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Trading azioni: come analizzare un’azienda quotata

Pat Dorsey, nel suo bestseller “Five The Five Rules for Successful Stock” ha condiviso tutto il suo sapere circa il trading azionario. Il testo appare come un tutorial a tutto tondo, a uso e consumo sia degli esperti che dei principianti. Molto interessante è il sesto capitolo, che affronta un argomento scottante: l’analisi delle società emittenti.

24option trading

Pat Dorsey propone un metodo di studio diverso. Che non parte direttamente dagli elementi classici, come lo stato patrimoniale e il conto economico, bensì da quelle che lui definisce “aree di valutazione”. Questo paradigma, abbastanza disruptive in un contesto tutto sommato conservativo, permette ai trader di non perdere mai di vista l’obiettivo di fondo: una analisi non fine a se stessa, bensì mirata a predire, per quanto possibile, il futuro dei titoli azionari.

Ecco le cinque aree di valutazione proposte da Pat Dorsey, e come affrontarle nello specifico.

Growth

Secondo l’immaginario collettivo, se una società registra una forte crescita del fatturato e degli utili, le sue azioni vanno fortemente prese in considerazione. Pat Dorsey mette in discussione questo sentire comune e introduce un altro concetto: la qualità della crescita.

Se una società cresce in fretta e per tanto tempo, infatti, non è detto che lo faccia in futuro. E’ necessario che la sua crescita sia “di qualità”. Come capire se la crescita è di qualità? Pat Dorsey suggerisce vari criteri. Quello più importante, comunque, riguarda i “trucchi”, o per meglio dire le scorciatoie, che una società utilizza per dare un boost alla crescita.Per esempio, le acquisizioni. Dunque, se la crescita, per quanto rapida, arriva da manovre di questo tipo, è bene pensarci due volte prima di riporre la propria fiducia.

Profitability

Con questo termine Pat Dorsey indica la capacità della società, insita nel suo modello economico e nelle sue scelte strategiche, di generare un ritorno degli investimenti in modo più o meno strutturale.

A tal proposito, Pat Dorsey propone di analizzare, tra gli altri, due parametri,

ROA. Return of Asset. E’ il rapporto tra gli utili correnti ante oneri finanziari, ovvero l’utile calcolato prima del pagamento di tasse e interessi, e il totale attivo. Il ROA dà una misura chiara del potenziale di profitto che una azienda esprime, a prescindere dalla forma di finanziamento adottata (che potrebbe essere anche l’obbligazionario).

ROE, Return of Equity. E’ il rapporto tra l’utile netto e il capitale proprio (normalizzato a cento). E’ un parametro importante in quanto misura la redditività del denaro versato dai soci (compresi gli azionisti). Secondo Dorsey, un ROE al 10% è ottimo per una società non finanziaria.

Financial Health

Ovviamente, la salute finanziaria ricopre un ruolo importantissimo. Qui Pat Dorsey entra molto nello specifico, sebbene indugi, dopotutto, su concetti chiari e semplici. In particolare dedica spazio a due elementi.

Flusso di cassa operativo. Secondo Pat Dorsey, l’investitore dovrebbe privilegiare le società con un flusso operativo buono a quelle con un flusso di cassa generalmente alto, in quanto il flusso di cassa operativo indica la capacità di una società di mantenersi attiva con la forza del suo business e la possibilità, eventualmente, di fare a meno di finanziamenti esterni.

Leva. Le società che agiscono in leva, pur avendo generalmente un capitale buono, pongono in essere rischi elevati. Per questo motivo, vanno considerate con diffidenza.

Bear Case

Più che un’area di valutazione, il termine “Bear Case” indica un esercizio di immaginazione. Consiste nell’ipotizzare tutte le eventualità negative che possono interessare, nel breve medio e lungo termine, la società oggetto di studio. In seguito, si risponde alle domande: come reagirebbe la società di fronte a queste eventualità?

Se la risposta è “male”, allora la società dovrebbe essere presa scarsamente in considerazione.

Sembra un esercizio divertente e nemmeno tanto complicato. E invece è davvero difficile da portare a termine, in quanto l’investitore non è chiamato a esprimere un parere, bensì a configurare scenari e reazioni secondo elementi che, pur riguardano il presente, sono di natura tecnica e soprattutto reali.

Il compito diventa ancora più difficile se la società vanta una interdipendenza più elevata della media rispetto al contesto politico e macroeconomico. Il rischio è palesemente quello di sconfinare nella distopia, compromettendo la veridicità (o anche solo la verosimiglianza). delle conclusioni

Management

Argomento di analisi molto interessante, ma spesso trascurato. Pat Dorsey considera la qualità del management come un fattore da tenere d’occhio per capire se una società è profittevole o meno. I criteri da analizzare sono tantissimi anche in questo caso, sebbene l’autore conferisca molta importanza a uno soltanto: la motivazione. Il management ha più a cuore le sorti dell’azienda o il suo profitto? Rispondere a questa domanda vuol dire fare metà del lavoro.

Banche italiane sicure? le verità nascoste

Dal caso Etruria, paure e perplessità aleggiano nel mondo dei risparmiatori che, dopo tanti sacrifici, hanno paura di affidare i risparmi di tutta una vita alle banche italiane. Quello accaduto, del resto, potrebbe essere solo un assaggio di quanto accadrà a partire dal prossimo anno con le nuove norme sul cosiddetto “bail in” letteralmente salvataggio interno, ovvero uno strumento che consente alle autorità di risoluzione di disporre, al ricorrere delle condizioni di risoluzione, la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a ripristinare un’adeguata capitalizzazione e a mantenere la fiducia del mercato.

Una legge a nostro avviso assurda perchè coinvolge i risparmiatori ignari della mala gestione dei soci forti e degli amministratori disonesti o incapaci. In poche parole salvano le banche con i nostri soldi!

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Crisi MPS (chi pagherà il conto?)

La crisi del MPS, la più antica banca del mondo e terza più grande d'Italia per asset, rischia di mettere in crisi l’intero sistema bancario perché a pagare i crediti inesigibili sarebbero altre banche e quindi, a cascata, su tutti i risparmiatori. Le azioni delle banche italiane, che da inizio anno sono crollate, sono infatti risalite un po’ nella seduta di lunedì 15 ma le preoccupazioni di fondo rimangono. Per risolvere la crisi delle banche collassate, infatti, non è stato usato denaro pubblico ma altre banche hanno dovuto dare un contributo speciale a un fondo di risoluzione, mentre azionisti e obbligazionisti subordinati esistenti sono stati spazzati via. I contributi speciali costano a Intesa quasi 380 milioni di euro, a UniCredit quasi 280 milioni e al Banco Popolare 114 milioni.

Stress test: sono dati affidabili?

Per saperne di più su quali sono gli effettivi rischi dei risparmiatori, particolarmente interessante risulta l’esito degli stress test, in grado di misurare con un buon margine di precisione la solidità degli istituti di credito, ovvero il grado di resistenza in caso di una forte recessione e di turbolenze di mercato. La situazione italiana è, a quanto pare, meno preoccupante di quanto si poteva immaginare dato che 4 banche su 5 hanno ottenuto risultati positivi. Diversamente dal passato, gli stress test 2016 non fissano in caso di scenario avverso una soglia patrimoniale al di sotto del quale la banca è obbligata automaticamente alla ricapitalizzazione (tale soglia nell'ultimo test del 2014 corrispondeva al 5,5%). Ma si limitano a dare indicazioni circa lo stato di salute del credito, che è il dato a cui gli investitori guarderanno. I risultati saranno comunque oggetto della valutazione della vigilanza Bce che in autunno-inverno condurrà l'esame Srep e qunidi fatalmente porteranno a correzioni per le banche che dovessero presentare debolezze.

Gli stress test devono essere letti e confrontati anche con i CET1ratio per avere una migliore visione. Ecco che in questo modo qualcosa sembra non quadrare e si sollevano diversi dubbi sull'affidabilità di questi parametri per valutare la solidità delle banche.

Come sono andate le banche in Borsa?

In un anno:

Il trend delle banche in borsa nell’ultimo anno è decisamente negativo. La peggiore in assoluto è stata la Monte Paschi Siena ( -82%), seguita da Carige (-80%) e Banco Popolare (-78%). Inferiori ma comunque gravi le perdite di Credito Valtellinese ( -70%), Unicredit (-63%), UBI (- 62%), Banca Pop di Milano (-54%), BPER ( -53%) e Intesa SanPaolo ( -42%). Tutte le borse nel mondo hanno registrato perdite, principalmente per il crollo del prezzo del petrolio e per il rallentamento dell’economia cinese, ma il crollo delle banche italiane è una questione distinta, che grava ulteriormente sulla borsa di Milano: i titoli delle banche pesano infatti molto sul FTSE MIB, il principale indice di Milano; in Italia se le cose vanno male per le banche, quindi, è facile che vadano male per la Borsa in generale. Inoltre in Italia le aziende si rivolgono normalmente alle banche per finanziare i propri progetti – anziché ai mercati finanziari, emettendo obbligazioni o prodotti simili – e questo lega ancora di più l’andamento delle imprese con quello delle banche in borsa.

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FCA FIAT comprare o vendere nel 2016?

Le immatricolazioni aumentano, ma il titolo FCA è in calo

Notizie contrastanti dal fronte Fiat Chrysler Automobiles (FCA), il produttore di auto guidato da Sergio Marchionne. Se da una parte la società ha fatto registrare un deciso aumento delle immatricolazioni dei suoi veicoli durante l’ultimo mese, dall’altra il titolo in Borsa soffre notevolmente, andando incontro ad un passivo che dall’inizio del mese di giugno si è attestato sopra il 10%. Il trend finanziario si conferma così come negativo, proseguendo le prestazioni in rosso dei due mesi precedenti. Il fenomeno può essere attribuito ad un report reso noto da Citigroup, che si è espressa circa le prospettive di mercato dell’azienda controllata dalla famiglia Agnelli per il futuro prossimo.

FTCAH4

Quotazioni FCA in alto mare

Secondo le stime pubblicate, la società dovrebbe utilizzare le sue risorse finanziarie per sostenere gli investimenti, fattore che contribuirà a limitare i margini di guadagno. Considerando ulteriori elementi dello scenario economico del comparto, Citigroup ha quindi consigliato di vendere le azioni, provocando così un calo del titolo a Piazza Affari. Le quotazioni azionarie di FCA si sono dimostrate particolarmente altalenanti nel corso degli ultimi 12 mesi: osservandone i dati storici, si rileva il forte calo verificatosi all’inizio dell’anno, quando il titolo ha perso ben il 25% nel solo mese di gennaio, per poi risalire dell’11% due mesi dopo. Chi intende operare sulle azioni di FCA non dovrà quindi monitorare il mercato “reale” dell’auto, che come detto è al momento positivo per la società, ma anche le complesse condizioni finanziarie che influenzano l’andamento del titolo.

Come approfittarne con il trading

Si ricorda che è possibile guadagnare delle interessanti somme di denaro negoziando con queste azioni anche con le piattaforme di trading online, che consentono di aprire e chiudere CFD del titolo anche nel breve termine. Inoltre, gli appassionati di finanza potranno cimentarsi con il Forex, il mercato delle valute internazionali. Sebbene con questo ambito non si operi con azioni, ma con le coppie monetarie, l’andamento delle loro quotazioni è ugualmente influenzato da fattori che producono un impatto su numerosi comparti economici. Il prezzo del petrolio, ad esempio, ha un forte impatto sia sul mercato dell’auto, che su quello delle valute. Riuscire ad interpretare le relazioni dei molteplici fattori in gioco, al fine di realizzare dei profitti con le piattaforme, non è sempre facile: è per questo che i broker mettono a disposizione strumenti quali l’analisi tecnica, quella fondamentale ed i segnali di trading, con i quali si potranno leggere gli scenari finanziari e reagire di conseguenza impostando gli ordini più proficui sulle interfacce.

Con i broker CFD Markets markets_logo

Segnali trading azioni FCA Fiat

Sul grafico FCA sopra riportato abbiamo applicato il TrendGT indicator su grafici H4 che mostra un evidente precisione di trend sul titolo e anche l’ichimoku ci aiuta a comprendere con maggior dettaglio il trend da seguire. 

Attualmente non abbiamo modo di pensare ad un rimbalzo ma solamente a nuovi minimi verso il prezzo di 5 euro.

Come scaricare gratis il TrendGT indicator

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Saluti

I CFDs sono strumenti complessi con un alto grado di rischio di perdita del capitale per via della leva finanziaria. In media il 74-89% degli investitori retail perde soldi con il trading di CFDs. Prima di investire soldi reali devi considerare la tua attitudine al rischio e al trading di CFDS.

Terna: azioni da comprare

Terna è uno dei pochi titoli che da quando è stato quotato non ha mai sofferto lunghi periodi negativi e ha sempre pagato un ottimo dividendo permettendo agli investitori di avere un ritorno medio annuo di almeno il 4 – 5%.

Terna è l’azienda che detiene la Rete Elettrica Nazionale ed è quindi un’azienda molto importante per l’Italia. E’ il più grande gruppo in Europa e il sesto in tutto il Mondo. Nel 2015 ha distribuito un dividendo di 0.20 euro (pari a circa il 4,4% di rendimento) ed è previsto un dividendo di pari importo anche per il 2016 (acconto di 0,13 euro già distribuito a Giugno 2016).

TRNAWeekly

Clicca QUI per vedere le quotazioni in tempo reale delle Azioni Terna

Il grafico Weekly che vi mostriamo con l’indicatore Ichimoku evidenzia un trend rialzista sano ed estremamente interessante. Le azioni Terna hanno sempre performato meglio dell’indice italiano FTSEMIB, quindi è un ottimo titolo da tenere in portafoglio anche per il lungo periodo.

Azioni Terna: comprare adesso?

Studiando la storia delle azioni Terna si denota che la Tenkan-Sen ha quasi sempre mantenuto i prezzi sopra la kumo riuscendo a creare dei nuovi massimi. In questi giorni stiamo assistendo ad un ritorno dei prezzi sulla Tenkan-Sen che funge da supporto statico e che se rotto può riportare le quotazioni a 4.60 euro oppure a 4.50 euro.

Al prezzo di 4,50 euro è possibile ripensare ad un possibile riacquisto delle azioni Terna. In tal caso i target sono impostati ad almeno 5,10 euro vicino ai massimi storici.

Trading azioni Terna

Le azioni Terna sono molto apprezzate nei portafogli di lungo periodo ma sono anche ottimi strumenti per fare trading nel breve periodo sia con i broker CFD.

TRNAH4

Il grafico H4 sopra esposto con Ichimoku e TrendGT indicator (ultima versione 2016) vi mostra i punti di ingresso al ribasso che era possibile sfruttare intraday. Si tratta di 5 segnali trading ribassisti che attualmente avrebbero permesso di avere un guadagno di 0,30 euro per ogni azione acquistata. Ipotizzando un capitale investito di 10.000 euro (con 5 ingressi da 2000 euro), oggi il trader avrebbe accumulato 2054 azioni e un guadagno di 616 euro pari a +6,16% del capitale investito. Il trader deve aggiungere anche un rendimento di 0,13 euro di dividendo distribuito nel 2016 pari a 267 euro e che porta il rendimento attuale a +8.8%.

Naturalmente gli ultimi segnali trading sono stati ribassisti perchè influenzati negativamente dal trend borsistico generale.

 

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Finmeccanica azioni pronti per un rialzo?

Finmeccanica, trading azioni Giugno 2016

Tra i vari titoli quotati alla Borsa di Milano che attirano costantemente l’attenzione degli investitori possiamo trovare i CFD azioni di Finmeccanica, l’autorevole azienda italiana attiva nel comparto della difesa e delle produzioni aerospaziali. Stiamo parlando di un’impresa tra le più produttive nel nostro paese, in virtù di contratti e forniture non solo in Italia ma anche all’estero: particolarmente richiesti in tutto il mondo sono ad esempio gli elicotteri prodotti da AgustaWestland, una delle principali società del gruppo Finmeccanica. Forte della popolarità e della qualità tecnologica dei suoi prodotti, l’azienda ha fatto registrare negli ultimi anni dei fatturati consistenti, superando i 13 miliardi di euro nel 2015. Considerati questi fattori, si può comprendere come investire sui titoli di Leonardo-Finmeccanica (il nome completo dell’azienda) possa essere piuttosto proficuo.

Analisi quotazioni Finmeccanica

Dall’analisi dei dati storici delle quotazioni azionarie, si evince che anche Finmeccanica non è stata immune alla crisi economica globale all’indomani della bancarotta di Lehman Brothers nella seconda meta del primo decennio del 2000: dopo aver raggiunto il massimo di 23 euro ad azione nel 2007, il titolo di Finmeccanica ha subito un rapido ridimensionamento fino a precipitare sotto i 10 euro l’anno successivo. Un ulteriore discesa si è poi verificata sul finire del 2011, quando ogni azione veniva quotata addirittura sotto i 3 euro. Da allora tuttavia il titolo si è gradualmente ripreso, facendo registrare un aumento costante, fino a raggiungere il prezzo di 13 euro in conclusione dell’anno passato, valore che si è attestato sugli attuali 10 euro.

LEONARDO - FINMECCANICA

Il prezzo delle azioni di Finmeccanica sale di solito dopo la pubblicazione di notizie circa nuove consegne ottenute dal gruppo. É il caso di uno degli ultimi ordini avvenuto sul finire di Maggio 2016, quando si è stipulato un accordo con il governo del Pakistan per una fornitura di nuovi elicotteri della AgustaWestland: il valore del titolo si è subito collocato a quota 11 euro a seguito di un netto rialzo. Nella prima settimana del mese di Giugno, le quotazioni dell’azione si sono tuttavia ridimensionate verso quota 10 euro e continuano ad oscillare giornalmente.

Ichimoku trading azioni Finmeccanica

Il grafico a 5 giorni sopra mostrato ci indica che attualmente siamo in una fase di correzione del trend rialzista principale che potrebbe avere come obiettivo un’estensione fino a 9 euro. Su quel livello potrebbero tornare gli acquisti di massa e si potrebbe pensare ad un accumulo per il medio/lungo periodo.

Trading online Finmeccanica

Tenersi aggiornati sulle ultime notizie inerenti Finmeccanica sarà essenziale per chi intende operare con i CFD della società con le piattaforme di trading online: con questo strumento non si acquisiranno a tutti gli effetti le azioni dell’azienda, ma si potranno ugualmente ricavare dei profitti aprendo delle posizioni lunghe, in modo tale da guadagnare sulla variazione del prezzo del sottostante.

Mondadori acquista Banzai e vola in borsa

Mondadori acquista Banzai: nasce il primo editore digitale italiano

Dopo giorni di trattative, questa mattina Arnoldo Mondadori Editore ha sottoscritto con la Banzai un contratto per l’acquisizione della Media Holding, ovvero la divisone vertical content del gruppo guidato, ad esclusione del segmento news costituito dalla partecipazione ne Il Post e dal ramo d’azienda relativo al sito Giornalettismo.

Un operazione, questa, per un valore pari a 45 milioni di euro che porterà al gruppo Mondadori ben 8,9 milioni di nuovi utenti già attivi, grazie all’acquisizione di siti particolarmente rilevanti nel mercato italiano quali Giallo Zafferano, Pianeta Donna, Studenti.it, Mypersonaltrainer, Soldi Online.

Tutte aree strategiche che consentiranno di ampliare e integrare l’offerta multicanale dei brand già in portafoglio, con rilevanti possibilità di crescita mediante innovazioni di prodotto e strategie di brand extention, oltre ad una pronta affermazione del nuovo Gruppo Mondadori come leadership dei siti verticali sulle tematiche di women, food, health & wellness, nonché primo editore digitale italiano a beneficiare della complementarietà dei verticali delle due aziende.

Ernesto Mauri: “Con Banzai verso il digitale”

Al temine della sottoscrizione del contratto, Ernesto Mauri, amministratore delegato del Gruppo Mondadori afferma: Oggi abbiamo concluso un’operazione che ci darà un deciso impulso nel digitale, indispensabile per far evolvere i nostri magazine, ambito in cui siamo già leader con oltre il 30% del mercato grazie al portafoglio più diversificato e di qualità presente in Italia. Siamo particolarmente orgogliosi di aver raggiunto un altro importante traguardo nel piano di sviluppo di Mondadori, che ci consolida nella posizione di primo gruppo editoriale italiano. In questi mesi stiamo vivendo una nuova fase di crescita, finalizzata all’ulteriore rafforzamento delle nostre attività strategiche: i libri e i magazine. L’acquisizione di Banzai Media Holding ci permette di accelerare il processo di trasformazione del nostro Gruppo, già portato avanti con successo grazie alle azioni di recupero di redditività e la conseguente capacità di investire nel core business.

Con questa nuova acquisizione raggiungiamo oggi una massa critica nell’online che consentirà a Mondadori di giocare anche in questo settore un ruolo da protagonista, comparabile – in termini di audience – a quello degli over the top, con una proposta di contenuti, servizi e ricavi pubblicitari superiore a tutti gli altri player”.

L’elevato know-how e le comprovate competenze tecnologiche di Banzai Media Holding, coniugate al valore dei brand e ai contenuti di elevata qualità della Mondadori, permetteranno al gruppo di accelerare il processo di evoluzione in ambito digitale, oltre che a consentire una maggiore audience in target specifici portando così a maggiori opportunità di monetizzazione.

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Banzai al primo posto nell’e-commerce

I proventi della cessione saranno utilizzati per rafforzare la presenza del gruppo Banzai e la quota di mercato nell’e-Commerce, per incrementare la base clienti e la gamma di servizi offerti.

Contestualmente, Banzai ha sottoscritto un accordo triennale per l’acquisto di spazi pubblicitari sulle emittenti televisive del gruppo Mediaset, il cui beneficio stimato è pari a circa 7 milioni di euro.

Intendiamo rafforzare la leadership di Banzai, primo player italiano nel mercato nazionale dell’e-commerce e di ePrice, leader assoluto nel mercato online dei grandi elettrodomestici, grazie a un catalogo di più di 1,3 milioni di prodotti high tech dedicati alla famiglia digitale e alla smart-home. Con i proventi della cessione stiamo dotando il nostro gruppo e-commerce di risorse determinanti per accelerare la crescita, anche alla luce degli incoraggianti dati di sviluppo del mercato del commercio elettronico che in Italia è atteso crescere nei prossimi cinque anni. Conclude l’amministratore delegato del gruppo Banzai, Pietro Scott Jovane – Con la plusvalenza derivante dalla cessione, prevediamo una chiusura del 2016 in utile”.

Piazza Affari: la Mondadori prende il volo

Dove dopo la notizia dell’acquisizione, Banzai, che con più di 18 milioni di clienti al mese si piazza come il primo operatore italiano nel mondo dell’e-commerce, perde lo 0,72% a 3,84 euro per azione.

Ben diversa la reazione degli investitori di Mondadori, che avvicina la soglia dell’euro per azione guadagnando a metà mattinata più del 4%.

MONDADORI EDIT

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Fondo Atlante e IntesaSanPaolo: cos’è e come funziona?

Fondo Atlante da il benvenuto a Intesa Sanpaolo

“Fondo Atlante” – da un po’ di tempo – è un’espressione di cui sentiamo parlare spesso, al tg, alla radio, nei quotidiani, nelle pagine internet e addirittura tra i nostri amici e parenti, correlato il più delle volte alla questione della crisi delle banche. Ma, non tutti sono appassionati a temi quali la politica, la finanza e l’economia, ecco perché in questo articolo cercheremo di spiegarvi in modo più semplice possibile cosa sta succedendo in Italia.

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Il problema: NPL (Non Performing Loans)

Iniziamo dalle basi. Il problema di fondo della crisi delle banche italiane è che hanno ben 350 miliardi lordi di crediti deteriorati, tanto che tra i paesi dell’eurozona, l’Italia detiene il primo posto in termini di volume di NPL (Non Performing Loans, ovvero prestiti non performanti, cioè deteriorati).

Si tratta di tutti quei crediti che le banche hanno concesso a famiglie e/o imprese e non sono stati più rimborsati. È chiaro quindi che le banche vanno in perdita e non concedono più prestiti, il che si ripercuote pesantemente sull’intera economia del Paese.

La soluzione: Fondo Atlante

Per sbloccare il mercato NPL e cercare di trovare una soluzione imminente alla crisi delle banche è stato istituito il Fondo Atlante.

Si tratta di un fondo di investimenti con una dotazione di circa 6 miliardi di euro – promosso dal Governo – finanziato con le risorse private delle stesse banche italiane e aperto ad altri investitori per fare da rete di sicurezza agli aumenti di capitale e risolvere così il problema delle sofferenze.

Il Fondo Atlante ha principalmente due obiettivi:

  • Garantire gli aumenti di capitale delle banche in difficoltà

  • Favorire la vendita dei crediti deteriorati

Per quanto concerne il primo punto, si parla di Bail-In, ovvero una riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti, o la conversione di alcuni di essi in azioni, allo scopo di assorbire le perdite, ricapitalizzando così le banche in misura sufficiente per fronteggiare la crisi e mantenere la fiducia del mercato.

Leggendo ciò risalta subito all’occhio che così facendo gli unici penalizzati saranno i creditori e gli azionisti delle banche, ma in realtà, anche se colpiti vengono protetti in qualche forma anche i contribuenti, in quanto le perdite subite non saranno mai eguali a quelle subite in caso di fallimento della banca.

In questo senso il Bail-in è concepito come uno strumento per ridurre l’impatto della crisi.

Una volta che la ricapitalizzazione sarà avvenuta con successo, per concludere in positivo l’operazione, il Fondo comprerà l’inoptato, ovvero tutte le azioni rimaste invendute, alleggerendo così il negativo delle banche.

Per quanto riguarda, invece, la vendita dei crediti deteriorati, si parla di Repricing, ovvero cercare di far salire il valore di mercato di questi crediti in modo da allineare il più possibile il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare al valore dei crediti in sofferenza messi a bilancio dalle banche.

Intesa Sanpaolo apre le porte al Fondo Atlante

Intesa Sanpaolo è il gruppo bancario nato dall’unione tra due grandi realtà bancarie italiane, quali Banca Intesa e Sanpaolo IMI, e si colloca tra i primissimi gruppi bancari dell’eurozona.

Qualche giorno fa è stata presentata la trimestrale, dalla quale è emerso che Intesa Sanpaolo ha chiuso i primi 3 mesi dell’anno con un utile netto pari a 806 milioni di euro (rispetto ai 13 milioni del quarto trimestre 2015 e ai 1.064 milioni del primo trimestre 2015).

INTSNPLWeekly

Una conclusione positiva che ha visto numeri al di sopra delle stime degli analisti: l’utile netto raggiunto è già superiore al 50% dei 3 miliardi di euro di dividendi indicati per l’esercizio 2016, se si considera anche la plusvalenza netta di circa 895 milioni derivante dalla cessione di Setefi e Intesa Sanpaolo Card, il cui contratto di compravendita è stato firmato nei giorni scorsi.

Ma non è tutto. Durante la conference call di presentazione della triennale, Carlo Messina ha dichiarato che Intesa Sanpaolo farà ricorso al Fondo Atlante contribuendo con ben 845 milioni di euro (di cui 300 già stati versati) per ridurre il proprio stock di crediti deteriorati – che ad oggi ammontano a 33,08 miliardi di euro.

Secondo Messina, il Fondo Atlante costituisce una vera opportunità per stabilizzare il settore bancario italiano con un minore rischio di underwriting negli aumenti di capitale (in cui l'istituto è uno dei principali arranger) e una significativa riduzione potenziale delle sofferenze dell'istituto, tutte cose che permetterebbero di porre fine alla crisi delle banche italiane.

Per quanto riguarda il ratio patrimoniale, l’impatto sul Common Equity Tier (Cet1) della partecipazione al Fondo Atlante è stato stimato in 8 punti base ma, un volta che l’intera partecipazione sarà completata, dovrebbe arrivare a 20 punti base.

Ad oggi comunque, il Cet1 risulta pari al 13,1%, confermando così la solidità di Intesa Sanpaolo tra le maggiori banche europee.

Analisi Grafici azioni Intesa Sanpaolo

Le difficoltà del comparto bancario italiano si sono riflesse anche nelle azioni IntesaSanPaolo che hanno raggiunto i minimi del 2014. La prima reazione sul supporto (sup 1) è stata violenta ma durante la settimana appena trascorsa, i prezzi si sono avvicinati nuovamente. La tenuta di 2.10 euro è un importante key level che potrebbe trasmettere forza per un recupero verso 2.50 euro oppure una debolezza fino al successivo supporto a 1.50 euro circa.

Petrolio: eccesso di offerta = ribassi?

Previsioni sul prezzo del Petrolio e eccesso di offerta.

Il petrolio chiude il mese di Agosto 2018 in discesa con quotazioni che tornano sotto 70 dollari. Il calo è dovuto al rifiuto dell’Iran di partecipare alla conferenza dei produttori. L’Iran infatti non vuole congelare la produzione ma punta a un ritorno di produzione a 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Il mercato dunque va in contro a una nuova discesa del prezzo del petrolio per effetto della sovrapproduzione mondiale.

Previsioni pretrolio

Secondo le previsioni, l’opec prevede che nel 2016 la domanda globale del greggio aumenterà fino a circa 94 milioni di barili al giorno. Questa incertezza è confermata anche dal fatto che i paesi produttori non Opec dovrebbero ridurre l’offerta, invece di continuare la produzione a prezzi molto bassi.

Prezzo del petrolio e Cina

Le borse asiatiche sono in rialzo. Infatti sul fronte dell’economia cinese le notizie sono positive in quanto il rialzo delle quotazioni del petrolio ha registrato un aumento delle importazioni di petrolio da gennaio ad oggi e un incremento sugli ordinativi di macchinari industriali in Giappone.

Eni estrae petrolio nell’Artico

Eni ha avviato la produzione di petrolio presso il maxi-giacimento ad olio Goliat nel Mare di Barent, al largo della Norvegia. Si tratta di una zona priva di ghiacci presso la quale il gruppo italiano, dopo un lungo periodo di attesa a causa di alcuni problemi autorizzativi e costi elevati, ha deciso di procedere all’estrazione del petrolio attraverso un impianto petrolifero di produzione e stoccaggio, il più grande al mondo. L’impianto è stato costruito con tecnologie avanzate e con i migliori sistemi di sicurezza, proprio per assicurare il rispetto dell’ecosistema e per consentire il corretto funzionamento del giacimento tali da poter affrontare le estremi condizioni climatiche. Secondo le stime Eni questo enorme giacimento ha delle riserve di circa 180 milioni di barili di olio, con una produzione giornaliera di 100.000 barili di olio, 65mila dei quali in quota Eni.

Come investire sul petrolio nel 2019?

Per diversificare il proprio portafoglio è possibile investire sulle materie prime, in particolare sul petrolio. I futures sul greggio che è possibile negoziare sono il WTI e il Brent Crude Oil. Il WTI è il greggio degli USA che viene quotato alla Borsa di New York, mentre il Brent Crude Oil è scambiato alla Borsa di Londra.

Per investire sul petrolio abbiamo a disposizione diverse opzioni.

  • Possiamo scegliere di fare trading sul petrolio scegliendo un broker opzioni binarie
  • Facendo trading di azioni delle aziende petrolifere con broker o banche
  • Acquistando in Borsa azioni legate alle principali società del settore petrolifero (Eni, Saipem, Saras, Terna, Bernstein, Tenaris). Bisogna sottolineare il fatto che le azioni non seguono necessariamente il prezzo del petrolio, ma sono soggette alle dinamiche interne di quella società.
  • ETC legate al prezzo del petrolio, sfruttando le leve finanziarie.

Investire sul petrolio con i CFD

Plus500 è un broker CFD molto affermato sul mercato. Opera in tutta Europa e in Italia per mezzo di importanti Licenze, come la Licenza CySEC che gli permette di offrire condizioni di sicurezza e trasparenza. Potrai consultare la recensione completa disponibile sul nostro sito per ottenere maggiori informazioni e per attivare il tuo account.

Per investire sul petrolio dunque potrai iniziare con il trading in CFD di Plus500.

Perché Plus500?

Perché il Broker forex Plus500 offre due importanti vantaggi ai trader che decidono di attivare un account:

  • Conto demo gratuito: ti dà l’opportunità di attivare gratuitamente un conto demo per fare trading alle reali condizioni di mercato, senza limitazioni di tempo e senza rischiare il proprio capitale.
  • Piattaforma trading mobile veloce
  • Numerosi CFD su cui investire
  • Depositi e prelievi veloci

Prospettive di analisi tecnica grafici petrolio

petrolio trend grafici

Dal grafico daily Marzo 2016 del petrolio brent si evince una situazione di pausa sulle resistenze di lungo periodo e dentro la kumo. Si delinea una zona di possibili breakout rialzisti ​sopra i 41 dollari o in alternativa un ritorno sulla Kijun Sen (linea blu) intorno a 35 usd.

Ferrari crolla in borsa: comprare azioni Ferrari?

Plus500Nel 2015 il titolo Ferrari Race è stato quotato in america e oggi si ripropone anche sulla borsa italiana. La sfortuna ha voluto che i forti ribassi asiatici hanno influenzato negativamente anche le borse europee e quindi anche il titolo di Ferrari alla borsa italiana ne risente con una forte volatilità che ha fatto oscillare i prezzi dai 43 euro iniziali fino a 41,50 euro di minimo e 43,68 euro di massimo attuale (ore 15:30). Quotazioni in tempo reale QUI.

Anche a piazza affari il titolo ha scelto il codice di contrattazione RACE così come a WallStreet.

Comprare azioni Ferrari race?

Prima di comprare le azioni Ferrari valutiamo alcuni aspetti importanti per un

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Le società produttrici di armi in rialzo alla Borsa delle guerre

Solitamente il momento migliore per investire in azioni di società produttrici di armi è dopo un attentato o quando si intraprendono delle azioni belliche, come ad esempio gli attentati di Parigi e le ultime vicende legate all’ISIS.

Accade, dunque, che il prezzo delle azioni sale vertiginosamente e ciò rappresenta un’occasione propizia per gli speculatori.

Tutto ciò ci porterebbe a pensare in modo avido e insensibile, ma la verità è che la borsa delle guerre ci guadagna, così come ci guadagna chi costruisce armi e forniture militari.

Non a caso infatti queste società sono spesso quotate in borsa e in corrispondenza di attentati hanno visto il valore delle loro azioni schizzare in alto.

armi

Tra le principali società che a livello mondiale producono armi da guerra troviamo:

  1. Lockheed Martin – USA (aerei, missili, elettronica, spazio)

  2. Boeing – USA (aerei, missili, elettronica, spazio)

  3. BAE Systems – UK (aerei, artiglieria, elettronica, veicoli militari, missili, armi/ munizioni, navi)

  4. Raytheon Company – USA (missili)

  5. Northrop Grumman – USA (aerei, elettronica, missili, navi, spazio)

  6. General Dynamic – USA (artiglieria, elettronica, veicoli militari, armi/munizioni, navi)

  7. Airbus Group (EADS) – Europa (armi, elettronica, missili)

  8. Finmeccanica – Italia (elicotteri, elettronica, missili, munizioni, aerei, veicoli militari)

  9. United Technologies – USA (armi, elicotteri)

  10. Thales – Francia (armi, elettronica)

Dopo gli eventi tragici del 13 novembre di Parigi questi produttori di armi hanno guadagnato più di 12 miliardi di euro sul mercato azionario.

Finmeccanica in borsa italiana

In particolare ad esempio la Italiana Finmeccanica ha registrato un aumento nelle sue quotazioni dell’8,2%, Lockheed Martin un incremento nei guadagni del 3,78%, Boeing che visto un incremento del 3,55%, Raytheon con un incremento delle sue azioni da 117$ a 123$.

Anche la francese Thales ha avuto un incremento del 5,32%, cioè con oltre 730 milioni di euro di guadagno.

Inoltre dall’11 settembre 2001 ad oggi la spesa militare mondiale è aumentata del 50%.

L’incremento del valore di borsa di queste società è legata proprio alla percezione del conflitto e quindi della probabilità del verificarsi di una guerra, con la conseguenza di un incremento nella vendita di armi. Infatti i primi bombardamenti della Francia in Siria hanno spinto gli speculatori ad acquistare le azioni di queste società produttrici di armi, puntando dunque al business e ai propri guadagni.