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Archivi Autore: Giuseppe Briganti

Market movers: come scegliere quelli da seguire

I market movers sono elementi fondamentali per i trader che vogliano operare razionalmente, mettendo al bando l’improvvisazione. Tuttavia, il loro studio appare quanto mai complesso, specialmente agli occhi del principiante. Anche perché, prima di impegnarsi nel lavoro di interpretazione, occorre sceglierli. Proprio da una scelta saggia e oculata dipendono questioni fondamentali quali l’ottimizzazione del processo di analisi, la gestione delle risorse intellettuali e, perché no, fisiche.

In questo articolo offriamo qualche indicazione su come scegliere i market movers, prendendo in considerazione i mercati più importanti.

Consigli generali sui market movers

Prima di esporre una riflessione sul rapporto tra market movers e mercati, è bene fornire qualche consiglio generale sull’impiego dei market movers stessi.

In primo luogo, è fondamentale operare una scelta, e per giunta una scelta stringente, che punti alla massima concisione. Il rischio, se si opera altrimenti, è di produrre un’analisi superficiale. Molto spesso i principianti, nel timore di perdere per strada dettagli importanti, si lanciano in un’analisi forsennata, prendendo in considerazione il maggior numero di elementi possibili. Ebbene, questo è un approccio da evitare, in quanto manchevole della necessaria profondità e incapace di produrre risultati concreti.

Market mover e azioni

Quali sono i market movers del mercato azionario? Ebbene, in primo luogo è necessario prendere in esame le informazioni riguardante le aziende emittenti cui fanno capo le azioni in portfolio. Ciò significa analizzare i trimestrali, lo stato patrimoniale e il conto economico. Tuttavia, questi dati vanno contestualizzati, in primis rispetto al settore di riferimento e in secundis rispetto alla congiuntura.

Da qui, la necessità di prendere in considerazione altre due classi di market movers: gli indici, che fungono da benchmark, e i parametri dell’economia reale, che offrono un’idea della congiuntura. 

Ovviamente, sebbene in posizione leggermente più defilata, vanno considerati i market movers legati alla politica monetaria, che determinano le condizioni del credito. Grande importanza, infine, va data alle vicende politiche, che possono incidere sul clima produttivo, sull’industria etc. 

Market mover e Forex

Per il Forex la questione è leggermente più complicata. I market movers su cui focalizzare la propria attenzioni sono quelli riguardanti la politica monetaria, i quali agiscono più o meno direttamente sulla massa monetaria, e quindi sui rapporti tra le valute. Grande peso acquisiscono anche i market movers per così dire estemporanei, non periodici, come le dichiarazione dei policy maker che, appunto, offrono spunti per intuire la politica monetaria. 

Vanno tuttavia considerati anche i market movers legati all’economia reale. Anche perché le valute sono, di norma, espressione della forza economica di un paese. Dunque occhio anche al PIL, al mercato del lavoro, alla produzione. Una particolare attenzione va prestata all’inflazione, che solo in apparenza è un dato esclusivo dell’economia reale. Di fatto, orienta le scelte di politica monetaria in maniera quasi automatica, come le recenti vicende della BCE e della Fed hanno dimostrato. 

Market mover e materie prime

Il discorso qui è abbastanza complicato in quanto ogni materia prima è praticamente una questione a sé. In genere, però, possono essere suddivise in materie prime in senso stesso e in metalli preziosi. Le materie prime in senso stretto sono suscettibili delle vicende geopolitiche e politiche, come anche del clima. In linea di massima, vanno considerati fattori preponderanti tutti quegli elementi che possono compromettere o favorire la produzione. 

Per quanto riguarda i metalli preziosi, a guidare è soprattutto il parco di market movers legati all’economia reale. La correlazione, però, è inversa: peggio va l’economia, migliori sono le performance dei metalli. Il motivo è semplice: sono considerati dei beni rifugio. Il riferimento è ovviamente all’oro. 

In questa prospettiva, assume una funzione di market mover…. Il Forex. Le principali valute, infatti, vantano con i metalli preziosi una correlazione inversa, sempre a causa del meccanismo dei beni rifugio. 

Analisi fondamentale Forex: le differenze rispetto agli altri mercati

Analisi fondametale e Forex sono  legati da un rapporto indissolubile. Ovvero, è impossibile praticare un buon Forex trading ignorando l’analisi fondamentale. Nella prospettiva di un trading razionale e basato su elementi solidi, l’analisi fondamentale vanta una cittadinanza piena, al pari dell’analisi tecnica.

Tuttavia, la pratica dell’analisi fondamentale nel Forex assume contorni abbastanza singolari, certamente diversi da quelli che caratterizzano gli altri mercati, azionario in testa. Ne parliamo in questo articolo.

Le particolarità del Forex

Prima di fare il punto sull’analisi fondamentale nel Forex è necessario comprendere la natura del Forex stesso, ovvero conoscere e metabolizzare quelle caratteristiche che quasi lo rendono un mercato sui generis. 

Estrema liquidità. Il Forex è il mercato più liquidi al mondo. Per dare un’idea della liquidità, possiamo affermare che la sola coppia euro dollaro muove un volume superiore ai 3.000 miliardi di dollari, che è pari a 1.3 volta il debito pubblico italiano. Ciò pone in essere dinamiche particolari, che coinvolgono le dinamiche di determinazione del prezzo e, di conseguenza, la pratica dell’analisi fondamentale. 

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Il fattore esogeno. Il Forex è un mercato in linea di massima “gestibile dall’esterno”. Non dobbiamo pensare a forze oscure che operano per il tornaconto personale e per il proprio arricchimento. Semplicemente, la questione monetaria è affidata alle banche centrale, che hanno tutto il diritto, anzi il dovere, di tenere sotto controllo i prezzi e quindi il valore delle proprie monete. Anche questa dinamica incide in maniera netta sui modi e sui metodi dell’analisi fondamentale nel Forex. 

La leggibilità. In virtù di quanto appena scritto, il Forex è un mercato tutto sommato leggibile. In linea teorica, l’analisi fondamentale tanto quella tecnica possono risultare massimamente efficaci. Anche perché la volatilità è tutto sommato equilibrata, i colpi di coda rari, la suscettibilità di tipo emotivo (il cosiddetto panico dei mercati) ridotto. 

L’analisi fondamentale nel Forex Trading

Fatte queste precisazioni, cosa si può dire dell’analisi fondamentale nel Forex? In primis, che occorre conferire la massima importanza ai market mover legati alla politica monetaria, quindi tassi di interesse ed eventuali allentamenti monetari.

In questa categoria va inserita anche l’inflazione, che formalmente è un parametro dell’economia reale, ma che in verità è capace di orientare in maniera assoluta le azioni di politica monetaria. Il perché dell’importanza dei market movers “monetari” è assai intuibile: le banche centrali possono impattare quasi direttamente sulle coppie di valute, dunque ne vanno studiati i comportamenti. Ciò significa prendere in considerazione anche le dichiarazioni dei policy maker che, attraverso le prassi della forward guidance, esercitano di fatti un (legittimo) potere di orientamento. 

Ovviamente, vanno presi in considerazione i market movers dell’economia reale, come PIL, produzione, occupazione etc. Infatti, le valute sono espressione anche della forza economica di un paese.

Prestate attenzione alla fase di scelta. Il consiglio è di non limitarsi ai market mover che riguardano esclusivamente le valute che state tradando. In realtà, per produrre un’analisi fondamentale degna di questo nome è bene studiare i market mover delle coppie correlate, sia positivamente che negativamente. Solo in questo modo, infatti, è possibile ricavare una visione di insieme.

Alcuni market mover, poi, assumono una importanza che è in assoluto significativa, a prescindere dalle valute in portfolio. Il riferimento è ai dati americani, e in particolare alle decisioni di politica monetaria della Fed, che alla luce dell’importanza che l’economia americana esercita sull’intero sistema economico getta la sua influenza sul mercato valutario nel suo complesso. 

Infine, il consiglio è di creare una routine. L’analisi fondamentale è complicata sempre e comunque. Associarla a comportamenti abitudinari, se di comprovata efficacia, contribuisce a snellire il processo, liberare energie e tempo per la fase di programmazione del trade e per l’operatività in generale.

Bande di Bollinger: cosa sono e come si usano

Le Bande di Bollinger costituiscono un indicatore molto utilizzato dai trader di ogni ordine e grado. Tra i pregi, spicca il buon carattere predittivo e una certa facilità di lettura. E’ anche un indicatore relativamente recedente, dal momento che è stato “inventato” dal trader, analista e formatore John Bollinger nel non lontano 2001.

Nonostante una certa semplicità del meccanismo di base, è necessario maturare delle competenze per valorizzare al meglio le Bande di Bollinger. Ciò significa, tra le altre cose, conoscere alcune indicazioni generali. Ne parliamo in questo articolo, offrendo inoltre una panoramica complessiva su questo indicatore. 

Le Bande di Bollinger in pillole

Le Bande di Bollinger traggono il proprio nome dal modo in cui compaiono a schermo. Quando si utilizza questo indicatore, infatti, nel grafico appaiono tre brande. Queste, a loro volta, sono frutto di tre linee. La prima è una media mobile a 20 periodi (anche se può essere modificata più o meno a piacimento). La seconda e la terza sono ricavate calcolando la deviazione standard, che inoltre viene moltiplicata per due. In questo modo si formano tre bande.

  • Banda superiore. Occupa la parte alta del grafico ed è delimitata dalla linea superiore (media mobile + deviazione standard x 2).
  • Banda inferiore. Occupa la parte bassa del grafico ed è delimitata dalla linea inferiore (media mobile – deviazione standard x 2). 
  • Banda centrale. E’ delimitata dalle due linee.

La banda centrale rappresenta il range in cui il prezzo si trova nella maggior parte dei casi, e che indica una situazione tutto sommato di normalità.

La banda superiore indica la zona che l’asset percorre quando il suo prezzo è più alto del solito. La banda inferiore indica invece la zona che l’asset percorre quando il prezzo è eccezionalmente basso. 

Come si usano le Bande di Bollinger

Lo scopo delle Bande di Bollinger, come ogni indicatore che si rispetti, è fornire dei segnali di vendita o di acquisto. Ci riesce molto bene, benché si ravvisino alcuni elementi di criticità,  i quali vanno contrastati con alcuni accorgimenti che esporremo in seguito.

Ad ogni modo, le Bande di Bollinger evadono segnali quando il prezzo interagisce con le bande superiori e inferiori. Questa meccanica è considerata da alcuni problematica, dal momento che per il 95% del tempo il prezzo staziona nella banda centrale. Il rischio, infatti, è di non ricevere segnali.

Ad ogni modo, gli usi delle Bande di Bollinger sono numerosi. In questo articolo però ci soffermeremo su quello principale.

Quando il prezzo raggiunge la banda superiore dal basso verso l’alto, rimbalza e rioccupa la banda centrale, si trae un segnale di vendita.

Quando il prezzo supera la banda inferiore dall’alto verso il basso, rimbalza e rioccupa la banda centrale, si trae un segnale di acquisto.

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Se si analizza questa semplice chiave di lettura, si intuisce che le Bande di Bollinger si comportano in maniera non troppo dissimile dai supporti e dalle resistenze mobili. 

Consigli per valorizzare le Bande di Bollinger

Innanzitutto, occorre dare una cattiva notizia. Le Bande di Bollinger da sole non bastano. In realtà, non c’è nulla di cui stupirsi. Sono rari gli indicatori che offrono un buon grado di sicurezza anche se utilizzati da soli.

Nel caso delle Bande di Bollinger, il rischio di incorrere in falsi segnali non è affatto basso. Magari si trae un segnale di vendita, ma il prezzo anziché scendere sale. Viceversa, c’è il rischio di vendere in seguito a un segnale e poi registrare un aumento del prezzo.

John Bollinger ha però trovato una soluzione in grado di attenuare il pericolo di ricevere falsi segnali. Anzi, le soluzioni al problema dei falsi segnali sono almeno due. 

La prima consiste nell’associare le Bande di Bollinger ad alcuni indicatori manuali che prendano in considerazione il volume. Per esempio il Percentage B (chiusura meno banda inferiore / banda superiore – banda inferiore).La seconda soluzione consiste  nell’associare le Bande di Bollinger a indicatori veri e propri, che offrano indicazioni sulla forza del mercato. Per esempio, l’RSI. Nello specifico, quando l’RSI conferma il segnale fornito dalle Bande di Bollinger, allora quel segnale ha un rischio di inaffidabilità basso, e dunque può essere utilizzato in fase operativa.

Ordini stop: cosa sono e come possono tornare utili

Gli ordini stop sono strumenti in grado di razionalizzare l’attività di trading, renderla più efficace, diminuire il grado di rischio o gli effetti di eventi negativi. Sono anche strumenti abbastanza complicati, soprattutto se utilizzati a un livello avanzato, che richiedono un grado di competenze elevato.

Il primo passo per padroneggiare gli ordini stop, e trasformarli in una vera e propria risorsa, è comprenderne significato e ruolo senza fraintendimenti di sorta. In questo articolo, una panoramica esaustiva sugli ordini stop.

La differenza tra ordine stop e ordine limit

Molto banalmente, l’ordine stop è un ordine che il trader assegna al broker. Tale ordine consiste nel chiudere o aprire una posizione quando il prezzo raggiunge un certo livello. Ovviamente, il prezzo stop, o stop price, è deciso dal trader. 

Questo concetto, di per sé molto semplice, non va confuso con l’ordine limit. I due strumenti si caratterizzano per una certa somiglianza, ma rimangono comunque diversi. Se con l’ordine stop una posizione viene aperta o chiusa quando l’asset raggiunge un dato prezzo, con l’ordine limit ciò accade a prescindere dal prezzo corrente. Se l’ordine consiste nel vendere a un dato prezzo, l’asset viene venduto a quel prezzo e a quel prezzo soltanto. Ovviamente, gli ordini limit (o limit order, in inglese) hanno una probabilità non trascurabile di rimanere inevasi. 

Lo stop di chiusura

Esistono due tipologie di ordini stop: di chiusura e di apertura. Quelli più utilizzati sono gli ordini di chiusura. Il motivo è semplice: sono strumenti molto efficaci per contenere il rischio o, per meglio dire, per contenere le perdite. Esatto, fare trading vuol dire soprattutto ragionare su come contenere gli effetti di una sconfitta. 

Gli stop di chiusura, infatti, consentono di chiudere le posizioni quando il prezzo ha raggiunto un livello così basso da segnalare l’impossibilità di ripresa (almeno nel breve periodo). In assenza di uno stop, e raggiunto questo ipotetico livello, il trader non farebbe altro che peggiorare la situazione. Gli stop di chiusura, quindi, consentono di limitare i danni.

Gli esempi più importanti di stop di chiusura sono gli stop loss e i trailing stop (i secondo sono una varianta dinamica dei primi).

Impostare il prezzo per lo stop di chiusura, o banalmente per lo stop loss, vuol dire immaginare o un ipotetico punto di non ritorno o la massima perdita psicologicamente / economicamente tollerabile o entrambi. Tale attività di impostazione, ovviamente, è “tecnica”, ovvero coinvolge strumenti a carattere statistico. 

Lo stop di apertura 

Lo stop di apertura ha una funzione diversa dallo stop di chiusura. Se lo scopo di quest’ultimo è limitare i danni o comunque generare un certo controllo sulle perdite, lo scopo dello stop di apertura è quello di cogliere il maggior numero di opportunità possibile. D’altronde, si parla di entrata nel mercato, non di uscita. 

Anche gli ordini stop di apertura, o per meglio dire i prezzi corrispondenti, vengono decisi nella maniera più possibile scientifica, o brandendo la statistica come una risorsa inestimabile. Anche perché entrare nel mercato nel momento sbagliato è pericoloso e, anzi, produce conseguenze dirette (e negative) sulle speranze di guadagno. 

Un consiglio per gli ordini stop

Il consiglio principale è di analizzare attentamente il mercato. La scelta del prezzo è fondamentale e non può essere lasciata a pratiche non scientifiche o, peggio ancora, all’improvvisazione. Ne va delle speranze di guadagno o addirittura della tenuta economica. Dunque, utilizzate abbondanti dosi di analisi tecnica, incentrandovi in particolare sui livelli di supporto e di resistenza. 

Un’indicazione forse non propriamente tecnica ma comunque utile: fate riferimento anche agli analisti, ovvero a chi per professione analizza il mercato. Scegliete analisti il più possibile indipendenti, e scoprite i prezzi più adatti per uscire dal mercato (ordini stop di chiusura) e per entrare (ordini stop di apertura). Ovviamente, utilizzate più canali: il parere degli esperti, appunto, ma anche e soprattutto l’analisi personale e diretta del mercato. 

Trading cos’è e come funziona: una piccola guida per gli aspiranti trader

Trading: cos’è e come funziona? E’ la domanda che si pongono principianti e aspiranti trader, come anche la gente comune attratta da qualche campagna pubblicitaria ben congegnata e dalla costante diffusione a cui questo genere di attività è andata incontro.

Non è facile rispondere a questa domanda in poche righe, anche perché si tratta di un’attività complessa, potenzialmente profittevole ma allo stesso tempo molta pericolosa. Cercheremo di rispondere in questo articolo, presentano inoltre le informazioni più salienti che un aspirante trader dovrebbe conoscere prima di pensare a una carriera nel trading.

Trading: una definizione esaustiva

Volendo semplificare il più possibile, si può affermare che il trading online non è altro che commercio speculativo realizzato attraverso software che consentono di operare online. Anzi, più propriamente si dovrebbe parlare di “investimento speculativo”, dal momento che nella maggior parte dei casi i beni non entrano mai in possesso, o per lo meno non vengono mai utilizzati dai trader. L’obiettivo, dunque, è generare denaro con il denaro. Come un qualsiasi investimento, appunto.

Se si eccettuano forme di investimento particolari, il meccanismo con cui si genera profitto durante un’attività di trading online è il medesimo con cui si genera profitto durante le operazioni di investimento nel mondo reale. Ovvero, si guadagna con il surplus: si compra basso, si vende alto. O, per meglio dire, si vende un bene a un prezzo superiore a quello di acquisto. Questa è una evidente semplificazione, anche perché è possibile guadagnare anche quando il mercato decresce e i prezzi si riducono, ma è utile a capire i principi base su cui si regge il trading online

Dunque, se cercate una risposta alla domanda trading cos’è, potreste prendere in considerazione questa definizione semplificata ma esaustiva.

Trading per principianti: 5 cose da sapere

E’ ovvio, una definizione semplificata non è sufficiente. Ecco, dunque, una lista delle 5 verità “base” riguardanti il trading.

Per fare trading è necessario associarsi a un intermediario. E’ semplicemente impensabile fare trading “da soli”. Anche perché è tutto molto complicato in primis dal punto di vista tecnico. Da qui la necessità di aprire un conto presso un broker, che può essere una banca che funge da intermediario (come negli investimenti normali) o più spesso una società privata. Fate attenzione, però, a rivolgervi alle società giuste, in possesso di regolare licenza. Quelle che vedete rappresentate nei banner di questo articolo rappresentano scelte sicure ed efficaci.

Per fare trading è necessario studiare prima e dopo l’esordio sul mercato. Il trading non è un gioco d’azzardo, non ci assomiglia nemmeno lontanamente. Chi si approccia con questo pregiudizio è destinato a perdere il capitale entro brevissimo tempo. Il trading è un’attività complessa, che va considerata alla stregua di una professione. Dunque, occorre prepararsi. Prima di fare la vostra comparsa sul mercato, studiate. Tuttavia, studiate anche dopo. Cosa? Il mercato, in primis, ma anche nuovi approcci strategici, nuovi strumenti di analisi etc. Il trading è una materia viva, in continua evoluzione.

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Tradare bene vuol dire tradare con un approccio scientifico. Il trading non è esattamente una scienza, ma ci si potrebbe avvicinare. Anche perché, pur considerando la parte emotiva (spesso preponderante) l’utilizzo di modelli statistici può offrire indizi realistici sulla direzione che prenderà il mercato. Dunque, utilizzate la statistica quando fate trading. Come? Mettendo in pratica i principi dell’analisi tecnica, dell’analisi del grafico, utilizzando indicatori e oscillatori, che sono strumenti analitici che, per l’appunto, prendo in considerazione i dati delle sessioni passati e li sottopongono a modellizzazione statistica.

E’ possibile iniziare con poco denaro. I broker si sono aperti alla gente comune. Oggi è possibile aprire un conto con poche centinaia di euro. Tuttavia, prima di partire con cifre così basse, pensateci su: a capitale ridotto corrispondono guadagni ridotti.

La sconfitta fa parte del gioco. E’ una verità spiacevole, ma che non può essere ignorata. Tutti i trader perdono, anche quelli più in gamba. L’importante è che le vincite superino i guadagni.

Libri trading: 5 testi per iniziare

I libri sul trading rappresentano una risorsa? Studiare sui manuali può apportare un contributo significativo al percorso di formazione? Sono domande, queste, che tutti gli aspiranti trader si pongono. Domande legittime, visto che al giorno d’oggi gli strumenti formativi online rischiano di prendere il sopravvento, e sono certamente più fruibili rispetto a un tomo polveroso.

La risposta, in realtà, è affermativa a entrambe le domande. Chi sta studiando per diventare trader non dovrebbe prescindere dallo studio dei libri sul trading. Il perché lo chiariremo nel prossimo paragrafo. In quello successivo, invece, elencheremo alcuni libri che non dovrebbero mai mancare nel programma di studio dell’aspirante trader.

Perché studiare sui libri

Chi si appresta a diventare trader, o vorrebbe semplicemente provare l’ebbrezza dell’investimento online, ha a disposizione una marea di risorse formative digitali. Basti pensare agli strumenti messi a disposizione dai broker, che offrono webinar, articoli formativi, video tutorial etc. Senza contare i corsi di trading indipendenti, che si fanno di mese in mese più numerosi.

Eppure, lo studio dei libri rappresenta ancora un passaggio necessario. Anche perché solo i libri possono offrire il grado di approfondimento sufficiente a trasmettere informazioni e approcci ai principianti. Ne consegue che, almeno nella maggior parte dei casi, lo studio dei libri sul trading risulta efficace soprattutto se inserito nella prima parte del percorso di formazione.

Inoltre, alcuni libri sono scritti così bene da essere entrati nell’immaginario collettivo dei principianti, e aver conquistato lo status di pietre miliari. Elenchiamo i più importanti nel paragrafo che segue.

I libri da studiare per gli aspiranti trading

  • The Intelligent Investor (Benjamin Graham). E’ forse la pietra miliare dei libri sul trading. E’ anche il libro migliore per iniziare, anche perché oltre a decantare i principi base (e qualcosa di più) dell’investimento speculativo, fornisce indicazioni circa il giusto stato mentale. Insomma, è una miniera di buoni consigli e indicazioni.
  • A random walk down Wall Street: The Time-Tested Strategy for Successful Investing (Burton Malkiel). Rispetto al testo precedente, è più tecnico e meno “psicologico”. Tuttavia, contiene indicazioni specifiche e chiare su come si debba condurre un’attività di investimento speculativo. Il tutto con un linguaggio molto semplice, adatto anche ai principianti.
  • The Four Pillars of Investing: Lessons for Building a Winning Portfolio (William Bernstein). Questo manuale è dedicato ai principianti più assoluti, sebbene sul finire offra indicazioni di carattere più avanzato. E’ una guida completa per chi vuole imparare a fare trading, e offre il giusto spazio tanto all’elemento psicologico quanto a quello tecnico.
  • The Essays of Warren Buffett: Lessons for Corporate America (Warren Buffett e Lawrence A. Cunningham). E’ scritto da uno dei trader più famosi e ricchi del pianeta. Si incentra, a dire il vero, sul mercato azionario. Tuttavia alterna indicazioni tecniche a indicazioni comportamentale, che possono essere ben recepite dagli investitori impegnati in tutti gli altri mercati.
  • Stocks for the Long Run (Jeremy Siegel). Altro testo dedicato ai trader dell’azionario. Nello specifico, offre informazioni per gli investimenti a lungo termine. La maggior parte delle indicazioni contenute nel libro, però, possono essere considerate “universali” e quindi utili anche agli investitori degli altri mercati.
  • Making the Most out of Your Money (Jane Bryant Quinn). Questo è un testo molto prezioso, scritto con un linguaggio a volte confidenziale, che coniuga tecnica e psicologia. Molto utile se ancora dovete maturare il giusto approccio mentale.
  • One Up on Wall Street (Peter Lynch). Testo molto particolare, mette al centro il tema delle informazioni, e offre consigli utili alla gestione delle stesse, nonché alla loro corretta interpretazione.
  • The Bogleheads’ Guide to Investing (Taylor Larimore, Mel Lindauer e Michael LeBoeuf). E’ il libro perfetto per chi vuole approcciarsi al trading in modo prudenziale. Tra le altre cose, infatti, offre indicazioni e istruzioni precise su due discipline fondamentali per i trader di ogni ordine e grado: il money management e il risk management. Inoltre, lo fa con un linguaggio chiaro, a uso e consumo dei principianti.

Corsi trading, quando sono utili?

I corsi di trading costituiscono una tipologia di risorsa formativa che si sta diffondendo a macchia d’olio. Sono sempre più numerosi gli aspiranti trader che inseriscono i corsi di trading all’interno del loro programma di studio. Molto spesso, rappresentano l’unica risorsa del percorso che dovrebbe portare un completo principiante a diventare un trader pronto per affrontare il mercato.

Tuttavia, un dubbio sorge spontaneo: i corsi di trading sono una moda o rappresentano veramente delle risorse utili? La risposta è sì, rappresentano una risorsa utile, ma solo a determinate condizioni.

Webinar trading con XM – professionalità e crescita personale

Un punto di inizio di qualità e con numerosi riconoscimenti didattici

Prima di continuare vi segnaliamo da subito i webinar trading di XM perchè sono gratis e aperti a tutti. Si tratta di corsi trading in tempo reale con istruttori e trader professionisti sul forex, azioni, indici e materie prime. Tra gli istruttori compaiono figure premiate e professionalmente riconosciute come Lorenzo Sentino e Carlo Vallotto.

Ecco una panoramica su questo tipo di risorsa formativa e qualche consiglio per scegliere solo i corsi adeguati alle proprie esigenze.

Perché i corsi trading?

I corsi di trading, specie quelli indipendenti (ovvero non legati a nessun broker in particolare) possono veramente tornare utili al principiante. Se fatti bene, possono rappresentare una parte sostanziale, se non maggioritaria, dell’intero percorso formativo. Perché? Ecco qualche buon motivo.

  • Sono completi per definizione. Nella stragrande maggioranza dei casi, i corsi si pongono l’obiettivo di insegnare l’arte del trading a chi non la conosce. Sono quindi progettati a uso e consumo del principiante. Questi, quindi, ha a disposizione un pacchetto completo, molto più semplice da fruire rispetto a libri, video, articoli specialistici etc.
  • Integrano teoria e pratica. Sempre nella stragrande maggioranza dei casi, i corsi vengono registrati con grafici e piattaforme alla mano. Vi è quindi un connubio tra teoria e pratica, per quanto quest’ultima non preveda alcuna interazione (eccetto rari casi). Questo concretizza un vantaggio significativo per i corsi di trading, almeno rispetto alle altre tipologie di risorse formative, come i libri, i manuali, gli ebook.
  • Sono gestiti da trader professionisti. I corsi sono progettati e gestiti direttamente da trader, dunque da gente che, almeno in teoria, sa quello che dice. Questo è sicuramente una garanzia di affidabilità, e offre l’opportunità di creare – per quanto in differita – una relazione di mentorship.
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Ovviamente, i motivi sopra elencati rappresentano anche i requisiti minimi per prendere in considerazione un corso di trading. Un corso che dichiara la sua non completezza, che non prevede sessioni di trading (registrate o in diretta) e gestiti dal primo che passa, sono da scartare a priori.

Come riconoscere un buon corso di trading?

Non basta che un corso di trading rispetti questi requisiti minimi affinché venga considerato meritevole di attenzione. Anche perché, è bene chiarirlo, i corsi di trading rappresentano un investimento significativo. Il loro costo si aggira sulle parecchie centinaia di euro, sebbene spesso si sfoci nel migliaio (e si possa arrivare facilmente a cifre superiori).

Ad ogni modo, ecco qualche criterio ulteriore che può contribuire alla scelta. Ovvero, a distinguere i corsi di trading mediocri da quelli veramente utili.

  • Servizio chiavi in mano. Affinché un corso sia veramente meritevole di attenzioni, e possa rappresentare un investimento utile, esso deve offrire un servizio completo. Non deve semplicemente offrire contenuti utili ai principianti, ma questi devono consentire loro di diventare, in un tempo relativamente breve, dei trader fatti e finiti, pronti per il mercato. Dunque, assicuratevi che l’obiettivo del corso sia esattamente quello.
  • Le credenziali del trader. Che il docente sia un trader, è il requisito minimo. Ma è ovvio: esiste docente e docente, trader e trader. Il consiglio è di acquistare solo corsi progettati, gestiti e condotti da trader di successo, possibilmente molto conosciuti nell’ambiente, che possano portare dei risultati a riprova delle loro competenze. Se possibile, accertatevi anche dell’esperienza in campo formativo, dal momento che il successo di un corso non è dato solo dalle competenze di chi lo tiene, ma anche dalle sua capacità a trasmettere le nozioni.
  • Il costo. Quanto dovrebbe costare un buon corsi di trading? Ovviamente dipende dai contenuti. Certamente, non dovrebbe costare poco. Anzi, in quel caso si avrebbe la prova della sua mediocrità. Progettare e organizzare un corso costa, dunque se ci si trova di fronte a prodotti da 100 euro, è bene evitarli. Il prezzo, in questo caso, offre più di qualche indizio reale sul valore.

Simulatore di trading: come sfruttarli al meglio

Utilizzare un simulatore di trading costituisce una buona idea? Apporta benefici a chi sta studiando per diventare trader? La risposta, a scanso di equivoci, è affermativa. A patto, però, di avere ben chiaro in mente cosa si intenda per “simulatore di trading”, e di prendere i dovuti accorgimenti. I simulatori di trading, infatti, possono diventare delle armi a doppio taglio se utilizzati senza le necessarie preoccupazioni, quindi senza comprendere quali siano le loro reali potenzialità e i loro limiti conclamati.

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Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sullo strumento simulatore di trading, offrendo qualche consiglio per sfruttarli al cento per cento.

Cosa è un simulatore di trading

Il simulatore di trading è uno strumento che consente di fare trading nel mercato reale senza però investire realmente. Attualmente, la versione d’elezione, nonché il rappresentante più efficace di questa tipologia di risorsa, è il conto demo.

Il conto demo è un account speciale messo a disposizione dalla maggior parte dei broker privati. Formalmente, assomiglia a un account normale. Infatti, dà accesso al mercato reale, e quindi alla piattaforma con cui piazzare gli ordini. Anche gli strumenti analitici e operativi sono al loro posto. Tuttavia, differiscono dalle altre varianti per un particolare: il denaro è finto. Quindi, non si investe realmente. I conti demo, dunque, consentono di fare trading nel mercato reale senza rischiare alcunché. Consentono di farsi le ossa senza rischiare di rompersele. Insomma, il conto demo è un simulatore di trading a tutti gli effetti.

Ad oggi, ne esistono molte varianti, le quali differiscono le une delle altre per caratteristiche apparentemente collaterali, come le modalità di utilizzo e l’orizzonte temporale.

Per esempio, alcuni conti demo sono collegati al conto reale. Ovvero, l’utente acquista un conto reale e, in omaggio, ha a disposizione un conto demo per fare pratica prima di investire denaro vero.

Altri conti demo sono completamente gratuiti, dunque non impongono l’apertura di un conto reale, ma sono a tempo. Ovvero, possono essere utilizzati solo per un periodo limitato, in genere corrispondente a tre settimane.

In alcuni rari casi i conti demo sono completamente liberi, non hanno quindi limiti di tempo e non impongono l’apertura di un conto reale (e conseguente deposito).

Consigli per sfruttare al meglio i conti demo

I conti demo possono essere armi a doppio taglio. Sia chiaro, sono strumenti utilissimi, ma se non si è consapevoli del loro limite più grande possono generare false credenze, le quali possono determinare perdite di denaro anche ingenti. Questo limite riguarda un elemento strutturale e, purtroppo, immodificabile.

Nello specifico, il trader che utilizza il conto demo non impara nulla sulla gestione emotiva. Il motivo è semplice: le emozioni prendono il sopravvento nelle situazioni di rischio. Ma se nel conto demo il rischio è azzerato, allora il trader non ha modo di testare la sua risposta agli stimoli dettati dallo stress e dalla pressione emotiva. Se non è consapevole di questo limite, il trader può convincersi che i risultati che ottiene con il conto demo rispecchino fedelmente i risultati che otterrebbe nel mercato reale. Dunque, rischia di sopravvalutare le proprie capacità.

Ora, l’unico modo per evitare che questo rischio si concretizzi, è diventare nel più breve tempo possibile consapevoli di questo limite. Solo in questo modo si potranno valutare le proprie performance nel simulatore di trading al netto dell’assenza della componente emotiva. Il consiglio, dunque, è di prendere con le pinze i risultati, o almeno considerarli alla luce della componente emotiva.

Infine, un consiglio per gli esperti. I conti demo non sono strumenti dedicati esclusivamente ai principianti. Anzi, possono essere utili a chi principiante ha smesso di esserlo da un bel pezzo. I conti demo, come qualsiasi tipo di simulatore di trading, possono essere presi in considerazione non per imparare, ma per testare. Nello specifico, testare nuove strategie, modifiche al trading system, nuovi indicatori, perché no… Nuovi broker e nuove piattaforme. Anzi, da questo punto di vista, essendo la componente emotiva qui irrilevante, possono essere utilizzati senza quasi effetti collaterali.

Piattaforma trading online: meglio MetaTrader o i software proprietari?

Quella della piattaforma di trading online rappresenta una delle scelte più importanti che il trader alle prime armi deve affrontare, anche perché proprio da questa scelta dipende, in una parte non trascurabile, la sua chance di successo nel trading. Dunque, non va presa affatto alla leggera.

Le alternative, in genere, disegnano due scenari: l’utilizzo di una delle piattaforme della serie MetaTrader, l’utilizzo della piattaforma proprietaria del broker.

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Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sull’argomento piattaforma di trading online e forniremo qualche indicazione per sceglierla con cognizione di causa.

Perché la piattaforma di trading è importante

Sull’importanza della piattaforma di trading online, e sull’impatto che esercita nell’attività di investimento speculativo, non ci possono essere dubbi. Chi non è consapevole di questo ruolo, e sceglie in fretta e senza far precedere la scelta a un’attenta fase di valutazione, se ne rende conto a sue spese, una volta fatto l’esordio nel mercato.

La piattaforma di trading occupa un ruolo di primo piano per tutta una serie di motivi. In primo luogo, perché rappresenta l’interfaccia tra l’utente e il mercato reale. E’ un software di interazione a tutti gli effetti, e se questa interazione non si sviluppa sui binari dell’efficienza, della precisione e della chiarezza i rischi possono essere molteplici. Se la piattaforma non è all’altezza, per esempio, vi è il rischio di fraintendere alcune evidenze o, peggio, di vedere i propri ordini eseguiti in ritardo.

Un altro motivo risiede nei cambiamenti che hanno riguardato le piattaforme negli ultimi anni. Da semplici terminali utente-mercato, sono diventati dei veri e propri software di supporto. Il riferimento è alla possibilità di integrare all’interno della piattaforma strumenti analitici, strategici e operativi. Anzi, nella stragrande maggioranza dei casi (o almeno dovrebbe essere così) le piattaforme integrano alcuni di questi strumenti di default.

Alla luce di questa importanza, del ruolo che giocano, una piattaforma dovrebbe essere:

Semplice da fruire. C’è interfaccia e interfaccia. Esse possono essere complete, oppure complete e accessibili allo stesso tempo. Ovviamente, è bene preferire le piattaforme che rispondino positivamente a questo secondo criterio. Trovare lo strumento che si cerca in un tempo minimo, avere tutto sotto controllo con un singolo colpo d’occhio, sono caratteristiche in grado di recare beneficio all’attività di trading.

Ricca di strumenti. Una piattaforma dovrebbe essere ricca di strumenti di default. Strumenti innanzitutto analitici, come indicatori e oscillatori. In aggiunta, dovrebbe essere compatibili con strumenti scaricabili in seguito, specie se riguardanti le attività di beta testing.

Veloce ed efficiente. Lo scopo principale di una piattaforma è garantire che gli ordini vengano inoltrati secondo le direttive dei trader, e che soprattutto vengano inoltrati nella maniera più rapida possibile. Dunque, è questo uno dei criteri (velocità mista a precisione) che distingue una buona piattaforma da una pessima piattaforma.

MetaTrader vs Piattaforma proprietaria

Come già anticipato, la scelta è tra le classiche piattaforme MetaTrader e le piattaforme proprietarie. Per inciso, le piattaforme proprietarie sono quelle realizzate dai broker stessi o per conto dei broker, o che per lo meno vengono associate a queste.

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Di contro, MetaTrader è la serie di piattaforme più famosa in assoluto, la piattaforma per antonomasia. In genere, si parla di MetaTrader 4 e MetaTrader 4. La versione quattro, in particolare, ha anche un valore storico, in quanto ha rappresentato per tanti anni la prima scelta di chi, tra la gente comune (e non solo) ha iniziato a interessarsi al trading.

Ad ogni modo, qual è l’alternativa migliore? Le MetaTrader o le piattaforme proprietarie? Se si dovesse rispondere su due piedi, la preferenza andrebbe alle piattaforme MetaTrader. D’altronde sono rinomate per la loro affidabilità, e la loro efficacia è testimoniata da migliaia e migliaia di broker in giro per il mondo.

Tuttavia, esistono un paio di casi in cui le piattaforme proprietarie potrebbero essere prese in considerazione, ovvero quando le piattaforme proprietarie sono oggetto di numerosi feedback positivi, quando presentano un grado di compatibilità agli strumenti analitici e operativi (indicatori, oscillatori, EA) paragonabile alle MetaTrader, quando sono sponsorizzate o comunque supportate da broker famosi.

Guadagnare soldi online: meglio il Forex o il mercato azionario?

Se il vostro obiettivo è guadagnare soldi online con il trading, una delle prime decisioni da prendere riguarda il mercato sul quale investire. Le alternative preferite dai principianti sono, in genere, due: il Forex, ovvero il mercato valutario, e il mercato azionario.

Quale delle due alternative è preferibile? In questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda, nella consapevolezza che la scelta definitiva spetta al trader, e che la questione potrebbe essere più soggettiva di quanto si possa pensare.

Forex: pro e contro

Il Forex è un mercato molto appetibile anche per i principianti. Lo si evince dalla diffusione cui il trading del Forex è andato incontro, sostenuto da un cambio di politica dei broker che hanno visto, proprio nel mercato valutario, un volano per acquisire clientela presso l’immenso bacino dei non addetti ai lavori. Per capire se possa fare al caso vostro, però, dovreste avere piena consapevolezza delle sue caratteristiche, e in particolare dei pro e dei contro del guadagnare soldi online con il Forex. Ecco una panoramica esaustiva.

I vantaggi del Forex

  • Il mercato è molto liquido. Quello del Forex, è il mercato più liquido al mondo. Si stima che il volume attorno alla sola coppia euro-dollaro sia superiore ai 3.000 miliardi di euro / 3.330 miliardi di dollari al giorno. Questo garantisce una più probabile copertura degli ordini e un rischio inferiore di manipolazione del mercato.
  • Il mercato è aperto 24 ore su 24. Il Forex è chiuso solo i weekend. Ciò significa che, potenzialmente, le opportunità di profitto sono superiori a qualsiasi altro mercato.
  • I broker che offrono servizi sul Forex sono numerosi. La maggior parte dei broker privati consente di fare il trading con il Forex. Ciò, tra le altre cose si traduce in un supporto maggiore per i principianti.

Svantaggi

  • L’offerta di informazioni è inferiore a quella del mercato azionario. Certo, gli analisti prendono in considerazione le valute e le notizie riguardanti le politiche monetaria fanno il resto, ma la mole di informazioni rimane inferiore a quella a disposizione dei trader azionari.
  • I prezzi sono meno volatili rispetto al mercato azionario. Questo è un dato di fatto, determinato tra le altre cose dalla maggiore liquidità.

Mercato azionario: pro e contro

Quando si pensa agli investimenti speculativi, il primo pensiero va alle azioni. Ancora oggi, nell’immaginario collettivo investire vuol dire investire nelle azioni. Ma è la migliore delle alternative per un principiante? Una rapida carrellata dei pro e dei contro può aiutare a scegliere con cognizione di causa.

Vantaggi

  • Le informazioni a disposizione dei trader sono potenzialmente infinite. Oltre all’interesse degli analisti, che considerano quello delle azioni il mercato più importante, si segnala il rilascio di informazioni a cui sono obbligate le aziende emittenti.
  • Il mercato è volatile. La borsa è molto più volatile del mercato valutario. Questo spiana la strada per profitti maggiore, per chi intende l’investimento in senso prettamente speculativo.

Svantaggi

  • Il mercato è… Troppo volatile. L’eccessiva volatilità potrebbe causare più di qualche problema ai trader poco esperti.
  • Il panorama azionario è troppo caotico. Questa è una diretta conseguenza della volatilità. Il rischio, purtroppo elevato, è non riuscire a capire in che direzione stia andando il mercato. Anche perché il fattore emotivo in borsa a un suo peso specifico.

Conclusioni

Dunque, cosa scegliere tra il mercato azionario e il mercato valutario? Dove risiedono le maggiori opportunità per guadagnare soldi online? In realtà, la risposta è demandata al singolo. Entrambe le alternative presentano pregi e difetti, vantaggi e svantaggi.

In linea di massima, però, dipende dallo stile di trading. Se solete adottare un approccio più adrenalinico e speculativo, ma allo stesso tempo lo studio delle imprese e delle società non vi fa paura, dovreste protendere per le azioni. Se invece volete mantenere un profilo più prudente, e vi piace rischiare ma non troppo, dovreste prendere in considerazione il Forex trading.