Home » Tag Archivi: petrolio

Tag Archivi: petrolio

Guerra dei dazi: gli effetti sul Forex Trading

La guerra dei dazi, più propriamente guerra commerciale, rischia di imperversare lungo tutto il globo. A lanciare la prima offensiva, e quindi ad aver iniziato questo gioco che da molti è considerato pericolosissimo, sono stati gli USA. Molti temono effetti parecchio negativi a tutti i livelli: commerciale (appunto), economico, finanziario. Certamente, si apprezzeranno, se gli eventi dovessero precipitare, anche conseguenze significative per il Forex Trading.

 +

In questo articolo faremo il punto della situazione, illustrando cause, prospettive ed effetti della guerra dei dazi, sia in una prospettiva generale che in prospettiva Forex Trading.

 

Guerra dei dazi: cosa sta succedendo

Il fenomeno della guerra dei dazi è esploso dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha prima annunciato e poi varato alcune sanzioni, o per meglio dire dire sovrattasse, sui beni importati dalla Cina. Ovviamente, non tutti i beni importati dalla colosso asiatico sono stati coinvolti in questa manovra. La lista, comunque, è abbastanza ricca e in grado, secondo le prime stime, di compromettere l’export Cina-USA per un valore vicino ai 100 miliardi di dollari.

La guerra dei dazi si è arricchita di un nuovo capitolo di recente, quando lo stesso Donald Trump ha annunciato che, da tali offensive, non verrà esclusa nemmeno l’Unione Europea, che in linea teorica non è solo un partner commerciale ma anche un alleato militare e politico. I dazi dovrebbero riguarda soprattutto le importazioni dell’acciaio. A ciò, anche se ha fatto meno scalpore, si aggiungono le promesse di protezionismo scagliate contro altri stati, tra cui Messico e Canada.

Quella dei dazi è stata definita, appunto, “guerra” perché i paesi coinvolti non stanno rimanendo con le mani in mano. Sono partite controffensive simili da parte della Cina, mentre l’Unione Europea ha già dichiarato che reagirà prontamente alla politica protezionistica americana. Probabilmente, la questione verrà portata direttamente al WTO.

Perché la guerra dei dazi

In un’epoca, come questa, basata sulla globalizzazione e sull’interdipendenza, non solo commerciale, tra paesi e continenti, fa specie sentire parlare di dazi e protezionismo. Tuttavia, dietro le iniziative dell’amministrazione statunitense non c’è il delirio di un isolazionista bensì un chiaro disegno economico. Donald Trump, infatti, si è posto l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori americani. Per farlo, ha scelto la via della competitività. Gli Stati Uniti, infatti, scontano un deficit di competitività causato da un lato da condizioni fiscali proibitive rispetto ai concorrenti asiatici, e dall’altro da una cronica tendenza al deficit commerciale.

Per questo motivo, ha agito da un lato varando uno shock fiscale e dall’altro innescando una spirale protezionista. Da qui l’introduzione dei dazi. Non stupisce, quindi, che i due bersagli principali siano proprio l’Unione Europea, che sta addirittura basando la sua crescita sull’export, e la Cina.

Il grimaldello per aprire la porta dell’avanzo commerciale, dal punto di vista statunitense, è la svalutazione del dollaro. Ciò è visto come una esigenza dall’amministrazione federale, anzi come un fattore propedeutico alla riduzione del deficit commerciale. Tanto più che negli ultimi anni l’euro si è svalutato nei confronti del dollaro, fino a sfiorare la parità.

Le conseguenze della guerra dei dazi

La chiusura del precedente paragrafo spiana la strada a una riflessione sugli effetti della guerra dei dazi, soprattutto dal punto di vista del Forex. Se il fattore propedeutico al piano di Trump è la svalutazione del dollaro, allora non deve stupire che il rischio maggiore per gli investitori del mercato valutario sia proprio questo: una spinta pesantemente rialzista e duratura della coppia euro-dollaro.

I Forex trader, quindi, dovrebbero ragionare esattamente in questi termini. Se il piano di Trump funzionerà, si assisterà a una svalutazione del dollaro e un rafforzamento dell’euro. Si parla di euro, principalmente, perché da un lato lo yuan cinese è parzialmente controllato dalle autorità governative cinese e perché, dall’altro lato, proprio l’Unione Europea rappresenta uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti (con esplicito riferimento alla Germania). Non si esclude, però, anzi è probabile, una svalutazione generale del dollaro, anche rispetto alle altre valute.

Dal punto di vista economico, le conseguenze saranno ben peggiori di un trend rialzista dell’euro-dollaro. Il rischio è di soffocare il commercio mondiale, anche perché, come già anticipato, i paesi coinvolti minacciano di reagire prontamente (e in un certo senso lo stanno già facendo).

Prospettive della guerra dei dazi

Secondo alcuni analisti, Donald Trump, benché abbia iniziato un gioco strano e pericoloso, non ha tutti i torti. La Cina, infatti, è accusata dagli Stati Uniti di agire in maniera scorretta, e di basare la sua competitività su un approccio poco democratico e occidentale al mondo del lavoro (per esempio, il costo della manodopera è ancora molto basso). L’Unione Europea, invece, utilizza un approccio mercantilista, soprattutto a causa della trazione Germanica, che rischia di causare altrove parecchi squilibri. Una interpretazione, questa, condivisa anche dalla precedente amministrazione Obama, la quale ha tentato più volte di persuadere la Germania a non esagerare con il suo surplus commerciale.

Detto ciò, occorre valutare se il rimedio proposto da Trump non sia peggiore del male e se, da un punto di vista americano, tale piano possa funzionare.

A parere di chi scrive, corroborato da quello di vari analisti, il piano del presidente USA è costretto a fallire. Ecco alcuni dei motivi.

Il mondo è troppo globalizzato. La guerra dei dazi potrebbe non essere praticabile per una questione semplice: i dazi non colpiscono solo i paesi esportatori, ma anche i paesi importatori, ossa gli Stati Uniti. Le aziende manifatturiere americane, infatti, potrebbero ricevere detrimento da queste politiche perché molto banalmente, basano le loro attività sull’acquisto di materie prime e semilavorati provenienti dalla Cina e dall’Europa. La filiera è molto complessa e, in quasi tutti i casi, fa praticamente il giro del mondo, avvantaggiando tutte le parti in causa.

Gli Stati Uniti rischiano di isolarsi. Le reazioni, per ora principalmente politica, dei paesi “offesi”, sono state parecchio dure. Come già detto in questo articolo, nessuno ha intenzione di stare con le mani in mano. E’ ovvio che un assetto “USA contro tutti” non fa bene in primo luogo agli Stati Uniti. Ciò pare essere stato compreso anche dall’amministrazione a-stelle-e-strisce, che si è già seduta al tavolo con la Cina per limitare gli effetti di un protezionismo incrociato.

Dalla guerra dei dazi si potrebbe passare alla guerra di valute. E’ lo scenario peggiore in assoluto. Nel caso la guerra non si concludesse con una tregua, i vari paesi potrebbero passare alle maniere forti, il ché significa svalutare la propria valuta per compensare l’aumento dei dazi. Ecco, gli effetti di una tale deriva sarebbero veramente pessimi e forieri di forti squilibri. D’altronde, una piccola guerra di valute è già stata sperimentata nel 2013-2014, e nessuno ha voglia di sperimentarla di nuovo.

Come la tensione tra USA, Russia e Corea del Nord influenzerà i mercati

Quando scoppia una crisi geopolitica, è difficile non mettere in ballo la finanza internazionale. La verità è che quanto accade al di fuori del mercato, per quanto di carattere niente affatto economico, influenza il mercato stesso. Ovviamente le dinamiche sono le più disparate e dipendono dal tipo di crisi, dal tipo di paese coinvolto e così via.

Lo stesso ragionamento può essere applicato, ovviamente, alla grave crisi diplomatica causata dalla Corea del Nord. Vale la pena ragionare sull’impatto di una eventuale escalation delle tensioni, anche perché queste potrebbero interessare un’area ben più ampia dell’Estremo Oriente. A partecipare al processo diplomatico, che a dire il vero per ora langue, la Russia e, seppur ai margini, l’Unione Europea.

Come hanno reagito i mercati ai test missilistici della Corea del Nord

Dunque, come impatterà sul mercato un inasprimento della crisi? Prima di rispondere a questa domanda è necessario fare una premessa: fino ad adesso, i mercati non si sono scomposti più di tanto. Eventi anche molto gravi, come il lancio di missili “forse” intercontinentali e l’esplosione di una bomba a idrogeno non hanno granché influenzato gli investitori, nemmeno in relazione agli asset sud coreani (la Corea del Sud è oggetto delle mire dei cugini del nord). Anzi, l’indice KOSPI si è addirittura apprezzato del 16,4% in questo 2017.

Il motivo di questa imperturbabilità va rintracciato nella percezione che hanno gli investitori circa la stessa crisi nord coreana: semplicemente, hanno tutti le mani legate. Nessuno può muovere guerra, visto che i partner in campo hanno tutti, o quasi, la bomba atomica. Si pensa che, tutt’al più, si arriverà a un ulteriore inasprimento delle sanzioni o a un compromesso vero e proprio con la Nord Corea.

La reazione dei mercati in caso di attacco

Ma se si arrivasse a un attacco? Gli scenari sono due: un conflitto su scala regionale o un conflitto su scala globale. Su quest’ultimo è inutile fare supposizioni, dal momento che sarebbe un evento troppo grande per prevederne gli effetti. Per quanto riguarda il primo, però, si possono fare delle supposizioni.

25 € gratis per comprare e vendere Oro e Petrolio con XM

I broker che offrono le quotazioni di Oro e Petrolio sono:

A farne le spese sarà principalmente la Corea del Sud. Il rischio è che una guerra possa modificare gli attuali assetti produttivi nazionali e, di conseguenza, quelli mondiali. Non è un ragionamento eccessivo, se si pensa che Seul è leader in numerosi settori, in primis in quello hi-tech. Giusto per rendere l’idea, la Corea del Sud producono il 40% dei display a cristalli liquidi e il 17% dei semi conduttori. Se la crisi coinvolgerà in maniera ancora più stretta il Giappone, questa dinamica si inasprirà, dal momento che Tokyo, ancora più di Seul, vanta una posizione di supremazia in molti mercati.

A livello concreto, un crollo degli asset azionari giapponesi e coreani sarebbe molto probabile, così come anche una forte svalutazione delle rispettive valute.

Più difficile produrre previsioni circa gli asset americani, russi o cinesi, dal momento che non è possibile prevedere il grado di coinvolgimento in un futuribile conflitto (sempre su scala regionale). Visto i loro legami con Russia e Giappone, non è escluso che anche loro possano subire conseguenze a livello finanziario.

Quotazioni e previsioni prezzo dell’Oro

L’oro è un bene rifugio e in situazioni di incertezza economica, finanziaria e di instabilità politica tende ad incrementare il suo valore. Ecco che le quotazioni si sono mosse in modo veloce da 1260 a 1360. Nell’ultima settimana si è visto un ripiego verso 1300.

Gli analisti finanziari concordano su una visione rialzista di lungo periodo finchè i prezzi riusciranno a soffermarsi sopra 1260.

Quotazioni e previsioni prezzo del petrolio

Anche il Petrolio Wti ha reagito con un forte rialzo dalla nascita delle prime tensioni politiche tra USA e Corea del nord. Si può notare una spinta dai 42 a oltre 50 dollari. Tale spinta potrebbe essere ancora valida fino a 55 dollari. Se il prezzo poi riuscirà a rompere i 55 dollari allora è molto probabile un nuovo trend che porterà le quotazioni fino a 75 dollari. Quindi la valutazione rimane rialzista fino a che il supporto di 45 dollari riesce a tenere i prezzi.

I migliori asset trading Opzioni Binarie

Il trading opzioni binarie è solo all’apparenza semplice e banale.

Il meccanismo – appunto – binario non toglie nulla alla varietà e, anzi, pone in essere un gran numero di approcci e strategie. I trader, quindi, hanno un margine di azione elevato e sono chiamati a compiere le scelte. Devono, per esempio, scegliere i migliori asset trading opzioni binarie.

Quali sono i migliori asset trading opzioni binarie? Ogni investitore è diverso e ha le sue preferenze, ma è bene ricordare quali sono i tre asset più diffusi in assoluto.

Asset trading opzioni binarie: 3 buone idee

  • Euro-dollaro. Il mercato valutario è tra i più frequentati in assoluto, specie se consideriamo le attività “collaterali” e che non rientrano nella categoria “Forex”. In questo contesto, a fare la parte del leone è il cambio euro-dollaro. Estremamente liquido, muove ogni giorno una cifra superiore all’intero debito pubblico italiano. E’ anche molto leggibile: riguarda da vicino le due economie più grandi del pianeta, è oggetto per tanto di analisi e stime, specie in riferimento ai market mover.
  • Petrolio. Non è necessario dire nulla sull’importanza dell’oro nero per l’economia mondiale. Oltre a essere una risorsa dal punto di vista produttivo, è uno dei migliori asset per i trader online. Il motivo? La grande leggibilità, determinata da un legame molto saldo con elementi di natura meramente economica (domanda e offerta), immediatamente consultabili.
  • Oro. Il metallo giallo è il classico bene rifugio. E’ apprezzato, dal punto di vista del trading, per la sua grande volatilità. Sono molti, infatti, i fattori che lo influenzano. Questi non si limitano a elementi di macro e microeconomia ma sfociano anche nella sfera sociale e politica. Un esempio? Quando il panorama globale è nel caos, l’oro quasi sempre sale. Questo dona, come già anticipato, da un lato volatilità e dall’altro una grande leggibilità.

asset trading opzioni binarie

Scadenze e timeframe

Euro-dollaro, oro e petrolio rappresentano 3 asset trading opzioni binarie molto utilizzati ma non sono certo gli unici in grado di offrire opportunità. A prescindere dall’asset scelto, però, è obbligatorio prendere decisioni di ordine “temporale”. In particolare, è necessario stabilire la scadenza delle opzioni binarie e il time frame da utilizzare nelle attività di analisi.

Possono sembrare due decisioni scollegate eppure dall’una dipende l’altra. Se il time frame cambia è troppo ampio, per esempio, il trader rischia di non rilevare elementi fondamentali a breve termine, necessarie in caso di scadenza imminente. Questo elenco è utile a chiarire la corrispondenza tra scadenze e time frame.

  • Scadenze da 60 secondi a 2-5 minuti; Time Frame 1-5 minuti
  • Scadenze da 5 minuti a 15 minuti; Time Frame 5-15 minuti
  • Scadenze fino a 30 minuti; Time Frame 15-30 minuti
  • Scadenze fino a 1 ora; Time Frame 30-60 minuti
  • Scadenze da 2 a 4 ore; Time Frame 1-4 ore
  • Scadenze superiori a 4 ore; Time Frame 4-24 ore
  • Scadenze a un giorno; Time Frame 1-7 giorni

Market mover petrolio: cosa muove il prezzo dell’oro nero

Il petrolio è un asset molto apprezzato dai trader, sia in qualità di sottostante che come bene scambiato direttamente. Dell’oro nero viene apprezzata la leggibilità, la volatilità e in estrema sintesi le opportunità di guadagno. E’ necessario tuttavia conoscere i market mover petrolio per investirci con cognizione di causa, producendo quindi un’analisi funzionale alle esigenze di profitto. Di seguito, una breve lista di ciò che muove realmente il prezzo del petrolio.

Prezzo del petrolio, fattori generici

Un market mover molto importante è la crescita globale. Il collegamento può sembrare vago, generico, ma c’è ed è assodato. Il motivo è intuitivo: se il “mondo” cresce, aumenta anche la domanda di beni, che per essere prodotti necessitano dei derivati del petrolio. Ecco che l’offerta sale e il prezzo con lei. Discorso opposto, ovviamente, in caso di recessione. Non è un caso che il prezzo del petrolio abbia iniziato a scendere proprio con l’inizio della crisi economica.

A incidere sull’oro nero è anche il comportamento di alcuni grandi paesi, la direzione che i governi imprimono alle rispettive economie. Un esempio è dato dalla Cina, che negli ultimi tre anni ha intrapreso un percorso di “occidentalizzazione” finalizzato ad aumentare i consumi interni a discapito della produzione. E’ ovvio che se l’economia cinese produce di meno chieda meno petrolio e, visti i numeri in ballo, la domanda si contragga nel suo complesso.

Petrolio, politica, finanza

Il fattore che forse incide con maggiore forza è la geopolitica, e in particolar modo quella che riguarda i paesi produttori di petrolio (vedi Medioriente). Se è in corso una situazione di conflitto, sia esso armato o sociale, la produzione e gli scambi ne risentono, l’offerta diminuisce e i prezzi si alzano.

Ricordate la benzina a 2 euro del 2011? All’origine c’era la guerra civile in Libia.

Possono essere ascritte alla categoria “geopolitica” anche le negoziazioni per la manipolazione della produzione. Gli accordi OPEC, per esempio, agiscono direttamente sui livelli produttivi, sbilanciando il rapporto offerta-domanda a favore di quest’ultima. L’accordo più recente, che per giunta si attendeva da tempo, è avvenuto a novembre, quando è stato deciso un taglio della produzione a livello locale. Una scelta dolorosa ma necessaria, vista la catastrofica discesa del prezzo dell’oro nero. A pochi mesi di distanza, comunque, i primi risultati sono ben visibili.

Un market mover sui generis, poiché in grado in egual misuro di muovere il prezzo e allo stesso tempo orientare gli investitori, sono i dati sui futures. Questa tipologia di “contratti” hanno un effetto collaterale notevole: forniscono info sulle opinioni che gli operatori economici nutrono rispetto a un asset. Se i grandi operatori economici si muovono nella stessa direzione, e producono futures simili, allora gli investitori si muoveranno di conseguenza, influenzando pesantemente il prezzo dell’oro nero.

Infine, un market mover petrolio presente nel calendario economico è costituito dai dati sulle scorte petrolifere detenute dalle aziende americane. Un dato parziale (gli USA non sono ovviamente l’unico produttore) ma che offre una panoramica sull’andamento dell’offerta.

Petrolio previsioni 2017 di Goldman Sachs

Il petrolio, e nello specifico la produzione, è stato al centro di importanti negoziati nel tentativo di sostenerne il prezzo. Gli accordi OPEC, finalizzati alla diminuzione dell’offerta, dopo gli stop degli ultimi mesi, sono andati finalmente a buon fine. Alla luce di ciò, Goldman Sachs ha ritoccato le stime riguardo al petrolio Brent e WTI, posizionandosi con una view nettamente ottimistica rispetto agli altri istituti finanziari. Ha pubblicato le sue stime in un paper datato 16 dicembre 2016.

Petrolio previsioni: ben oltre i 50 dollari

Nello specifico, la banca statunitense prevede che il WTI toccherà quota 57,50 dollari già entro il secondo trimestre del 2017. Le previsioni precedenti lo davano a 55 dollari (sempre entro il secondo trimestre). Viene dato al rialzo anche il Brent, che verrà a costare 59 dollari al barile, contro i 56,5 della stima precedente.

Goldman Sachs ha specificato inoltre che il rialzo del prezzo del petrolio avverrà a 2017 inoltrato. Non è un caso, quindi, che le previsioni di dicembre-gennaio rimangano ancorate a 50 dollari al barile. In questo momento, infatti, a pesare sono essenzialmente due fattori. Da un lato l’apprezzamento del dollaro, causato dall’aumento dei tassi di interesse recentemente stabilito dalla Federal Reserve, e dalla crescita della produzione in Libia (il paese sta ritrovando un po’ di stabilità e il commercio ne sta traendo giovamento).

Aggiornamento Giugno 2017: Xtrade non opera più in Europa.

Molto interessanti sono le tempistiche riportate da Goldman Sachs. Secondo la banca americana, infatti, il trend rialzista acquisirà vigore a partire da febbraio, quando gli accordi OPEC entreranno a regime. Il paper parla chiaramente di “forte catalizzatore di un grande movimento di prezzo”.

petrolio previsioni

Petrolio previsioni e news positive dall’Arabia Saudita

Il motivo di queste stime ottimistica va rintracciato, come già accennato, dall’esito positivo delle negoziazioni OPEC. Al centro della discussione, il ruolo dell’Arabia Saudita, tradizionalmente restia a scalare la produzione a causa del timore di perdere ingenti quote di mercato. Questa volta, come informa Goldman Sachs, è diverso. “In definitiva, la nostra analisi del saldo di bilancio saudita indica che il regno ha un forte incentivo a tagliare la produzione allo scopo di normalizzare le scorte. Alla luce dei i tagli OPEC e non OPEC annunciato durante le due settimane precedenti, aggiorniamo al rialzo i cali di produzione nella prima metà del 2017”.

In particolare, gli analisti credono che entro Luglio si assisterà a un’entrata a regime del tagli nella migliore delle ipotesi, un’entrata all’87% nella peggiore.

Insomma, le view di Goldman Sachs sono molto positive e vanno verso una stabilizzazione del mercato, che in questi anni ha sofferto del disastroso calo della domanda, causato dall’imperversare della crisi economico in Occidente e dal rallentamento delle economie emergenti.

Oltre la prima metà del 2017, reputiamo probabile che il mercato internazionale rimanga equilibrato. Il prezzo del petrolio brent si posizionerà tra i 55 e i 60 dollari al barile, in virtù anche della risposta dell’industria dello shale oil, e la produzione del petrolio a basso costo solo leggermente in aumento”.

Scorte Petrolio e riserve oro: come fare trading

Le scorte petrolio e le riserve auree sono tra i dati più importanti da seguire e studiare per chi vuole fare trading online. Petrolio e oro sono due tra gli asset più tradati al mondo con diversi strumenti finanziari come futures, opzioni, cfd, opzioni binarie. Che si tradi nella maniera consueta o se si opti per la speculazione più rischiosa è necessario studiare i dati. Dove trovarli? E’ molto semplice. A diramarli e pubblicarli con una certa regolarità è un ente ufficiale, l’Energy Information Administration, altrimenti noto come EIA, un dipartimento del più importante Department of Energy. I dati vengono resi pubblici ogni mercoledì alle 16.30 ora italiana. E’ sufficiente andare nel sito dell’ente e cercare il Weekly Petroleum Status Report.

Scorte petrolio: come fare trading sulle news

A questo punto, è necessario elaborare in maniera corretta le informazioni sulla scorte petrolio, che danno una chiara idea della produzione. Per la legge della domanda e dell’offerta, se quest’ultima sale allora il prezzo tende ad abbassarsi. Il consiglio più semplice e allo stesso tempo più utile è quindi puntare su un aumento dei prezzi quando il Weekly segna un calo, viceversa è bene puntare sulla discesa dei prezzi quando il Weekly segna una crescita. La situazione attuale parla di un petrolio inserito in un trend positivo in virtù degli accordi raggiunti dall’Opec circa il calo della produzione.

scorte petrolio

Riserve Oro: come fare trading sulle news

Se la correzione tra scorte e prezzo è tutto sommata abbastanza leggibile per fare trading petrolio, se il discorso verte sulle riserve dell’oro, emergono alcuni problemi di interpretazione. Il collegamento è infatti più labile. In linea di massima si può affermare che un aumento delle riserve è correlato a un deprezzamento della moneta. Di quale? Principalmente di quella emessa o gestita dall’ente che si è reso responsabile dell’aumento delle riserve. Ultimamente, infatti, la banca centrale russa ha comandato l’aumento delle riserve e questo è stato interpretato – giustamente – come un segnale di debolezza del rublo. Non vanno tuttavia escluse mai le possibili influenze sulle altre valute. Il motivo di ciò risiede in un fatto semplice: l’oro è una valuta rifugio e come tale si giova dei periodi di sfiducia. Va specificato, comunque che le riserve auree sono frutto di un accumulo generato nel corso del tempo, quindi non sono sempre un riflesso della debolezza di una valuta. Prendiamo a esempio l’Italia: la sua riserva aurea è, per volume, le terza al mondo, dietro solo Stati Uniti e Germania. Il valore è di 109 miliardi di euro. Queste cifre sono dovute in parte al passato della lira, spesso incline alla svalutazione, e dall’altro a una naturale esigenza: offrire una garanza di solvibilità ulteriore, anche solo a livello di fiducia, per le proprie attività finanziarie.

Alcuni problemi sono causati da un semplice fatto: i dati delle riserve auree non sono facilmente reperibili in quanto non vi è un ente che si incarica – come l’EIA – di diramare informazioni a riguardo. In genere, poi, i movimenti delle riserve da parte delle banche centrali non sono numerosi né abbondanti. Dunque, dove trovare i dati? Il metodo migliore è passare in rassegna le piattaforme informative ufficiali delle varie banche centrali. Le riserve aree della banca d’Italia vengono illustrate, per esempio, nel sito ufficiale.

Petrolio e Oro: è il momento di comprare?

Petrolio e Oro (gold), materie prime che in questi giorni stanno subendo tendenze opposte. Tuttavia Petrolio e Oro rappresentano 2 strumenti finanziari su cui poter costruire una buona strategia di trading per il lungo periodo.

Questa settimana è stata infatti caratterizzata da una forte pressione ribassista per i prezzi del petrolio WTI che si portano sui minimi degli ultimi tre mesi. Le quotazioni del petrolio, infatti, violata al ribasso la congestione segnalata nella precedente analisi tecnica ( 44 – 46 dollari ), sono scese fino a 40,57 dollari al barile, salvo poi intraprendere un piccolo rimbalzo da ipervenduto culminato con la chiusura del 29 Luglio a 41,47 $. Al contrario l’oro ha intrapreso un veloce rialzo che scoraggia grossi acquisti. Il motivo di questo rialzo è dovuto al crescente numero di investitori che, spaventato dalle borse e dalla crisi mondiale delle banche, si rifugia nell’oro, considerato un proto sicuro.

OILMn-SEP16Daily

Le quotazioni del petrolio sono tornate a prezzi interessanti per comprare?

Come noto, il momento migliore per investire nelle società petrolifere è quando il prezzo del petrolio crolla. Le società petrolifere sono per definizione cicliche, con utili molto volatili. Questa volatilità degli utili e della profittabilità è strettamente collegata al prezzo del petrolio. In questi giorni si sono venute a creare alcune opportunità. Come si può vedere su ogni giornale o telegiornale, il prezzo del petrolio è crollato da 100 dollari e oltre a meno di 50 dollari al barile. Pur essendo ai minimi storici il prezzo potrebbe continuare a scendere prima di risalire ma, per la stabilizzazione, ci vorranno diversi mesi. Per questi motivi le quotazioni del petrolio in questo momento sono particolarmente interessanti per un eventuale acquisto.

Si può scegliere di comprare il petrolio e fare trading con le piattaforme cfd (vedi Plus500, XM, Markets ) oppure comprare le azioni di società petrolifere come ENI, Saipem, Saras e Erg.

I nuovi possibili attacchi contro l’ISIS influenzeranno il prezzo del petrolio?

Il petrolio è importantissimo per le casse dell’Isis ma non si può dire il contrario. E le quotazioni reagiscono solo con brevi sussulti ai frequenti attacchi terroristici. Un’influenza al rialzo sul prezzo del greggio sarebbe possibile solo se le operazioni militari si estendessero a grandi aree petrolifere. Più probabile, invece, ottenere un ulteriore ribasso a seguito dei grandi attacchi sui settori economici come il traffico aereo e il turismo se non addirittura frenare l’economia di una nazione. Ecco che gli ultimi attacchi americani alla base dell’Isis di Sirte non hanno ancora creato influenze sul prezzo del petrolio.

Perché investire Petrolio e Oro?

Il rialzo del petrolio è dovuto probabilmente al calo della domanda e dei consumi dovuti alla crisi economica mondiale. Ma, come abbiamo detto prima, Petrolio e Oro sono 2 importanti strumenti di trading per i risparmiatori. Negli ultimi anni i capitali dei risparmiatori si dirottano sul bene di rifugio per eccellenza, ovvero l’Oro (Gold nelle piattaforme trading). Nonostante il rialzo degli ultimi giorni, investire nell’oro è infatti considerata una tecnica sicura, o comunque, più rassicurante delle borse e delle banche. Imminenti crolli e crack finanziari stanno facendo spostare grandi quantità di imprenditori, piccoli e medi risparmiatori sulla soluzione dell’oro che è considerato un bene rifugio.

GOLDDaily

Il prezzo dell’oro (Gold) è caratterizzato da un trend rialzista di lungo periodo e in alcune fasi di “riposo e fiato” si formano supporti dove è possibile acquistare a basso rischio. Ecco perché in certe situazioni si notano forti trend rialzisti dopo giorni o settimane di pause laterali.

Risk Warning: il 76.4% dei conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuti se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere il suo denaro.

Petrolio: previsioni e andamenti dopo Brexit

In queste ultime settimane non si è parlato d'altro che dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, fenomeno ribattezzato dagli stessi inglesi come "Brexit". A margine dell'annuncio della vittoria del Leave, ossia del fronte che premeva per traghettare Londra fuori dall'Europa, tutte le piazze europee sono precipitate a picco e la stessa sterlina è andata in caduta libera toccando il punto di minimo storico degli ultimi 31 anni.

Ma come si traduce la Brexit sull'andamento del prezzo del petrolio?

Brexit, tra Brent altalenante e Sterlina debole

In un primo momento il petrolio ha sofferto del fenomeno Brexit, ma pochi giorni dopo sembra che la materia prima (così come del resto tutte le principali piazze mondiali) abbia dimenticato quanto accaduto poco prima: il petrolio è infatti tornato a guadagnare il 3.5% circa attestandosi in area 50 dollari al barile.

UKKOILH4

Ma attenzione, perché non è tutto oro quel che luccica: gli analisti sono convinti del fatto che questo rialzo sia dovuto ad un riallineamento dei mercati in seguito a una reazione alla Brexit che, a primo impatto, è stata giudicata a dir poco eccessiva. A detta degli esperti dunque, questa ripresa potrebbe essere momentanea oltre che fisiologica, pertanto la reale reazione del Brent la si vedrà soltanto nei giorni successivi.

Chi invece non dimentica proprio quanto accaduto è la sterlina, che dopo lo scivolone che l'aveva fatta piombare sotto 1.32 dollari, continua anche in questa prima settimana di luglio a rimanere piuttosto flebile, vittima cioè di un effetto combinato che stanno giocando la Brexit da una parte e l'annuncio sui possibili tagli ai tassi di interesse dall'altra. Attualmente la sterlina ha ripreso valore attestandosi a 1.3271, ma la ripresa è davvero troppo debole per poter parlare di una valuta forte come “ai tempi”.

25 euro bonus

Produzione Opec di Giugno

In tutto ciò si inserisce una produzione di petrolio dell'Opec salita a giugno ai massimi storici, condizione questa che ha permesso all'Arabia Saudita di tagliare i prezzi del suo greggio in vista del listino di agosto. Questo ritrovato vigore ha permesso al ministro Khalid Al Falih di annunciare che Riyadh sarebbe stata pronta a riassumere il ruolo di "banca centrale del petrolio", e che "nonostante il surplus della produzione petrolifera, il focus dell'attenzione rimane su come l'Arabia Saudita deciderà di muoversi per ribilanciare la domanda e l'offerta una volta che le condizioni del mercato saranno migliorate".

Prospettive prezzo petrolio brent

Dal grafico H4 sopra pubblicato si evince che il prezzo si è fermato su un supporto di medio periodo molto forte al prezzo di 47,35 dollari circa. La tenuta di questo livello può spingere i prezzi di nuovo verso la resistenza dinamica creando allo stesso tempo compressione sui prezzi. In alternativa il breakout ribassista può spingere i prezzi verso il successivo supporto a 33 dollari.

Petrolio: eccesso di offerta = ribassi?

Previsioni sul prezzo del Petrolio e eccesso di offerta.

Il petrolio chiude il mese di Agosto 2018 in discesa con quotazioni che tornano sotto 70 dollari. Il calo è dovuto al rifiuto dell’Iran di partecipare alla conferenza dei produttori. L’Iran infatti non vuole congelare la produzione ma punta a un ritorno di produzione a 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Il mercato dunque va in contro a una nuova discesa del prezzo del petrolio per effetto della sovrapproduzione mondiale.

Previsioni pretrolio

Secondo le previsioni, l’opec prevede che nel 2016 la domanda globale del greggio aumenterà fino a circa 94 milioni di barili al giorno. Questa incertezza è confermata anche dal fatto che i paesi produttori non Opec dovrebbero ridurre l’offerta, invece di continuare la produzione a prezzi molto bassi.

Prezzo del petrolio e Cina

Le borse asiatiche sono in rialzo. Infatti sul fronte dell’economia cinese le notizie sono positive in quanto il rialzo delle quotazioni del petrolio ha registrato un aumento delle importazioni di petrolio da gennaio ad oggi e un incremento sugli ordinativi di macchinari industriali in Giappone.

Eni estrae petrolio nell’Artico

Eni ha avviato la produzione di petrolio presso il maxi-giacimento ad olio Goliat nel Mare di Barent, al largo della Norvegia. Si tratta di una zona priva di ghiacci presso la quale il gruppo italiano, dopo un lungo periodo di attesa a causa di alcuni problemi autorizzativi e costi elevati, ha deciso di procedere all’estrazione del petrolio attraverso un impianto petrolifero di produzione e stoccaggio, il più grande al mondo. L’impianto è stato costruito con tecnologie avanzate e con i migliori sistemi di sicurezza, proprio per assicurare il rispetto dell’ecosistema e per consentire il corretto funzionamento del giacimento tali da poter affrontare le estremi condizioni climatiche. Secondo le stime Eni questo enorme giacimento ha delle riserve di circa 180 milioni di barili di olio, con una produzione giornaliera di 100.000 barili di olio, 65mila dei quali in quota Eni.

Come investire sul petrolio nel 2019?

Per diversificare il proprio portafoglio è possibile investire sulle materie prime, in particolare sul petrolio. I futures sul greggio che è possibile negoziare sono il WTI e il Brent Crude Oil. Il WTI è il greggio degli USA che viene quotato alla Borsa di New York, mentre il Brent Crude Oil è scambiato alla Borsa di Londra.

Per investire sul petrolio abbiamo a disposizione diverse opzioni.

  • Possiamo scegliere di fare trading sul petrolio scegliendo un broker opzioni binarie
  • Facendo trading di azioni delle aziende petrolifere con broker o banche
  • Acquistando in Borsa azioni legate alle principali società del settore petrolifero (Eni, Saipem, Saras, Terna, Bernstein, Tenaris). Bisogna sottolineare il fatto che le azioni non seguono necessariamente il prezzo del petrolio, ma sono soggette alle dinamiche interne di quella società.
  • ETC legate al prezzo del petrolio, sfruttando le leve finanziarie.

Investire sul petrolio con i CFD

Plus500 è un broker CFD molto affermato sul mercato. Opera in tutta Europa e in Italia per mezzo di importanti Licenze, come la Licenza CySEC che gli permette di offrire condizioni di sicurezza e trasparenza. Potrai consultare la recensione completa disponibile sul nostro sito per ottenere maggiori informazioni e per attivare il tuo account.

Per investire sul petrolio dunque potrai iniziare con il trading in CFD di Plus500.

Perché Plus500?

Perché il Broker forex Plus500 offre due importanti vantaggi ai trader che decidono di attivare un account:

  • Conto demo gratuito: ti dà l’opportunità di attivare gratuitamente un conto demo per fare trading alle reali condizioni di mercato, senza limitazioni di tempo e senza rischiare il proprio capitale.
  • Piattaforma trading mobile veloce
  • Numerosi CFD su cui investire
  • Depositi e prelievi veloci

Prospettive di analisi tecnica grafici petrolio

petrolio trend grafici

Dal grafico daily Marzo 2016 del petrolio brent si evince una situazione di pausa sulle resistenze di lungo periodo e dentro la kumo. Si delinea una zona di possibili breakout rialzisti ​sopra i 41 dollari o in alternativa un ritorno sulla Kijun Sen (linea blu) intorno a 35 usd.

Petrolio a 40$, Oro +20%, BCE in agguato

Petrolio apre i mercati a 40$ al barile, Oro a +20%

Oggi sui mercati risalgono le quotazioni del petrolio che, dopo diversi mesi, tornano a 40$ al barile. Anche i future sul Brent e sul WTI sono in rialzo di un punto e mezzo percentuale infatti il Brent è salito fino a 40,68 dollari al barile e il Wti fino a 37,64 dollari. Le quotazioni continuano a salire influenzate dall’accordo siglato il 16 Febbraio  tra Arabia Saudita, Russia, Qatar e Venezuela per il congelamento della produzione di greggio ai livelli del mese di gennaio. Inoltre si svolgerà il 20 Marzo in Russia il meeting Opec tra i paesi produttori di petrolio non Opec.  Gli analisti sono ottimisti sulle previsioni riguardo l’economia cinese e statunitense. In particolare Pechino prevede una crescita fino al 7% circa per il 2016, anche se la solidità del Paese è comunque dubbia. Riguardo l’economia statunitense, un report ha comunicato un aumento di scorte di barili in Oklahoma, inferiore comunque alle previsioni. Ma gli analisti ritengono che le quotazioni continueranno a essere molto volatili.

A Piazza Affari al rialzo del greggio il settore petrolifero reagisce con Eni  -0,44% e Saipem  +5,39%.

BRENTDaily

Idee per il trading petrolio

Dal grafico daily del Brent si nota che la fiammata rialzista si è fermata sulla resistenza della kumo dell’ichimoku e in corrispondenza delle resistenze dinamiche ribassiste di lungo periodo. Anche la Chinkou Span si è fermata a ridosso delle resistenze della kumo. Invece si registra una formazione rialzista data dall’incrocio delle tenkan con la kijun che tuttavia non ci danno un forte segnale essendosi formate sotto la detta kumo. Quindi ci attendiamo un momento di lateralizzazione e di stabililità prima che il petrolio decida se continuare la sua strada verso i 44 dollari oppure tornare indietro sul primo supporto a 36 dollari circa.

Oro in rialzo +20%

Dall’inizio del 2016 a oggi l’oro ha registrato ottime performance sul mercato di commodity. La scorsa settimana la quotazione dell’oro è salita fino a 1250$, per confermarsi a oggi con 1236$. L’aumento dei prezzi è dovuto all’elevata volatilità dei mercati azionari che si è avuta sin dai primi mesi del 2016 e soprattutto dovuta all’applicazione di tassi di interessi negativi da parte di alcune banche centrali per favorire la crescita economica.

Attesa per la riunione BCE il 10 marzo

E’ molto attesa la riunione della BCE di giovedì 10 Marzo tra la BCE e JP Morgan che porterà all’attuazione di una revisione politica monetaria. Il presidente Mario Draghi dovrebbe effettuare un taglio al tasso di deposito di 10/20 punti base e successivamente un altro taglio è previsto a giugno quando in concomitanza ci sarà il referendum britannico sull’adesione all’UE. Però il taglio del tasso di deposito potrebbe comportare un eccesso di liquidità e dunque ledere i profitti delle banche, aumentando il rischio di un aumento dei tassi sui prestiti bancari.

Un altro strumento che la BCE potrebbe adottare è la rimozione del Floor. Questa manovra produrrebbe un aumento degli asset acquistabili, mentre attualmente la BCE può acquistare solamente quelli che abbiano rendimenti a scadenza superiore al tasso di deposito presso la stessa.

Come investire su petrolio e oro?

E’ possibile diversificare il proprio portafoglio attraverso gli investimenti sulle materie prime, come il petrolio o l’oro. Questo è possibile attraverso diversi strumenti finanziari che abbiamo già trattato qui https://guidatrading.com/guida-trading-online/petrolio-comprare-e-investire-ora-e-il-momento-giusto, quali:

  • Trading con broker opzioni
  • Trading di azioni con broker o banche
  • Acquistando in Borsa azioni legate alle principali società del settore petrolifero (Eni, Saipem, Saras, Terna, Bernstein, Tenaris)
  • ETC legate al prezzo del petrolio, sfruttando le leve finanziarie.

Investire sul petrolio e sull’oro con i CFD di Plus500

Per investire sulle commodities petrolio oppure sull’oro potrai ad esempio iniziare con il trading in CFD del broker PLUS500. Si tratta di un broker molto affermato e famoso sul mercato CFD. Opera in tutta Europa e in Italia per mezzo di importanti Licenze, come la Licenza CySEC, la Licenza Consob e altre che gli permettono di operare sul mercato in condizioni di sicurezza e trasparenza. Sul nostro sito è disponibile una recensione completa del broker Plus500 per ottenere le principali informazioni in modo da poter scegliere il broker per provare a fare trading CFD sulle materie prime petrolio e oro.

Plus500 offre importanti vantaggi ai trader:

  • Conto demo gratuito: ti dà l’opportunità di attivare gratuitamente un conto demo per fare trading alle reali condizioni di mercato, senza limitazioni di tempo e senza rischiare il proprio capitale.
Risk Warning: il 76.4% dei conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuti se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere il suo denaro. Risk Warning: il 76.4% dei conti di investitori al dettaglio perdono denaro a causa delle negoziazioni in CFD con questo fornitore. Valuti se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere il suo denaro.