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Bitcoin 2019 al rialzo – c’è da fidarsi?

Nei primi mesi del 2019 abbiamo assistito ad un netto recupero delle quotazioni del bitcoin da 4000 usd ai 7800 usd (in data 13 Maggio 2019) e un marketcap in netto recupero dai 112 B ai 230 Billions.

Bitcoin al rialzo – comprare o vendere?

Il bitcoin per tutto il 2018 ha creato bull trap ad ogni rimbalzo o meglio dire falso segnale rialzista. Il 2019 sembra un anno differente… ma sarà l’anno del vero rialzo o solo un momento transitorio?

E’ conveniente acquistare adesso? tornerà sopra 10.000 dollari?

Bitcoin grafici e trend 2019 – 2020

Ecco alcuni studi grafici che possono aiutarci a comprendere quali prezzi dovremmo tenere in mente per determinare un buon prezzo ma soprattutto un buon momentum di ingresso sul bitcoin.

Bitcoin grafico settimanale

Trend: l’inversione di tendenza nel grafico settimanale è molto evidente ma non convincente. Solo il superamento di 8500 usd potrà accreditare fiducia ad eventuali nuovi investitori.

Supporti e Resistenze: il primo supporto è 5800 usd, la prima resistenza è 8500 e la seconda è a ridosso dei 10.000 usd.

Come fare trading con il Bitcoin

Se sei interessato a fare trading online sul bitcoin puoi scegliere uno di questi broker CFD:

GAP sul CFD chiuso al 17 Maggio: aggiornamento

Bitcoin grafico giornaliero

Trend: rialzista ma in forte “euforia”

Supporti e Resistenze: tenere d’occhio il gap up come punto di ritorno del prezzo e di rientro rialzista.

Bitcoin trend 2019 al rialzo?

Nel 2018 il Bitcoin ha deluso tutti coloro che speravano in una continuazione della bolla speculativa che aveva portato il prezzo a ridosso di 20.000 dollari. Il trend degli anni passati è un lontano ricordo e anche una brutta ferita per chi ha acquistato ai massimi.

Cavalcare le bolle speculative è pericoloso e se lo si fa si deve essere coscienti del rischio. E’ successo già in passato con la net-economy e con titoli come Tiscali o altre aziende che oggi non esistono più.

Bitcoin grafico Settimanale e proiezioni di trend 2019

Bitcoin grafico settimanale 2018-2019

Dal grafico del Bitcoin si può notare che il ribasso si è fermato sulla media a 200 periodi e poi nell’ultima settimana è schizzato verso i 5000 dollari. In pratica ha quasi raddoppiato il suo valore dal minimo del 2019.

Anche il marketcap dell’intero settore criptovalute (e altcoin) è cresciuto da 110 miliardi a 176.

Il prossimo obiettivo in termini di trend al rialzo è sicuramente l’area 10.000 dollari. Sopra tale livello potremmo rivedere un maggiore interesse anche da parte degli investitori retail.

Attualmente il mercato del bitcoin è molto complesso ed è in mano alla speculazione dei grandi investitori (chiamate balene) e enti istituzionali.

Da 3000 a 5000 $ in 5 giorni

Il salto da 3000 a 5000 è già molto ragguardevole e intrigante.

Si è svegliato un gigante? L’interesse anche per chi fa trading online è tornato e dunque eccovi un elenco dei broker che offrono il trading di CFD sul Bitcoin:

Broker Forex, CFD e CriptovaluteRegolamentazioneDeposito e strumentiTipi di contoPiattaforme
broker XM FCAFCA, CySEC e AsicDeposito minimo 5$

CFD su forex, indici, azioni, materie prime, criptovalute
Metatrader 4 e 5
WebTrader con Mt4
avatradeFCADeposito minimo 100€

CFD su forex, indici, azioni, materie prime, criptovalute
  • Conto Standard e Micro
  • Expert advisor Accettati
Metatrader 4
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AvaGO (trading di opzioni)
CySECDeposito minimo 100€Trading su CFD azioni, indici, forex e materie prime e criptovaluteWebTrader
App per Android e iOS
CySECDeposito minimo 10€

CFD su Forex, Opzioni fx e binarie
  • Trading di opzioni digitali
  • CFD su azioni e criptovalute
  • Opzioni binarie
WebTrader
App per Android e iOS
Piattaforma per Windows, Mac e Linux
CySECDeposito minimo 100€

Forex, CFD e criptovalute
  • Conto Silver, Gold e Platinum

  • Expert Advisor Accettati


Metatrader 4
WebTrader con Mt4

e qui una tabella dei principali exchange:

the rock trading exchange bitcoinMalta
Team italiano
Deposito con bonifico
coinbase gdaxCalifornia - USA
Deposito con Bonifico, Carte di credito o prepagate
otnBinance è un exchange con una propria criptovaluta e offre commissioni di negoziazione competitive
otnHitBTC è uno dei più importanti exchange dove tradare Token e ICO

Criptovalute truffe, flop o fallite: perchè?

Il mondo delle criptovalute non è tutto rose e fiori. Certo, alcune di esse, tra alti e bassi, sono protagoniste di trend rialzisti a doppia e tripla cifra, e certamente sono uscite dalla zona d’ombra entro la quale erano confinate. Il clima favorevole che oggi si respira attorno alle valute virtuali, però, è frutto anche di tentativi falliti, di progetto naufragati o seriamente compromessi, i quali hanno però aperto gli occhi sui rischi cui va incontro chi gestisce le criptovalute.

E’ grazie anche a questi “morti sul campo” che le criptovalute sono riuscite a fare pulizia in casa propria e garantirsi una reputazione sempre più positiva.

E’ bene quindi fare luce sull’altro lato della luna e spiegare i motivi per cui molte criptovalute sono fallite o sono entrate in una spirale discendente forse irreversibile.

Non mancano anche i casi di truffe con le criptovalute.

La mancanza di valore aggiunto

E’ uno dei motivi più ricorrenti del fallimento di una criptovaluta. La verità è che il mercato delle criptovalute è già inflazionato, quindi saldamente presidiato da realtà importanti quali Bitcoin ed Ethereum, nonché da progetti più piccoli e in crescita. Le barriere all’entrata, quindi, sono alte.

La competizione è serrata. Per emergere in questo contesto satura è necessario offrire qualcosa di nuovo e non una squallida imitazione. Prediamo come esempio Ethereum, che è riuscita a farsi strada grazie a una novità, quindi a un valore aggiunto indiscutibile: la velocità delle transazioni.

Il tradimento delle promesse iniziali

La ricerca del valore aggiunto è un’attività indispensabile per chi progetta una nuova criptovaluta. E’ bene, però, non esagerare, non cimentarsi nel classico passo più lungo della gamba. Il rischio è di non riuscire, una volta che la criptovaluta è entrata a regime, a mantenere le promesse. Si tratta di un rischio molto grosso, dal momento che incide pesantemente sulla reputazione della valuta virtuale e può fare la differenza tra successo e fallimento.
criptovalute truffe

Uno dei tanti riferimenti, in questo caso, può essere PayCon. La criptovaluta prometteva una blockchains innovativa e di ultima generazione. Le promesse sono state ripagate da un inizio scoppiettante, favorite da un ulteriore rilancio: PayCon sarebbe arrivata a quota 20 dollari. Ciò non è mai successo e gli investitor hanno iniziato a perdere fiducia. A dare il colpo di grazie, contestualmente, è stata una indagine delle autorità federali.

Le truffe criptovalute individuali

Uno dei motivi per cui le criptovalute falliscono sono le truffe individuali. Da un lato, esse creano conseguenze concrete, dall’altro ne compromettono l’immagine in quanto segnalano una vulnerabilità. Ne sa qualcosa il Doge, una criptovaluta, creata per favorire la trasmissione di denaro a fini di beneficienza. Ebbene, il gestore di un importante Exchange si appropriato del denaro ed è fuggito. Gravi i danni in termini finanziari ma anche in termine di immagine.

Le debolezze strutturali

Alcune criptovalute sono fallite perché la gente ha scoperto, o addirittura sfruttato, le debolezze strutturali in termini di sicurezza. E’ il caso di DAO, una criptovaluta che sembrava destinata al successo. Quando un attacco ha causato perdite per oltre 50 milioni di dollari, gli investitori hanno cominciato ad abbondare in massa la valuta, causandone il declino.

Tezos ICO da 232 mln di dollari: class action in USA

Ottobre 2017: Block & Leviton LLP, noto studio legale con sede a Boston, avvia un’indagine nei confronti di Tezos per sospetta frode (vedi post precedente) a danno dei partecipanti all’ ICO (ad oggi la più grande di sempre) – fonte Reuters (vedi qui).

Nel Dicembre 2017 il caso della Tezos’ ICO (la più grande al mondo sino ad ora) approda in un tribunale federale USA.

Criptovalute come i tulipani del XVII secolo? Ecco la verità

Le criptovalute non stanno alimentano solo un rilevante traffico di investimenti ma anche le polemiche degli analisti. I detrattori rappresentano la parte più numerosa. L’argomento che viene portato più spesso contro il mondo delle criptovalute è quello della cosiddetta “bolla”. Le criptovalute, e in particolare il Bitcoin, non sarebbero nient’altro che una bolla pronta a scoppiare e gettare sul lastrico frotte di investitori. A sostegno di questa tesi viene proposto un paragone con la crisi dei tulipani del XVII.

Tra i più acerrimi sostenitori di questo paragone vi è il famoso investitore Warren Buffet, che di recente ha dichiarato: “Il Bitcoin è veleno per topi al quadrato. Farà la fine dei tulipani”.

Nell’articolo che segue, affrontiamo la questione proprio da questa ottica, ovvero riflettendo sul paragone tra le criptovalute e la bolla dei tulipani.

Il disastro dei tulipani del XVII

La bolla dei tulipani è entrata nella storia in quanto prima bolla speculativa del mondo moderno. Tutto nasce nell’ultimo decennio del Cinquecento, quando vennero importati in Olanda i tulipani dal Medio Oriente. Nel giro di pochi anni, grazie alla loro indiscutibile bellezza, i tulipani divennero uno status symbol per la classe nobiliare. L’abbondanza di questa coltura, che riusciva miracolosamente ad attecchire nonostante il rigido clima olandese, portò a un aumento degli acquisti, e conseguentemente a un aumento dei prezzi.

In breve, iniziò una vera e propria “febbre del tulipano” che coinvolse anche altri strati della società. Le dinamiche ricordano quelle delle bolle moderne, con un circolo (apparentemente virtuoso) che legava a sé la crescita degli scambi e la crescita del prezzo. Al loro apice, anche in virtù di manovre di vendite allo scoperto, i bulbi più preziosi vennero venduti al prezzo di una casa ad Amsterdam, ovvero a un prezzo venti volte superiore allo stipendio annuale di un artigiano. Poi, il crollo. La febbre passò, e dalle prime vendite si passò alla svendita selvaggia. La bolla esplose e migliaia di investitori ci lasciarono (economicamente) le penne. Era il 1637.

Questo è quanto accaduto. Il paragone con le criptovalute, e in particolare con il Bitcoin regge? Proviamo a fare il punto.

Criptovalute uguali tulipani: perché il paragone ha senso

E’ evidente che i tulipani del Seicento, a un certo punto (in verità quasi subito), venivano scambiati a un prezzo che non aveva nulla a che fare con il loro valore, che non aveva nessun aggancio e nessun riferimento con la realtà. In un certo senso, anche con il Bitcoin e con le criptovalute in generale sta accadendo lo stesso. Anzi, se possibile è anche peggio! Le valute virtuali, a differenze delle valute tradizionali, non possono (eccetto rari casi) essere utilizzate per comprare beni o servizi quindi il loro valore reale è quasi nullo. Saremmo in presenza, dunque, di una vera e propria “febbre”, di aumenti di prezzo generati unicamente dagli scambi.

Inoltre, proprio come i tulipani del XVII secolo, anche il successo degli scambi si basa sulla partecipazione di individui che, in realtà, non ne conoscono le dinamiche, motivati esclusivamente da loro vertiginoso aumento di prezzo. Insomma, il Bitcoin e le altre criptovalute, tra gli altri, attirano “anche i gonzi” che seguono semplicemente una moda.

Criptovalute uguale tulipani: perché il paragone non regge

Queste, in realtà, sono gli unici elementi reali a favore dell’equazione “criptovalute uguale tulipani”. Gli elementi contro questo accostamento sono più numerosi e più solidi.

Il contesto storico è diverso. Questo è ovvio, c’è uno scarto di quasi quattro secoli. Tuttavia, è un particolare significativo in quanto è stato proprio il contesto storico a causare prima la formazione e poi l’esplosione della bolla dei tulipani. Nel primo caso, a incidere è stato una idea di status symbol che oggi, molto semplicemente, non trova cittadinanza in nessun luogo e in nessuno strato della società. Nel secondo caso, l’ondata delle vendite è iniziata con la scarsa partecipazione alle aste, causata da una epidemia di peste. Come risulta evidente, siamo su due binari completamente differenti.

In secondo luogo, i Bitcoin non possono essere definiti a rigor di termini una bolla. Si definisce “bolla” una dinamica di aumento di prezzo costante e ininterrotta. Il Bitcoin, invece, sta vivendo alti e bassi, ogni tanto crolla e ogni tanto cresce a dismisura. Lo stesso vale per le altre criptovalute.

Infine, il commercio dei tulipani del XVII erano completamente sganciati dalla realtà. Le criptovalute, invece, hanno un qualche legame di tipo concreto. Certo instabile, dominato da dinamiche spesso imprevedibili, ma ce l’hanno. Nello specifico, anche le criptovalute hanno i loro market mover. Il prezzo non dipende ovviamente dalle banche centrali e dai tassi di interesse, bensì dalle deliberazioni degli organi di vigilanza, dagli elementi di innovazione delle blockchain, dai movimenti dell’oro e degli altri beni rifugio.

Una conclusione equilibrata

Possiamo concludere che il paragone tra Bitcoin e tulipani del Seicento è azzardato, quantomeno se lo si considera in modo letterale. Troppe le differenze di contesto, gli elementi di diversità nelle dinamiche e dei fattori che incidono sul prezzo.

Ciò non significa, però, che le criptovalute siano un asset su cui fare cieco affidamento. Certamente rappresentano una opportunità di investimento ma sono tutt’altro che innocue. La sensazione, però, è che, alla luce di questa riflessione, i motivi di preoccupazione siano altri: non la paura per una deflagrazione spettacolare quanto drammatica, quanto il timore per gli effetti di una volatilità che, senza scomodare paragoni “floreali”, possono avere per il singolo risvolti drammatici e irreversibili.

Come leggere il White Paper di una ICO

Le ICO rappresentano delle opportunità di investimento dall’ottimo potenziale. Certo, il mondo delle criptovalute, anche nella sua appendice più famosa (le ICO appunto) è ancora immerso in un contesto di incertezza, vista l’evoluzione che sta subendo. Tuttavia, è possibile vederci chiaro anche quando si punta sulle Initial Coin Offering. Lo strumento principale con cui i trader possono orientarsi è il White Paper, un documento che viene allegato a qualsiasi progetto. Ecco di cosa si tratta e qualche consiglio per analizzarlo al meglio.

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Perché il White Paper è importante

Il White Paper può essere paragonato alla carta di identità della ICO. E’ il documento attraverso cui gli sviluppatori presentano agli investitori il proprio progetto, e li stimolano a puntare del denaro. E’ dunque ricco di informazioni sulla criptovaluta di là da venire, che quindi possono essere prese in considerazione dagli investitori per valutare la bontà, e quindi le speranze di ritorno, dell’investitore spesso.

Ci sono però almeno altri tre elementi che fanno del White Paper un elemento davvero importante.

  • Assenza di market mover. Le criptovalute a regime non hanno market mover stabili, figuriamoci le criptovalute in essere. Dunque, il contesto è incredibilmente incerto, praticamente imperscrutabile dai trader. In questo buio assoluto, il White Paper rappresenta uno dei pochi appigli a disposizione degli investitori per prevedere, pur con un elevato grado di approssimazione, il futuro del progetto.
  • Dinamiche di investimento. Il White Paper non si limita a descrivere la futura criptovalute, a descriverne l’infrastruttura, gli usi, le modalità di gestione dell’offerta etc. Offre, infatti, informazioni specifiche sui modi con cui gli investitori possono guadagnare. Nello specifico, disciplinano i prezzi che precedono l’entrata a regime; stabiliscono la quantità di token che l’investitore riceve in cambio del denaro etc.
  • Informazioni implicite. E’ possibile capire molto di una ICO leggendo il White Paper…. Sottotraccia. Ossia valutando alcuni elementi che, in linea di massima, risultano nascosti. Per esempio, dal modo in cui vengono presentate le informazioni sensibili si può capire se il progetto è serio oppure no. Se le informazioni in alcuni punti sono vaghe, è un cattivo segnale. Idem per un approccio che, più che informativo, è promozionale.

Cosa guardare in un White Paper

Premesso che qualche consiglio generale può essere ricavato dal paragrafo precedente (il riferimento è alla lettura sottotraccia e alla verifica delle dinamiche di investimento) ci sono alcuni elementi di un White Paper che vanno analizzati con molta attenzione.

Introduzione. Questa parte, a dire la verità spesso molto breve, parla di concetti generali, quasi sempre riguardanti il funzionamento della blockchain. E’ una parte importante in quanto, a partire da essa, si capisce se il team è veramente in posseso di queste nozioni. Quando un individuo sa spiegare un concetto complicato a un profano, è un segnale che l’ha compreso egli stesso come meglio non potrebbe.

Definizione del problema di partenza. E’ bene che le criptovaluta abbiano una precisa personalità, in modo da spiccare in una concorrenza che oltre che agguerrita è anche numerosa. La personalità dipende dal problema che la criptovaluta intende risolvere, dal bisogno che vuole soddisfare Può essere paragonata all’insight dei prodotti commerciali. Dunque, anche questa sezione è molto importante.

Descrizione del servizio. Cosa farà la criptovaluta per risolvere il problema/soddisfare il bisogno? Come funzionerà il suo utilizzo? Cosa si potrà fare con essa? La sezione risponde a queste domande.

Funzionamento dei token. E’ una parte cruciale, se il vostro scopo è semplicemente utilizzare i token in un funzione dell’investimento speculativo. Questa sezione informa su quanti token verranno rilasciati per unità di denaro investito, quando e a quale prezzo etc.

Road Map. E’ semplicemente il programma di lancio, che si articola sempre su almeno tre fasi (di cui una riservata alla prevendita).

Descrizione del team di sviluppo. E’ una parte importante, una delle più importanti. Da qui, infatti, si comprende se il progetto è solido e può camminare sulle sue gambe. E’ bene che il White Paper offre informazioni specifiche su tutti i componenti, non lesinando dettagli circa le loro esperienze pregresse. Se queste informazioni sono presenti e rivelano effettivamente un buon bagaglio di competenze, potete prendere in considerazione l’ICO.

Abstract. Con questo termine si indica un documento, presente nello stesso White Paper, che lo riassume in pieno. Il concetto di abstract è noto soprattutto ai laureandi, che devono inserirlo quando scrivono tesi. Ebbene, lo scopo è esattamente lo stesso: contestualizzare il testo, offrire una panoramica dei contenuti. L’investitore dovrebbe leggere sempre l’abstract prima di avventurarsi nell’analisi del White Paper per ottenere funzionali note di contesto.

Criptovalute e regolamentazione: prospettive e status quo

Il mondo delle criptovalute è relativamente nuovo. Se da un lato ciò stimola la curiosità, dall’altro alimenta un po’ di scetticismo, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza. Il nodo attorno al quale si stanno sviluppando le più accese discussioni, non a caso, è proprio quello della regolamentazione. La strada verso un inquadramento giuridico che tuteli il consumatore e determini un gettito fiscale per gli stati è però ricca di ostacoli. Anche perché il concetto stesso di regolamentazione è da alcuni giudicato in contraddizione con i principi di autonomia e decentralizzazione che sono l’essenza stessa delle criptovalute.

In questo articolo faremo il punto della situazione, citando gli orientamenti espressi dalle autorità e, laddove ve ne siano stati, gli interventi di natura legislativa già realizzati.

Criptovalute e regolamentazione in Europa

L’atteggiamento delle autorità europee nei confronti delle criptovalute si caratterizza per i seguenti elementi.

Ordine sparso. Come spesso accade in questi casi, specie se si parla di Unione Europea, i vari stati membri si stanno muovendo ognuno per conto proprio. E’ certamente un male, se si considera la necessità di chiarezza espressa dagli investitori. E’ invece un bene, se si considera la lentezza con il quale, giocoforza, la UE legifera.

Interesse per la blockchain. I pareri delle autorità europee, benché espressi spesso a titolo personale, rivelano un interesse per la tecnologia delle blockchain. Essa è considerata innovativa e in alcuni casi in grado, certo nel medio e lungo termine, di rivoluzionare i rapporti economici a un livello sia privato che pubblico.

Scetticismo per le criptovalute. Generalmente, le criptovalute vengono considerate come strumenti di investimento speculativo molto pericolosi, soprattutto alla luce della loro estrema volatilità. Questo scetticismo è esteso anche alle ICO, che però dal punto di vista della regolamentazione sono più inquadrabili, anche perché hanno parecchio in comune con il crowdfunding.

Per quanto riguarda le posizioni già prese si segnalano i seguenti interventi.

Gibilterra. A inizio anno ha varato un quadro normativo per le Distribuited Ledger Technology, ossia tutte quelle tecnologie che fanno riferimento ai database condivisi. In buona sostanza, ha applicato a queste tecnologie lo stesso impianto normativo degli intermediari finanziari. Gibilterra, inoltre, ha specificato che nel breve periodo sarà varata una legge ad hoc per regolamentare le ICO. Si pensa che verrà introdotta la figura dello sponsor, ossia un professionista che funga da responsabile delle operazioni.

Svizzera. La FINMA, ovvero l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari del paese elvetico, ha prodotto a settembre 2017 un interessante documento in cui fa il punto della situazione e offre orientamenti specifici per i promotori di ICO. In sintesi, ha elencato i casi in cui le ICO debbano essere soggette alle regole valide per gli intermediari finanziari. La discriminante è la funzione dei token (pagamento, se immediatamente liquidi; utility, se finalizzati all’uso di un servizio; di investimento, se compatibili con il trading). Il documento è interessante anche perché offre una specie di tutorial sul mondo crypto, a uso e consumo degli investitori.

Germania. la BAFIN, ovvero l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari tedesca, ha utilizzato un approccio simile a quello svizzero. Ha infatti emesso un comunicato nel quale elenca le situazioni in cui le ICO debbano essere sottoposte alle norme in vigore sugli intermediari. A differenza del caso Svizzero, però, qui non si apprezza un lavoro di classificazione vera e propria, con il rischio di dover procedere caso per caso.

Italia. La regolamentazione rischia di essere ipertrofica e in grado di creare parecchi problemi a chi intende commerciare in criptovalute. Il motivo di ciò risiede nell’intenzione, da parte del legislatore italiano, di porre un argine al rischio riciclaggio. Se altrove, infatti, l’impianto è finalizzato alle regolamentazione di un fenomeno, in Italia esso è finalizzato al contrasto di un crimine. Ad ogni modo, secondo la legge nostrana, non solo chi promuove servizi di conversione fiat-crypto deve iscriversi al registro dei cambiavalute, ma anche chi semplicemente accetta pagamenti in valuta virtuale. Premesso che, in realtà, per ora sul tavolo c’è solo uno schema del decreto ministeriale di attuazione, a cui seguirà a breve una consultazione pubblica. Tuttavia, è evidente: se questo impianto venisse conservato, ciò rappresenterebbe un pesante disincentivo non solo per gli investitori ma anche per quelle aziende che pensano a progetti innovativi e basati sulla blockchain.

Criptovalute e regolamentazione in Asia

Anche qui si procede in ordine sparso, il ché è anche fisiologico: a differenza dell’Europa, in Asia non esiste un organismo comunitario. Ad ogni modo, la linea di demarcazione separa da un lato il Giappone e dall’altro Corea del Sud e Cina.

Il Giappone ha adottato un approccio molto positivo al mondo delle criptovalute. Esse, infatti, sono state ufficialmente dichiarate mezzo legale di pagamento già nel 2017.

In Cina e in Corea del Sud, attualmente, si “apprezza” una vera e propria offensiva nei confronti delle criptovalute. Entrambi i paesi ne hanno vietato il commercio, con le autorità coreane che addirittura definiscono le criptovalute come un pericolo per l’integrità morale della nazionale. La Cina, comunque, riconosce le potenzialità delle tecnologia e infatti sta pensando addirittura a creare una criptovaluta governativa. Nel caso cinese, quindi, si ravvisa il timore che lo strumento possa svilupparsi al di fuori del controllo statale. Nel caso coreano, invece, si potrebbe ravvisare una semplice questione di principio.

Criptovalute e regolamentazione negli Stati Uniti

L’atteggiamento degli Stati Uniti è particolare. Nello specifico, è intervenuto in alcuni casi particolari. Per esempio, la SEC, sia a livello federale che statale, si è attivata per bloccare un paio di attività riguardanti le criptovalute. I casi più eclatanti hanno riguardato Bitconnet e Arise Bank.

Dal punto di vista generale, si segnala un importante studio della Fed, che però più che prospettive di regolamentazione ha indagato l’opportunità, in via teorica, di creare una criptovaluta federale (con esito negativo).

Più significativa l’audizione della SEC presso il Committee on Banking, Housing and Urban Affairs. In quella sede, infatti, si è fatto esplicito riferimento alla necessità di creare un quadro normativo ad hoc, in modo da consentire ai cittadini di investire in tutta sicurezza su ICO e criptovalute. Durante l’audizione è stato dichiarato, inoltre, che tali strumenti potrebbero rappresentare un’occasione di guadagno per le aziende. Insomma, negli Stati Uniti la regolamentazione federale scarseggia ma il dibattito è comunque molto ricco.

Criptovalute: cosa ne pensano le banche centrali

Le criptovalute sono sicure?

Rappresentano un asset class cui fare riferimento?

E’ difficile rispondere a queste domande, visto che il mercato è tutto sommato recente e in via (si spera) di stabilizzazione. Buoni punti di riferimento, per vederci chiaro, potrebbero essere le banche centrali. Questi istituti, oltre a gestire la politica monetaria, producono studi ad alto livello, che offrono orientamenti utili ai piccoli e grandi investitori.

Dunque, è possibile comprendere il fenomeno crypto, soprattutto da una prospettiva di sicurezza e profittabilità, analizzano le dichiarazioni che a più riprese, sia in veste ufficiale che ufficiosa, i membri delle banche centrali hanno prodotto circa le criptovalute. Tratteremo, nello specifico, le più importanti banche centrali, ovvero Fed, BCE, Bank of Japan, Bank of England e Popular Bank of China (e anche alcune minori).

Fed e criptovalute: atteggiamento contraddittorio

L’atteggiamento della Fed nei confronti delle criptovalute, e soprattutto del Bitcoin, si è rivelato abbastanza contraddittorio. Da un lato, in via ufficiale, la banca centrale americana ha dichiarato che il fenomeno non è ancora abbastanza rilevante da essere oggetto di un intervento diretto. Dall’altro lato, ha promosso uno studio circa la fattibilità della creazione di una moneta virtuale da parte della stessa Fed. Per inciso, lo studio conclude che, per ora, non vi sono né i presupposti per compiere questo passo.

Tuttavia, per saggiare la percezione della Fed si può fare riferimento a Randal Quarles, membro del board, che qualche mese fa ha dichiarato che le criptovalute dovrebbero presto essere soggette a regolamentazione, anche perché qualora diventassero uno strumento di massa potrebbero rivelarsi un fattore di destabilizzazione per il mercato finanziario.

BCE e criptovalute: approccio attendista

Anche la BCE, ufficialmente, sta minimizzando il fenomeno. Di recente, con un tweet di febbraio, ha declassato le criptovalute a mero strumento speculativo, negando loro lo status di strumento di pagamento. Nel passato, poi, in occasioni ufficiali, aveva sottolineato l’estrema volatilità delle valute virtuali e l’assenza di un qualsiasi organo di controllo. Tuttavia, pur raccomandando cautela, la BCE si è sfilata, per ora, dal dibattito sulla regolamentazione, affermando che non spetta al massimo istituto europeo occuparsi della questione.

E’ stato più duro Victor Constancio, vice di Draghi, che non ha esitato a definire il Bitcoin una (potenziale) bolla speculativa. Anzi, ha paragonato il fenomeno a quello dei tulipani del XVII secolo, ovvero alla prima grande e catastrofica bolla speculativa della storia. Ancora più tranchant Benoit Coeurè, che ha fatto illusioni al rapporto tra criptovalute e attività criminali, facendo esplicito riferimento al rischio di evasione fiscale.

Bank of England: atteggiamento fiducioso

La Bank of England, nella persona del suo presidente, Mark Carney, ha espresso un atteggiamento più fiducioso. Tuttavia, una tale fiducia non è concordata nelle criptovalute, bensì nella loro tecnologia. E’ lo “strumento criptovaluta” a generare interesse, non tanto i vari Bitcoin, Ethereum e Litecoin.

Nello specifico, Mark Carney, durante un panel tenutosi a Stoccolma a fine maggio, ha lasciato la porta aperta allo sviluppo di una criptovaluta a conduzione bancario. Lo scopo sarebbe quello di mettere in circolo denaro in un lasso di tempo molto breve, e senza le distorsioni lato inflazione che ciò comporterebbe se si utilizzassero i sistemi tradizionali. Tuttavia, ha specificato che la discussione è viva solo come speculazione teorica, e che in pentola, per ora, non bolle ancora nulla.

People’s Bank of China: bastone e carota

Molto singolare l’atteggiamento della banca centrale cinese, e anzi del governo cinese nella sua interezza (i due istituti sono collegati). Da un lato, infatti, è intervenuta a gamba tesa per vietare il commercio di Bitcoin. Dall’altro lato, sta prendendo seriamente in considerazione di creare una criptovaluta “governativa”. Segnale, questo, che a Pechino l’idea di blockchain ha piena cittadinanza, pur scontrandosi con l’approccio interventista.

Ciò si evince dalle dichiarazioni di Wang Pengjie, esponente del Consiglio Consultivo (importante organo legislativo cinese), che durante l’ultima assemblea annuale ha proposto la creazione di una criptovaluta governativa, in una prospettiva di rapida capitalizzazione delle imprese.

Insomma, in Cina si guarda con molto sospetto, e anzi con volontà di repessione al fenomeno delle criptovalute mentre, dall’altro lato, si riconosce la potenzialità della tecnologia. L’ottica, come da tradizione per il colosso cinese, è quella di una nazionalizzazione dello strumento.

Bank of Japan: curiosità positiva

Atteggiamento ben diverso, quello della Bank of Japan, almeno se si prendono in considerazione le opinioni del governatore del massimo istituto finanziario nipponico Haruhiko Kuroda. Egli ha espresso un parere favorevole durante il vertice dei ministri delle finanze e dei banchieri centrali dell’ultimo G20. Nello specifico, ha dichiarato che le criptovalute potrebbero creare valore aggiunto per il sistema finanziario. Ha però anche ammesso che, attualmente, la banca centrale giapponese non sta realizzando nessuno studio specifico in merito. L’atteggiamento, quindi, è di una grande curiosità, inserita in un approccio teoricamente positivo.

Le altre banche centrali

Corea del Sud. Atteggiamento molto aggressivo. La banca centrale coreana crede che le criptovalute siano un pericolo per il portafoglio e persino per la moralità dei cittadini. Pertanto, ne ha severamente vietato il commercio.

Banco Central do Brasil. Atteggiamento pragmatico. Nessun giudizio morale, in questo caso. Semplicemente, secondo la banca centrale brasiliana, le valute virtuali sono asset fortemente speculativi, quanto di più distante da un classico mezzo di pagamento.

Bundesbank. La banca centrale tedesca, nella persona del membro del board Carl Ludwig Theiele, si è detta molto scettica: “Sembrano più un giocattolo per speculare che una forma di pagamento”.

Banca d’Italia. Fabio Panetta, vice direttore generale di Banca d’Italia, non riconosce nel mondo crypto del valore significativo. In più, crede che siano una bolla speculativa. “Personalmente non vedo la forza intrinseca di questi strumenti. E poi ci sono similitudini tra il grafico con la dinamica del valore del bitcoin e l’evoluzione prezzo dei tulipani in Olanda di qualche secolo fa, vediamo se avrà la stessa evoluzione”.

Altcoin: consigli per investire con efficacia

Con il termine altcoin, forma contratta dell’espressione “alternative coin”, si intendono tutte le criptovalute eccetto il Bitcoin. In realtà, una definizione più ristretta esclude dalla categoria altcoin anche le valute più famose, come Ethereum, Litecoin e Ripple.

A prescindere dalla definizione, le altcoin rappresentano delle buone opportunità di investimento, in una visione che, a dispetto di quanto pensi il senso comune, non assegna un ruolo di assoluta predominanza al Bitcoin.

Certo, investire sulle altcoin è difficile, anche perché sono asset oggetto di un interesse scarsa da parte degli analisti. In questo articolo offriremo alcuni consigli per fare trading con le altcoin, e soprattutto farlo con profitto.

Consigli generali per investire sulle altcoin

  • Analizzare i White Paper. Questo documento reca tutte le informazioni necessarie sulla criptovaluta in oggetto: funzionamento, numeri, prospettive, sviluppo. E’ lo strumento perfetto per comprendere, con un margine di approssimazione ristretto se la criptovaluta è degna di interesse oppure no.
  • Diversificare. La diversificazione è una strategia di investimento buona per tutte le stagioni, a prescindere dall’asset. Lo è a maggior ragione quando si fa trading con le altcoin, che si caratterizzano per una imprevedibilità notevole. In questo caso, i criteri di diversificazione non si riducono alla capitalizzazione ma anche al posizionamento, ossia al ruolo che la criptovaluta intende interpretare nello scacchiere valutario.
  • Non fidarsi degli inizi brillanti. Il mondo crypto è pieno di fuochi di paglia. Se una criptovaluta si caratterizza per un inizio troppo brillante, è possibile che le sue prospettive di lungo periodo non siano poi così rosee.
  • Evitare le sotto-capitalizzazioni. Chi investe sulle altcoin si inserisce in un mercato di nicchia. Attenti però a non esagerare: le valute troppo sotto-capitalizzate determinano rischi maggiori, soprattutto in termini di volatilità.
  • Utilizzare un approccio Forex. Il consiglio, nella fattispecie, è di utilizzare, dove possibile, analisi tecnica e analisi fondamentale. La prima è abbastanza praticabile, dal momento che si basa sullo studio dei grafici. La seconda lo è un po’ meno, vista la cronica mancanza di market mover istituzionalizzati.
  • Analizzare con attenzione gli Exchange. Se avete deciso di fare trading diretto, dovrete fare riferimento necessariamente agli Exchange. Fate attenzione: esistono Exchange ed Exchange. Preferite quelli che magari non offrono condizioni economiche strabilianti ma che eccellono per garanzie di sicurezza.

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Strategie specifiche per il trading con le altcoin

  • Acquistare durante l’ICO. Questa strategia è indicata quando le ICO esprimono prezzi di partenza bassi (approccio di penetrazione), a fronte di una solidità conclamata del progetto. In questo caso, una volta liberalizzati gli scambi, il prezzo è destinato a salire. Dunque, chi ha acquistato la valuta (sotto forma di ICO) durante la fase ICO si ritrova con un asset grandemente rivalutato.
  • Acquistare dopo l’ICO. In tutti gli altri casi, ossia quando la ICO suscita un interesse medio da parte degli analisti, e la criptovaluta sembra destinata a inserirsi in un percorso di normalità, l’apertura degli scambi effettivi genera un calo momentaneo dei prezzi. Una buona idea sarebbe inserirsi proprio in questo solco, in questa fase, per poi attendere che la criptovaluta si rivaluti.
  • Prediligere il lungo periodo. E’ una strategia molto difficile da adottare, anche perché presuppone un certo lavoro di analisi. L’idea di base è di individuare dei pattern nei movimenti della criptovaluta, e quindi di riuscire a prevedere, con un certo margine di approssimazione, il suo comportamento nel medio e lungo periodo. Questa strategia, oltre a essere difficile da attuare, è però potenzialmente molto proficua. Necessari, in questo caso, alcuni strumenti tipici dell’analisi tecnica. Il riferimento è al MACD e all’RSI, meglio se utilizzati contemporaneamente.

Coinbase e Gdax: come funzionano

Coinbase e Gdax sono due delle migliori piattaforme attualmente a disposizione di chi vuole scambiare criptovalute, sia con altre valute virtuali sia con valute fiat (euro, dollaro, sterlina etc.). Sono due punti di riferimento imprescindibili anche per chi non solo vuole creare un portafoglio cripto ma anche per chi intende, magari con Exchange più adatti a questo genere di attività, fare del vero e proprio trading crypto. Rappresentano, per così dire, il primo anello della filiera, quello che consente materialmente di passare dalle valute tradizionali a quelle virtuali. Molti Exchage “da trading”, infatti, consentono solo lo scambio tra criptovalute.

In questo articolo parleremo sia di Coinbase che di Gdax, illustrando il rapporto che intercorre tra i due e offrendo informazioni specifiche circa il loro utilizzo.

GDax diventa Coinbase PRO dal 29 Giugno 2018!

Cosa sono Coinbase e Gdax

Come già anticipato nel paragrafo precedente. Coinbase e Gdax sono due piattaforme di Exchange che permettono di convertire valute tradizionali in criptovalute (e non solo). Convenzionalmente, entrambe, ma soprattutto Coinbase, vengono considerate come il punto di approdo per tutti gli aspiranti trader di criptovalute, proprio perché, appunto, consentono la creazione di un portafoglio e la maggior parte degli Exchange in circolazione permettono solo il trading da crypto a crypto.

Entrambi sono relativamente recenti. Coinbase è stato infatti fondato nel 2011 a San Francisco ed è entrato a regime a partire dall’anno successivo. Nel 2014, comunque, contava già un milione di utenti. Subito sono seguite partnership di rilievo, le quali hanno enormemente facilitato l’erogazione dei servizi e ampliato ulteriormente il bacino di utenza: Overstock, Dell, Expedia, Dish Network, Stripe, Braintree e Paypal. Nel 2016, poi, Coinbase è sbarcato in borsa. Nello stesso anno, ha dato vita al progetto Gdax.

Esatto, Gdax è una diretta emanazione di Coinbase, pur rimanendo due progetti distinti e utilizzabili uno a prescindere dall’altro. Che differenza c’è tra Coinbase e Gdax? Sono entrambi piattaforme di Exchange, sia chiaro, ma operano su target parzialmente differenti. Coinbase è più adatto alla massa, Gdax più adatto agli esperti, almeno a giudicare dall’interfaccia e dalle funzioni disponibili. Inoltre, il primo si caratterizza per commissioni medie, mentre il secondo per le commissioni ridotte e, ad alcune condizioni, completamente azzerate. Ma entriamo nei dettagli.

Come funziona Coinbase

coinbase

  • Creare un account Coinbase. La creazione dell’account è semplicissima e si articola in tre fasi. Nella prima, ci si registra sul sito, un po’ come si farebbe per un forum. La seconda fase consiste nella verifica del numero di cellulare, secondo meccanismi ampiamente collaudati (si comunica il numero di telefono, arriva un sms con un codice e lo si comunica a sua volta). La terza fase consiste nella verifica dei documenti, anch’essa molto rapida: si accede nella sezione “Completa il tuo conto” e poi in quella “Verifica la tua identità” e si inoltra una copia digitale della propria carta di identità.
  • Acquistare e vendere criptovalute. Anche in questo caso è tutto molto semplice. Per prima cosa è necessario depositare denaro fiat. Nello specifico occorre cliccare su “completa conto” e poi su “Aggiungi metodo di pagamento”. Coinbase accetta carte Visa o Mastercard ma anche i più tradizionali conti correnti. I tempi con la carta sono istantanei, mentre se si sceglie il bonifico sono necessari circa tre giorni lavorativi. Per acquistare e vendere criptovalute è sufficiente andare nella sezione “Acquista/Vendi”, raggiungibile dalla dashboard. Coinbase consente di scambiare Bitcoin, Bitcoin Cash, Ethereum e Litecoin.

  • Trasferire denaro da e verso altri portafogli. La funzione di Coinbase, anzi una delle tante, è proprio quella di permettere un rapido trasferimento delle criptovalute su altri portafogli, magari più indicati per un trading in senso stretto. Per trasferire denaro verso altri portafogli è sufficiente accedere alla sezione “Conti” presente nella dashboard e cliccare su Invia, ovviamente inserendo tutti i dati del caso (in particolare l’indirizzo del portafoglio di destinazione). Per ricevere denaro da altri portafogli il meccanismo è identico, con l’unica differenza che è necessario cliccare su “Ricevi”.
  • Il prelievo. Anche prelevare è piuttosto semplice: si accede alla solita sezione “Conti” e si clicca su “Preleva”. I tempi di accredito sono molto rapidi: si parla di circa due o tre giorni lavorativi.

Come funziona Gdax

A dire il vero, il funzionamento è quasi identico a quello di Coinbase. Si segnalano però alcune differenze.

Interfaccia più ricca di funzioni e meno accessibile. E’ chiaramente il giusto scotto da pagare. Per esempio, è possibile collegare il proprio account a quello, già esistente di Coinbase. In quest’ultimo caso, però, il deposito di denaro sarà istantaneo.

Commissioni potenzialmente gratuite. I costi per le commissioni sono, in genere, nella norma (comunque variabili). Tuttavia, è possibile azzerarli completamente. E’ sufficiente, infatti, utilizzare direttamente l’account di Coinbase.

Verifica dei documenti più difficile. Se la verifica dei documenti su Coinbase è un gioco da ragazzi, in questo caso lo è un po’ di meno. Molti segnalano problemi nell’autenticazione. Tuttavia, si possono bypassare questi ostacoli adottando alcuni accorgimenti: scegliere sempre il formato .jpeg per le scansioni e scansionare i documenti alla massima risoluzione possibile.

Per quanto riguarda il prelievo, non si apprezzano differenze di sorta. Esso è efficiente nella identica misura di Coinbase. E, ovviamente, è anche molto rapido: sono necessari solo due o tre giorni lavorativi.

Per ciò che concerne, invece, le opportunità di scambio, è possibile scambiare tra di loro le seguenti valute fiat: dollaro, euro, sterline; e le seguenti criptovalute: bitcoin, bitcoin cash, ethereum e litecoin.

Infine, qualche parola sulla sicurezza. Sia Coinbase che Gdax sono piattaforme estremamente sicure. A patto, ovviamente, che si adottino alcuni accorgimenti:

  • Utilizzare una mail diversa da quella abituale;
  • Utilizzare la procedura di autenticazione a due fattori, magari facendo riferimento ad applicazioni come Google Authenticator
  • Non salvare mai le password sul pc o su cartelle di condivisione online;
  • Utilizzare, laddove possibile, USB criptate per salvare i dati;
  • Non cedere mai a terzi le proprie informazioni di accesso.

L’esperienza di utilizzo di Coinbase e Gdax è soddisfacente e gratificante. Nel primo caso (ma ciò vale anche per il secondo, per quanto in misura minore), è davvero intuitiva. Insomma, si tratta di strumenti in grado di consentire a chiunque di iniziare a fare trading con le criptovalute.

Come partecipare Gratis all’Investors Gala di Roma 30 Giugno

Sta per arrivare il grande giorno dell’ Investors Gala di Roma del 30 Giugno 2018. Dopo Shangai, Malesia, Madrid e Francoforte è il momento di festeggiare anche in Italia.

L’evento è sponsorizzato dal broker XM.com (broker FCA con 25€ gratis per provare leggi qui) e mira alla diffusione di didattica di alta qualità con un confronto dal vivo tra 4 famosi trader italiani sui temi di psicologia del trading, nuove regole ESMA, strategie di trend following sul forex, azioni e commodities, criptovalute bitcoin e di basket trading.

L’evento è un’occasione unica per tutti coloro che vogliono conoscere e confrontarsi con trader di alto rilievo e vogliono trascorrere qualche ora per parlare di trading online.

L’investors Gala non è solo didattica ma ci saranno tanti altri momenti unici come la Cena, i Premi a sorteggio tra i presenti, musica dal vivo e intrattenimento.

L’ Investors Gala è aperto a tutti i traders sia clienti di XM che non clienti.

Guidatrading.com ha il piacere di poter inviare 20 biglietti omaggio (altrimenti il costo è di 50 euro a persona). Tali biglietti di ingresso sono validi per tutti, ad esempio per il vostro coniuge e per fargli trascorrere una serata indimenticabile!

 

  •  Data dell’Evento:
    30 giugno 2018
  •  Orari:
    17:00 – 24:00 (GMT +2)
  •  Sede:
    Parco dei Principi Roma
  •  Premi:
    Sessione di Trading Individuale

 

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