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LitePay: carta di credito che stravolge il mondo delle criptovalute

Dalla fine di Febbraio 2018 (la data prevista è il 26) sarà disponibile LitePay, un servizio che promette grandi rivoluzioni nel mondo delle criptovalute. Il servizio riguarda solo il Litecoin, che quindi dimostra una certa capacità pioneristica.

In che cosa consiste Litepay?

L’iniziativa è corposa, ma in prima battuta va rivelata la finalità: rendere Litecoin una valuta spendibile, e porla sullo stesso piano di euro, dollaro, sterlina etc. Con questa novità si abbattono numerosi pregiudizi, soprattutto quelli secondo cui le criptovalute sono destinate a rimanere dei meri mezzi di investimento speculativo. Con LitePay, Litecoin diventa un potenziale competitor delle valute tradizionali.

In questo articolo, una panoramica sul Litecoin e una descrizione approfondita di LitePay.

Il Litecoin

Col senno del poi, Litecoin era effettivamente la candidata più credibile a fare il grande passo, quello che porta le criptovalute, considerate fino a questo momento (e forse tutt’ora) uno strumento della speculazione finanziaria, ad acquisire lo status di valute propriamente dette, di mezzi di pagamento per effettuare acquisti al dettaglio.

In effetti, Litecoin presenta due caratteristiche peculiari, la quale l’hanno avvicinata fin dal suo esordio alle monete fisiche: la sicurezza e la rapidità. La sicurezza è data da un impiego efficace e solido della blockchain La rapidità è invece un dato di fatto: le transazioni in Litecoin sono velocissime, molto più di quelle in Bitcoin, quasi allo stesso livello delle valute tradizionali.

Per il resto, questo è bene specificarlo, Litecoin è una criptovaluta a tutti gli effetti. E’ infatti decentralizzata: non ha una banca centrale o istituto con poteri equivalenti che possa controllane l’offerta e intervenire per sanare delle criticità. Inoltre, anche per effetto della sua decentralizzazione, è estremamente volatile, il ché certo non gioca al rispetto del requisito principale di una valuta “operativa che si rispetti”, che è appunto la stabilità. LitePay, interviene efficacemente persino su questo problema. Ecco come.

Litepay in pillole

Litepay è un servizio tramite il quale gli utenti potranno utilizzare liberamente i propri Litecoin per effettuare i propri acquisti, proprio come se fossero euro, dollari, sterline etc.

Il meccanismo è molto semplice. L’utente che aderisce all’iniziativa viene dotato di un wallet, che non è altro che un wallet per criptovalute, con l’unica differenza che quello collegato a Litepay godrà dello stato di ufficialità (è curato dal team di sviluppatori della criptovaluta). Questo wallet agirà come se fosse un conto corrente in quanto funzionerà da appoggio per… Una carta di debito. Tale carta di debito lo sarà a tutti gli effetti, e godrà della partnership VISA.

litepay

Al momento dell’acquisto, verrà effettuato un cambio istantaneo Litecoin-dollaro, sicché l’utente potrà pagare in Litecoin e il venditore potrà ricevere dollari. Ciò pone la parola fine, almeno “lato commerciante” sulle polemiche circa la volatilità delle criptovalute. Non è escluso che in un prossimo futuro, quando la valuta virtuale avrà guadagnato la fiducia dei commercianti, si possa pagare direttamente in Litecoin, senza che si renda necessaria alcuna conversione.

Non sono stati resi noti i costi di emissione. Le commissioni, di contro, sono note. Si parla dell’1% a transazione, che è veramente poco se si pensa che una transazione con carta di credito (non di debito) sconta una commissione pari al 3%.

La carta Litepay potrà essere utilizzata dovunque, a una sola condizione: che il punto vendita accetti i pagamenti con il circuito VISA (come avviene già nella stragrande maggioranza dei casi).

Cosa cambia per il mondo delle criptovalute

Oggettivamente, Litepay disegna un cambiamento epocale. Ecco cosa cambierà, in astratto e dal punto di vista pratico, per il mondo delle criptovalute con l’avvento di Litepay.

  • Le criptovalute diventano un mezzo di pagamento. Litecoin ha aperto la strada, ma non c’è dubbio che se l’esperimento funzionerà a esso faranno seguito iniziative analoghe da parte delle altre criptovalute.
  • Le criptovalute diventano uno strumento di cui fidarsi. Ancora oggi, nonostante lo scorso anno trascorso sulla cresta dell’onda e quindi alla luce del sole, la massa guarda con diffidenza alle valute virtuali. C’è chi le considera senza appello come una truffa. Certo, a favorire un certo pensiero negativo, questa volta sul fronte della sicurezza degli investimenti (causa volatilità) intervengono anche le frequenti dichiarazioni di figure di spicco dei governi e delle banche centrali. Tuttavia, se Litepay dimostrerà che le criptovalute possono essere impiegate come un solido strumento di pagamento, la percezione potrà cambiare radicalmente.
  • Le criptovalute cresceranno di quotazione. E’ ovvio: se le valute virtuali sono percepite come affidabili, aumenta la loro richiesta, e di conseguenza anche il loro prezzo. Presumibilmente, la prima a crescere vistosamente sarà proprio Litecoin.
  • Il Bitcoin potrebbe perdere lo scettro. Per adesso, il Bitcoin vive di rendita. E’ la criptovaluta più utilizzata e acquistata, proprio perché è stata la prima a calcare le scene internazionali. Con un Litecoin sugli scudi e volano di una vera e propria rivoluzione, i rapporti di forza cambierebbero. Potrebbe essere proprio Litecoin la crypto più famosa e apprezzata.

IQ Option presenta il suo Exchange

IQoption presenta la sua piattaforma Iqoption Exchange di criptovalute, cui è stato dato il nome di “IQoption Cryptocurrency Exchange” – Vedi QUI. Il famoso broker di opzioni binarie entra quindi a gamba tesa su un mercato ancora poco frequentato dalla concorrenza, quello del “trading diretto” di valute virtuali. Lo fa con un’offerta in grado già ora di competere egregiamente, e in certi casi addirittura di superare, i servizi proposti dai leader del settore come Bittrex, Binance e Gdax.

In che cosa consiste IQoption Cryptocurrency Exchange? Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzitutto offrire una panoramica dello strumento Exchange.

Cosa sono gli Exchange criptovalute

Gli Exchange di criptovalute sono piattaforme, o più spesso piattaforme di scambio valute virtuali, che consentono di scambiare le criptovalute con altre criptovalute o con le monete tradizionali. Sono gli unici strumenti in grado di consentire un trading diretto, che non si appoggi ai derivati. Ovviamente, con tutte le conseguenze del caso sotto il profilo della velocità: le transazioni in criptovalute possono richiedere molto tempo, a causa dei meccanismi coinvolti dalla blockchain, e ciò poco si addice agli approcci più diffusi del trading, secondo cui la velocità è una componente importante.

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Deposito con Bonifico, Carte di credito o prepagate
otnBinance è un exchange con una propria criptovaluta e offre commissioni di negoziazione competitive
otnHitBTC è uno dei più importanti exchange dove tradare Token e ICO

Per questo motivo, gli Exchange vengono utilizzati soprattutto per acquistare criptovaluta da mettere in deposito o per trasformare i depositi in criptovaluta in ricchezza reale, scambiando valuta virtuale con valuta tradizionale.

Gli Exchange hanno il pregio di avvicinare le crypto al mondo reale, di consentire ai possessori di utilizzare concretamente – certo attraverso lo scambio – la propria liquidità. Presentano, però, il classico risvolto della medaglia, che può essere riassunto in una parola: commissioni. Gli Exchange, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi impongono connessioni notevoli. Pertanto, chi vuole fare trading con le criptovalute si rivolge a modalità più snelle e meno costose, come il trading con i CFD (Contract for Difference).
iqoption exchange criptovalute

L’Exchange di IQoption

IQoption Cryptocurrencies Exchange si inserisce in questo contesto e cerca di risolvere alcuni dei problemi atavici delle piattaforme/siti. Il risultato è uno strumento che, a quanto si legge dalle feature, vanta una certa efficacia a prescindere dalla finalità del singolo utente: trading diretto, scambio con valuta tradizionale.

Il riferimento è alle commissioni e alla velocità. Le commissioni, infatti, sono estremamente basse e partono addirittura dall’1%, una percentuale praticamente mai vista negli Exchange di criptovalute.

Per quanto riguarda la velocità, invece, si segnalano:

  • L’istantaneità di depositi e prelievi
  • Il tempo per l’esecuzione degli ordini, che è di 5 millisecondi
  • Commissione 1% (ridotta se utilizzi i token OTN)
  • Leva finanziaria fino a 1:20

A questo si aggiungono alcune caratteristiche che si inseriscono sul solco tracciato da tempo da IQoption:

  • Semplicità dell’interfaccia
  • Sicurezza, con i depositi sono garantiti dall’Investor Compensation Fund
  • Assistenza informativa, soprattutto per ciò che concerne le fork
  • Fork supportati

Ad arricchire questo interessante servizio di IQoption ci sono gli sconti sulle commissioni per alcune tipologie di pagamento, come quelli che coinvolgono i token di OTN, e il supporto analitico, che consta di oltre 25 indicatori immediatamente utilizzabili.

L’offerta, come da tradizione per IQoption , è molto ampia e in grado di soddisfare le esigenze di un gran numero di utenti. Si parla, infatti, di oltre 13 criptovalute disponibili, distribuite in oltre 20 coppie di criptovalute e valute tradizionali.

IQoption API trading access

IQoption ha annunciato inoltre che il suo Exchange verrà arricchito da altre feature. Tra queste spicca la leva, che raggiungerà il rapporto di 20:1. Si segnala anche la possibilità di investire al ribasso e il trading via API.

IQoption Cryptocurrency Exchange è una novità molto interessante, nonché un concreto passo in avanti per il segmento degli Exchange, il punto di incontro tra chi vuole cimentarsi nel trading diretto di criptovalute e chi, semplicemente, vuole gestire la sua liquidità con efficacia e bassi costi.

Come costruire un portafoglio di criptovalute

Costruire un portafoglio di criptovalute non è affatto semplice perché il mondo crypto si è complicato e ampliato notevolmente negli ultimi anni creando un gap informativo piuttosto rilevante: le criptovalute, e in particolare quelle più recenti, sono parzialmente avvolte da un alone di mistero. Inoltre, è la classe di asset stessa, le valute virtuali appunto, a essere dominata da dinamiche che poco hanno a che vedere con le più classiche azioni, materia prime, valute tradizionali etc. Le correlazioni sono ancora poco reattive e la volatilità è molto alta.

E’ bene fare un po’ di ordine ed elencare alcuni consigli generali che possano costituire un buon punto di partenza per costruire un portafoglio di criptovalute.

Diversificare il rischio con le criptovalute

Diversificare il rischio è una regola aurea, che vale per qualsiasi tipologia di portafoglio. Nemmeno le criptovalute sono svincolate dall’imperativo categorico di ogni investitore: diversificare.

Ma… Come si diversificano le criptovalute?

Occorre infatti indicare dei criteri che si adattino alle particolarità di questo nuovo mezzo di investimento. Questi criteri dovrebbero essere: liquidità, valore aggiunto, aspettativa di crescita a lungo termine. Un buon portafoglio di criptovalute dovrebbe essere composto per un buon 60% da criptovalute ad altissima liquidità, per il 10% da criptovalute a media liquidità e per il resto da criptovalute con un alto valore aggiunto e dalla speranza di crescita a lungo termine.

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Se si parla di criptovalute ad altissima liquidità, il pensiero non può che correre al Bitcoin e all’Ethereum. Per media liquidità invece si intende, ad esempio, il Ripple.

Più difficile la definizione di criptovalute ad alto valore aggiunto. Possiamo definirle come quelle valute virtuali che si caratterizzano per una tecnologia particolare, per un approccio sui generis e che si pongono lo scopo di risolvere un problema specifico. Spesso, sono confinate in contesti di nicchia ma potrebbero avere in futuro un ruolo di primo piano. Dipende, appunto, a quale esigenza gli investitori daranno più spesso. Il riferimento, in questo caso, può essere a Monero, che punta sulla privacy, a IOTA, che punta sulla scalabilità, a Railblocks, che ha introdotto il concetto di blockchain privata.

Infine, le valute con elevata speranza di crescita. Sono quelle in fase beta, utilizzabili sotto forma di token. Occorre identificare quelle che celano il progetto più interessante e con la tecnologia più innovativa. Tra quelle che stanno calamitando l’interesse degli investitori spiccano Metal, Steam e TNT.

Valutare gli elementi tradizionali

Le criptovalute rappresentano un fenomeno sui generis, con caratteristiche peculiari e, in un certo senso, di portata rivoluzionaria. Tuttavia, non sfuggono completamente alle logiche classiche dell’investimento a medio e lungo termine. Sotto certi punti di vista, quindi, creare un portafoglio di criptovalute è come creare un portafoglio tradizionale. Ciò si evince dal (per ora ristretto) range di elementi “tradizionali” che comunque, anche se si parla di valute tradizionali, occorre valutare.

  • Solidità del progetto. Così come, per valutare delle azioni, è necessario analizzare l’azienda emittente, allo stesso modo per capire se una criptovaluta merita di far parte di un portafoglio è necessario studiarne il progetto. Il ché, nella fattispecie significa: individuare il grado di vitalità della community degli sviluppatori, prendere coscienza della tecnologia che sta dietro alla criptovaluta, constatare l’esistenza di problemi strutturali e la loro capacità di incidere sul prezzo (es. il Bitcoin presenta difficoltà nel mining) e altro ancora.
  • Domanda. Prima di inserire una criptovaluta nel portafoglio è necessario analizzare la domanda. E’ richiesta dal mercato? Per rispondere, oltre a spulciare i volumi, è bene studiare i servizi – anche extratrading – connessi a quella valuta. Per esempio, se una criptovaluta è oggetto dell’interesse di molti broker (che la propongono sotto forma di CFD) allora questo è un segnale che la domanda è sostenibile nel medio e lungo periodo. Un altro fattore decisivo, sempre in una prospettiva di lungo termine, è l’interesse manifestato dagli investitori istituzionali, o la presenza di servizi di vendita che fanno uso di quella criptovaluta in qualità di mezzo di pagamento.
  • Offerta. Questo è un aspetto molto interessante, in quanto vittima di una parziale evoluzione, quando si parla di criptovalute. Il motivo risiede nelle modalità di emissioni, che nulla hanno a che vedere con le valute tradizionali. Le criptovalute vengono nella stragrande maggioranza dei casi “minate”, e nello specifico attraverso un processo di estrazione di complessi codici. Ora, sono due gli elementi che decidono l’offerta di una criptovalute nel medio e nel lungo periodo: la difficoltà nel mining, il numero massimo di unità monetaria (i coin) previsti dagli sviluppatori. Già, a differenza degli euro e dei dollari, le criptovalute prima o poi finiscono. Quindi: se il mining è difficile, l’offerta potenzialmente andrà in sofferenza e si realizzerà un aumento di prezzo, se il mining è semplice allora accade l’inverso. Analogamente, se il numero di coin previsto è basso, ciò depone per un aumento del prezzo (almeno in linea ipotetica).

Come evitare gli scam

Quando si crea un portafoglio di criptovalute, e si adotta un approccio che mira deciso alla diversificazione, il rischio scam è dietro l’angolo. Per inciso, gli scam sono le classiche “truffe”, criptovalute in fase beta e attive solo sotto forma di token che, a fronte di un investimento da parte degli utenti, si rivelano scatole vuote: sono solo delle esche, dei progetti finti, un modo per estorcere denaro. Il problema è che spesso le truffe vengono orchestrate bene, quindi è possibile incappare in uno scam senza accorgersene.

Come fare per evitare truffe criptovalute?

I consigli sono tre.

  • Verificare l’esistenza di un Whitepaper canonico. I Whitepaper possono essere paragonati ai business plan in quanto contengono tutte le informazioni progetto necessarie ad attirare gli investitori. Se non esiste, siamo di fronte a uno scam. Se esiste ma è molto generico, pure.
  • Verificare il livello di profondità delle piattaforme informative proprietarie. Ovviamente, i siti proprietari sono di parte, in quanto megafono del progetto. Tuttavia, se le informazioni non sono precise, sono generali e i dettagli mancano, vi è una enorme probabilità che nascondino uno scam.
  • Cercare feedback qualificati in rete. Alla fine, l’opinione degli altri investitori è il miglior antidoto. Tuttavia, occhio alle marchette. Serve un po’ di esperienza in modo da riconoscere un tono e un linguaggio insincero, ma dopo un po’ ci si fa la mano.

Telegram: la criptovaluta che può funzionare

Telegram (dopo aver lanciato la sfida a whatsapp) è pronta a lanciarsi nel mondo delle criptovalute. Ha intenzione di farlo in grande stile, con una ICO pazzesca, come mai se ne sono viste. Segnale, questo, che le valute virtuali hanno ormai compiuto un salto di qualità: da fenomeno bizzarro a oggetto del desiderio dei grandi player internazionali. Ad attrarre sono le potenzialità, soprattutto in campo tecnologico, anche perché le infrastrutture che stanno alla base delle criptovalute appaiono già oggi in grado di dare un nuovo impulso non solo alle tematiche monetarie ma anche a quella della cibersecurity.

Da quando la notizia è stata diffusa, gli esperti ma anche i semplici appassionati hanno iniziato a interrogarsi sulla qualità del progetto. La nuova criptovaluta di Telegram ha le carte in regola per ritagliarsi un posto di primo piano nel già saturo panorama crypto? E’ in grado di insidiare il primato di Bitcoin ed Ethereum? Prima di rispondere a questa domanda, o meglio lanciarci in qualche previsione, è bene ricapitolare numeri e finalità del progetto.

Telegram e la nuova criptovaluta

La ICO dovrebbe essere lanciata entro la fine di marzo. Dunque, è ancora tutto di là da venire. Alcune informazioni, però, hanno già iniziato a circolare con una certa insistenza. Per esempio, l’entità della ICO stessa, che è semplicemente enorme. Si parla, infatti, di una cifra pari a 1,2 miliardi di euro. Mai prima d’ora si era vista una ICO di questa dimensioni. Il record attuale (ricordiamo che il progetto di Telegram deve ancora iniziare) è detenuto da Filecoin, che ha raccolto 257 milioni di dollari per un progetto che, a rigor di termini, consisteva, più che nella creazione di una valuta virtuale, in una modifica della blockchain finalizzato a condividere la memoria inutilizzata dei pc.

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Ad ogni modo, Telegram è pronta a mettere (anzi, a farsi mettere) sul piatto della bilancia 1,2 miliardi di dollari. Non tutti, però, andranno a comporre la liquidità della nuova valuta. A questa è riservato il 44% del totale. Il resto andrà al team di sviluppo (4%) o costituirà una quota di riserva (52%). Le stime parlano giù di una emissione di token pari a 500-600 milioni di dollari.

Quali caratteristiche avrà la nuova criptovaluta di Telegram?

Per ora si conosce il nome, Gram, e poco altro. Un’altra informazione attendibile suggerisce che il progetto fa parte del Telegram Open Network, una rete finalizzata a creare un protocollo multifunzione ispirato alla tecnologia della blockchain, in una prospettiva secondo cui, nel prossimo futuro, il pagamento mediante criptovaluta sarà alla portata di tutti. I passaggi che il TON promette di percorrere riguardano la risoluzione dei problemi di scalabilità, velocità e governance.

GRAM funzionerà?

Ancora sono pochi gli elementi per rispondere a questa domanda, sebbene il progetto stia nascendo sotto i migliori auspici. Tuttavia, è possibile individuare tre fattori che fanno pensare a un successo di GRAM, e finanche alla sua capacità di imprimere una svolta nel mondo crypto. Ecco quali.

  • Base consolidata. Il periodo più critico di una criptovaluta è costituito dai mesi successivi alla sua nascita, in quanto è cruciale per acquisire una base di utilizzatori e/o investitori tali da sostenere la sua presenza nel mercato. Ebbene, GRAM da questo punto di vista appare in grado di difendersi fin da subito. Potrà attingere, infatti, all’incredibile bacino di utenza di Telegram, che è costituito da 180 milioni di individui.
  • Potenza di fuoco. E’ raro vedere una criptovaluta in grado di reggersi sulle sue gambe al primo colpo. Molto spesso i progetti vengono rimaneggiati, l’infrastruttura protetta, ampliata e riarrangiata. Per fare ciò, occorrono risorse. Anche sotto questo profilo, il futuro di GRAM appare assicurato, o almeno non particolarmente foriero di pericoli. Dietro non ha un team di sviluppatori di nicchia, stile indie, bensì una società affermata e dotata di tutti gli strumenti necessari.
  • ICO gigantesca. E’ bene non sottovalutare i numeri. Un miliardo e due sono veramente tanti, anche se alla fine a comporre la liquidità sarà meno della metà. Una ICO di queste proporzioni è in grado di garantire alla valuta una base già eccellente, il terreno fertile per una entrata a regime in tempi record. Ovviamente, tutto dipenderà dalle reali caratteristiche della criptovalute, e non solo dei numeri a suo sostegno, ma si tratta certamente di un fattore molto positivo.

Partnership Ripple MoneyGram: cosa cambia per le criptovalute

Il 12 gennaio MoneyGram ha annunciato una partnership con Ripple, criptovaluta tra le più interessanti e famose in circolazione, nonché una delle principali rivali del Bitcoin. Questo inatteso accordo ha acceso la discussione circa il ruolo delle valute virtuali nell’economia reale, al di fuori del mondo del trading (dove pare sia confinata tutt’ora). Per comprendere la reale portata dell’evento, e fornire qualche spunto di tipo predittivo, è necessario capire in che cosa consiste realmente questa partnership.

ripple moneygram

MoneyGram e Ripple: il succo dell’accordo

MoneyGram è una società il cui focus principale è il trasferimento di denaro. Statunitense ma diffusa in tutto il mondo (in Italia è rappresentata da Poste Italiane) contende a Western Union il primato nel mercato del money transfert. Le sue attività si concentrano principalmente sui trasferimenti internazionali e sui prodotti di documentazione finanziaria. La partneship con Ripple, tuttavia, coinvolge solo la prima sfera di azione. Tale iniziativa, infatti, si inquadra nella ricerca di una competitività maggiore in termini di costi e commissioni.

Ripple è invece una criptovaluta che cerca di superare la tecnologia del Bitcoin, offrendo una soluzione a un problema annoso e ponendo le basi per un servizio in grado, in linea teorica, di contrastare il ruolo di leader attualmente rivestito dalle banche. Il problema che Ripple promette di risolvere è la velocità delle transazioni: a detta degli sviluppatori, sono necessari solo un paio di secondi per trasferire denaro con il sistema di Ripple. Il servizio innovativo, invece, è il trasferimento di denaro “senza soluzione di continuità”: è possibile inviare Ripple e fare in modo che la controparte riceva euro, dollari, sterline etc. In questo modo, il sistema di Ripple costruisce un ambiente di intermediazione tale da sovrapporsi a quello tradizionalmente messo a disposizione dalle banche.

In che cosa consiste la partneship tra Ripple e Moneygram?

In estrema sintesi, MoneyGram farà uso del sistema di pagamento di Ripple, noto con il nome di xRapid, al fine di ridurre i costi di transazione e allo stesso tempo di rendere più veloce le transazioni stesse.

Le implicazioni della partnership tra MoneyGram e Ripple

L’accordo, come già anticipato, apre le porte a scenari completamente inesplorati. A patto, ovviamente, che la collaborazione tra i due soggetti risulti veramente feconda. Se ciò accadesse, infatti, verrebbe dimostrato l’assioma dei sostenitori delle criptovalute secondo cui “le valute virtuali sono valute a tutti gli effetti”. Una affermazione, questa, cui le istituzioni hanno per ora riservato un forte scetticismo, a partire dalle banche centrali. Se MoneyGram attraverso Ripple riuscirà a migliorare e rendere più convenienti le sue transazioni, allora si diffonderà la percezione secondo cui le criptovalute non sono esclusivamente degli strumenti di investimento speculativo. Il primato delle valute tradizionali, in questo caso, diventerebbe virtualmente attaccabile.

Ipotizzando un esito positivo dell’iniziativa, inoltre, risulterebbe evidente che il successo delle criptovaluta va rintracciato fuori dalle logicamente di mercato, quindi nell’economia reale, nei loro impieghi concreti. Un passaggio semantico, questo, che ad oggi, con l’estrema volatilità che caratterizza le valute virtuali, appare quasi utopico. Certo, alcune criptovalute non sono nuove ad accordi con soggetti economici, anche importanti ma a dominare lo scenario è ancora il Bitcoin, che è visto da tutti come un mero strumento di speculazione.

Infine, se restringiamo la riflessione al solo Ripple, un successo della partnership rappresenterebbe la dimostrazione che sì, questa criptovaluta è realmente come dicono i suoi sviluppatori. La collaborazione infatti costituisce una eccezionale prova su strada per questa valuta virtuale. Da dimostrare, la velocità delle transazioni e la validità della formula “senza soluzione di validità” (quella che consente di abbinare al semplice trasferimento anche il cambio valuta).

Attualmente, è tutto ancora da dimostrare. Se guardiamo al presente, ben poco è cambiato. Nonostante l’annuncio della partneship, Ripple si è comportato esattamente come le altre criptovalute. Ossia, ha seguito il Bitcoin nel saliscendi di gennaio. Da questo punto di vista, ovvero sotto il profilo delle quotazione, Ripple fatica ancora a emergere con una identità forte, a brillare di luce propria.

Criptovalute: cosa pensano le banche centrali

Le criptovalute rappresentano un fenomeno di portata mondiale. Il Bitcoin fa registrare, nonostante qualche sporadico scivolone, tassi di crescita annuo su anno incredibili, seguito a ruota (o quasi) dai vari Ethereum, Litecoin, Ripple. Sono sulla bocca di tutti: investitori, analisti, economisti, media, gente comune.

Era inevitabile, quindi, che finissero anche sulla bocca delle banche centrale, che in teoria dovrebbero essere i soggetti più titolati a parlare di valute. L’espressione “in teoria” è d’obbligo, dal momento che le criptovalute sono nate in netta contrapposizione con le banche centrali, la loro ragion d’essere è proprio la creazione di un sistema monetario che sia svincolato dalle dinamiche delle central banks.
banche centrali bitcoin

Ma tant’è, il parere delle varie Fed, Bce, Bank of England et similia era richiesto e non è tardato ad arrivare. In questo articolo ricapitoleremo quello che le principali banche centrali pensano sulle criptovalute.

Federal Reserve

La banca centrale statunitense condivide con tutte le analoghe in giro per il mondo alcune perplessità. In questo caso, le maggiori preoccupazioni ruotano attorno alla gestione del rischio. Proprio in questo senso vanno le dichiarazione di Jerome Powell, membro del board Fed.

Randal Quarles, Vice Chair for Supervision della Fed, ha persino paventato un intervento diretto da parte della banca centrale per regolare l’utilizzo dei Bitcoin. Dopo aver lamentato, nel corso di una adizione al Senato, lo stato di impotenza attuale della Fed nei confronti delle criptovalute, ha ipotizzato la promulgazione di policy precise. Ad ogni modo, ha specificato che il fenomeno non è ancora abbastanza grande da destare enormi preoccupazioni, e quindi attualmente non ci sono le condizioni per intervenire.

Banca Centrale Europea

bitcoin bce mario draghiA dire il vero, la BCE non si è sbilanciata molto sulle criptovalute. Si ricorda una dichiarazione di Mario Draghi pronunciata a dicembre durante un incontro pubblico nel quale ha rigettato la qualifica di “valute” per Bitcoin e compagni, e ha messo generalmente in guardia gli investitori, pur specificando che per adesso non avverte alcun rischio per il sistema finanziario continentale.

Più preciso è stato Vitor Costancio, membro del board, che qualche mese fa ha sottolineato la natura altamente speculativa delle criptovalute, paragonando il fenomeno ai tulipani del XVII secolo. Il riferimento è alla bolla esplosa nel Seicento, avvenuta dopo un aumento dei prezzi esagerato dei celebri fiori (la prima bolla finanziaria della storia).

Banca Popolare Cinese

L’atteggiamento del massimo istituto finanziario cinese è ambiguo. Nel senso che da un lato si apprezza una clamorosa apertura al mondo delle criptovalute, mentre dall’altro si evidenzia una chiusura totale. Nello specifico, la Banca Popolare Cinese si è detta disponibile ad abbracciare la tecnologia delle cryptocurrencies, reputando valido il concetto stesso di valuta digitale, a tal punto da progettare una sua valuta virtuale, di stampo governativo. Contemporaneamente, ha stigmatizzato il ruolo dei privati nel fenomeno. Il risultato è il bando del trading di criptovalute entro il territorio cinese.

Bank of Japan

Il Giappone si è esposto molto di meno, limitandosi a osservare il fenomeno, analizzarlo ed esprimendo qualche parere generico. Lo ha fatto nella persona di Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan. Il numero uno della BoJ ha innanzitutto negato la natura valutaria delle criptovalute, asserendo che, per adesso, sono più strumenti di investimento che mezzi di pagamento veri e propri.

Si è poi ripromesso di studiare ancora più attentamente il fenomeno, specificando però che l’adozione di una valuta virtuale da parte della banca centrale rappresenterebbe un salto in avanti eccessivo, praticamente una rivoluzione.

Bank of England

Molto entusiasta, almeno secondo gli standard delle banche centrali, si è dimostrata la Bank of England. In particolare, è stato il governatore Mark Carney a tesserne le lodi. In realtà, non tanto della criptovaluta in sé, quanto della tecnologia che sta alla base: la blockchain. Stando alle parole del governatore, la blockchain potrebbe offrire garanzie di sicurezza ai pagamenti, e rendere praticamente impossibile gli attacchi informatici. Ha comunque specificato che la Bank of England è ben lungi anche solo dall’ipotizzare la creazione di una propria valuta virtuale.

Bank of Canada

La banca centrale canadese, invece, è dello stesso avviso del Giappone: le valute virtuali non sono delle vere e proprie monete. L’ex vice governatore del massimo istituto finanziario del Canada, però, in una intervista di novembre ha commentato questo – secondo lei – dato di fatto con una piccola provocazione: “Che non siano delle valute vere e proprie, si tratta di un vantaggio e di una garanzia di sicurezza”.

Anche la Wilkins, però, considera molto vantaggiosa la tecnologia delle blockchain, quindi non è da escludersi un suo utilizzo da parte della Bank of Canada.

Bank of Corea

La banca centrale coreana ha manifestato una chiara avversità nei confronti delle criptovalute. Si è posta lo scopo di “proteggere” i consumatori da questo fenomeno e impedire che possa “corromperli”. Il riferimento è non solo alla mania speculativa, che secondo i detrattori sta sfociando nel giorno d’azzardo, ma anche ai falsi miti secondo cui le criptovalute rappresenterebbero lo strumento di pagamento preferito dai trafficanti di droga, di armi etc.

Nel frattempo, il legislatore sudcoreano sta pensando a una tassa specifica per i guadagni da plusvalenza realizzati mediante trading di criptovalute.

CBRF

La Central Bank of the Russian Federation ha in mente di utilizzare il pugno duro, naturale conseguenza di una percezione alquanto negativa del mondo delle criptovalute. Secondo il governatore della banca centrale Elvira Nabiulina le criptovalute non sono altro che schemi piramidali (es. schema Ponzi) e in ogni caso sarebbero da bandire in quanto denaro emesso da privati. Attualmente, non è stata varata alcuna decisione in merito, dal momento che si aspetta una indicazione precisa da parte del Governo.

Contemporaneamente, però, è noto il rapporto (dialetto, pubblico e aperto) tra il creatore di Ethereum e il governo russo. Si pensa, infatti, che Ethereum possa essere cooptato nel sistema amministrativo russo. La posizione di Mosca, quindi, in realtà potrebbe essere alquanto simile a quella cinese: da un lato si stigmatizza l’uso privato, dall’altro si punta a porre il fenomeno sotto l’egida governativa.

Criptovalute sottocapitalizzate: rischi e opportunità

Il panorama delle criptovalute è molto ricco e vario. Non esiste solo il Bitcoin.  Sulla scorta del celebre Bitcoin, infatti, sono nate molte altre valute virtuali. La tendenza è di investire su quelle più famose, che per un motivo o per un altro (in genere per le performance di mercato eccellenti) hanno già conquistato la ribalta. Una schiera di trader sempre più nutrita, però, si sta rivolgendo anche sulle criptovalute secondarie.
criptovalute
E’ bene seguirli? Come al solito, si apprezzano rischi e opportunità. I rischi più importanti derivano dalla sottocapitalizzazione, la quale può portare a conseguenze per nulla piacevoli. In questo articolo parleremo delle minacce e delle opportunità derivanti proprio dalla sotto capitalizzazione.

Sottocapitalizzazione e criptovalute

Innanzitutto, è bene fare una precisazione. Fare trading con le valute che non si piazzano ai primi posti in quanto a capitalizzazione può essere un’idea redditizia, a patto di non esagerare. Il consiglio è quello di ignorare le criptovalute che difettano grandemente da questo punto di vista, e puntare invece su quelle tutt’al più “poco liquide”, almeno rispetto ai classici Bitcoin, Ethereum e Litecoin. Un riferimento può essere a Monero, IOTA, OmiseGo, ZCash.

Detto questo, affrontiamo le conseguenze, piacevoli e spiacevoli, derivanti dalla sottocapitalizzazione.

  • Rischio illiquidità. E’ ovvio: se un titolo è sottocapitalizzato, la mancanza di liquidità va da sé. Se si parla di criptovalute, il rischio più grande riguarda i costi delle commissioni. Questi rischiano di lievitare perché, molto banalmente, l’intermediario deve metterci del suo. Il riferimento è ai broker market maker, che impongono commissioni elevate per quegli asset che presentano difficoltà nell’individuazione della controparte. Anche quando non si fa trading, ma ci si limita a gestire un portafoglio, il rischio commissioni è alto: le piattaforme di Exchange sovraccaricano le transazioni che riguardano le criptovalute sottocapitalizzate.
  • Rischio manipolazione. Se la liquidità è insufficiente, un qualsiasi intervento di peso rischia di spostare pesantemente gli equilibri, incidendo in maniera notevole sulla domanda. Eventi di questo genere sono imprevedibili in generale, ma lo sono ancora di più nel comparto criptovalute, che manca di market mover strutturali.
  • Performance. Questa, in realtà, è una opportunità. Una criptovaluta sottocapitalizzata è una criptovaluta che ha grandi margini di miglioramento. Visti anche i ritmi di crescita del comparto, quindi, è probabile che – se sussistono le condizioni giuste – possa avere una exploit da un giorno all’altro.

Come selezionare le criptovalute sottocapitalizzate

Abbiamo fornito il primo consiglio qualche riga fa, ossia non scegliere quelle troppo sottocapitalizzate. Questo ovviamente non è l’unico parametro da prendere in considerazione. Eccone altri.

  • Identità. Una criptovaluta che si distingue dalle altre per struttura, finalità, modalità di utilizzo ha maggiori opportunità ritagliarsi un suo spazio e crescere. Gli esempi che si possono fare sono numerosi. Pensiamo a Monero, che si caratterizza per un approccio che tende nettamente alla tutela della privacy, più di ogni altra valuta in circolazione, o a IOTA, che è per tutti la “criptovaluta senza tassazione”. Siamo già nel campo del marketing, è vero, ma negarlo è impossibile: una criptovaluta riconoscibile verrà notata, e ciò influisce sulla sua domanda potenziale.
Per il trading di criptovalute ti consigliamo di utilizzare broker regolamentati e sicuri come IQoption. Su IQoption trovi 12 criptovalute e puoi investire a partire da 10 euro. Prova, valuta e poi decidi se incrementare o no le tue posizioni.
  • Sicurezza. Una criptovaluta non sicura è una criptovaluta destinata a fallire. Gli investitori sperano prima di tutto di non perdere il proprio capitale. Ora, il rischio è un concetto con cui si deve venire a patti. Inteso, però, come rischio di mercato, non tecnologico. E’ bene evitare, quindi, le criptovalute che hanno mostrato tentennamenti in questo senso. Monero, IOTA, OmiseGo, ZCash sono, tra le valute virtuali a media o bassa capitalizzazione, quelle considerate più sicure.
  • Multitasking. Il successo delle criptovalute passa anche dagli endorsement di grandi imprese e istituzioni, e questi dipendono dagli utilizzi alternativi che le criptovalute esprimono. La loro tecnologia spesso apre le porte a un modo diverso di intendere i contratti, le comunicazioni etc. Ne consegue che il margine di miglioramento maggiore sia appannaggio delle criptovalute “multitasking”. Pensiamo, tra le valute con buona capitalizzazione, a Ethereum, che disegna una tecnologia in grado di rivoluzione potenzialmente la redazione e la stipula dei contratti. Tre la valute a media o bassa capitalizzazione pensiamo invece a IOTA, che è di fatti un sistema di intermediazione bancaria (o quasi) “tax free”.
  • Analisi grafica. Identità, garanzie di sicurezza e multitasking a parte, è bene affidarsi alla cara vecchia analisi tecnica, meglio ancora che grafica. I pattern, infatti, sono più affidabili rispetto agli indicatori, visto e considerato che il mercato è ipertrofico e concetti quali supporti e resistenti, minimi e massimi, hanno risvolti diversi. Il grafico consente di carpire l’outlook, ma anche di individuare quanto sono forti, frequenti e regolari i ritracciamenti, che rimangono il fattore di rischio più importante per i trader delle criptovalute.
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ITrader: uno dei migliori broker in circolazione?

L’offerta di broker è davvero corposa, e lo è da parecchi anni. Ciò non implica, però, che alcuni broker emergenti non siano in grado di conquistare la scena. E’ il caso di iTrader, che propone una politica economica su misura di tutte le tasche, valorizzata da un ambiente di trading efficiente e sicuro. Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul broker iTrader.

iTrader è un broker sicuro

La sicurezza è una delle qualità che caratterizzano iTrader. E’ infatti ben regolamentato, come dimostrano le tante licenze che può vantare. Su tutte, quella erogata da Cysec con licenza n° 198/13, che uno degli enti più prestigiosi al mondo. Da segnalare anche la licenza erogata da FCA, che in fatto di tutela del trader non è seconda a nessuno.
iTrader

iTrader è un broker sicuro (puoi controllare le regolamentazione e licenze da QUI) anche in virtù di una seria politica di gestione dei conti. Questi ultimi, infatti, sono segregati. Il denaro dei trader è depositato in conti separati, quindi anche nella peggiore delle ipotesi la liquidità dei clienti non corre alcun rischio.

Ciò che, lato sicurezza, distingue iTrader da molti altri broker in circolazione, è l’utilizzo della tecnologia Secure Socket Layer, che si caratterizza per un sistema di crittografia granitico. Le operazioni sono svolte in conformità con il protocollo PCI livello 1. Ciò significa che, tra le altre cose, il flusso dei dati è perennemente protetto.

L’offerta ampia di sottostanti iTrader

Un altro punto di forza di iTrader è rappresentato dall’offerta di asset, che è veramente corposa. I trader, infatti, hanno a disposizione:

  • Coppie di valute. I trader possono scegliere tra circa cinquanta coppie di valute, all’interno delle quali sono comprese anche monete esotiche come il fiorino ungherese.
  • Azioni. Si segnala quasi un centinaio di azione, le quali afferiscono ai settori più svariati.
  • Indici. I trader possono investire su parecchi indici, tra cui si apprezzano il il Dow Jones, il Nasdaq, l’SP 500, il DAX 30, il CAC 40, il FTSE 100, il NIkkei 225.
  • Materie prime. Anche in questo caso l’offerta è sterminata. Si contano svariati metalli preziosi, come l’oro, l’argento, il rame e il platino; energetici quali petrolio, gas naturale e greggio; alimentari come il mais, il grano, lo zucchero, il caffè e il cacao.
  • Bitcoin e criptovalute come Ethereum, Bitcoin Cash, Ripple e Litecoin

Conti e commissioni di iTrader

iTrader è un broker a misura di trader. Ciò si evince dalla politica economica che, per usare un termine caro alla macroeconomia, è “accomodante”. Un esempio di tale approccio ha come protagonisti gli spread, che sono molto più bassi della media. Per esempio, alla coppia euro dollaro è associato uno spread di 0,3, sebbene i picchi estremi si trovino nel segmento degli energetici (il gas naturale “soffre” d uno spread pari a 0,003).

iTrader è un broker che cerca di esaudire le speranze di guadagno dei suoi clienti. Lo fa, tra le altre cose, mediante una offerta di leva davvero interessate. Questo risulta evidente se si guarda all’offerta di Forex Trading, che prevede la possibilità di operare con una leva di 1:500. La leva, va detto, cambia a seconda dell’asset class, ma comunque si va dalla 1:50 alla 1:125.

Le piattaforme di trading

Come abbiamo già anticipato, iTrader predispone un ambiente di trading efficiente e confortevole. L’ambiente di trading è, in un certo senso, ampiamente “personalizzabile”, nel senso che i trader possono scegliere tra numerosi conti e piattaforme. Per quanto riguarda le piattaforme, l’offerta consiste nel bilanciatissimo MetaTrader 4, che secondo alcuni rappresenta tutt’ora il non plus ultra in termini di piattaforme; in Web Trader, che consente di operare via browser e di una versione mobile particolarmente performante.

Per quanto riguarda i conti, le possibilità sono tre.

  • Account Silver
  • Account Gold
  • Account Platinum

Valuta tutti i tipi di conti di iTrader – Clicca qui

La buona notizia è che tutti gli account sono caratterizzati da condizioni base eccellenti, sicché anche quello meno costoso, e in linea teorica meno fornito, offre tutto il necessario per intraprendere una proficua carriera nel trading. Per esempio, anche il Silver dà accesso a un servizio di assistenza e supporto completo e affidabile. Il Gold e il Platinum, però, hanno il pregio esclusivo di garantire l’accesso libero ai contenuti formativi. Mentre il Platinum, unico tra i tre, mette a disposizione segnali e VPS gratuiti.

Il pezzo forte dell’ambiente di trading è rappresentato dall’offerta di strumenti collaterali, di svariate utilità che rendono l’attività di investimento potenzialmente più efficace. Il riferimento è alla possibilità di sfogliare un calendario economico perennemente aggiornato, di usufruire di svariati indicatori di analisi tecnica e analisi di mercato pronte per essere interpretate.

Gestione Portafoglio di iTrader

iTrader possiede una speciale licenza CySEC che gli permette di offrire il servizio di Gestione Portafogli. Si tratta di un servizio con cui i clienti possono affidare il loro capitale agli uffici trading di iTrader per effettuare operazioni di trading online per conto loro.

Dal sito di iTrader si evincono i seguenti dati:

Dai dati pubblicati sembrerebbe esserci un’ottimo servizio. Se qualche lettore è interessato allora vi consiglio di contattarli per discutere con loro sui dettagli.

Gestione portafogli di iTrader – Clicca qui

Come funziona il mining di criptovalute

Per ottenere bitcoin è possibile solo in due modi: acquistarli o con il mining di criptovalute. La prima alternativa è a disposizione di chiunque, attraverso i broker o exchange. La seconda alternativa è decisamente elitaria, e a disposizione di pochi soggetti. Il motivo è presto detto: minare, o più propriamente “fare mining” è estremamente difficile, e richiede hardware con una potenza di calcolo elevatissima.

Ma cosa vuol dire in realtà fare mining? Come si fa? Ecco la risposta a queste domande.

Perché il mining

Il Bitcoin è una valuta elettronica decentralizzata. Questo vuol dire che non è supportata da nessuna banca centrale o da un ente che ne faccia le veci. Gli sviluppatori del Bitcoin si sono trovati fin dall’inizio, quindi, davanti a un dilemma: come regolare l’emissione della moneta?

Si adottò il concetto di mining come soluzione. Il mining fu pensato, inizialmente, come lo strumento per mezzo del quale gli individui potevano essi stessi creare moneta.

Per capire cosa sia veramente il mining, però, è necessario comprendere come funziona il Bitcoin. Le transazioni, tutte le transazioni, producono la scrittura di un blocco, il quale si lega alla blockchain. Questa contiene i blocchi corrispondenti a tutte le transazioni avvenute fino a questo momento. Un sistema ingegnoso, il cui scopo è rendere estremamente difficile qualsiasi violazione del sistema, dal momento che per “bucare” un blocco è necessario fare lo stesso con tutti i blocchi (tecnicamente impossibile).

Alcune interessanti statistiche sono fornite da questo portale https://blockchain.info/it/stats

  • in media si crea 1 bitcoin ogni 9 minuti
  • attualmente si creano circa 2000 bitcoin al giorno
  • il numero di bitcoin in circolazione è di quasi 17 milioni e sono previsti un numero massimo di 21 milioni

Ora, anche la creazione di moneta è una transazione. Così come una banca centrale per creare moneta deve procedere con una transazione (es. acquisto dei titoli di Stato), allo stesso modo il sistema della blockchain per creare moneta deve “elargirla” a un soggetto, quindi deve compiere una transazione. Questo soggetto deve de facto creare un codice, azione che in gergo è nota come “chiudere il blocco”.

Il mining, quindi, non è altro che il processo di individuazione di tale codice. Il problema sta nel fatto che il codice diventa più complicato a mano a mano che la blockchain si estende. Se all’inizio il mining non era poi così complicato, proprio perché c’erano pochi Bitcoin in giro e la blockchain non era molto estesa, attualmente i codici sono estremamente complessi, poiché complessa e incredibilmente estesa è la blockchain.

Come si fa il mining e chi può farlo

Per chiudere un blocco è necessario mettere a disposizione una data potenza di calcolo. All’inizio era sufficiente un computer molto potente messo a lavoro 24 ore su 24 per ottenere molti Bitcoin al giorno. Ora la potenza di calcolo necessaria è diventata insostenibile persino per i pc più potenti. A tal punto che sono nate aziende di sviluppo hardware-software finalizzate alla creazione di macchine per il mining. Tale attività, quindi, è diventata oltremodo elitara. Ed è una fortuna: proprio la difficoltà nel fare il mining ha sbilanciato il rapporto domanda-offerta a favore della prima, favorendo la rivalutazone del bitcoin.

Tuttavia, è un processo destinato a interrompersi, poiché, prima o poi, il mining diventerà teoricamente e praticamente impossibile. La conseguenza è la fine dell’emissione del Bitcoin, con il rischio dell’esplosione di una bolla. E’ anche per questo motivo che, a fine Ottobre, gli sviluppatori hanno creato una variante del Bitcoin, il Bitcoin Gold, che semplifica grandemente il processo di mining.

Mario Draghi contro Criptovalute: ha ragione?

Le criptovalute stanno andando incontro a una diffusione clamorosa, che si riflette anche nelle performance di mercato, praticamente senza precedenti. Si pensi che attualmente un Bitcoin vale quasi 8.000 dollari.

E’ una bolla destinata a scoppiare?

La risposta non è affatto scontata, anche perché nella direzione opposta a quella dettata dai catastrofisti ci sono i vari tentativi – per ora solo a parole, ma è già tanto, se ammettiamo i principi della forward guidance – delle istituzioni di cooptare le criptovalute nelle dinamiche monetarie delle valute reali.

Certo, tutto si sta verificando all’insegna della prudenza. Le aperture ci sono, ma sono molto timide, sebbene la sensazione è che, in fondo, la strada sia già stata tracciata. Da questo punto di vista, appare distruggere l’opinione di Mario Draghi che, in qualità di numero uno della BCE, è senz’altro uno degli epigoni del sistema finanziario.

Cosa pensa Mario Draghi delle criptovalute? Un suo recente intervento dipinge le valute virtuale con tinte fosche, nonostante abbia riservato loro il beneficio del dubbio.

Il Draghi pensiero sulle criptovalute

Il riferimento è alle parole pronunciate in due occasioni: la conferenza “Youth Dialogue” tenutasi il 22 settembre al Trinity College di Dublino e l’audizione al Parlamento Europeo del 25 settembre. Ebbene, nella prima occasione Mario Draghi ha bocciato le criptovalute, intese però come elemento in grado di sostituire le valute tradizionali, quindi di giocare un ruolo di primo piano nelle politiche monetarie.

Queste le parole del presidente della BCE: “Questa tecnologia non è ancora matura per poter essere considerata nelle politiche monetarie della Bce o come sistema di pagamento”.

Qualche giorno dopo, al Parlamento Europeo, ha espresso un leggero timore circa la possibile integrazione tra “virtuale e reale” ma ha comunque rimandato ogni conclusione a tempi migliori. “Dobbiamo chiederci quali effetti le criptovalute abbiano sull’economia. La Bce non ha ancora discusso l’eventuale impatto delle monete virtuali”.

Dalle dichiarazioni di Draghi emergono tre elementi. Il primo, che le criptovalute, almeno nella coscienze dei decisori economici, non hanno ancora acquisito una dignità tale da richiedere con urgenza una discussione in merito. Ciononostante (secondo punto) non viene disconosciuta, almeno a livello europeo, che le criptovaluta possano generare, se non oggi in un prossimo futuro, una certa influenza a livello sistemico (secondo punto). Infine, che le criptovaluta, più che mezzi di pagamento, sono delle tecnologie. Il termine “tecnologia” sicuramente non è stato tirato in ballo a caso.

Mario Draghi ha ragione?

Certamente, sulla mancanza di maturità non si può che essere d’accordo con il presidente. Tale difetto è dimostrato in maniera inequivocabile dal fatto che le criptovalute sono utilizzate tuttora come strumento di investimento speculativo, piuttosto che come una moneta vera e propria. A incidere è soprattutto la lentezza, ancora evidente nel Bitcoin, delle transazioni.

Anche il secondo punto appare giustificato dalla realtà dei fatti. D’altronde, un asset – qualsiasi asset – che produce performance di questo genere non può che fare pensare a un impatto – qualsiasi impatto, buono o cattivo, notevole o lieve – sull’economia reale.

Infine, appare ragionevole anche la riduzione, se la si vuole interpretare così, della criptovaluta a “tecnologia”. Il motivo di ciò è semplice: l’essenza delle criptovalute è data dal meccanismo delle blockchain, che lungi dall’aver conquistato una dimensione omogenea e universalmente efficace, ne determinano in maniera pressoché completa i destini e le possibilità di successo.

A giudicare dalle parole di Draghi, la strada verso una integrazione del Bitcoin e delle altre criptovalute nel sistema monetario è ancora lunga e incerta. Staremo a vedere cosa riserva il futuro. Per adesso, e per molti va già bene così, le valute virtuali sono un formidabile strumento di investimento.