilità potrebbe causare più di qualche problema ai trader poco esperti.
  • Il panorama azionario è troppo caotico. Questa è una diretta conseguenza della volatilità. Il rischio, purtroppo elevato, è non riuscire a capire in che direzione stia andando il mercato. Anche perché il fattore emotivo in borsa a un suo peso specifico.

Conclusioni

Dunque, cosa scegliere tra il mercato azionario e il mercato valutario? Dove risiedono le maggiori opportunità per guadagnare soldi online? In realtà, la risposta è demandata al singolo. Entrambe le alternative presentano pregi e difetti, vantaggi e svantaggi.

In linea di massima, però, dipende dallo stile di trading. Se solete adottare un approccio più adrenalinico e speculativo, ma allo stesso tempo lo studio delle imprese e delle società non vi fa paura, dovreste protendere per le azioni. Se invece volete mantenere un profilo più prudente, e vi piace rischiare ma non troppo, dovreste prendere in considerazione il Forex trading.

C’è broker e broker! Ecco come sceglierlo

Non c’è dubbio: esiste broker e broker! E’ proprio vero: uno non vale l’altro. Ciò significa che occorre sceglierlo bene, senza lasciarsi trascinare dall’impulsività. D’altronde ne va dei risultati, del destino stesso della propria carriera nel trading.

Non che sia facile scegliere il broker. Anche perché l’offerta è abnorme e il panorama incredibilmente eterogeneo. A disposizione dei trader e degli aspiranti trader ci sono tantissimi broker, e ciascuno di essi, almeno a primo acchito, appare come un’alternativa valida.

Nell’articolo che segue cerchiamo di proporre una soluzione a questo classico quanto pericoloso imbarazzo della scelta. Inizialmente parleremo del ruolo che il broker gioca nella carriera dei trader. In secondo luogo descriveremo i vari tipi di broker (esatto, ce n’è più d’uno!). Infine, elencheremo le caratteristiche del buon broker e spiegheremo come “scovarle”.

Perché il broker è importante

Se la piattaforma è il tramite “tecnico” tra il trader e il mercato, il broker è il tramite “operativo”. E’ anch’esso essenziale per l’attività di trading. Mette in contatto l’utente con il mercato e, di fatto, consente il regolare svolgimento delle operazioni. Ciò significa tanto, forse troppo, dal momento che al broker sono deputate funzioni collaterali e necessarie che incidono sulla qualità dell’attività di trading e, in ultima analisi, sul profitto.

Per esempio, è il broker a fare i costi. Alcune volte con commissioni sul singolo ordine, più spesso ponendo in essere uno spread, ovvero la differenza tra il prezzo reale e il prezzo proposto al trader.

Le funzioni sono comunque numerose e sfociano spesso nella consulenza, nell’assistenza e nell’analisi, se non anche nella formazione.

Insomma, il broker gioca un ruolo di primo piano. Per questo motivo occorre fare una distinzione tra broker e broker, in modo da trovare quello non solo capace di offrire dei buoni servizi, ma anche di adattarsi alle proprie specifiche esigenze.

I tipi di broker

C’è broker e broker innanzitutto perché…. Ce ne sono di tanti tipi. In questo articolo, tuttavia, per ragioni di brevità descriveremo solo le due tipologie in assoluto più diffuse.

Broker market maker. E’ la tipologia più diffusa, specie tra i trader retail. In questo caso il trader non effettua ordini in prima persona. A farlo è il broker (da qui il nome market maker). In questo modo, occasionalmente facendo da controparte, il broker assicura sempre la fattibilità degli ordini, eccetto i casi in cui vi è il rischio di conto negativo. I market maker nella stragrande maggioranza dei casi scontano lo spread, piuttosto che una commissione.

Broker ECN. E’ la tipologia più diffusa presso i grossi trader e i trader istituzionali. In questo caso il broker offre solo l’interfaccia, l’ambiente tecnico. Gli ordini sono commissionati direttamente dal trader, dunque il broker non può fare da controparte. Risultato? In assenza di controparte, alcuni ordini possono venire respinti. E’ una tipologia molto ostica da maneggiare. Nella stragrande maggioranza dei casi, comunque, scontano delle commissioni (e non gli spread).

Le caratteristiche del buon broker

Fatte queste precisazioni, e compreso che sì, esiste broker e broker… Come sceglierlo bene? Il miglior metodo consiste nel verificare la presenza di alcuni elementi “positivi”. Ecco quali.

  • Possesso dei requisiti legali. Molti non ci fanno caso, ma il requisito minimo affinché un broker sia meritevole di fiducia è il possesso di una regolare licenza, rilasciata dagli enti di controllo come Cysec e FCA.
  • Costi bassi… Ma non infimi. E’ bene che un broker imponga costi bassi (compreso il deposito minimo iniziale), ma se sono troppo bassi potrebbero essere indice di mediocrità.
  • Buona offerta di strumenti di analisi. Un broker non si deve limitare a garantire l’operatività ma dovrebbe anche offrire molti strumenti di analisi tecnica e grafica.
  • Buona piattaforma. Se agisce su piattaforma proprietaria, verificate che questa sia all’altezza. Se agisce su piattaforma terza, verificata che appartenga alla famiglia MetaTrader o ad altre famiglie di simile valore.
  • Buona assistenza. Verificate che il broker sia capace di mettersi al fianco del cliente e che possa essere raggiunto in ogni momento (o comunque durante ampie fasce orarie) su una pluralità di canali (telefono, email, chat etc.).

Concretamente, quali sono i broker migliori? Quell su cui poter fare sicuro affidamento? Ce ne sono tanti, ma quelli che vedete rappresentati nei banner di questa pagina sono i migliori.

Trading online guida: come trovarne una efficace

La questione “trading online guida” interessa, ovviamente, chi intende entrare in questo mondo complicato e sente di non possedere un sufficiente bagaglio tecnico.

Certamente, non è facile trovare una buona guida sul trading online. Anche perché in giro ce ne sono semplicemente troppe, ed è statisticamente significativo il rischio di incappare in una guida poco efficace, poco chiara, che rappresenta una perdita di tempo o addirittura diffonde nozioni non veritiere.

Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sull’argomento trading online guida, descrivendo in particolare perché – se fatte bene – possono rappresentare una tappa fondamentale del percorso di studio. Infine forniremo alcuni elementi per riconoscere una buona guida sul trading online.

Perché una guida unica per il trading online

Coerenza dell’offerta didattica. Il rischio, per chi sta compiendo un percorso di formazione sul trading, è di studiare in maniera molto frammentata, ovvero di prendere nozioni da questo o quel contenuto/contributo, dunque in maniera disordinata. Le guide sul trading online, siano essere scritte o in formato video, offrono come minimo un contenuto didattico compatto e unitario, nonché – si spera – dotato di filo logico. Questo è un dettaglio importante e che, per fortuna, eccetto rari casi, è condiviso da tutte le guide a prescindere dal loro livello di qualità.

Riduzione del margine di discrezione. Il problema è sempre lo stesso: la mancanza di un canale ufficiale. D’altronde, il trading online non viene insegnato né a scuola né all’università. Ora, lo studio è principalmente da autodidatta. Ciò impone al singolo di scegliere in prima persona, e dal basso di una esperienza quasi nulla, cosa studiare e in che misura. Le guide sul trading online, in un certo senso, ovviano a questo problema. Essendo “guide”, per definizione offrono un contenuto che va dalla A alla Z, per quanto tale percorso venga disegnato spesso in maniera superficiale. Il margine di discrezione dell’aspirante trader si riduce e, allo stesso tempo, la probabilità di sbagliare.

Semplicità e rapidità. Infine, non c’è alcun dubbio: studiare su un solo contenuto, su un solo materiale è molto più semplice e rapido che fare un collage di contenuti e saltare da uno all’altro, nella speranza di costruire un filo logico. Sia chiaro, una guida, per quanto fatta bene, da sola non può bastare, ma certamente rappresenta una fase del percorso di studio che può essere condotta in tutta comodità, senza grossi problemi dal punto di vista decisionale.

Le caratteristiche di una buona guida per il trading online

Dimostrata l’importanza, o perlomeno l’utilità, delle guide sul trading online sorge spontanea una domanda: come riconoscere quelle valide? Come già anticipato l’offerta formativa è molto abbondante in rete, e lo è anche sul fronte delle guide. Insomma, a disposizione dell’utente, magari in forma gratuita, ce ne sono tantissime e non è semplice carpirne in anticipo la qualità.

Di seguito, per facilitare il lavoro degli aspiranti trader, elenchiamo alcuni elementi per mezzo dei quali è possibile comprendere la qualità di una guida ancora prima di scaricarla o acquistarla.

Chiarezza dell’offerta didattica. Prima di tutto, una buona guida per essere giudicata tale deve “dichiarare” il suo contenuto. In genere, l’indice o comunque una sinossi viene pubblicata nella landing page della guida, che spesso è un ebook o una serie di video. Se questo particolare è assente, diffidate.

Completezza dell’offerta didattica. Grazie alla sinossi, all’indice e alla presentazione è possibile trarre indizi circa la qualità dell’offerta didattica. Verificate che i contenuti affrontino il trading online, per quanto in maniera semplificata, dalla A alla Z, e che quindi possano rappresentare uno strumento utile per imparare a fare trading.

Buona esposizione. Una guida deve essere innanzitutto letta (se scritta) o ascoltata (se video). Verificate che l’esposizione sia chiara e funzionale a facilitare l’apprendimento. Potete farlo, se è presente, analizzando un po’ l’anteprima.

Esempi pratici. Una buona guida è tale solo se accanto alla teoria presenta degli esempi pratici, che per un ebook possono tradursi in link esterni o anche in immagini che recano grafici e indicatori. Di nuovo, potete verificarlo solo attraverso l’anteprima.

Trading finanziario professionale: 5 verità che (forse) non sai

Attorno al trading finanziario professionale, ovvero al trading finalizzato all’arricchimento, ruotano parecchi pregiudizi, complice un approccio al marketing che spesso non rende onore al sacrificio e, in fondo, ai requisiti i professionali necessari per generare profitto. In alcuni casi, si può parlare di veri e propri falsi miti.

In questo articolo elenchiamo e approfondiamo alcune verità niente affatto scontate circa il trading finanziario professionale, o almeno non scontate per i profani della materia e per gli aspiranti trader, ovvero chi – magari raggiunto da qualche messaggio pubblicitario – sta valutando l’ingresso in questo mondo.

Il trading finanziario professionale è un’attività molto complicata

Questa è la verità più importante da comprendere, l’unica che consente di partire con il piede giusto e consente di evitare rovinose perdite di capitale. E’ altresì una verità non scontata per chi è a digiuno di trading, dal momento che alcuni messaggi pubblicitari sembrano voler dire il contrario. Sia chiaro, diventare ricchi con il trading finanziario professionale è una possibilità concreta, ma non è assolutamente automatico. Anzi, come vedremo nel prossimo punto di “garantito” non c’è nulla. Dunque il consiglio è di prepararsi, studiare e impegnarsi nella formazione prima di tentare la carriera nel trading.

Tutti i trader perdono

Questa è una verità controintuitiva. Anche perché, se è vero che tutti perdono, non si spiegherebbe la presenza di trader ricchi.

Questa frase, però, vuol dire essenzialmente una casa: che tutti i trader, almeno una volta ogni tanti, sbagliano gli ordini o semplicemente il mercato dà loro torto. E’ normale e fisiologico.

Ovviamente la differenza la fa il rapporto tra vittorie e sconfitte. Comunque non c’è dubbio che la sconfitta sia parte integrante di tutte le attività di trading. Con il concetto di sconfitta, dunque, è necessario venire a patti.

Fare trading è solo la punta dell’iceberg.

Operare nel mercato, e quindi chiudere e aprire ordini, è solo la parte finale di un processo lungo, complesso e difficile. E’ il risultato di un’attività strategica, di analisi e di pianificazione.

E’ semplicemente impensabile riuscire a guadagnare con il trading finanziario professionale senza una strategia ben precisa, un approccio dedito alla gestione del denaro e del rischio, senza uno studio del mercato in senso diacronico (ovvero facendo riferimento a modelli statistici elaborati sulla scorta delle contrattazioni passate). Strategia, analisi, risk and money management sono i pilastri di un’attività di trading profittevole.

L’aspetto psicologico è quasi più importante di quello tecnico.

Questa è una verità sconosciuta alla stragrande maggioranza dei profani. Cosa può mai avere a che fare la psicologia con il trading? Se si guarda al modo con cui i media ritraggono il trader, assolutamente nulla: il trader vincente è un individuo freddo, calcolatore, una vera macchina per fare soldi.

E invece la verità è un’altra. Il trader è prima di tutto un uomo, e nello specifico un uomo che deve fronteggiare ogni giorno la paura di perdere il denaro, lo stress del mercato, ondate emotive che rischiano di spazzare via la sua lucidità.

Da qui la necessità di curare in primis l’aspetto psicologico, di inserirsi in un vero e proprio percorso di training mentale.

E’ possibile automatizzare l’attività di trading.

Già, esistono software che consentono di automatizzare l’attività di trading. Ciò non significa che una macchina o una intelligenza artificiale possa produrre guadagni al posto del trader. La questione è più complicata di così.

plus500

Molto banalmente, è possibile utilizzare dei software che gestiscono l’operatività, ovvero l’apertura e la chiusura degli ordini, in base alle indicazioni che il trader dà. Sono strumenti molto utili, se si è capaci di utilizzarli, in quanto consentono di delegare alla macchina la fase in cui la pressione emotiva si fa più forte.

E’ anche un modo per coprire l’intero arco della giornata, e quindi aumentare a dismisura la capacità di cogliere le occasioni che il mercato offre. Questi software, nello specifico, prendono il nome di Expert Advisor.