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EATALICO.IT INTRODUCE LA SUA CRIPTOVALUTA “EATALICO” (EAT)

La startup italiana introduce uno strumento che rivoluzionerà il mondo del Made in Italy

Di cosa si occupa la piattaforma eatalico.it

Ma partiamo dall’inizio e con ordine. Eatalico.it è una piattaforma basata sulla tecnologia blockchain, attiva all’interno del settore agroalimentare. La piattaforma ha una funzione decisiva: arginare e (utopisticamente) mettere fine al fenomeno annoso delle falsificazioni e dei raggiri a danno del Made in Italy, ovvero dei produttori e dei consumatori. Questo è possibile grazie al rilascio di una certificazione che appura – in maniera inequivocabile – l’alta qualità (calibrata su dei parametri di riferimento) e l’origine italiana del singolo prodotto (tramite test del Dna). In questo senso – e veniamo a noi – il token Eatalico svolge una funzione vitale, consentendo ai produttori di acquistare la certificazione generata dalla piattaforma. È interessante, a questo punto, scoprire la fortuita coincidenza riguardo alla creazione di questa moneta digitale.

La curiosa circostanza relativa alla nascita del token Eatalico

Eatalico.it ha creato la propria moneta, denominata Eatalico (EAT), con un tempismo che per certi versi risulta quasi provocatorio: erano le ore 20 del 18 giugno 2019 quando Facebook annunciava dal sito della Libra Association il Project Libra, ovvero il lancio della propria eMoney, che sarà utilizzabile solo a partire dal 2020. Si tratta – a ben vedere – dell’annuncio di un progetto ancora in cantiere. E qui sta il bello: mentre ciò accadeva, Eatalico.it aveva già creato la propria moneta Eatalico (EAT). Se il lettore dovesse avere difficoltà nel credere a questa storia, gli basterebbe dare un’occhiata alla blockchain Ethereum, dedicata agli smart contract, sul sito di Etherscan. Qui si può rinvenire la data di creazione del token Eatalico: Jun-18-2019 11:48:40 AM +UTC, ovvero qualche ora prima dell’annuncio della Libra.

Funzione e utilizzo del token Eatalico

Chi acquista il token Eatalico, si garantisce il possesso di un strumento innovativo rispetto alle monete in corso legale, come euro o dollaro, comunque utilizzabili all’interno delle piattaforme di eatalico.it. Al contrario di quanto avviene con gran parte delle criptovalute, la moneta Eatalico non ricerca la mera speculazione. Si tratta, invece, di una moneta globale a servizio del Made in Italy, spendibile nell’e-commerce che sarà presente sul sito. L’Eatalico promette di aprire nuove frontiere nel mondo del marketing e, nella fattispecie, del settore agroalimentare italiano: al token Eatalico è legata, infatti, una nuova possibilità di tutela per il produttore nonché di garanzia e di trasparenza per il consumatore

ICO

Oltre a ciò, eatalico.it finanzierà il proprio progetto tramite ICO, che partirà entro la prima metà del 2020. Sono già stati generati 100 milioni di token, la cui distribuzione avverrà tra contributor, sostenitori, clienti, casa madre e ogni altro partecipante al circuito della distribuzione del made in Italy.

Per ultimo, conclusa la distribuzione mediante ICO, il token verrà quotato e sarà perciò convertibile su diversi Exchange peer-to-peer. Tale procedimento ha il fine di rendere il token stesso più efficiente e pratico, e non si deve considerare minimamente come una forma di investimento. Le premesse per una vera e propria rivoluzione ci sono tutte.

Come leggere il White Paper di una ICO

Le ICO rappresentano delle opportunità di investimento dall’ottimo potenziale. Certo, il mondo delle criptovalute, anche nella sua appendice più famosa (le ICO appunto) è ancora immerso in un contesto di incertezza, vista l’evoluzione che sta subendo. Tuttavia, è possibile vederci chiaro anche quando si punta sulle Initial Coin Offering. Lo strumento principale con cui i trader possono orientarsi è il White Paper, un documento che viene allegato a qualsiasi progetto. Ecco di cosa si tratta e qualche consiglio per analizzarlo al meglio.

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Perché il White Paper è importante

Il White Paper può essere paragonato alla carta di identità della ICO. E’ il documento attraverso cui gli sviluppatori presentano agli investitori il proprio progetto, e li stimolano a puntare del denaro. E’ dunque ricco di informazioni sulla criptovaluta di là da venire, che quindi possono essere prese in considerazione dagli investitori per valutare la bontà, e quindi le speranze di ritorno, dell’investitore spesso.

Ci sono però almeno altri tre elementi che fanno del White Paper un elemento davvero importante.

  • Assenza di market mover. Le criptovalute a regime non hanno market mover stabili, figuriamoci le criptovalute in essere. Dunque, il contesto è incredibilmente incerto, praticamente imperscrutabile dai trader. In questo buio assoluto, il White Paper rappresenta uno dei pochi appigli a disposizione degli investitori per prevedere, pur con un elevato grado di approssimazione, il futuro del progetto.
  • Dinamiche di investimento. Il White Paper non si limita a descrivere la futura criptovalute, a descriverne l’infrastruttura, gli usi, le modalità di gestione dell’offerta etc. Offre, infatti, informazioni specifiche sui modi con cui gli investitori possono guadagnare. Nello specifico, disciplinano i prezzi che precedono l’entrata a regime; stabiliscono la quantità di token che l’investitore riceve in cambio del denaro etc.
  • Informazioni implicite. E’ possibile capire molto di una ICO leggendo il White Paper…. Sottotraccia. Ossia valutando alcuni elementi che, in linea di massima, risultano nascosti. Per esempio, dal modo in cui vengono presentate le informazioni sensibili si può capire se il progetto è serio oppure no. Se le informazioni in alcuni punti sono vaghe, è un cattivo segnale. Idem per un approccio che, più che informativo, è promozionale.

Cosa guardare in un White Paper

Premesso che qualche consiglio generale può essere ricavato dal paragrafo precedente (il riferimento è alla lettura sottotraccia e alla verifica delle dinamiche di investimento) ci sono alcuni elementi di un White Paper che vanno analizzati con molta attenzione.

Introduzione. Questa parte, a dire la verità spesso molto breve, parla di concetti generali, quasi sempre riguardanti il funzionamento della blockchain. E’ una parte importante in quanto, a partire da essa, si capisce se il team è veramente in posseso di queste nozioni. Quando un individuo sa spiegare un concetto complicato a un profano, è un segnale che l’ha compreso egli stesso come meglio non potrebbe.

Definizione del problema di partenza. E’ bene che le criptovaluta abbiano una precisa personalità, in modo da spiccare in una concorrenza che oltre che agguerrita è anche numerosa. La personalità dipende dal problema che la criptovaluta intende risolvere, dal bisogno che vuole soddisfare Può essere paragonata all’insight dei prodotti commerciali. Dunque, anche questa sezione è molto importante.

Descrizione del servizio. Cosa farà la criptovaluta per risolvere il problema/soddisfare il bisogno? Come funzionerà il suo utilizzo? Cosa si potrà fare con essa? La sezione risponde a queste domande.

Funzionamento dei token. E’ una parte cruciale, se il vostro scopo è semplicemente utilizzare i token in un funzione dell’investimento speculativo. Questa sezione informa su quanti token verranno rilasciati per unità di denaro investito, quando e a quale prezzo etc.

Road Map. E’ semplicemente il programma di lancio, che si articola sempre su almeno tre fasi (di cui una riservata alla prevendita).

Descrizione del team di sviluppo. E’ una parte importante, una delle più importanti. Da qui, infatti, si comprende se il progetto è solido e può camminare sulle sue gambe. E’ bene che il White Paper offre informazioni specifiche su tutti i componenti, non lesinando dettagli circa le loro esperienze pregresse. Se queste informazioni sono presenti e rivelano effettivamente un buon bagaglio di competenze, potete prendere in considerazione l’ICO.

Abstract. Con questo termine si indica un documento, presente nello stesso White Paper, che lo riassume in pieno. Il concetto di abstract è noto soprattutto ai laureandi, che devono inserirlo quando scrivono tesi. Ebbene, lo scopo è esattamente lo stesso: contestualizzare il testo, offrire una panoramica dei contenuti. L’investitore dovrebbe leggere sempre l’abstract prima di avventurarsi nell’analisi del White Paper per ottenere funzionali note di contesto.

Criptovalute e regolamentazione: prospettive e status quo

Il mondo delle criptovalute è relativamente nuovo. Se da un lato ciò stimola la curiosità, dall’altro alimenta un po’ di scetticismo, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza. Il nodo attorno al quale si stanno sviluppando le più accese discussioni, non a caso, è proprio quello della regolamentazione. La strada verso un inquadramento giuridico che tuteli il consumatore e determini un gettito fiscale per gli stati è però ricca di ostacoli. Anche perché il concetto stesso di regolamentazione è da alcuni giudicato in contraddizione con i principi di autonomia e decentralizzazione che sono l’essenza stessa delle criptovalute.

In questo articolo faremo il punto della situazione, citando gli orientamenti espressi dalle autorità e, laddove ve ne siano stati, gli interventi di natura legislativa già realizzati.

Criptovalute e regolamentazione in Europa

L’atteggiamento delle autorità europee nei confronti delle criptovalute si caratterizza per i seguenti elementi.

Ordine sparso. Come spesso accade in questi casi, specie se si parla di Unione Europea, i vari stati membri si stanno muovendo ognuno per conto proprio. E’ certamente un male, se si considera la necessità di chiarezza espressa dagli investitori. E’ invece un bene, se si considera la lentezza con il quale, giocoforza, la UE legifera.

Interesse per la blockchain. I pareri delle autorità europee, benché espressi spesso a titolo personale, rivelano un interesse per la tecnologia delle blockchain. Essa è considerata innovativa e in alcuni casi in grado, certo nel medio e lungo termine, di rivoluzionare i rapporti economici a un livello sia privato che pubblico.

Scetticismo per le criptovalute. Generalmente, le criptovalute vengono considerate come strumenti di investimento speculativo molto pericolosi, soprattutto alla luce della loro estrema volatilità. Questo scetticismo è esteso anche alle ICO, che però dal punto di vista della regolamentazione sono più inquadrabili, anche perché hanno parecchio in comune con il crowdfunding.

Per quanto riguarda le posizioni già prese si segnalano i seguenti interventi.

Gibilterra. A inizio anno ha varato un quadro normativo per le Distribuited Ledger Technology, ossia tutte quelle tecnologie che fanno riferimento ai database condivisi. In buona sostanza, ha applicato a queste tecnologie lo stesso impianto normativo degli intermediari finanziari. Gibilterra, inoltre, ha specificato che nel breve periodo sarà varata una legge ad hoc per regolamentare le ICO. Si pensa che verrà introdotta la figura dello sponsor, ossia un professionista che funga da responsabile delle operazioni.

Svizzera. La FINMA, ovvero l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari del paese elvetico, ha prodotto a settembre 2017 un interessante documento in cui fa il punto della situazione e offre orientamenti specifici per i promotori di ICO. In sintesi, ha elencato i casi in cui le ICO debbano essere soggette alle regole valide per gli intermediari finanziari. La discriminante è la funzione dei token (pagamento, se immediatamente liquidi; utility, se finalizzati all’uso di un servizio; di investimento, se compatibili con il trading). Il documento è interessante anche perché offre una specie di tutorial sul mondo crypto, a uso e consumo degli investitori.

Germania. la BAFIN, ovvero l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari tedesca, ha utilizzato un approccio simile a quello svizzero. Ha infatti emesso un comunicato nel quale elenca le situazioni in cui le ICO debbano essere sottoposte alle norme in vigore sugli intermediari. A differenza del caso Svizzero, però, qui non si apprezza un lavoro di classificazione vera e propria, con il rischio di dover procedere caso per caso.

Italia. La regolamentazione rischia di essere ipertrofica e in grado di creare parecchi problemi a chi intende commerciare in criptovalute. Il motivo di ciò risiede nell’intenzione, da parte del legislatore italiano, di porre un argine al rischio riciclaggio. Se altrove, infatti, l’impianto è finalizzato alle regolamentazione di un fenomeno, in Italia esso è finalizzato al contrasto di un crimine. Ad ogni modo, secondo la legge nostrana, non solo chi promuove servizi di conversione fiat-crypto deve iscriversi al registro dei cambiavalute, ma anche chi semplicemente accetta pagamenti in valuta virtuale. Premesso che, in realtà, per ora sul tavolo c’è solo uno schema del decreto ministeriale di attuazione, a cui seguirà a breve una consultazione pubblica. Tuttavia, è evidente: se questo impianto venisse conservato, ciò rappresenterebbe un pesante disincentivo non solo per gli investitori ma anche per quelle aziende che pensano a progetti innovativi e basati sulla blockchain.

Criptovalute e regolamentazione in Asia

Anche qui si procede in ordine sparso, il ché è anche fisiologico: a differenza dell’Europa, in Asia non esiste un organismo comunitario. Ad ogni modo, la linea di demarcazione separa da un lato il Giappone e dall’altro Corea del Sud e Cina.

Il Giappone ha adottato un approccio molto positivo al mondo delle criptovalute. Esse, infatti, sono state ufficialmente dichiarate mezzo legale di pagamento già nel 2017.

In Cina e in Corea del Sud, attualmente, si “apprezza” una vera e propria offensiva nei confronti delle criptovalute. Entrambi i paesi ne hanno vietato il commercio, con le autorità coreane che addirittura definiscono le criptovalute come un pericolo per l’integrità morale della nazionale. La Cina, comunque, riconosce le potenzialità delle tecnologia e infatti sta pensando addirittura a creare una criptovaluta governativa. Nel caso cinese, quindi, si ravvisa il timore che lo strumento possa svilupparsi al di fuori del controllo statale. Nel caso coreano, invece, si potrebbe ravvisare una semplice questione di principio.

Criptovalute e regolamentazione negli Stati Uniti

L’atteggiamento degli Stati Uniti è particolare. Nello specifico, è intervenuto in alcuni casi particolari. Per esempio, la SEC, sia a livello federale che statale, si è attivata per bloccare un paio di attività riguardanti le criptovalute. I casi più eclatanti hanno riguardato Bitconnet e Arise Bank.

Dal punto di vista generale, si segnala un importante studio della Fed, che però più che prospettive di regolamentazione ha indagato l’opportunità, in via teorica, di creare una criptovaluta federale (con esito negativo).

Più significativa l’audizione della SEC presso il Committee on Banking, Housing and Urban Affairs. In quella sede, infatti, si è fatto esplicito riferimento alla necessità di creare un quadro normativo ad hoc, in modo da consentire ai cittadini di investire in tutta sicurezza su ICO e criptovalute. Durante l’audizione è stato dichiarato, inoltre, che tali strumenti potrebbero rappresentare un’occasione di guadagno per le aziende. Insomma, negli Stati Uniti la regolamentazione federale scarseggia ma il dibattito è comunque molto ricco.

Altcoin: consigli per investire con efficacia

Con il termine altcoin, forma contratta dell’espressione “alternative coin”, si intendono tutte le criptovalute eccetto il Bitcoin. In realtà, una definizione più ristretta esclude dalla categoria altcoin anche le valute più famose, come Ethereum, Litecoin e Ripple.

A prescindere dalla definizione, le altcoin rappresentano delle buone opportunità di investimento, in una visione che, a dispetto di quanto pensi il senso comune, non assegna un ruolo di assoluta predominanza al Bitcoin.

Certo, investire sulle altcoin è difficile, anche perché sono asset oggetto di un interesse scarsa da parte degli analisti. In questo articolo offriremo alcuni consigli per fare trading con le altcoin, e soprattutto farlo con profitto.

Consigli generali per investire sulle altcoin

  • Analizzare i White Paper. Questo documento reca tutte le informazioni necessarie sulla criptovaluta in oggetto: funzionamento, numeri, prospettive, sviluppo. E’ lo strumento perfetto per comprendere, con un margine di approssimazione ristretto se la criptovaluta è degna di interesse oppure no.
  • Diversificare. La diversificazione è una strategia di investimento buona per tutte le stagioni, a prescindere dall’asset. Lo è a maggior ragione quando si fa trading con le altcoin, che si caratterizzano per una imprevedibilità notevole. In questo caso, i criteri di diversificazione non si riducono alla capitalizzazione ma anche al posizionamento, ossia al ruolo che la criptovaluta intende interpretare nello scacchiere valutario.
  • Non fidarsi degli inizi brillanti. Il mondo crypto è pieno di fuochi di paglia. Se una criptovaluta si caratterizza per un inizio troppo brillante, è possibile che le sue prospettive di lungo periodo non siano poi così rosee.
  • Evitare le sotto-capitalizzazioni. Chi investe sulle altcoin si inserisce in un mercato di nicchia. Attenti però a non esagerare: le valute troppo sotto-capitalizzate determinano rischi maggiori, soprattutto in termini di volatilità.
  • Utilizzare un approccio Forex. Il consiglio, nella fattispecie, è di utilizzare, dove possibile, analisi tecnica e analisi fondamentale. La prima è abbastanza praticabile, dal momento che si basa sullo studio dei grafici. La seconda lo è un po’ meno, vista la cronica mancanza di market mover istituzionalizzati.
  • Analizzare con attenzione gli Exchange. Se avete deciso di fare trading diretto, dovrete fare riferimento necessariamente agli Exchange. Fate attenzione: esistono Exchange ed Exchange. Preferite quelli che magari non offrono condizioni economiche strabilianti ma che eccellono per garanzie di sicurezza.

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Strategie specifiche per il trading con le altcoin

  • Acquistare durante l’ICO. Questa strategia è indicata quando le ICO esprimono prezzi di partenza bassi (approccio di penetrazione), a fronte di una solidità conclamata del progetto. In questo caso, una volta liberalizzati gli scambi, il prezzo è destinato a salire. Dunque, chi ha acquistato la valuta (sotto forma di ICO) durante la fase ICO si ritrova con un asset grandemente rivalutato.
  • Acquistare dopo l’ICO. In tutti gli altri casi, ossia quando la ICO suscita un interesse medio da parte degli analisti, e la criptovaluta sembra destinata a inserirsi in un percorso di normalità, l’apertura degli scambi effettivi genera un calo momentaneo dei prezzi. Una buona idea sarebbe inserirsi proprio in questo solco, in questa fase, per poi attendere che la criptovaluta si rivaluti.
  • Prediligere il lungo periodo. E’ una strategia molto difficile da adottare, anche perché presuppone un certo lavoro di analisi. L’idea di base è di individuare dei pattern nei movimenti della criptovaluta, e quindi di riuscire a prevedere, con un certo margine di approssimazione, il suo comportamento nel medio e lungo periodo. Questa strategia, oltre a essere difficile da attuare, è però potenzialmente molto proficua. Necessari, in questo caso, alcuni strumenti tipici dell’analisi tecnica. Il riferimento è al MACD e all’RSI, meglio se utilizzati contemporaneamente.

Telegram: la criptovaluta che può funzionare

Telegram (dopo aver lanciato la sfida a whatsapp) è pronta a lanciarsi nel mondo delle criptovalute. Ha intenzione di farlo in grande stile, con una ICO pazzesca, come mai se ne sono viste. Segnale, questo, che le valute virtuali hanno ormai compiuto un salto di qualità: da fenomeno bizzarro a oggetto del desiderio dei grandi player internazionali. Ad attrarre sono le potenzialità, soprattutto in campo tecnologico, anche perché le infrastrutture che stanno alla base delle criptovalute appaiono già oggi in grado di dare un nuovo impulso non solo alle tematiche monetarie ma anche a quella della cibersecurity.

Da quando la notizia è stata diffusa, gli esperti ma anche i semplici appassionati hanno iniziato a interrogarsi sulla qualità del progetto. La nuova criptovaluta di Telegram ha le carte in regola per ritagliarsi un posto di primo piano nel già saturo panorama crypto? E’ in grado di insidiare il primato di Bitcoin ed Ethereum? Prima di rispondere a questa domanda, o meglio lanciarci in qualche previsione, è bene ricapitolare numeri e finalità del progetto.

Telegram e la nuova criptovaluta

La ICO dovrebbe essere lanciata entro la fine di marzo. Dunque, è ancora tutto di là da venire. Alcune informazioni, però, hanno già iniziato a circolare con una certa insistenza. Per esempio, l’entità della ICO stessa, che è semplicemente enorme. Si parla, infatti, di una cifra pari a 1,2 miliardi di euro. Mai prima d’ora si era vista una ICO di questa dimensioni. Il record attuale (ricordiamo che il progetto di Telegram deve ancora iniziare) è detenuto da Filecoin, che ha raccolto 257 milioni di dollari per un progetto che, a rigor di termini, consisteva, più che nella creazione di una valuta virtuale, in una modifica della blockchain finalizzato a condividere la memoria inutilizzata dei pc.

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Ad ogni modo, Telegram è pronta a mettere (anzi, a farsi mettere) sul piatto della bilancia 1,2 miliardi di dollari. Non tutti, però, andranno a comporre la liquidità della nuova valuta. A questa è riservato il 44% del totale. Il resto andrà al team di sviluppo (4%) o costituirà una quota di riserva (52%). Le stime parlano giù di una emissione di token pari a 500-600 milioni di dollari.

Quali caratteristiche avrà la nuova criptovaluta di Telegram?

Per ora si conosce il nome, Gram, e poco altro. Un’altra informazione attendibile suggerisce che il progetto fa parte del Telegram Open Network, una rete finalizzata a creare un protocollo multifunzione ispirato alla tecnologia della blockchain, in una prospettiva secondo cui, nel prossimo futuro, il pagamento mediante criptovaluta sarà alla portata di tutti. I passaggi che il TON promette di percorrere riguardano la risoluzione dei problemi di scalabilità, velocità e governance.

GRAM funzionerà?

Ancora sono pochi gli elementi per rispondere a questa domanda, sebbene il progetto stia nascendo sotto i migliori auspici. Tuttavia, è possibile individuare tre fattori che fanno pensare a un successo di GRAM, e finanche alla sua capacità di imprimere una svolta nel mondo crypto. Ecco quali.

  • Base consolidata. Il periodo più critico di una criptovaluta è costituito dai mesi successivi alla sua nascita, in quanto è cruciale per acquisire una base di utilizzatori e/o investitori tali da sostenere la sua presenza nel mercato. Ebbene, GRAM da questo punto di vista appare in grado di difendersi fin da subito. Potrà attingere, infatti, all’incredibile bacino di utenza di Telegram, che è costituito da 180 milioni di individui.
  • Potenza di fuoco. E’ raro vedere una criptovaluta in grado di reggersi sulle sue gambe al primo colpo. Molto spesso i progetti vengono rimaneggiati, l’infrastruttura protetta, ampliata e riarrangiata. Per fare ciò, occorrono risorse. Anche sotto questo profilo, il futuro di GRAM appare assicurato, o almeno non particolarmente foriero di pericoli. Dietro non ha un team di sviluppatori di nicchia, stile indie, bensì una società affermata e dotata di tutti gli strumenti necessari.
  • ICO gigantesca. E’ bene non sottovalutare i numeri. Un miliardo e due sono veramente tanti, anche se alla fine a comporre la liquidità sarà meno della metà. Una ICO di queste proporzioni è in grado di garantire alla valuta una base già eccellente, il terreno fertile per una entrata a regime in tempi record. Ovviamente, tutto dipenderà dalle reali caratteristiche della criptovalute, e non solo dei numeri a suo sostegno, ma si tratta certamente di un fattore molto positivo.

Cosa sono le ICO e perché sono importanti per il mondo delle criptovalute

ICO è l’acronimo di Initial Coin Offering. Il concetto, e anche il termine a dire il vero, è simile a quello di IPO, Initial Pubbling Offering, molto noto nel contesto azionario. Le similitudini sono numerose. Le aziende che si quotano in borsa lo fanno per essere finanziate, e lo stesso vale per le aziende – anzi i progetti – che intendono finanziarsi attraverso le ICO. Le differenze principali sono due:

  • Le IPO si posizionano all’interno del sistema finanziario internazionale. Le ICO agiscono al di fuori di esso.
  • A seguito delle IPO, vengono rilasciate delle azioni. A seguito delle ICO vengono rilasciati dei token.

Le ICO sono considerate, inoltre, strumenti affini al crowdfunding.

D’altronde si parla di contesti, almeno sulla carta, informali per quanto regolamentati. Si parla, soprattutto, di metodi di acquisizione di un capitale. Alla base delle ICO, infatti, vi sono, più che aziende, dei veri e propri progetti, o almeno delle start up. E qui si giunge all’informazione forse più importante. Le ICO sono utilizzate soprattutto per finanziare progetti di sviluppo delle criptovalute. Lo strumento del token, da questo punto di vista, è quanto mai azzeccato al contesto. Consente, infatti, che il titolare del token, a seguito della sua “donazione” possa godere, in tempi più o meno lunghi, di un ritorno dell’investimento. Una possibilità, questa, che– di default – non riguarda il crowdfunding.
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Le ICO: uno strumento complesso.

Ecco qualche info più specifica.

Il funzionamento. Una start-up o una qualsiasi realtà che vuole avviare un progetto (anche la creazione da zero di una criptovaluta), decide di puntare sulla ICO per finanziarsi. Viene creato un piano di business, un documento disponibile a tutti i potenziali investitori con tutti i dettagli del caso.

I token. La partecipazione degli investitori viene certificata con il rilascio del token. Nel caso delle criptovalute, acquisire un token vuol dire acquisire, in un prossimo futuro, una quantità prestabilita della futura valuta digitale. E’ l’azienda stessa a decidere la quantità di token disponibili, il costo di ciascun token, la quantità di valuta corrispondente a un token.

Il prezzo da pagare. Se si parla di criptovalute, è possibile partecipare a una ICO solamente mediante l’utilizzo di altre criptovalute. Per acquistare un token, quindi, non è possibile pagarne il prezzo in euro o in dollari. Sono generalmente accettati, invece, ethereum e bitcoin.

I rischi. Ebbene, sono numerosi. In primo luogo, perché quello delle ICO non è un mercato regolamentato, come è invece quello del crowdfunging e, soprattutto, quello azionario (ai quali le ICO fanno riferimento). Il rischio di frode, quindi, è dietro l’angolo.

Alcune offerte presentate come ICO o come Token nascondono tentativi di truffe, scam o schema ponzi da evitare assolutamente. Prima di aderire a qualsiasi tipo di ICO è bene informarsi in modo approfondito.

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Per adesso, comunque, non vi è notizia di frodi o progetti falliti in partenza. Il consiglio, comunque, è quello di leggere attentamente il piano di business, analizzarlo con cura in maniera da fiutare in anticipo la eventuale truffe. Sia chiaro, non tutti i progetti si concludono felicemente. Molto spesso chi ha acquistato i toker gode di un ritorno dell’investimento al di sotto delle aspettative (perché magari la nuova valuta, una volta entrata nel mercato, si deprezza). Ciò non toglie che le ICO stiano vivendo un periodo particolarmente positivo.

Criptovalute in crisi? La calda estate di Bitcoin ed Ethereum

Le criptovalute sono state una delle invenzioni finanziarie più importanti degli ultimi anni e con un successo in grande ascesa. Il riferimento del settore sono il Bitcoin e l’Ethereum, che però sono stati protagonisti di recente di uno scivolone notevole, per poi riprendere quasi immediatamente un trend positivo.

Le forti oscillazioni però stanno provocando dei dubbi intorno alle criptovalute e rappresentano una battuta d’arresto nell’evoluzione che, nella mente dei loro creatori, dovrebbe portarle da strumenti di investimento speculativo a moneta corrente vera e propria.

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I recenti problemi del Bitcoin


Da qualche mese il Bitcoin appare inarrestabile. All’alba del nuovo anno, ha toccato quota 1.000 dollari. A marzo aveva già superato il valore di un oncia d’oro. Poi è esploso il boom delle ICO, il sistema di offerte iniziali in crowdfunging, che ha fatto sognare i fanatici delle criptovalute e immaginare che possa sostenere progetti molto ambiziosi, anche di natura pubblica. Il 12 giugno, infine, ha superato i 2.900 dollari.

Il giorno dopo, il collasso: il bitcoin ha perso in una manciata di giorni un quarto del suo valore. Certo, la criptovaluta sta lentamente recuperando ma questa repentina discesa fa pensare.

Quali sono i motivi?

Ebbene, questi sono purtroppo strutturali, o per meglio dire a lungo termine, e lasciano pensare che il Bitcoin abbia perso, almeno per un po’, il suo slancio. La ragione principale risiede nella introduzione del BIP 148, richiesta esplicitamente dalla community di esperti. L’iniziativa consiste nella suddivisione della blockchain, una sorta di differenziazione tra il modello corrente e un modello nuovo, che punta a rendere più facili i pagamenti da dispositivi indossabili. E’ ovvio che la presenza di due sotto-blockchain rallenterà, e di molto, le transazioni. Gli investitori evidentemente non l’hanno presa bene e hanno “punito” il Bitcoin.

I problemi dell’Ethereum



Se il crollo del Bitcoin ha sorpreso i più, il collasso dell’Ethereum ha generato una ondata di stupore generale. Durante le sessioni del 5 e del 6 luglio, infatti, la criptovaluta ha perso quasi tutto il suo valore. E’ passata da 300 dollari a 0,10 dollari. Un collasso a cui è seguito un aumento altrettanto repentino, quantificabile in qualcosa come 2500 punti percentuali.

Insomma, cosa sta succedendo? Perché l’Ethereum è impazzito?

In realtà, questi movimenti dimostrano come ancora questi strumenti siano acerbi. Nulla di male, visto che sono sulla scena da poco tempo, ma è bene che gli investitori prendano le misure di questa estrema volatilità.

Nel caso dell’Ethereum, questo “su e giù” è stato provocato da alcuni rumor che sono stati successivamente smentiti. Il riferimento è alla presunta morte del creatore di Ethereum, Vitalik Buterin, che invece è vivo e vegeto.

Secondo alcuni analisti, poi, il crollo è stato favorito anche dall’inizio di una fase di profit-taking, che certamente – se guardiamo alle dimensioni del fenomeno – è frutto non solo di una necessità di tipo strategico ma anche di una diffidenza di fondo nei confronti di questa criptovaluta. Una diffidenza in parte fisiologica, dal momento che l’aumento del valore dell’Ethereum è stato persino più alto rispetto a quello del Bitcoin, se si considera il periodo gennaio-giugno 2017 (+400%).

I CFDs sono strumenti complessi con un alto grado di rischio di perdita del capitale per via della leva finanziaria. In media il 74-89% degli investitori retail perde soldi con il trading di CFDs. Prima di investire soldi reali devi considerare la tua attitudine al rischio e al trading di CFDS.