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Guerra dei dazi: gli effetti sul Forex Trading

La guerra dei dazi, più propriamente guerra commerciale, rischia di imperversare lungo tutto il globo. A lanciare la prima offensiva, e quindi ad aver iniziato questo gioco che da molti è considerato pericolosissimo, sono stati gli USA. Molti temono effetti parecchio negativi a tutti i livelli: commerciale (appunto), economico, finanziario. Certamente, si apprezzeranno, se gli eventi dovessero precipitare, anche conseguenze significative per il Forex Trading.

In questo articolo faremo il punto della situazione, illustrando cause, prospettive ed effetti della guerra dei dazi, sia in una prospettiva generale che in prospettiva Forex Trading.

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Guerra dei dazi: cosa sta succedendo

Il fenomeno della guerra dei dazi è esploso dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha prima annunciato e poi varato alcune sanzioni, o per meglio dire dire sovrattasse, sui beni importati dalla Cina. Ovviamente, non tutti i beni importati dalla colosso asiatico sono stati coinvolti in questa manovra. La lista, comunque, è abbastanza ricca e in grado, secondo le prime stime, di compromettere l’export Cina-USA per un valore vicino ai 100 miliardi di dollari.

La guerra dei dazi si è arricchita di un nuovo capitolo di recente, quando lo stesso Donald Trump ha annunciato che, da tali offensive, non verrà esclusa nemmeno l’Unione Europea, che in linea teorica non è solo un partner commerciale ma anche un alleato militare e politico. I dazi dovrebbero riguarda soprattutto le importazioni dell’acciaio. A ciò, anche se ha fatto meno scalpore, si aggiungono le promesse di protezionismo scagliate contro altri stati, tra cui Messico e Canada.

Quella dei dazi è stata definita, appunto, “guerra” perché i paesi coinvolti non stanno rimanendo con le mani in mano. Sono partite controffensive simili da parte della Cina, mentre l’Unione Europea ha già dichiarato che reagirà prontamente alla politica protezionistica americana. Probabilmente, la questione verrà portata direttamente al WTO.

Perché la guerra dei dazi

In un’epoca, come questa, basata sulla globalizzazione e sull’interdipendenza, non solo commerciale, tra paesi e continenti, fa specie sentire parlare di dazi e protezionismo. Tuttavia, dietro le iniziative dell’amministrazione statunitense non c’è il delirio di un isolazionista bensì un chiaro disegno economico. Donald Trump, infatti, si è posto l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori americani. Per farlo, ha scelto la via della competitività. Gli Stati Uniti, infatti, scontano un deficit di competitività causato da un lato da condizioni fiscali proibitive rispetto ai concorrenti asiatici, e dall’altro da una cronica tendenza al deficit commerciale.

Per questo motivo, ha agito da un lato varando uno shock fiscale e dall’altro innescando una spirale protezionista. Da qui l’introduzione dei dazi. Non stupisce, quindi, che i due bersagli principali siano proprio l’Unione Europea, che sta addirittura basando la sua crescita sull’export, e la Cina.

Il grimaldello per aprire la porta dell’avanzo commerciale, dal punto di vista statunitense, è la svalutazione del dollaro. Ciò è visto come una esigenza dall’amministrazione federale, anzi come un fattore propedeutico alla riduzione del deficit commerciale. Tanto più che negli ultimi anni l’euro si è svalutato nei confronti del dollaro, fino a sfiorare la parità.

Le conseguenze della guerra dei dazi

La chiusura del precedente paragrafo spiana la strada a una riflessione sugli effetti della guerra dei dazi, soprattutto dal punto di vista del Forex. Se il fattore propedeutico al piano di Trump è la svalutazione del dollaro, allora non deve stupire che il rischio maggiore per gli investitori del mercato valutario sia proprio questo: una spinta pesantemente rialzista e duratura della coppia euro-dollaro.

I Forex trader, quindi, dovrebbero ragionare esattamente in questi termini. Se il piano di Trump funzionerà, si assisterà a una svalutazione del dollaro e un rafforzamento dell’euro. Si parla di euro, principalmente, perché da un lato lo yuan cinese è parzialmente controllato dalle autorità governative cinese e perché, dall’altro lato, proprio l’Unione Europea rappresenta uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti (con esplicito riferimento alla Germania). Non si esclude, però, anzi è probabile, una svalutazione generale del dollaro, anche rispetto alle altre valute.

Dal punto di vista economico, le conseguenze saranno ben peggiori di un trend rialzista dell’euro-dollaro. Il rischio è di soffocare il commercio mondiale, anche perché, come già anticipato, i paesi coinvolti minacciano di reagire prontamente (e in un certo senso lo stanno già facendo).

Prospettive della guerra dei dazi

Secondo alcuni analisti, Donald Trump, benché abbia iniziato un gioco strano e pericoloso, non ha tutti i torti. La Cina, infatti, è accusata dagli Stati Uniti di agire in maniera scorretta, e di basare la sua competitività su un approccio poco democratico e occidentale al mondo del lavoro (per esempio, il costo della manodopera è ancora molto basso). L’Unione Europea, invece, utilizza un approccio mercantilista, soprattutto a causa della trazione Germanica, che rischia di causare altrove parecchi squilibri. Una interpretazione, questa, condivisa anche dalla precedente amministrazione Obama, la quale ha tentato più volte di persuadere la Germania a non esagerare con il suo surplus commerciale.

Detto ciò, occorre valutare se il rimedio proposto da Trump non sia peggiore del male e se, da un punto di vista americano, tale piano possa funzionare.

A parere di chi scrive, corroborato da quello di vari analisti, il piano del presidente USA è costretto a fallire. Ecco alcuni dei motivi.

Il mondo è troppo globalizzato. La guerra dei dazi potrebbe non essere praticabile per una questione semplice: i dazi non colpiscono solo i paesi esportatori, ma anche i paesi importatori, ossa gli Stati Uniti. Le aziende manifatturiere americane, infatti, potrebbero ricevere detrimento da queste politiche perché molto banalmente, basano le loro attività sull’acquisto di materie prime e semilavorati provenienti dalla Cina e dall’Europa. La filiera è molto complessa e, in quasi tutti i casi, fa praticamente il giro del mondo, avvantaggiando tutte le parti in causa.

Gli Stati Uniti rischiano di isolarsi. Le reazioni, per ora principalmente politica, dei paesi “offesi”, sono state parecchio dure. Come già detto in questo articolo, nessuno ha intenzione di stare con le mani in mano. E’ ovvio che un assetto “USA contro tutti” non fa bene in primo luogo agli Stati Uniti. Ciò pare essere stato compreso anche dall’amministrazione a-stelle-e-strisce, che si è già seduta al tavolo con la Cina per limitare gli effetti di un protezionismo incrociato.

Dalla guerra dei dazi si potrebbe passare alla guerra di valute. E’ lo scenario peggiore in assoluto. Nel caso la guerra non si concludesse con una tregua, i vari paesi potrebbero passare alle maniere forti, il ché significa svalutare la propria valuta per compensare l’aumento dei dazi. Ecco, gli effetti di una tale deriva sarebbero veramente pessimi e forieri di forti squilibri. D’altronde, una piccola guerra di valute è già stata sperimentata nel 2013-2014, e nessuno ha voglia di sperimentarla di nuovo.

Dan Aran

Dan è un trader indipendente appassionato di finanza e studio di strategie forex intraday AVVISO: I trading alert, segnali forex e ogni altra indicazione presente in queste pagine non devono essere considerati come consigli di investimento personalizzati ma frutto di libera espressione, studio e analisi degli autori. Non ci si assume responsabilità sulle conseguenze dell'utilizzo delle informazioni presenti.

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