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Analisi fondamentale Forex: le differenze rispetto agli altri mercati

Analisi fondametale e Forex sono  legati da un rapporto indissolubile. Ovvero, è impossibile praticare un buon Forex trading ignorando l’analisi fondamentale. Nella prospettiva di un trading razionale e basato su elementi solidi, l’analisi fondamentale vanta una cittadinanza piena, al pari dell’analisi tecnica.

Tuttavia, la pratica dell’analisi fondamentale nel Forex assume contorni abbastanza singolari, certamente diversi da quelli che caratterizzano gli altri mercati, azionario in testa. Ne parliamo in questo articolo.

Le particolarità del Forex

Prima di fare il punto sull’analisi fondamentale nel Forex è necessario comprendere la natura del Forex stesso, ovvero conoscere e metabolizzare quelle caratteristiche che quasi lo rendono un mercato sui generis. 

Estrema liquidità. Il Forex è il mercato più liquidi al mondo. Per dare un’idea della liquidità, possiamo affermare che la sola coppia euro dollaro muove un volume superiore ai 3.000 miliardi di dollari, che è pari a 1.3 volta il debito pubblico italiano. Ciò pone in essere dinamiche particolari, che coinvolgono le dinamiche di determinazione del prezzo e, di conseguenza, la pratica dell’analisi fondamentale. 

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Il fattore esogeno. Il Forex è un mercato in linea di massima “gestibile dall’esterno”. Non dobbiamo pensare a forze oscure che operano per il tornaconto personale e per il proprio arricchimento. Semplicemente, la questione monetaria è affidata alle banche centrale, che hanno tutto il diritto, anzi il dovere, di tenere sotto controllo i prezzi e quindi il valore delle proprie monete. Anche questa dinamica incide in maniera netta sui modi e sui metodi dell’analisi fondamentale nel Forex. 

La leggibilità. In virtù di quanto appena scritto, il Forex è un mercato tutto sommato leggibile. In linea teorica, l’analisi fondamentale tanto quella tecnica possono risultare massimamente efficaci. Anche perché la volatilità è tutto sommato equilibrata, i colpi di coda rari, la suscettibilità di tipo emotivo (il cosiddetto panico dei mercati) ridotto. 

L’analisi fondamentale nel Forex Trading

Fatte queste precisazioni, cosa si può dire dell’analisi fondamentale nel Forex? In primis, che occorre conferire la massima importanza ai market mover legati alla politica monetaria, quindi tassi di interesse ed eventuali allentamenti monetari.

In questa categoria va inserita anche l’inflazione, che formalmente è un parametro dell’economia reale, ma che in verità è capace di orientare in maniera assoluta le azioni di politica monetaria. Il perché dell’importanza dei market movers “monetari” è assai intuibile: le banche centrali possono impattare quasi direttamente sulle coppie di valute, dunque ne vanno studiati i comportamenti. Ciò significa prendere in considerazione anche le dichiarazioni dei policy maker che, attraverso le prassi della forward guidance, esercitano di fatti un (legittimo) potere di orientamento. 

Ovviamente, vanno presi in considerazione i market movers dell’economia reale, come PIL, produzione, occupazione etc. Infatti, le valute sono espressione anche della forza economica di un paese.

Prestate attenzione alla fase di scelta. Il consiglio è di non limitarsi ai market mover che riguardano esclusivamente le valute che state tradando. In realtà, per produrre un’analisi fondamentale degna di questo nome è bene studiare i market mover delle coppie correlate, sia positivamente che negativamente. Solo in questo modo, infatti, è possibile ricavare una visione di insieme.

Alcuni market mover, poi, assumono una importanza che è in assoluto significativa, a prescindere dalle valute in portfolio. Il riferimento è ai dati americani, e in particolare alle decisioni di politica monetaria della Fed, che alla luce dell’importanza che l’economia americana esercita sull’intero sistema economico getta la sua influenza sul mercato valutario nel suo complesso. 

Infine, il consiglio è di creare una routine. L’analisi fondamentale è complicata sempre e comunque. Associarla a comportamenti abitudinari, se di comprovata efficacia, contribuisce a snellire il processo, liberare energie e tempo per la fase di programmazione del trade e per l’operatività in generale.

Bande di Bollinger: cosa sono e come si usano

Le Bande di Bollinger costituiscono un indicatore molto utilizzato dai trader di ogni ordine e grado. Tra i pregi, spicca il buon carattere predittivo e una certa facilità di lettura. E’ anche un indicatore relativamente recedente, dal momento che è stato “inventato” dal trader, analista e formatore John Bollinger nel non lontano 2001.

Nonostante una certa semplicità del meccanismo di base, è necessario maturare delle competenze per valorizzare al meglio le Bande di Bollinger. Ciò significa, tra le altre cose, conoscere alcune indicazioni generali. Ne parliamo in questo articolo, offrendo inoltre una panoramica complessiva su questo indicatore. 

Le Bande di Bollinger in pillole

Le Bande di Bollinger traggono il proprio nome dal modo in cui compaiono a schermo. Quando si utilizza questo indicatore, infatti, nel grafico appaiono tre brande. Queste, a loro volta, sono frutto di tre linee. La prima è una media mobile a 20 periodi (anche se può essere modificata più o meno a piacimento). La seconda e la terza sono ricavate calcolando la deviazione standard, che inoltre viene moltiplicata per due. In questo modo si formano tre bande.

  • Banda superiore. Occupa la parte alta del grafico ed è delimitata dalla linea superiore (media mobile + deviazione standard x 2).
  • Banda inferiore. Occupa la parte bassa del grafico ed è delimitata dalla linea inferiore (media mobile – deviazione standard x 2). 
  • Banda centrale. E’ delimitata dalle due linee.

La banda centrale rappresenta il range in cui il prezzo si trova nella maggior parte dei casi, e che indica una situazione tutto sommato di normalità.

La banda superiore indica la zona che l’asset percorre quando il suo prezzo è più alto del solito. La banda inferiore indica invece la zona che l’asset percorre quando il prezzo è eccezionalmente basso. 

Come si usano le Bande di Bollinger

Lo scopo delle Bande di Bollinger, come ogni indicatore che si rispetti, è fornire dei segnali di vendita o di acquisto. Ci riesce molto bene, benché si ravvisino alcuni elementi di criticità,  i quali vanno contrastati con alcuni accorgimenti che esporremo in seguito.

Ad ogni modo, le Bande di Bollinger evadono segnali quando il prezzo interagisce con le bande superiori e inferiori. Questa meccanica è considerata da alcuni problematica, dal momento che per il 95% del tempo il prezzo staziona nella banda centrale. Il rischio, infatti, è di non ricevere segnali.

Ad ogni modo, gli usi delle Bande di Bollinger sono numerosi. In questo articolo però ci soffermeremo su quello principale.

Quando il prezzo raggiunge la banda superiore dal basso verso l’alto, rimbalza e rioccupa la banda centrale, si trae un segnale di vendita.

Quando il prezzo supera la banda inferiore dall’alto verso il basso, rimbalza e rioccupa la banda centrale, si trae un segnale di acquisto.

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Se si analizza questa semplice chiave di lettura, si intuisce che le Bande di Bollinger si comportano in maniera non troppo dissimile dai supporti e dalle resistenze mobili. 

Consigli per valorizzare le Bande di Bollinger

Innanzitutto, occorre dare una cattiva notizia. Le Bande di Bollinger da sole non bastano. In realtà, non c’è nulla di cui stupirsi. Sono rari gli indicatori che offrono un buon grado di sicurezza anche se utilizzati da soli.

Nel caso delle Bande di Bollinger, il rischio di incorrere in falsi segnali non è affatto basso. Magari si trae un segnale di vendita, ma il prezzo anziché scendere sale. Viceversa, c’è il rischio di vendere in seguito a un segnale e poi registrare un aumento del prezzo.

John Bollinger ha però trovato una soluzione in grado di attenuare il pericolo di ricevere falsi segnali. Anzi, le soluzioni al problema dei falsi segnali sono almeno due. 

La prima consiste nell’associare le Bande di Bollinger ad alcuni indicatori manuali che prendano in considerazione il volume. Per esempio il Percentage B (chiusura meno banda inferiore / banda superiore – banda inferiore).La seconda soluzione consiste  nell’associare le Bande di Bollinger a indicatori veri e propri, che offrano indicazioni sulla forza del mercato. Per esempio, l’RSI. Nello specifico, quando l’RSI conferma il segnale fornito dalle Bande di Bollinger, allora quel segnale ha un rischio di inaffidabilità basso, e dunque può essere utilizzato in fase operativa.

Ordini stop: cosa sono e come possono tornare utili

Gli ordini stop sono strumenti in grado di razionalizzare l’attività di trading, renderla più efficace, diminuire il grado di rischio o gli effetti di eventi negativi. Sono anche strumenti abbastanza complicati, soprattutto se utilizzati a un livello avanzato, che richiedono un grado di competenze elevato.

Il primo passo per padroneggiare gli ordini stop, e trasformarli in una vera e propria risorsa, è comprenderne significato e ruolo senza fraintendimenti di sorta. In questo articolo, una panoramica esaustiva sugli ordini stop.

La differenza tra ordine stop e ordine limit

Molto banalmente, l’ordine stop è un ordine che il trader assegna al broker. Tale ordine consiste nel chiudere o aprire una posizione quando il prezzo raggiunge un certo livello. Ovviamente, il prezzo stop, o stop price, è deciso dal trader. 

Questo concetto, di per sé molto semplice, non va confuso con l’ordine limit. I due strumenti si caratterizzano per una certa somiglianza, ma rimangono comunque diversi. Se con l’ordine stop una posizione viene aperta o chiusa quando l’asset raggiunge un dato prezzo, con l’ordine limit ciò accade a prescindere dal prezzo corrente. Se l’ordine consiste nel vendere a un dato prezzo, l’asset viene venduto a quel prezzo e a quel prezzo soltanto. Ovviamente, gli ordini limit (o limit order, in inglese) hanno una probabilità non trascurabile di rimanere inevasi. 

Lo stop di chiusura

Esistono due tipologie di ordini stop: di chiusura e di apertura. Quelli più utilizzati sono gli ordini di chiusura. Il motivo è semplice: sono strumenti molto efficaci per contenere il rischio o, per meglio dire, per contenere le perdite. Esatto, fare trading vuol dire soprattutto ragionare su come contenere gli effetti di una sconfitta. 

Gli stop di chiusura, infatti, consentono di chiudere le posizioni quando il prezzo ha raggiunto un livello così basso da segnalare l’impossibilità di ripresa (almeno nel breve periodo). In assenza di uno stop, e raggiunto questo ipotetico livello, il trader non farebbe altro che peggiorare la situazione. Gli stop di chiusura, quindi, consentono di limitare i danni.

Gli esempi più importanti di stop di chiusura sono gli stop loss e i trailing stop (i secondo sono una varianta dinamica dei primi).

Impostare il prezzo per lo stop di chiusura, o banalmente per lo stop loss, vuol dire immaginare o un ipotetico punto di non ritorno o la massima perdita psicologicamente / economicamente tollerabile o entrambi. Tale attività di impostazione, ovviamente, è “tecnica”, ovvero coinvolge strumenti a carattere statistico. 

Lo stop di apertura 

Lo stop di apertura ha una funzione diversa dallo stop di chiusura. Se lo scopo di quest’ultimo è limitare i danni o comunque generare un certo controllo sulle perdite, lo scopo dello stop di apertura è quello di cogliere il maggior numero di opportunità possibile. D’altronde, si parla di entrata nel mercato, non di uscita. 

Anche gli ordini stop di apertura, o per meglio dire i prezzi corrispondenti, vengono decisi nella maniera più possibile scientifica, o brandendo la statistica come una risorsa inestimabile. Anche perché entrare nel mercato nel momento sbagliato è pericoloso e, anzi, produce conseguenze dirette (e negative) sulle speranze di guadagno. 

Un consiglio per gli ordini stop

Il consiglio principale è di analizzare attentamente il mercato. La scelta del prezzo è fondamentale e non può essere lasciata a pratiche non scientifiche o, peggio ancora, all’improvvisazione. Ne va delle speranze di guadagno o addirittura della tenuta economica. Dunque, utilizzate abbondanti dosi di analisi tecnica, incentrandovi in particolare sui livelli di supporto e di resistenza. 

Un’indicazione forse non propriamente tecnica ma comunque utile: fate riferimento anche agli analisti, ovvero a chi per professione analizza il mercato. Scegliete analisti il più possibile indipendenti, e scoprite i prezzi più adatti per uscire dal mercato (ordini stop di chiusura) e per entrare (ordini stop di apertura). Ovviamente, utilizzate più canali: il parere degli esperti, appunto, ma anche e soprattutto l’analisi personale e diretta del mercato. 

Broker senza commissione

I broker senza commissione, rappresentano una realtà ben consolidata nel panorama del trading online. Plus500, per esempio, o anche 24Option, sono solo due dei broker senza commissioni più famosi. Quella delle commissioni potrebbe sembrare, per quanto piacevole e auspicata, un’assenza ingiustificata, se non addirittura illogica. Per capire il motivo per cui le commissioni spesso sono assenti è necessario affrontare due tempi: gli spread e la tipologia dei broker (proprio dal punto di vista operativo). Qualsiasi servizio di intermediazione finanziaria, almeno sulla carta, o in linea teorica, obbliga il cliente al pagamento di una commissione. Lo stesso dovrebbe valere per i broker, ma nella realtà non è sempre così. Anzi, nella maggior parte dei casi questo più o meno pesante “obolo” sull’eseguito non deve essere corrisposto.

Spread e guadagno broker

Se i broker senza commissione non sottopongono gli utenti al pagamento delle commissioni, come guadagnano?

La risposta è semplice, per quanto non intuitiva: con gli spread.

Con il termine spread si intende la differenza tra il prezzo reale, di mercato, e il prezzo con il quale gli utenti sono costretti ad avere a che fare, quello con il quale tradano. E’ un valore espresso in pip. Altro termine… Cosa sono i pip? Molto banalmente, è quell’unità di misura che esprime il minimo cambiamento di prezzo possibile. Una coppia, per esempio, l’euro-dollaro, non può compiere un movimento inferiore a 1 pip. I pip vengono utilizzati per misurare gli spread in quanto consentono una grande precisione.

Broker Forex, CFD e CriptovaluteRegolamentazioneDeposito e strumentiTipi di contoPiattaforme
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FCA, CySEC e AsicDeposito minimo 5$

CFD su forex, indici, azioni, materie prime, criptovalute
Metatrader 4 e 5
WebTrader con Mt4
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  • Conto Standard e Micro
  • Expert advisor Accettati
Metatrader 4
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AvaGO (trading di opzioni)
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App per Android e iOS
CySECDeposito minimo 10€

CFD su Forex, Opzioni fx e binarie
  • Trading di opzioni digitali
  • CFD su azioni e criptovalute
  • Opzioni binarie
WebTrader
App per Android e iOS
Piattaforma per Windows, Mac e Linux

Le tipologie di broker Market Maker e ECN e STP

I broker senza commissione, o per meglio dire alcuni broker, guadagnano con gli spread, quindi non necessitano delle commissioni. Se ci fossero, il carico sulle spalle dei trader sarebbe troppo alto, e per questo controproducente per il broker stesso.

Solo alcuni broker fondano il proprio modello di business sugli spread e non sulle commissioni. Per la precisione, i broker market maker. Questi, che rappresentano la stragrande maggioranza, non offrono l’accesso diretto al mercato, bensì eseguono gli ordini per conto degli utenti e dispongono di un ordine che funga da contraltare, in modo che la volontà dell’utenza possa essere sempre e comunque rispettata. Il passaggio in più (ossia quello dell’intermediazione) pone in essere la possibilità, da parte dei broker, di imporre prezzi diversi rispetto a quelli di mercato. Ecco, i broker market maker lucrano (legittimamente) su questo aspetto.

Discorso diverso per i broker ECN, che garantiscono l’accesso diretto al mercato ma non l’esecuzione delle operazioni. Gli utenti tradano con i prezzi reali, sicché non può essere applicato alcuno spread. Ne consegue che il modello di business deve essere giocoforza fondato sulle commissioni.

Fanno eccezione i “broker banca”, ossia i servizi di brokeraggio offerti dagli istituti bancari. In questo caso, è spesso prevista, accanto allo spread, tipico dei broker market maker, anche il pagamento di una commissione, in genere variabile.

Metatrader: la migliore piattaforma trading

metatrader mobileMetaTrader, o per meglio dire le soluzioni della serie “Metaquotes”, risultano tra le piattaforme trading più diffuse in assoluto per il forex. Sono le preferite dei broker forex e cfd. Sono pochi i broker forex che fanno riferimento a piattaforme proprietarie. La popolarità di MetaTrader è giustificata?

La verità è sì. Il marchio, infatti, rappresenta lo stato dell’arte per una piattaforma di trading online, il giusto mix tra accessibilità (per i principianti) ed efficacia.

MetaTrader 4

Le versioni più recenti sono MetaTrader 4 e MetaTrader 5. Nonostante quest’ultimo abbia fatto il suo esordio quasi due anni fa, la quarta versione risulta ancora la più diffusa.

MetaTrader 4 offre tutto ciò di cui un trader ha bisogno. Le quotazioni sono in tempo reale, le operazioni possono erogate in modalità “immediata”, “richiesta a mercata”, “esecuzione di scambio”. Sono previsti sistemi di ordini avanzati come il trailing stop e la sospensione, oltre al classico stop loss. Ricca è l’offerta di strumenti per l’analisi tecnica: gli indicatori sono oltre trenta, i time frame invece sono sette (M1, M5, M15, M30, H1, H4, D1). Il trader può scegliere tra i classici tre grafici: lineare, a barre, con candele giapponesi.

Esistono versioni mobile di MetaTrader, grazie alle quali è possibile tradare direttamente su smartphone o tablet. Il software è compatibile con Android che con iOS. Il software, nonostante gli evidenti limiti del mezzo, è praticamente identico alla controparte per pc. Da dispositivo mobile, quindi, il trader può non solo visionare i grafici e redigere strategie, ma anche inoltrare gli ordini.

Migliori broker MT4

MetaTrader 5: le novità

Tra le maggiori novità introdotte da MetaTrader 5 vi è il numero di time frame disponibili, salito per l’occasione a ventuno. Gli indicatori, che prima erano trenta, ora sono settantanove. Si segnala, inoltre, una quantità maggiore di modalità di esecuzione.

Molto importante è l’integrazione dell’analisi fondamentale, che a differenza della quarta versione può essere realizzata direttamente in piattaforma. MetaTrader 5, infatti, dà accesso a contenuti aggiornati, i quali possono essere selezionati e organizzati secondo i criteri che più aggradano il trader.

Si segnalano però alcuni svantaggi in grado di rendere la quinta versione, almeno per ora, non totalmente all’altezza della quarta. MetaTrader 5 ha infatti una sezione di charting meno completa, non consente l’hedging e il multi hedging, richiede molta memoria RAM. L’aria di lavoro, inoltre, è più piccola, rendendo più scomoda l’attività di trading. Alcuni strumenti di analisi, infine, non sono molto precisi. Il riferimento è al ritracciamento di Fibonacci.

Il consiglio, quindi, è continuare a tradare con MetaTrader 4, che è tra le altre cose l’alternativa preferita dei broker. Anche perché i due software sono scritti con un linguaggio completamente diverso e non è possibile trasferire i dati da una versione all’altra.

Migliori broker MT5

Expert advisor Metatrader

Una dei grandi vantaggi dell’utilizzo della metatrader è la possibilità di creare expert advisor per il trading automatico. Gli expert advisor sono software creati tramite il linguaggio MQL che permettono di automatizzare le strategie di trading forex e CFD.

Gli expert advisor possono essere realizzati sia per le MT4 che per le MT5.

Prova il trading automatizzato con AvaTrade

Si è creato un mondo parallelo al trading tradizionale che permette a chiunque di utilizzare strategie di trading con expert advisor per innumerevoli tipi di lavori come:

  • impostare take e stop in automatico
  • eseguire strategie di trend following
  • eseguire alert, avvisi e ogni altro elemento necessario al trader
  • automatizzare la scelta del money e risk management e dei lotti da tradare
  • automatizzare parte del processo decisionale o un’intera strategia di trading

Gli expert advisor mt4 possono essere creati partendo da indicatori come Ichimoku, Medie mobili, HeikenAshi e altri. Oppure possono essere creati per le strategie di price action. Non c’è limite od ostacolo se non derivante dalla capacità umana del programmatore.

Trading cos’è e come funziona: una piccola guida per gli aspiranti trader

Trading: cos’è e come funziona? E’ la domanda che si pongono principianti e aspiranti trader, come anche la gente comune attratta da qualche campagna pubblicitaria ben congegnata e dalla costante diffusione a cui questo genere di attività è andata incontro.

Non è facile rispondere a questa domanda in poche righe, anche perché si tratta di un’attività complessa, potenzialmente profittevole ma allo stesso tempo molta pericolosa. Cercheremo di rispondere in questo articolo, presentano inoltre le informazioni più salienti che un aspirante trader dovrebbe conoscere prima di pensare a una carriera nel trading.

Trading: una definizione esaustiva

Volendo semplificare il più possibile, si può affermare che il trading online non è altro che commercio speculativo realizzato attraverso software che consentono di operare online. Anzi, più propriamente si dovrebbe parlare di “investimento speculativo”, dal momento che nella maggior parte dei casi i beni non entrano mai in possesso, o per lo meno non vengono mai utilizzati dai trader. L’obiettivo, dunque, è generare denaro con il denaro. Come un qualsiasi investimento, appunto.

Se si eccettuano forme di investimento particolari, il meccanismo con cui si genera profitto durante un’attività di trading online è il medesimo con cui si genera profitto durante le operazioni di investimento nel mondo reale. Ovvero, si guadagna con il surplus: si compra basso, si vende alto. O, per meglio dire, si vende un bene a un prezzo superiore a quello di acquisto. Questa è una evidente semplificazione, anche perché è possibile guadagnare anche quando il mercato decresce e i prezzi si riducono, ma è utile a capire i principi base su cui si regge il trading online

Dunque, se cercate una risposta alla domanda trading cos’è, potreste prendere in considerazione questa definizione semplificata ma esaustiva.

Trading per principianti: 5 cose da sapere

E’ ovvio, una definizione semplificata non è sufficiente. Ecco, dunque, una lista delle 5 verità “base” riguardanti il trading.

Per fare trading è necessario associarsi a un intermediario. E’ semplicemente impensabile fare trading “da soli”. Anche perché è tutto molto complicato in primis dal punto di vista tecnico. Da qui la necessità di aprire un conto presso un broker, che può essere una banca che funge da intermediario (come negli investimenti normali) o più spesso una società privata. Fate attenzione, però, a rivolgervi alle società giuste, in possesso di regolare licenza. Quelle che vedete rappresentate nei banner di questo articolo rappresentano scelte sicure ed efficaci.

Per fare trading è necessario studiare prima e dopo l’esordio sul mercato. Il trading non è un gioco d’azzardo, non ci assomiglia nemmeno lontanamente. Chi si approccia con questo pregiudizio è destinato a perdere il capitale entro brevissimo tempo. Il trading è un’attività complessa, che va considerata alla stregua di una professione. Dunque, occorre prepararsi. Prima di fare la vostra comparsa sul mercato, studiate. Tuttavia, studiate anche dopo. Cosa? Il mercato, in primis, ma anche nuovi approcci strategici, nuovi strumenti di analisi etc. Il trading è una materia viva, in continua evoluzione.

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Tradare bene vuol dire tradare con un approccio scientifico. Il trading non è esattamente una scienza, ma ci si potrebbe avvicinare. Anche perché, pur considerando la parte emotiva (spesso preponderante) l’utilizzo di modelli statistici può offrire indizi realistici sulla direzione che prenderà il mercato. Dunque, utilizzate la statistica quando fate trading. Come? Mettendo in pratica i principi dell’analisi tecnica, dell’analisi del grafico, utilizzando indicatori e oscillatori, che sono strumenti analitici che, per l’appunto, prendo in considerazione i dati delle sessioni passati e li sottopongono a modellizzazione statistica.

E’ possibile iniziare con poco denaro. I broker si sono aperti alla gente comune. Oggi è possibile aprire un conto con poche centinaia di euro. Tuttavia, prima di partire con cifre così basse, pensateci su: a capitale ridotto corrispondono guadagni ridotti.

La sconfitta fa parte del gioco. E’ una verità spiacevole, ma che non può essere ignorata. Tutti i trader perdono, anche quelli più in gamba. L’importante è che le vincite superino i guadagni.

Libri trading: 5 testi per iniziare

I libri sul trading rappresentano una risorsa? Studiare sui manuali può apportare un contributo significativo al percorso di formazione? Sono domande, queste, che tutti gli aspiranti trader si pongono. Domande legittime, visto che al giorno d’oggi gli strumenti formativi online rischiano di prendere il sopravvento, e sono certamente più fruibili rispetto a un tomo polveroso.

La risposta, in realtà, è affermativa a entrambe le domande. Chi sta studiando per diventare trader non dovrebbe prescindere dallo studio dei libri sul trading. Il perché lo chiariremo nel prossimo paragrafo. In quello successivo, invece, elencheremo alcuni libri che non dovrebbero mai mancare nel programma di studio dell’aspirante trader.

Perché studiare sui libri

Chi si appresta a diventare trader, o vorrebbe semplicemente provare l’ebbrezza dell’investimento online, ha a disposizione una marea di risorse formative digitali. Basti pensare agli strumenti messi a disposizione dai broker, che offrono webinar, articoli formativi, video tutorial etc. Senza contare i corsi di trading indipendenti, che si fanno di mese in mese più numerosi.

Eppure, lo studio dei libri rappresenta ancora un passaggio necessario. Anche perché solo i libri possono offrire il grado di approfondimento sufficiente a trasmettere informazioni e approcci ai principianti. Ne consegue che, almeno nella maggior parte dei casi, lo studio dei libri sul trading risulta efficace soprattutto se inserito nella prima parte del percorso di formazione.

Inoltre, alcuni libri sono scritti così bene da essere entrati nell’immaginario collettivo dei principianti, e aver conquistato lo status di pietre miliari. Elenchiamo i più importanti nel paragrafo che segue.

I libri da studiare per gli aspiranti trading

  • The Intelligent Investor (Benjamin Graham). E’ forse la pietra miliare dei libri sul trading. E’ anche il libro migliore per iniziare, anche perché oltre a decantare i principi base (e qualcosa di più) dell’investimento speculativo, fornisce indicazioni circa il giusto stato mentale. Insomma, è una miniera di buoni consigli e indicazioni.
  • A random walk down Wall Street: The Time-Tested Strategy for Successful Investing (Burton Malkiel). Rispetto al testo precedente, è più tecnico e meno “psicologico”. Tuttavia, contiene indicazioni specifiche e chiare su come si debba condurre un’attività di investimento speculativo. Il tutto con un linguaggio molto semplice, adatto anche ai principianti.
  • The Four Pillars of Investing: Lessons for Building a Winning Portfolio (William Bernstein). Questo manuale è dedicato ai principianti più assoluti, sebbene sul finire offra indicazioni di carattere più avanzato. E’ una guida completa per chi vuole imparare a fare trading, e offre il giusto spazio tanto all’elemento psicologico quanto a quello tecnico.
  • The Essays of Warren Buffett: Lessons for Corporate America (Warren Buffett e Lawrence A. Cunningham). E’ scritto da uno dei trader più famosi e ricchi del pianeta. Si incentra, a dire il vero, sul mercato azionario. Tuttavia alterna indicazioni tecniche a indicazioni comportamentale, che possono essere ben recepite dagli investitori impegnati in tutti gli altri mercati.
  • Stocks for the Long Run (Jeremy Siegel). Altro testo dedicato ai trader dell’azionario. Nello specifico, offre informazioni per gli investimenti a lungo termine. La maggior parte delle indicazioni contenute nel libro, però, possono essere considerate “universali” e quindi utili anche agli investitori degli altri mercati.
  • Making the Most out of Your Money (Jane Bryant Quinn). Questo è un testo molto prezioso, scritto con un linguaggio a volte confidenziale, che coniuga tecnica e psicologia. Molto utile se ancora dovete maturare il giusto approccio mentale.
  • One Up on Wall Street (Peter Lynch). Testo molto particolare, mette al centro il tema delle informazioni, e offre consigli utili alla gestione delle stesse, nonché alla loro corretta interpretazione.
  • The Bogleheads’ Guide to Investing (Taylor Larimore, Mel Lindauer e Michael LeBoeuf). E’ il libro perfetto per chi vuole approcciarsi al trading in modo prudenziale. Tra le altre cose, infatti, offre indicazioni e istruzioni precise su due discipline fondamentali per i trader di ogni ordine e grado: il money management e il risk management. Inoltre, lo fa con un linguaggio chiaro, a uso e consumo dei principianti.

Corsi trading, quando sono utili?

I corsi di trading costituiscono una tipologia di risorsa formativa che si sta diffondendo a macchia d’olio. Sono sempre più numerosi gli aspiranti trader che inseriscono i corsi di trading all’interno del loro programma di studio. Molto spesso, rappresentano l’unica risorsa del percorso che dovrebbe portare un completo principiante a diventare un trader pronto per affrontare il mercato.

Tuttavia, un dubbio sorge spontaneo: i corsi di trading sono una moda o rappresentano veramente delle risorse utili? La risposta è sì, rappresentano una risorsa utile, ma solo a determinate condizioni.

Webinar trading con XM – professionalità e crescita personale

Un punto di inizio di qualità e con numerosi riconoscimenti didattici

Prima di continuare vi segnaliamo da subito i webinar trading di XM perchè sono gratis e aperti a tutti. Si tratta di corsi trading in tempo reale con istruttori e trader professionisti sul forex, azioni, indici e materie prime. Tra gli istruttori compaiono figure premiate e professionalmente riconosciute come Lorenzo Sentino e Carlo Vallotto.

Ecco una panoramica su questo tipo di risorsa formativa e qualche consiglio per scegliere solo i corsi adeguati alle proprie esigenze.

Perché i corsi trading?

I corsi di trading, specie quelli indipendenti (ovvero non legati a nessun broker in particolare) possono veramente tornare utili al principiante. Se fatti bene, possono rappresentare una parte sostanziale, se non maggioritaria, dell’intero percorso formativo. Perché? Ecco qualche buon motivo.

  • Sono completi per definizione. Nella stragrande maggioranza dei casi, i corsi si pongono l’obiettivo di insegnare l’arte del trading a chi non la conosce. Sono quindi progettati a uso e consumo del principiante. Questi, quindi, ha a disposizione un pacchetto completo, molto più semplice da fruire rispetto a libri, video, articoli specialistici etc.
  • Integrano teoria e pratica. Sempre nella stragrande maggioranza dei casi, i corsi vengono registrati con grafici e piattaforme alla mano. Vi è quindi un connubio tra teoria e pratica, per quanto quest’ultima non preveda alcuna interazione (eccetto rari casi). Questo concretizza un vantaggio significativo per i corsi di trading, almeno rispetto alle altre tipologie di risorse formative, come i libri, i manuali, gli ebook.
  • Sono gestiti da trader professionisti. I corsi sono progettati e gestiti direttamente da trader, dunque da gente che, almeno in teoria, sa quello che dice. Questo è sicuramente una garanzia di affidabilità, e offre l’opportunità di creare – per quanto in differita – una relazione di mentorship.
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Ovviamente, i motivi sopra elencati rappresentano anche i requisiti minimi per prendere in considerazione un corso di trading. Un corso che dichiara la sua non completezza, che non prevede sessioni di trading (registrate o in diretta) e gestiti dal primo che passa, sono da scartare a priori.

Come riconoscere un buon corso di trading?

Non basta che un corso di trading rispetti questi requisiti minimi affinché venga considerato meritevole di attenzione. Anche perché, è bene chiarirlo, i corsi di trading rappresentano un investimento significativo. Il loro costo si aggira sulle parecchie centinaia di euro, sebbene spesso si sfoci nel migliaio (e si possa arrivare facilmente a cifre superiori).

Ad ogni modo, ecco qualche criterio ulteriore che può contribuire alla scelta. Ovvero, a distinguere i corsi di trading mediocri da quelli veramente utili.

  • Servizio chiavi in mano. Affinché un corso sia veramente meritevole di attenzioni, e possa rappresentare un investimento utile, esso deve offrire un servizio completo. Non deve semplicemente offrire contenuti utili ai principianti, ma questi devono consentire loro di diventare, in un tempo relativamente breve, dei trader fatti e finiti, pronti per il mercato. Dunque, assicuratevi che l’obiettivo del corso sia esattamente quello.
  • Le credenziali del trader. Che il docente sia un trader, è il requisito minimo. Ma è ovvio: esiste docente e docente, trader e trader. Il consiglio è di acquistare solo corsi progettati, gestiti e condotti da trader di successo, possibilmente molto conosciuti nell’ambiente, che possano portare dei risultati a riprova delle loro competenze. Se possibile, accertatevi anche dell’esperienza in campo formativo, dal momento che il successo di un corso non è dato solo dalle competenze di chi lo tiene, ma anche dalle sua capacità a trasmettere le nozioni.
  • Il costo. Quanto dovrebbe costare un buon corsi di trading? Ovviamente dipende dai contenuti. Certamente, non dovrebbe costare poco. Anzi, in quel caso si avrebbe la prova della sua mediocrità. Progettare e organizzare un corso costa, dunque se ci si trova di fronte a prodotti da 100 euro, è bene evitarli. Il prezzo, in questo caso, offre più di qualche indizio reale sul valore.

Simulatore di trading: come sfruttarli al meglio

Utilizzare un simulatore di trading costituisce una buona idea? Apporta benefici a chi sta studiando per diventare trader? La risposta, a scanso di equivoci, è affermativa. A patto, però, di avere ben chiaro in mente cosa si intenda per “simulatore di trading”, e di prendere i dovuti accorgimenti. I simulatori di trading, infatti, possono diventare delle armi a doppio taglio se utilizzati senza le necessarie preoccupazioni, quindi senza comprendere quali siano le loro reali potenzialità e i loro limiti conclamati.

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Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sullo strumento simulatore di trading, offrendo qualche consiglio per sfruttarli al cento per cento.

Cosa è un simulatore di trading

Il simulatore di trading è uno strumento che consente di fare trading nel mercato reale senza però investire realmente. Attualmente, la versione d’elezione, nonché il rappresentante più efficace di questa tipologia di risorsa, è il conto demo.

Il conto demo è un account speciale messo a disposizione dalla maggior parte dei broker privati. Formalmente, assomiglia a un account normale. Infatti, dà accesso al mercato reale, e quindi alla piattaforma con cui piazzare gli ordini. Anche gli strumenti analitici e operativi sono al loro posto. Tuttavia, differiscono dalle altre varianti per un particolare: il denaro è finto. Quindi, non si investe realmente. I conti demo, dunque, consentono di fare trading nel mercato reale senza rischiare alcunché. Consentono di farsi le ossa senza rischiare di rompersele. Insomma, il conto demo è un simulatore di trading a tutti gli effetti.

Ad oggi, ne esistono molte varianti, le quali differiscono le une delle altre per caratteristiche apparentemente collaterali, come le modalità di utilizzo e l’orizzonte temporale.

Per esempio, alcuni conti demo sono collegati al conto reale. Ovvero, l’utente acquista un conto reale e, in omaggio, ha a disposizione un conto demo per fare pratica prima di investire denaro vero.

Altri conti demo sono completamente gratuiti, dunque non impongono l’apertura di un conto reale, ma sono a tempo. Ovvero, possono essere utilizzati solo per un periodo limitato, in genere corrispondente a tre settimane.

In alcuni rari casi i conti demo sono completamente liberi, non hanno quindi limiti di tempo e non impongono l’apertura di un conto reale (e conseguente deposito).

Consigli per sfruttare al meglio i conti demo

I conti demo possono essere armi a doppio taglio. Sia chiaro, sono strumenti utilissimi, ma se non si è consapevoli del loro limite più grande possono generare false credenze, le quali possono determinare perdite di denaro anche ingenti. Questo limite riguarda un elemento strutturale e, purtroppo, immodificabile.

Nello specifico, il trader che utilizza il conto demo non impara nulla sulla gestione emotiva. Il motivo è semplice: le emozioni prendono il sopravvento nelle situazioni di rischio. Ma se nel conto demo il rischio è azzerato, allora il trader non ha modo di testare la sua risposta agli stimoli dettati dallo stress e dalla pressione emotiva. Se non è consapevole di questo limite, il trader può convincersi che i risultati che ottiene con il conto demo rispecchino fedelmente i risultati che otterrebbe nel mercato reale. Dunque, rischia di sopravvalutare le proprie capacità.

Ora, l’unico modo per evitare che questo rischio si concretizzi, è diventare nel più breve tempo possibile consapevoli di questo limite. Solo in questo modo si potranno valutare le proprie performance nel simulatore di trading al netto dell’assenza della componente emotiva. Il consiglio, dunque, è di prendere con le pinze i risultati, o almeno considerarli alla luce della componente emotiva.

Infine, un consiglio per gli esperti. I conti demo non sono strumenti dedicati esclusivamente ai principianti. Anzi, possono essere utili a chi principiante ha smesso di esserlo da un bel pezzo. I conti demo, come qualsiasi tipo di simulatore di trading, possono essere presi in considerazione non per imparare, ma per testare. Nello specifico, testare nuove strategie, modifiche al trading system, nuovi indicatori, perché no… Nuovi broker e nuove piattaforme. Anzi, da questo punto di vista, essendo la componente emotiva qui irrilevante, possono essere utilizzati senza quasi effetti collaterali.

Piattaforma trading online: meglio MetaTrader o i software proprietari?

Quella della piattaforma di trading online rappresenta una delle scelte più importanti che il trader alle prime armi deve affrontare, anche perché proprio da questa scelta dipende, in una parte non trascurabile, la sua chance di successo nel trading. Dunque, non va presa affatto alla leggera.

Le alternative, in genere, disegnano due scenari: l’utilizzo di una delle piattaforme della serie MetaTrader, l’utilizzo della piattaforma proprietaria del broker.

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Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sull’argomento piattaforma di trading online e forniremo qualche indicazione per sceglierla con cognizione di causa.

Perché la piattaforma di trading è importante

Sull’importanza della piattaforma di trading online, e sull’impatto che esercita nell’attività di investimento speculativo, non ci possono essere dubbi. Chi non è consapevole di questo ruolo, e sceglie in fretta e senza far precedere la scelta a un’attenta fase di valutazione, se ne rende conto a sue spese, una volta fatto l’esordio nel mercato.

La piattaforma di trading occupa un ruolo di primo piano per tutta una serie di motivi. In primo luogo, perché rappresenta l’interfaccia tra l’utente e il mercato reale. E’ un software di interazione a tutti gli effetti, e se questa interazione non si sviluppa sui binari dell’efficienza, della precisione e della chiarezza i rischi possono essere molteplici. Se la piattaforma non è all’altezza, per esempio, vi è il rischio di fraintendere alcune evidenze o, peggio, di vedere i propri ordini eseguiti in ritardo.

Un altro motivo risiede nei cambiamenti che hanno riguardato le piattaforme negli ultimi anni. Da semplici terminali utente-mercato, sono diventati dei veri e propri software di supporto. Il riferimento è alla possibilità di integrare all’interno della piattaforma strumenti analitici, strategici e operativi. Anzi, nella stragrande maggioranza dei casi (o almeno dovrebbe essere così) le piattaforme integrano alcuni di questi strumenti di default.

Alla luce di questa importanza, del ruolo che giocano, una piattaforma dovrebbe essere:

Semplice da fruire. C’è interfaccia e interfaccia. Esse possono essere complete, oppure complete e accessibili allo stesso tempo. Ovviamente, è bene preferire le piattaforme che rispondino positivamente a questo secondo criterio. Trovare lo strumento che si cerca in un tempo minimo, avere tutto sotto controllo con un singolo colpo d’occhio, sono caratteristiche in grado di recare beneficio all’attività di trading.

Ricca di strumenti. Una piattaforma dovrebbe essere ricca di strumenti di default. Strumenti innanzitutto analitici, come indicatori e oscillatori. In aggiunta, dovrebbe essere compatibili con strumenti scaricabili in seguito, specie se riguardanti le attività di beta testing.

Veloce ed efficiente. Lo scopo principale di una piattaforma è garantire che gli ordini vengano inoltrati secondo le direttive dei trader, e che soprattutto vengano inoltrati nella maniera più rapida possibile. Dunque, è questo uno dei criteri (velocità mista a precisione) che distingue una buona piattaforma da una pessima piattaforma.

MetaTrader vs Piattaforma proprietaria

Come già anticipato, la scelta è tra le classiche piattaforme MetaTrader e le piattaforme proprietarie. Per inciso, le piattaforme proprietarie sono quelle realizzate dai broker stessi o per conto dei broker, o che per lo meno vengono associate a queste.

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Di contro, MetaTrader è la serie di piattaforme più famosa in assoluto, la piattaforma per antonomasia. In genere, si parla di MetaTrader 4 e MetaTrader 4. La versione quattro, in particolare, ha anche un valore storico, in quanto ha rappresentato per tanti anni la prima scelta di chi, tra la gente comune (e non solo) ha iniziato a interessarsi al trading.

Ad ogni modo, qual è l’alternativa migliore? Le MetaTrader o le piattaforme proprietarie? Se si dovesse rispondere su due piedi, la preferenza andrebbe alle piattaforme MetaTrader. D’altronde sono rinomate per la loro affidabilità, e la loro efficacia è testimoniata da migliaia e migliaia di broker in giro per il mondo.

Tuttavia, esistono un paio di casi in cui le piattaforme proprietarie potrebbero essere prese in considerazione, ovvero quando le piattaforme proprietarie sono oggetto di numerosi feedback positivi, quando presentano un grado di compatibilità agli strumenti analitici e operativi (indicatori, oscillatori, EA) paragonabile alle MetaTrader, quando sono sponsorizzate o comunque supportate da broker famosi.