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Bande di Bollinger: cosa sono e come si usano

Le Bande di Bollinger costituiscono un indicatore molto utilizzato dai trader di ogni ordine e grado. Tra i pregi, spicca il buon carattere predittivo e una certa facilità di lettura. E’ anche un indicatore relativamente recedente, dal momento che è stato “inventato” dal trader, analista e formatore John Bollinger nel non lontano 2001.

Nonostante una certa semplicità del meccanismo di base, è necessario maturare delle competenze per valorizzare al meglio le Bande di Bollinger. Ciò significa, tra le altre cose, conoscere alcune indicazioni generali. Ne parliamo in questo articolo, offrendo inoltre una panoramica complessiva su questo indicatore. 

Le Bande di Bollinger in pillole

Le Bande di Bollinger traggono il proprio nome dal modo in cui compaiono a schermo. Quando si utilizza questo indicatore, infatti, nel grafico appaiono tre brande. Queste, a loro volta, sono frutto di tre linee. La prima è una media mobile a 20 periodi (anche se può essere modificata più o meno a piacimento). La seconda e la terza sono ricavate calcolando la deviazione standard, che inoltre viene moltiplicata per due. In questo modo si formano tre bande.

  • Banda superiore. Occupa la parte alta del grafico ed è delimitata dalla linea superiore (media mobile + deviazione standard x 2).
  • Banda inferiore. Occupa la parte bassa del grafico ed è delimitata dalla linea inferiore (media mobile – deviazione standard x 2). 
  • Banda centrale. E’ delimitata dalle due linee.

La banda centrale rappresenta il range in cui il prezzo si trova nella maggior parte dei casi, e che indica una situazione tutto sommato di normalità.

La banda superiore indica la zona che l’asset percorre quando il suo prezzo è più alto del solito. La banda inferiore indica invece la zona che l’asset percorre quando il prezzo è eccezionalmente basso. 

Come si usano le Bande di Bollinger

Lo scopo delle Bande di Bollinger, come ogni indicatore che si rispetti, è fornire dei segnali di vendita o di acquisto. Ci riesce molto bene, benché si ravvisino alcuni elementi di criticità,  i quali vanno contrastati con alcuni accorgimenti che esporremo in seguito.

Ad ogni modo, le Bande di Bollinger evadono segnali quando il prezzo interagisce con le bande superiori e inferiori. Questa meccanica è considerata da alcuni problematica, dal momento che per il 95% del tempo il prezzo staziona nella banda centrale. Il rischio, infatti, è di non ricevere segnali.

Ad ogni modo, gli usi delle Bande di Bollinger sono numerosi. In questo articolo però ci soffermeremo su quello principale.

Quando il prezzo raggiunge la banda superiore dal basso verso l’alto, rimbalza e rioccupa la banda centrale, si trae un segnale di vendita.

Quando il prezzo supera la banda inferiore dall’alto verso il basso, rimbalza e rioccupa la banda centrale, si trae un segnale di acquisto.

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Se si analizza questa semplice chiave di lettura, si intuisce che le Bande di Bollinger si comportano in maniera non troppo dissimile dai supporti e dalle resistenze mobili. 

Consigli per valorizzare le Bande di Bollinger

Innanzitutto, occorre dare una cattiva notizia. Le Bande di Bollinger da sole non bastano. In realtà, non c’è nulla di cui stupirsi. Sono rari gli indicatori che offrono un buon grado di sicurezza anche se utilizzati da soli.

Nel caso delle Bande di Bollinger, il rischio di incorrere in falsi segnali non è affatto basso. Magari si trae un segnale di vendita, ma il prezzo anziché scendere sale. Viceversa, c’è il rischio di vendere in seguito a un segnale e poi registrare un aumento del prezzo.

John Bollinger ha però trovato una soluzione in grado di attenuare il pericolo di ricevere falsi segnali. Anzi, le soluzioni al problema dei falsi segnali sono almeno due. 

La prima consiste nell’associare le Bande di Bollinger ad alcuni indicatori manuali che prendano in considerazione il volume. Per esempio il Percentage B (chiusura meno banda inferiore / banda superiore – banda inferiore).La seconda soluzione consiste  nell’associare le Bande di Bollinger a indicatori veri e propri, che offrano indicazioni sulla forza del mercato. Per esempio, l’RSI. Nello specifico, quando l’RSI conferma il segnale fornito dalle Bande di Bollinger, allora quel segnale ha un rischio di inaffidabilità basso, e dunque può essere utilizzato in fase operativa.

Trading online guida: come trovarne una efficace

La questione “trading online guida” interessa, ovviamente, chi intende entrare in questo mondo complicato e sente di non possedere un sufficiente bagaglio tecnico.

Certamente, non è facile trovare una buona guida sul trading online. Anche perché in giro ce ne sono semplicemente troppe, ed è statisticamente significativo il rischio di incappare in una guida poco efficace, poco chiara, che rappresenta una perdita di tempo o addirittura diffonde nozioni non veritiere.

Nell’articolo che segue offriremo una panoramica sull’argomento trading online guida, descrivendo in particolare perché – se fatte bene – possono rappresentare una tappa fondamentale del percorso di studio. Infine forniremo alcuni elementi per riconoscere una buona guida sul trading online.

Perché una guida unica per il trading online

Coerenza dell’offerta didattica. Il rischio, per chi sta compiendo un percorso di formazione sul trading, è di studiare in maniera molto frammentata, ovvero di prendere nozioni da questo o quel contenuto/contributo, dunque in maniera disordinata. Le guide sul trading online, siano essere scritte o in formato video, offrono come minimo un contenuto didattico compatto e unitario, nonché – si spera – dotato di filo logico. Questo è un dettaglio importante e che, per fortuna, eccetto rari casi, è condiviso da tutte le guide a prescindere dal loro livello di qualità.

Riduzione del margine di discrezione. Il problema è sempre lo stesso: la mancanza di un canale ufficiale. D’altronde, il trading online non viene insegnato né a scuola né all’università. Ora, lo studio è principalmente da autodidatta. Ciò impone al singolo di scegliere in prima persona, e dal basso di una esperienza quasi nulla, cosa studiare e in che misura. Le guide sul trading online, in un certo senso, ovviano a questo problema. Essendo “guide”, per definizione offrono un contenuto che va dalla A alla Z, per quanto tale percorso venga disegnato spesso in maniera superficiale. Il margine di discrezione dell’aspirante trader si riduce e, allo stesso tempo, la probabilità di sbagliare.

Semplicità e rapidità. Infine, non c’è alcun dubbio: studiare su un solo contenuto, su un solo materiale è molto più semplice e rapido che fare un collage di contenuti e saltare da uno all’altro, nella speranza di costruire un filo logico. Sia chiaro, una guida, per quanto fatta bene, da sola non può bastare, ma certamente rappresenta una fase del percorso di studio che può essere condotta in tutta comodità, senza grossi problemi dal punto di vista decisionale.

Le caratteristiche di una buona guida per il trading online

Dimostrata l’importanza, o perlomeno l’utilità, delle guide sul trading online sorge spontanea una domanda: come riconoscere quelle valide? Come già anticipato l’offerta formativa è molto abbondante in rete, e lo è anche sul fronte delle guide. Insomma, a disposizione dell’utente, magari in forma gratuita, ce ne sono tantissime e non è semplice carpirne in anticipo la qualità.

Di seguito, per facilitare il lavoro degli aspiranti trader, elenchiamo alcuni elementi per mezzo dei quali è possibile comprendere la qualità di una guida ancora prima di scaricarla o acquistarla.

Chiarezza dell’offerta didattica. Prima di tutto, una buona guida per essere giudicata tale deve “dichiarare” il suo contenuto. In genere, l’indice o comunque una sinossi viene pubblicata nella landing page della guida, che spesso è un ebook o una serie di video. Se questo particolare è assente, diffidate.

Completezza dell’offerta didattica. Grazie alla sinossi, all’indice e alla presentazione è possibile trarre indizi circa la qualità dell’offerta didattica. Verificate che i contenuti affrontino il trading online, per quanto in maniera semplificata, dalla A alla Z, e che quindi possano rappresentare uno strumento utile per imparare a fare trading.

Buona esposizione. Una guida deve essere innanzitutto letta (se scritta) o ascoltata (se video). Verificate che l’esposizione sia chiara e funzionale a facilitare l’apprendimento. Potete farlo, se è presente, analizzando un po’ l’anteprima.

Esempi pratici. Una buona guida è tale solo se accanto alla teoria presenta degli esempi pratici, che per un ebook possono tradursi in link esterni o anche in immagini che recano grafici e indicatori. Di nuovo, potete verificarlo solo attraverso l’anteprima.

Trading finanziario professionale: 5 verità che (forse) non sai

Attorno al trading finanziario professionale, ovvero al trading finalizzato all’arricchimento, ruotano parecchi pregiudizi, complice un approccio al marketing che spesso non rende onore al sacrificio e, in fondo, ai requisiti i professionali necessari per generare profitto. In alcuni casi, si può parlare di veri e propri falsi miti.

In questo articolo elenchiamo e approfondiamo alcune verità niente affatto scontate circa il trading finanziario professionale, o almeno non scontate per i profani della materia e per gli aspiranti trader, ovvero chi – magari raggiunto da qualche messaggio pubblicitario – sta valutando l’ingresso in questo mondo.

Il trading finanziario professionale è un’attività molto complicata

Questa è la verità più importante da comprendere, l’unica che consente di partire con il piede giusto e consente di evitare rovinose perdite di capitale. E’ altresì una verità non scontata per chi è a digiuno di trading, dal momento che alcuni messaggi pubblicitari sembrano voler dire il contrario. Sia chiaro, diventare ricchi con il trading finanziario professionale è una possibilità concreta, ma non è assolutamente automatico. Anzi, come vedremo nel prossimo punto di “garantito” non c’è nulla. Dunque il consiglio è di prepararsi, studiare e impegnarsi nella formazione prima di tentare la carriera nel trading.

Tutti i trader perdono

Questa è una verità controintuitiva. Anche perché, se è vero che tutti perdono, non si spiegherebbe la presenza di trader ricchi.

Questa frase, però, vuol dire essenzialmente una casa: che tutti i trader, almeno una volta ogni tanti, sbagliano gli ordini o semplicemente il mercato dà loro torto. E’ normale e fisiologico.

Ovviamente la differenza la fa il rapporto tra vittorie e sconfitte. Comunque non c’è dubbio che la sconfitta sia parte integrante di tutte le attività di trading. Con il concetto di sconfitta, dunque, è necessario venire a patti.

Fare trading è solo la punta dell’iceberg.

Operare nel mercato, e quindi chiudere e aprire ordini, è solo la parte finale di un processo lungo, complesso e difficile. E’ il risultato di un’attività strategica, di analisi e di pianificazione.

E’ semplicemente impensabile riuscire a guadagnare con il trading finanziario professionale senza una strategia ben precisa, un approccio dedito alla gestione del denaro e del rischio, senza uno studio del mercato in senso diacronico (ovvero facendo riferimento a modelli statistici elaborati sulla scorta delle contrattazioni passate). Strategia, analisi, risk and money management sono i pilastri di un’attività di trading profittevole.

L’aspetto psicologico è quasi più importante di quello tecnico.

Questa è una verità sconosciuta alla stragrande maggioranza dei profani. Cosa può mai avere a che fare la psicologia con il trading? Se si guarda al modo con cui i media ritraggono il trader, assolutamente nulla: il trader vincente è un individuo freddo, calcolatore, una vera macchina per fare soldi.

E invece la verità è un’altra. Il trader è prima di tutto un uomo, e nello specifico un uomo che deve fronteggiare ogni giorno la paura di perdere il denaro, lo stress del mercato, ondate emotive che rischiano di spazzare via la sua lucidità.

Da qui la necessità di curare in primis l’aspetto psicologico, di inserirsi in un vero e proprio percorso di training mentale.

E’ possibile automatizzare l’attività di trading.

Già, esistono software che consentono di automatizzare l’attività di trading. Ciò non significa che una macchina o una intelligenza artificiale possa produrre guadagni al posto del trader. La questione è più complicata di così.

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Molto banalmente, è possibile utilizzare dei software che gestiscono l’operatività, ovvero l’apertura e la chiusura degli ordini, in base alle indicazioni che il trader dà. Sono strumenti molto utili, se si è capaci di utilizzarli, in quanto consentono di delegare alla macchina la fase in cui la pressione emotiva si fa più forte.

E’ anche un modo per coprire l’intero arco della giornata, e quindi aumentare a dismisura la capacità di cogliere le occasioni che il mercato offre. Questi software, nello specifico, prendono il nome di Expert Advisor.

Fare soldi online con il trading è possibile?

Fare soldi online con il trading è veramente possibile? Se lo chiedono tutti coloro che si sentono attratti da questa attività, pur non avendola mai praticata in modo continuativo. Una domanda più che legittima, a giudicare da dubbi che – inevitabilmente – emergono dando un’occhiata alle pubblicità che girano su internet, le quali in alcuni casi promettono ricchezza e successo immediati.

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Ovviamente le cose sono più complicate di così. Esistono svariati motivi che possono far desistere i profani dall’approcciarsi al trading. Tuttavia, se si guarda ad altri elementi, la risposta è affermativa: è possibile fare soldi online con il trading.

In questo articolo, ad ogni modo, prestiamo ascolto a entrambe le campane, cercando infine di tirare le fila del discorso.

Soldi online con il trading: perché no

La prima motivazione riguarda la difficoltà. E’ proprio vero: il trading è un’attività complicata. Il mercato è complicato. Anzi, per la precisione è difficile da leggere, interpretare, prevedere. Se si guarda a questa caratteristica intrinseca, la difficoltà-complessità, fare soldi online con il trading sarebbe come minimo molto difficile.

Un altra motivazione per cui no, se volete fare soldi online è meglio evitare il trading, riguarda le mele marce.

Le mele marce ci sono dappertutto, quindi anche nel trading. Fanno parte della categoria, per esempio, alcuni broker. In particolare, proprio quelli che promettono mari e monti, che offrono condizioni economiche così accomodanti da non sembrare vere (e nella maggior parte non lo sono). Dunque, il pericolo c’è, inutile negarlo.

Infine, c’è il capitolo dei costi. Alcuni broker impongono barriere all’entrata alte, che precluderebbero l’attività a chi inizia con un capitale basso. Per loro, fare soldi online con il trading è un’alternativa da escludere in partenza.

Soldi online con il trading: perché sì

Fortunatamente, a queste tre motivazione ne corrispondono altre, dello stesso argomento ma di segno opposto, rivelano un’altra verità: sì, fare soldi online con il trading è possibile.

Partiamo dalla complessità. Proprio vero: il mercato, e di conseguenza l’attività di trading, sono complessi, difficili, ostici. Ma a ben vedere difficile non vuol dire impossibile. E’ sufficiente profondere impegno. In particolare, dedicare tempo allo studio, nella formazione, nella comprensione degli strumenti di trading. Da questo punto di vista, il percorso che porta al trading è semplicemente lungo, niente di insormontabile.

Per ciò che concerne i broker, ribadiamo la questione delle mele marce. Ebbene, ci sono. Ma per ogni broker pessimo, ce ne sono tre, quattro, cinque che fanno onestamente il proprio lavoro e che predispongono un sereno ambiente di trading. E’ sufficiente cercare il broker con cognizione di causa, verificando l’esistenza di una sede legale, studiando l’offerta, la proposta economica etc.

Proprio la proposta economica va analizzata con cura. Abbiamo detto che alcuni broker truffa propongono condizioni economiche “troppo belle”. Di queste, non fidatevi. Tuttavia, esiste una via di mezzo. Ovvero una via che sì consente anche alla gente comune di iniziare a fare trading, ma senza strafare, senza scadere nella pubblicità ingannevole. Ci sono broker che sono capaci di mettersi dalla parte del cliente senza fare male a se stessi, connubio – questo – che è garanzia di onestà.

E’ ovvio, dunque: se sperate di fare soldi online con il trading dovete porre grandissima attenzione alla scelta del broker. E’ da questa scelta che dipendono le vostre possibilità di successo. Scegliete un broker con una storia alle spalle, che non costa molto, che abbia basse barriere all’entrata. Soprattutto, scegliete un broker che possegga una regolare licenza e che dia informazioni chiari circa la sua sede legale. Non a caso i broker-truffa sono molto “parchi” dal punto di vista informativa.

Se cercate un broker che rispetti i requisiti che abbiamo appena descritto, date un’occhiata a questa lista di broker. Sicuramente ce ne sarà uno che farà al caso vostro.

Corso di trading: perché è importante, come sceglierlo

Se non fate parte del mondo del trading ma siete comunque interessati a intraprendere questa attività, dovete prestare molta cura alla vostra formazione. Il percorso è difficile e impervio, vista la quantità di nozioni da imparare. Certo, fare da sé, individuando da soli il materiale didattico, è una scelta rischiosa. Meglio frequentare un corso di trading e tagliare la testa al toro.

Anche qui, però, c’è l’imbarazzo della scelta. Chi cerca un buon corso di trading spesso rimane disorientato dalla presenza di così tanti prodotti didattici. Dunque, è bene saper scegliere, isolare i corsi di qualità da quelli mediocri. In questo articolo vi spieghiamo come fare.

Perché il corso di trading

Il corso di trading, mediamente, consente di scongiurare tre rischi. Questi riguardano tutti coloro che, partendo da zero, vogliono costruirsi un bagaglio tecniche e tentare la fortuna nei mercati.

Frammentazione formativa. In genere, è l’aspirante trader a dover scegliere cosa, dove e per quanto tempo studiare. Una scelta complicata, che se effettuata con poca accortezza rischia di compromettere l’intero percorso formativo. Il corso di trading, se specificatamente dedicato ai principianti, azzera questo rischio. Dietro c’è un’offerta didattica più o meno strutturata, frutto del lavoro di un esperto. Insomma, il corso di trading traccia (e mette a disposizione) un percorso.

Teoria e pratica. Uno dei tanti problemi che affligge gli aspiranti trader riguarda la pratica. Le occasioni di toccare con mano il mercato, di fare esperienza di trading sono molto rare, se si opta per la formazione fai da te. Per fortuna, la maggior parte dei corsi offrono anche dei moduli pratici, in cui si assiste a una sessione vera e propria, magari in tempo reale. Altri corsi, i migliori, offrono l’occasione di fare trading con le demo (alla stregua dei compiti per casa).

Qualità dell’insegnamento. In genere, i corsi sono gestiti da un esperto, da un trader affermato o almeno con un po’ di esperienza. Un insegnante che possa fungere da mentore, e con cui è possibile costruire un rapporto di vicinanza, è più utile dell’autore di un libro, di un blogger, dell’impersonale firma di un pdf.

Come scegliere un corso di trading

Premesso che qualsiasi corso di trading “onesto” (ci sono truffe anche in questo segmento) rispetta le caratteristiche appena descritte, è bene precisare che esistono corsi buoni e corsi meno buoni. Per riconoscere i migliori, è bene dotarsi di strumenti di valutazione. In parole povere, è necessario porsi delle domande (e rispondere, ovviamente).

Il corso è completo? Se avete bisogno dell’abbiccì, il corso deve essere necessariamente completo, quindi offrire prima una panoramica esaustiva e solo dopo entrate in profondità. Verificatelo studiando l’offerta didattica.

Il corso prevede delle sessioni di trading reale? Queste sono fondamentali perché consentono di dare un’idea dell’esperienza di trading, è un assaggio di pratica che, comunque, per un aspirante trader è fondamentale ai fini formativi.

Chi insegna? L’insegnante è il protagonista, insieme agli studenti, del corso di trading. Verificate la sua identità, se possibile raccogliete informazioni sulla sua storia, sui risultati che ha raggiunto, sulle sue competenze. Non dovrebbe essere difficile, in genere gli insegnanti dei corsi “lasciano tracce” nelle testate offline e online di settore.

Una scelta azzeccata

L’offerta di corsi è davvero ampia quindi è molto semplice perdersi, provare un vero e proprio spaesamento. Gli strumenti di valutazione appena descritti, che comunque sono generici, certo possono dare una mano, ma richiedono tempo per essere utilizzati appieno.

Il consiglio è, nuovamente, di tagliare la testa al toro e rivolgersi direttamente ai grandi nomi del trading. Ovvero, ai broker di fama internazionale, come quelli presenti in questa lista. I broker migliori, infatti, offrono spesso corsi di trading per principianti o comunque materiali didattici molto utili.

Fare il trader: le caratteristiche personali da possedere

Fare il trader, e specificatamente il trader di successo, è per definizione complicato. Nessuno regala niente in questo mondo, figuriamoci in quello – ultracompetitivo – del trading online. Certo è che se si possiedono determinate caratteristiche, fare il trader è molto più semplice di quanto si possa immaginare.

Sia chiaro, sono caratteristiche “composite”, che riguardano più ambiti. Si spazia dalla tecnica pura alla psicologia. Già, perché nel trading è importante anche l’elemento psicologico. Anzi, è fondamentale.

In questo articolo tracciamo un piccolo identikit del trader di successo, in modo da stabilire un benchmark (o un metro di paragone) per chiunqua voglia fare il trader e avere qualche speranza di guadagno.

Le competenze del trader

Ovviamente, l’identikit del buon trader si compone di molti elementi tecnici. D’altronde il trading online è, in prima battuta, tecnica. Altrimenti sarebbe associabile all’azzardo.

  • Conoscenza delle dinamiche del mercato. Il mercato è complicatissimo, apparentemente imprevedibile, illeggibile. Eppure, molto spesso, è possibile intravedervi una certa razionalità, una struttura, una tendenza. Per la precisione, delle dinamiche. Ebbene, chi vuole fare il trader dovrebbe conoscerle.
  • Conoscenza degli strumenti di analisi. Non esiste successo senza analisi. Andare a naso, a intuizione, è la via più breve per il fallimento. Dunque, chi vuole fare il trader deve imparare a fare una buona analisi.
  • Conoscenza degli strumenti operativi. Piattaforme, EA, Robot, trading system… Sono tutti strumenti che consentono di gestire gli ordini con cognizione di causa. Il buon trader li conosce alla perfezione e li maneggia con maestria.
  • Capacità interpretativa. Il trading non è solo grafici, indicatori, software. E’ innanzitutto pensiero, programmazione, interpretazione. Soprattutto, interpretazione di ciò che accade nell’ambiente economico e finanziario e può incidere sui prezzi.
  • Capacità decisionale. Il trader prende spesso delle decisioni. Il bravo trader prende decisioni giuste (almeno in buona parte dei casi). Questa è una skill da maturare presto, anche perché viene chiamata in causa fin da subito. Per esempio, nella scelta dei broker. Se ancora non avete compiuto questa scelta e siete indecisi, consultate questa lista di broker famosi.

Le qualità caratteriali del trader

Centrale è anche la personalità, una specie di motore interno che può portare il trader al successo.

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  • Freddezza. Chi opera lo sa: il trading genera parecchie pressioni psicologiche. Queste possono essere certamente contrastate, per quanto l’elemento mentale non possa mai essere rimosso del tutto. L’unico modo per attenuare la pressione, per alleggerirla, è maturare un temperamente freddo. Fare il trader di successo è anche questo.
  • Resistenza allo stress. E’ il corollario del punto precedente. Lo stress nel trading è il convitato di pietra del trading, una sensazione che non abbandona mai il trader, a prescindere dalla sua esperienza e dalla sua storia. Lo stress, quindi, va gestito.
  • Attitudine allo studio. La formazione è un concetto che sembra appartenere solo ai neofiti, che hanno un disperato bisogno di studiare. Tuttavia, l’aggiornamento, l’apprendimento di nuove tecniche e lo studio del mercato (che è in evoluzione) sono attività che dovrebbero stare a cuore anche ai trader affermati.
  • Prudenza. Fa parte del mito l’immagine del trader che rischia, che punta tutto su se stesso e sul suo intuito. E’ un mito, e per giunta da sfatare. Il buon trader preferisce sempre l’approccio prudente a quello rischioso. Chi sogna di fare il trader è bene che ne sia pienamente consapevole.
  • Determinazione. Il trading, lo abbiamo già detto, è un’attività complicata. La sconfitta è dietro l’angolo, anzi è un nemico con cui è necessario venire a patti. Si perde ogni tanto per riuscire a vincere qualche volta in più. E’  ovvio che per mantenere la barra a dritto nonostante la perenne tempesta sia necessaria una determinazione e un’ambizione fortissimi.
  • Disciplina. Nel trading occorre seguire le regole. No, non quelle del capo (che non c’è), non quelle di un ufficio (non c’è nemmeno quello). Le regole proprie, quelle stabilite in fase di pianificazione. In caso contrario, ci sono solo il caso, l’improvvisazione e l’azzardo.

Trading azioni: come analizzare un’azienda quotata

Pat Dorsey, nel suo bestseller “Five The Five Rules for Successful Stock” ha condiviso tutto il suo sapere circa il trading azionario. Il testo appare come un tutorial a tutto tondo, a uso e consumo sia degli esperti che dei principianti. Molto interessante è il sesto capitolo, che affronta un argomento scottante: l’analisi delle società emittenti.

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Pat Dorsey propone un metodo di studio diverso. Che non parte direttamente dagli elementi classici, come lo stato patrimoniale e il conto economico, bensì da quelle che lui definisce “aree di valutazione”. Questo paradigma, abbastanza disruptive in un contesto tutto sommato conservativo, permette ai trader di non perdere mai di vista l’obiettivo di fondo: una analisi non fine a se stessa, bensì mirata a predire, per quanto possibile, il futuro dei titoli azionari.

Ecco le cinque aree di valutazione proposte da Pat Dorsey, e come affrontarle nello specifico.

Growth

Secondo l’immaginario collettivo, se una società registra una forte crescita del fatturato e degli utili, le sue azioni vanno fortemente prese in considerazione. Pat Dorsey mette in discussione questo sentire comune e introduce un altro concetto: la qualità della crescita.

Se una società cresce in fretta e per tanto tempo, infatti, non è detto che lo faccia in futuro. E’ necessario che la sua crescita sia “di qualità”. Come capire se la crescita è di qualità? Pat Dorsey suggerisce vari criteri. Quello più importante, comunque, riguarda i “trucchi”, o per meglio dire le scorciatoie, che una società utilizza per dare un boost alla crescita.Per esempio, le acquisizioni. Dunque, se la crescita, per quanto rapida, arriva da manovre di questo tipo, è bene pensarci due volte prima di riporre la propria fiducia.

Profitability

Con questo termine Pat Dorsey indica la capacità della società, insita nel suo modello economico e nelle sue scelte strategiche, di generare un ritorno degli investimenti in modo più o meno strutturale.

A tal proposito, Pat Dorsey propone di analizzare, tra gli altri, due parametri,

ROA. Return of Asset. E’ il rapporto tra gli utili correnti ante oneri finanziari, ovvero l’utile calcolato prima del pagamento di tasse e interessi, e il totale attivo. Il ROA dà una misura chiara del potenziale di profitto che una azienda esprime, a prescindere dalla forma di finanziamento adottata (che potrebbe essere anche l’obbligazionario).

ROE, Return of Equity. E’ il rapporto tra l’utile netto e il capitale proprio (normalizzato a cento). E’ un parametro importante in quanto misura la redditività del denaro versato dai soci (compresi gli azionisti). Secondo Dorsey, un ROE al 10% è ottimo per una società non finanziaria.

Financial Health

Ovviamente, la salute finanziaria ricopre un ruolo importantissimo. Qui Pat Dorsey entra molto nello specifico, sebbene indugi, dopotutto, su concetti chiari e semplici. In particolare dedica spazio a due elementi.

Flusso di cassa operativo. Secondo Pat Dorsey, l’investitore dovrebbe privilegiare le società con un flusso operativo buono a quelle con un flusso di cassa generalmente alto, in quanto il flusso di cassa operativo indica la capacità di una società di mantenersi attiva con la forza del suo business e la possibilità, eventualmente, di fare a meno di finanziamenti esterni.

Leva. Le società che agiscono in leva, pur avendo generalmente un capitale buono, pongono in essere rischi elevati. Per questo motivo, vanno considerate con diffidenza.

Bear Case

Più che un’area di valutazione, il termine “Bear Case” indica un esercizio di immaginazione. Consiste nell’ipotizzare tutte le eventualità negative che possono interessare, nel breve medio e lungo termine, la società oggetto di studio. In seguito, si risponde alle domande: come reagirebbe la società di fronte a queste eventualità?

Se la risposta è “male”, allora la società dovrebbe essere presa scarsamente in considerazione.

Sembra un esercizio divertente e nemmeno tanto complicato. E invece è davvero difficile da portare a termine, in quanto l’investitore non è chiamato a esprimere un parere, bensì a configurare scenari e reazioni secondo elementi che, pur riguardano il presente, sono di natura tecnica e soprattutto reali.

Il compito diventa ancora più difficile se la società vanta una interdipendenza più elevata della media rispetto al contesto politico e macroeconomico. Il rischio è palesemente quello di sconfinare nella distopia, compromettendo la veridicità (o anche solo la verosimiglianza). delle conclusioni

Management

Argomento di analisi molto interessante, ma spesso trascurato. Pat Dorsey considera la qualità del management come un fattore da tenere d’occhio per capire se una società è profittevole o meno. I criteri da analizzare sono tantissimi anche in questo caso, sebbene l’autore conferisca molta importanza a uno soltanto: la motivazione. Il management ha più a cuore le sorti dell’azienda o il suo profitto? Rispondere a questa domanda vuol dire fare metà del lavoro.

Altcoin: consigli per investire con efficacia

Con il termine altcoin, forma contratta dell’espressione “alternative coin”, si intendono tutte le criptovalute eccetto il Bitcoin. In realtà, una definizione più ristretta esclude dalla categoria altcoin anche le valute più famose, come Ethereum, Litecoin e Ripple.

A prescindere dalla definizione, le altcoin rappresentano delle buone opportunità di investimento, in una visione che, a dispetto di quanto pensi il senso comune, non assegna un ruolo di assoluta predominanza al Bitcoin.

Certo, investire sulle altcoin è difficile, anche perché sono asset oggetto di un interesse scarsa da parte degli analisti. In questo articolo offriremo alcuni consigli per fare trading con le altcoin, e soprattutto farlo con profitto.

Consigli generali per investire sulle altcoin

  • Analizzare i White Paper. Questo documento reca tutte le informazioni necessarie sulla criptovaluta in oggetto: funzionamento, numeri, prospettive, sviluppo. E’ lo strumento perfetto per comprendere, con un margine di approssimazione ristretto se la criptovaluta è degna di interesse oppure no.
  • Diversificare. La diversificazione è una strategia di investimento buona per tutte le stagioni, a prescindere dall’asset. Lo è a maggior ragione quando si fa trading con le altcoin, che si caratterizzano per una imprevedibilità notevole. In questo caso, i criteri di diversificazione non si riducono alla capitalizzazione ma anche al posizionamento, ossia al ruolo che la criptovaluta intende interpretare nello scacchiere valutario.
  • Non fidarsi degli inizi brillanti. Il mondo crypto è pieno di fuochi di paglia. Se una criptovaluta si caratterizza per un inizio troppo brillante, è possibile che le sue prospettive di lungo periodo non siano poi così rosee.
  • Evitare le sotto-capitalizzazioni. Chi investe sulle altcoin si inserisce in un mercato di nicchia. Attenti però a non esagerare: le valute troppo sotto-capitalizzate determinano rischi maggiori, soprattutto in termini di volatilità.
  • Utilizzare un approccio Forex. Il consiglio, nella fattispecie, è di utilizzare, dove possibile, analisi tecnica e analisi fondamentale. La prima è abbastanza praticabile, dal momento che si basa sullo studio dei grafici. La seconda lo è un po’ meno, vista la cronica mancanza di market mover istituzionalizzati.
  • Analizzare con attenzione gli Exchange. Se avete deciso di fare trading diretto, dovrete fare riferimento necessariamente agli Exchange. Fate attenzione: esistono Exchange ed Exchange. Preferite quelli che magari non offrono condizioni economiche strabilianti ma che eccellono per garanzie di sicurezza.

Confronta i migliori Exchange – leggi qui

Strategie specifiche per il trading con le altcoin

  • Acquistare durante l’ICO. Questa strategia è indicata quando le ICO esprimono prezzi di partenza bassi (approccio di penetrazione), a fronte di una solidità conclamata del progetto. In questo caso, una volta liberalizzati gli scambi, il prezzo è destinato a salire. Dunque, chi ha acquistato la valuta (sotto forma di ICO) durante la fase ICO si ritrova con un asset grandemente rivalutato.
  • Acquistare dopo l’ICO. In tutti gli altri casi, ossia quando la ICO suscita un interesse medio da parte degli analisti, e la criptovaluta sembra destinata a inserirsi in un percorso di normalità, l’apertura degli scambi effettivi genera un calo momentaneo dei prezzi. Una buona idea sarebbe inserirsi proprio in questo solco, in questa fase, per poi attendere che la criptovaluta si rivaluti.
  • Prediligere il lungo periodo. E’ una strategia molto difficile da adottare, anche perché presuppone un certo lavoro di analisi. L’idea di base è di individuare dei pattern nei movimenti della criptovaluta, e quindi di riuscire a prevedere, con un certo margine di approssimazione, il suo comportamento nel medio e lungo periodo. Questa strategia, oltre a essere difficile da attuare, è però potenzialmente molto proficua. Necessari, in questo caso, alcuni strumenti tipici dell’analisi tecnica. Il riferimento è al MACD e all’RSI, meglio se utilizzati contemporaneamente.

Come partecipare Gratis all’Investors Gala di Roma 30 Giugno

Sta per arrivare il grande giorno dell’ Investors Gala di Roma del 30 Giugno 2018. Dopo Shangai, Malesia, Madrid e Francoforte è il momento di festeggiare anche in Italia.

L’evento è sponsorizzato dal broker XM.com (broker FCA con 25€ gratis per provare leggi qui) e mira alla diffusione di didattica di alta qualità con un confronto dal vivo tra 4 famosi trader italiani sui temi di psicologia del trading, nuove regole ESMA, strategie di trend following sul forex, azioni e commodities, criptovalute bitcoin e di basket trading.

L’evento è un’occasione unica per tutti coloro che vogliono conoscere e confrontarsi con trader di alto rilievo e vogliono trascorrere qualche ora per parlare di trading online.

L’investors Gala non è solo didattica ma ci saranno tanti altri momenti unici come la Cena, i Premi a sorteggio tra i presenti, musica dal vivo e intrattenimento.

L’ Investors Gala è aperto a tutti i traders sia clienti di XM che non clienti.

Guidatrading.com ha il piacere di poter inviare 20 biglietti omaggio (altrimenti il costo è di 50 euro a persona). Tali biglietti di ingresso sono validi per tutti, ad esempio per il vostro coniuge e per fargli trascorrere una serata indimenticabile!

 

  •  Data dell’Evento:
    30 giugno 2018
  •  Orari:
    17:00 – 24:00 (GMT +2)
  •  Sede:
    Parco dei Principi Roma
  •  Premi:
    Sessione di Trading Individuale

 

Registrati qui e inserisci il codice promo LSC100 per ricevere un biglietto GRATIS

Trade.io: un Exchange rivoluzionario

Nel panorama degli Exchange sta emergendo Trade.io, un progetto sui generis, che promette di settare nuovi standard per le piattaforme di criptovalute. Nonostante sia incredibilmente recente (giusto qualche mese) sta facendo parlare di sé per la rivisitazione che ha apportato al concetto stesso di Exchange, e per i servizi collaterali che offre, capaci di disegnare un network completo e a uso e consumo di tutte le controparti in gioco.

trade.ioIn che cosa consiste Trade.io? Cosa propone di nuovo?

Trade.io, un Exchange semi-decentralizzato

Il mondo degli Exchange si divide tra due varianti, gli exchange centralizzati e i decentralizzati (leggi articolo completo QUI), con i primi che (per ora) sono molto più diffusi dei primi. Questa divisione sta generando profonde e accese discussioni, le quali però non sono destinate a trovare una risoluzione in tempi brevi. Anche perché sia i centralizzati che i decentralizzati presentano delle zone d’ombra, dei difetti strutturali che, per quanto complementari l’un l’altro, impediscono di affermare quale delle due alternative sia effettivamente la migliore.

Ebbene, Trade.io taglia la testa al toro, cercando di superare questa divisione. Da qui la qualifica di Exchange semi-decentralizzato. Sia chiaro, non si limita a commutare caratteristiche ora dall’una ora dall’altra categoria, bensì propone un servizio completamente nuovo.

Insomma, cosa propone Trade.io,?

Presto detto: consente agli investitori di verificare la regolarità delle transazioni per mezzo di una blockchain (Cosa è la BlockChain?). Spesso gli investitori non sono sicuri che il proprio broker/exchange si comporti in maniera trasparente, e che tutte gli elementi riportati corrispondano a realtà. Ebbene, grazie a Trade.io è possibile analizzare le transazioni e ricevere un responso. Questa possibilità giova all’investitore, che gode di una sicurezza in più, ma gioca anche al broker, che quindi può dimostrare la sua efficacia e la sua onestà.

Da qui, lo status di Exchange “semi-decentralizzato”. Da un lato, la gestione delle transazioni è appannaggio di un ente terzo (per l’appunto, il broker/exchange); dall’altro, si fa ampio uso della tecnologia blockchain per rafforzare l’impianto transattivo.

Il progetto, come abbiamo già detto, è ancora molto recente. Sicché sono ancora pochi i broker partner, per quanto prestigiosi: FxPrimus e Primus Capital Market. Ad ogni modo, è probabile che in un futuro molto prossimo, specie se i risultati si confermeranno positivi, si aggiungeranno altri broker. L’impatto sul mondo cripto è potenzialmente molto notevole. Anche perché, e dalla descrizione delle meccaniche è emerso candidamente,Trade.io, è l’unico Exchange in grado di “agganciarsi” ai broker.

Trade.io: non solo un Exchange

Un altro punto a favore di Trade.io, e che ne conferma la portata innovativa, è l’offerta di servizi collaterali. Il progetto, infatti, non si limita al solo Exchange, ma consiste anche in contributo notevole alla crescita di altri progetti, e nello specifico di gruppi che lavorano sulle blockchain, soprattutto in una prospettiva ICO. Ecco alcuni dei servizi che Trade.io offre agli addetti ai lavori.

  • Consulenza e analisi di mercato
  • Redazione dei White Paper
  • Analisi delle strategie di marketing
  • Recruiting di Advisor
  • Analisi dei token

Sulla serietà di Trade.io non ci possono essere dubbi. In primo luogo perché, nonostante siano passati pochi mesi dal suo esordio, ha dimostrato di funzionare bene. Secondariamente, perché il progetto vanta una qualità non sempre presente nelle iniziative di questo genere: la trasparenza. Ciò è evidente se si visita il sito ufficiale, in cui una ampia pagina è dedicata al team, con informazioni specifiche sui membri e un prospetto dei ruoli.