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Bitcoin 2019 al rialzo – c’è da fidarsi?

Nei primi mesi del 2019 abbiamo assistito ad un netto recupero delle quotazioni del bitcoin da 4000 usd ai 7800 usd (in data 13 Maggio 2019) e un marketcap in netto recupero dai 112 B ai 230 Billions.

Bitcoin al rialzo – comprare o vendere?

Il bitcoin per tutto il 2018 ha creato bull trap ad ogni rimbalzo o meglio dire falso segnale rialzista. Il 2019 sembra un anno differente… ma sarà l’anno del vero rialzo o solo un momento transitorio?

E’ conveniente acquistare adesso? tornerà sopra 10.000 dollari?

Bitcoin grafici e trend 2019 – 2020

Ecco alcuni studi grafici che possono aiutarci a comprendere quali prezzi dovremmo tenere in mente per determinare un buon prezzo ma soprattutto un buon momentum di ingresso sul bitcoin.

Bitcoin grafico settimanale

Trend: l’inversione di tendenza nel grafico settimanale è molto evidente ma non convincente. Solo il superamento di 8500 usd potrà accreditare fiducia ad eventuali nuovi investitori.

Supporti e Resistenze: il primo supporto è 5800 usd, la prima resistenza è 8500 e la seconda è a ridosso dei 10.000 usd.

Come fare trading con il Bitcoin

Se sei interessato a fare trading online sul bitcoin puoi scegliere uno di questi broker CFD:

GAP sul CFD chiuso al 17 Maggio: aggiornamento

Bitcoin grafico giornaliero

Trend: rialzista ma in forte “euforia”

Supporti e Resistenze: tenere d’occhio il gap up come punto di ritorno del prezzo e di rientro rialzista.

Bitcoin trend 2019 al rialzo?

Nel 2018 il Bitcoin ha deluso tutti coloro che speravano in una continuazione della bolla speculativa che aveva portato il prezzo a ridosso di 20.000 dollari. Il trend degli anni passati è un lontano ricordo e anche una brutta ferita per chi ha acquistato ai massimi.

Cavalcare le bolle speculative è pericoloso e se lo si fa si deve essere coscienti del rischio. E’ successo già in passato con la net-economy e con titoli come Tiscali o altre aziende che oggi non esistono più.

Bitcoin grafico Settimanale e proiezioni di trend 2019

Bitcoin grafico settimanale 2018-2019

Dal grafico del Bitcoin si può notare che il ribasso si è fermato sulla media a 200 periodi e poi nell’ultima settimana è schizzato verso i 5000 dollari. In pratica ha quasi raddoppiato il suo valore dal minimo del 2019.

Anche il marketcap dell’intero settore criptovalute (e altcoin) è cresciuto da 110 miliardi a 176.

Il prossimo obiettivo in termini di trend al rialzo è sicuramente l’area 10.000 dollari. Sopra tale livello potremmo rivedere un maggiore interesse anche da parte degli investitori retail.

Attualmente il mercato del bitcoin è molto complesso ed è in mano alla speculazione dei grandi investitori (chiamate balene) e enti istituzionali.

Da 3000 a 5000 $ in 5 giorni

Il salto da 3000 a 5000 è già molto ragguardevole e intrigante.

Si è svegliato un gigante? L’interesse anche per chi fa trading online è tornato e dunque eccovi un elenco dei broker che offrono il trading di CFD sul Bitcoin:

Broker Forex, CFD e CriptovaluteRegolamentazioneDeposito e strumentiTipi di contoPiattaforme
broker XM
FCA, CySEC e AsicDeposito minimo 5$

CFD su forex, indici, azioni, materie prime, criptovalute
Metatrader 4 e 5
WebTrader con Mt4
avatradeFCADeposito minimo 100€

CFD su forex, indici, azioni, materie prime, criptovalute
  • Conto Standard e Micro
  • Expert advisor Accettati
Metatrader 4
WebTrader con Mt4
AvaGO (trading di opzioni)
CySECDeposito minimo 100€Trading su CFD azioni, indici, forex e materie prime e criptovaluteWebTrader
App per Android e iOS
CySECDeposito minimo 10€

CFD su Forex, Opzioni fx e binarie
  • Trading di opzioni digitali
  • CFD su azioni e criptovalute
  • Opzioni binarie
WebTrader
App per Android e iOS
Piattaforma per Windows, Mac e Linux

e qui una tabella dei principali exchange:

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Deposito con Bonifico, Carte di credito o prepagate
otnBinance è un exchange con una propria criptovaluta e offre commissioni di negoziazione competitive
otnHitBTC è uno dei più importanti exchange dove tradare Token e ICO

Criptovalute come i tulipani del XVII secolo? Ecco la verità

Le criptovalute non stanno alimentano solo un rilevante traffico di investimenti ma anche le polemiche degli analisti. I detrattori rappresentano la parte più numerosa. L’argomento che viene portato più spesso contro il mondo delle criptovalute è quello della cosiddetta “bolla”. Le criptovalute, e in particolare il Bitcoin, non sarebbero nient’altro che una bolla pronta a scoppiare e gettare sul lastrico frotte di investitori. A sostegno di questa tesi viene proposto un paragone con la crisi dei tulipani del XVII.

Tra i più acerrimi sostenitori di questo paragone vi è il famoso investitore Warren Buffet, che di recente ha dichiarato: “Il Bitcoin è veleno per topi al quadrato. Farà la fine dei tulipani”.

Nell’articolo che segue, affrontiamo la questione proprio da questa ottica, ovvero riflettendo sul paragone tra le criptovalute e la bolla dei tulipani.

Il disastro dei tulipani del XVII

La bolla dei tulipani è entrata nella storia in quanto prima bolla speculativa del mondo moderno. Tutto nasce nell’ultimo decennio del Cinquecento, quando vennero importati in Olanda i tulipani dal Medio Oriente. Nel giro di pochi anni, grazie alla loro indiscutibile bellezza, i tulipani divennero uno status symbol per la classe nobiliare. L’abbondanza di questa coltura, che riusciva miracolosamente ad attecchire nonostante il rigido clima olandese, portò a un aumento degli acquisti, e conseguentemente a un aumento dei prezzi.

In breve, iniziò una vera e propria “febbre del tulipano” che coinvolse anche altri strati della società. Le dinamiche ricordano quelle delle bolle moderne, con un circolo (apparentemente virtuoso) che legava a sé la crescita degli scambi e la crescita del prezzo. Al loro apice, anche in virtù di manovre di vendite allo scoperto, i bulbi più preziosi vennero venduti al prezzo di una casa ad Amsterdam, ovvero a un prezzo venti volte superiore allo stipendio annuale di un artigiano. Poi, il crollo. La febbre passò, e dalle prime vendite si passò alla svendita selvaggia. La bolla esplose e migliaia di investitori ci lasciarono (economicamente) le penne. Era il 1637.

Questo è quanto accaduto. Il paragone con le criptovalute, e in particolare con il Bitcoin regge? Proviamo a fare il punto.

Criptovalute uguali tulipani: perché il paragone ha senso

E’ evidente che i tulipani del Seicento, a un certo punto (in verità quasi subito), venivano scambiati a un prezzo che non aveva nulla a che fare con il loro valore, che non aveva nessun aggancio e nessun riferimento con la realtà. In un certo senso, anche con il Bitcoin e con le criptovalute in generale sta accadendo lo stesso. Anzi, se possibile è anche peggio! Le valute virtuali, a differenze delle valute tradizionali, non possono (eccetto rari casi) essere utilizzate per comprare beni o servizi quindi il loro valore reale è quasi nullo. Saremmo in presenza, dunque, di una vera e propria “febbre”, di aumenti di prezzo generati unicamente dagli scambi.

Inoltre, proprio come i tulipani del XVII secolo, anche il successo degli scambi si basa sulla partecipazione di individui che, in realtà, non ne conoscono le dinamiche, motivati esclusivamente da loro vertiginoso aumento di prezzo. Insomma, il Bitcoin e le altre criptovalute, tra gli altri, attirano “anche i gonzi” che seguono semplicemente una moda.

Criptovalute uguale tulipani: perché il paragone non regge

Queste, in realtà, sono gli unici elementi reali a favore dell’equazione “criptovalute uguale tulipani”. Gli elementi contro questo accostamento sono più numerosi e più solidi.

Il contesto storico è diverso. Questo è ovvio, c’è uno scarto di quasi quattro secoli. Tuttavia, è un particolare significativo in quanto è stato proprio il contesto storico a causare prima la formazione e poi l’esplosione della bolla dei tulipani. Nel primo caso, a incidere è stato una idea di status symbol che oggi, molto semplicemente, non trova cittadinanza in nessun luogo e in nessuno strato della società. Nel secondo caso, l’ondata delle vendite è iniziata con la scarsa partecipazione alle aste, causata da una epidemia di peste. Come risulta evidente, siamo su due binari completamente differenti.

In secondo luogo, i Bitcoin non possono essere definiti a rigor di termini una bolla. Si definisce “bolla” una dinamica di aumento di prezzo costante e ininterrotta. Il Bitcoin, invece, sta vivendo alti e bassi, ogni tanto crolla e ogni tanto cresce a dismisura. Lo stesso vale per le altre criptovalute.

Infine, il commercio dei tulipani del XVII erano completamente sganciati dalla realtà. Le criptovalute, invece, hanno un qualche legame di tipo concreto. Certo instabile, dominato da dinamiche spesso imprevedibili, ma ce l’hanno. Nello specifico, anche le criptovalute hanno i loro market mover. Il prezzo non dipende ovviamente dalle banche centrali e dai tassi di interesse, bensì dalle deliberazioni degli organi di vigilanza, dagli elementi di innovazione delle blockchain, dai movimenti dell’oro e degli altri beni rifugio.

Una conclusione equilibrata

Possiamo concludere che il paragone tra Bitcoin e tulipani del Seicento è azzardato, quantomeno se lo si considera in modo letterale. Troppe le differenze di contesto, gli elementi di diversità nelle dinamiche e dei fattori che incidono sul prezzo.

Ciò non significa, però, che le criptovalute siano un asset su cui fare cieco affidamento. Certamente rappresentano una opportunità di investimento ma sono tutt’altro che innocue. La sensazione, però, è che, alla luce di questa riflessione, i motivi di preoccupazione siano altri: non la paura per una deflagrazione spettacolare quanto drammatica, quanto il timore per gli effetti di una volatilità che, senza scomodare paragoni “floreali”, possono avere per il singolo risvolti drammatici e irreversibili.

Criptovalute: cosa ne pensano le banche centrali

Le criptovalute sono sicure?

Rappresentano un asset class cui fare riferimento?

E’ difficile rispondere a queste domande, visto che il mercato è tutto sommato recente e in via (si spera) di stabilizzazione. Buoni punti di riferimento, per vederci chiaro, potrebbero essere le banche centrali. Questi istituti, oltre a gestire la politica monetaria, producono studi ad alto livello, che offrono orientamenti utili ai piccoli e grandi investitori.

Dunque, è possibile comprendere il fenomeno crypto, soprattutto da una prospettiva di sicurezza e profittabilità, analizzano le dichiarazioni che a più riprese, sia in veste ufficiale che ufficiosa, i membri delle banche centrali hanno prodotto circa le criptovalute. Tratteremo, nello specifico, le più importanti banche centrali, ovvero Fed, BCE, Bank of Japan, Bank of England e Popular Bank of China (e anche alcune minori).

Fed e criptovalute: atteggiamento contraddittorio

L’atteggiamento della Fed nei confronti delle criptovalute, e soprattutto del Bitcoin, si è rivelato abbastanza contraddittorio. Da un lato, in via ufficiale, la banca centrale americana ha dichiarato che il fenomeno non è ancora abbastanza rilevante da essere oggetto di un intervento diretto. Dall’altro lato, ha promosso uno studio circa la fattibilità della creazione di una moneta virtuale da parte della stessa Fed. Per inciso, lo studio conclude che, per ora, non vi sono né i presupposti per compiere questo passo.

Tuttavia, per saggiare la percezione della Fed si può fare riferimento a Randal Quarles, membro del board, che qualche mese fa ha dichiarato che le criptovalute dovrebbero presto essere soggette a regolamentazione, anche perché qualora diventassero uno strumento di massa potrebbero rivelarsi un fattore di destabilizzazione per il mercato finanziario.

BCE e criptovalute: approccio attendista

Anche la BCE, ufficialmente, sta minimizzando il fenomeno. Di recente, con un tweet di febbraio, ha declassato le criptovalute a mero strumento speculativo, negando loro lo status di strumento di pagamento. Nel passato, poi, in occasioni ufficiali, aveva sottolineato l’estrema volatilità delle valute virtuali e l’assenza di un qualsiasi organo di controllo. Tuttavia, pur raccomandando cautela, la BCE si è sfilata, per ora, dal dibattito sulla regolamentazione, affermando che non spetta al massimo istituto europeo occuparsi della questione.

E’ stato più duro Victor Constancio, vice di Draghi, che non ha esitato a definire il Bitcoin una (potenziale) bolla speculativa. Anzi, ha paragonato il fenomeno a quello dei tulipani del XVII secolo, ovvero alla prima grande e catastrofica bolla speculativa della storia. Ancora più tranchant Benoit Coeurè, che ha fatto illusioni al rapporto tra criptovalute e attività criminali, facendo esplicito riferimento al rischio di evasione fiscale.

Bank of England: atteggiamento fiducioso

La Bank of England, nella persona del suo presidente, Mark Carney, ha espresso un atteggiamento più fiducioso. Tuttavia, una tale fiducia non è concordata nelle criptovalute, bensì nella loro tecnologia. E’ lo “strumento criptovaluta” a generare interesse, non tanto i vari Bitcoin, Ethereum e Litecoin.

Nello specifico, Mark Carney, durante un panel tenutosi a Stoccolma a fine maggio, ha lasciato la porta aperta allo sviluppo di una criptovaluta a conduzione bancario. Lo scopo sarebbe quello di mettere in circolo denaro in un lasso di tempo molto breve, e senza le distorsioni lato inflazione che ciò comporterebbe se si utilizzassero i sistemi tradizionali. Tuttavia, ha specificato che la discussione è viva solo come speculazione teorica, e che in pentola, per ora, non bolle ancora nulla.

People’s Bank of China: bastone e carota

Molto singolare l’atteggiamento della banca centrale cinese, e anzi del governo cinese nella sua interezza (i due istituti sono collegati). Da un lato, infatti, è intervenuta a gamba tesa per vietare il commercio di Bitcoin. Dall’altro lato, sta prendendo seriamente in considerazione di creare una criptovaluta “governativa”. Segnale, questo, che a Pechino l’idea di blockchain ha piena cittadinanza, pur scontrandosi con l’approccio interventista.

Ciò si evince dalle dichiarazioni di Wang Pengjie, esponente del Consiglio Consultivo (importante organo legislativo cinese), che durante l’ultima assemblea annuale ha proposto la creazione di una criptovaluta governativa, in una prospettiva di rapida capitalizzazione delle imprese.

Insomma, in Cina si guarda con molto sospetto, e anzi con volontà di repessione al fenomeno delle criptovalute mentre, dall’altro lato, si riconosce la potenzialità della tecnologia. L’ottica, come da tradizione per il colosso cinese, è quella di una nazionalizzazione dello strumento.

Bank of Japan: curiosità positiva

Atteggiamento ben diverso, quello della Bank of Japan, almeno se si prendono in considerazione le opinioni del governatore del massimo istituto finanziario nipponico Haruhiko Kuroda. Egli ha espresso un parere favorevole durante il vertice dei ministri delle finanze e dei banchieri centrali dell’ultimo G20. Nello specifico, ha dichiarato che le criptovalute potrebbero creare valore aggiunto per il sistema finanziario. Ha però anche ammesso che, attualmente, la banca centrale giapponese non sta realizzando nessuno studio specifico in merito. L’atteggiamento, quindi, è di una grande curiosità, inserita in un approccio teoricamente positivo.

Le altre banche centrali

Corea del Sud. Atteggiamento molto aggressivo. La banca centrale coreana crede che le criptovalute siano un pericolo per il portafoglio e persino per la moralità dei cittadini. Pertanto, ne ha severamente vietato il commercio.

Banco Central do Brasil. Atteggiamento pragmatico. Nessun giudizio morale, in questo caso. Semplicemente, secondo la banca centrale brasiliana, le valute virtuali sono asset fortemente speculativi, quanto di più distante da un classico mezzo di pagamento.

Bundesbank. La banca centrale tedesca, nella persona del membro del board Carl Ludwig Theiele, si è detta molto scettica: “Sembrano più un giocattolo per speculare che una forma di pagamento”.

Banca d’Italia. Fabio Panetta, vice direttore generale di Banca d’Italia, non riconosce nel mondo crypto del valore significativo. In più, crede che siano una bolla speculativa. “Personalmente non vedo la forza intrinseca di questi strumenti. E poi ci sono similitudini tra il grafico con la dinamica del valore del bitcoin e l’evoluzione prezzo dei tulipani in Olanda di qualche secolo fa, vediamo se avrà la stessa evoluzione”.

Binance: l’Exchange per fare trading criptovalute?

Uno dei problemi che riguarda gli Exchange di criptovalute, categoria a cui Binance appartiene senza ombra di dubbio, è la loro difficoltà a qualificarsi come ambienti di trading. Difetti quali la lentezza delle transazioni – specie nella sottotipologia decentralizzata – e la limitatezza del paniere di valute disponibili, rendono gli Exchange semplicemente delle piattaforme nel quale è possibile acquistare criptovalute e costruire portafogli.

Binance, da questo punto di vista, riesce a emergere dalla massa. Grazie ad alcune caratteristiche particolari, quasi esclusive, può essere considerato come una vera e propria piattaforma di trading. In questo articolo, tutto ciò che c’è da sapere su Binance.

Come ci si registra su Binance

Uno dei tanti pregi di Binance risiede nella facilità con il quale è possibile registrarsi. “Facilità” che, in questo caso, si sposa con un concetto caro agli appassionati del mondo crypto. Binance, infatti, almeno nella sua forma base, non pretende l’invio di documenti. Vengono dunque garantiti privacy e anonimato. Due elementi che, giocoforza, mancano quando si utilizzano altri strumenti per fare trading con le criptovalute, come i broker CFD.

Registrati oggi su Binance! – clicca qui

In ogni caso, anche se è veramente il minimo, occorre “dimostrare” alla piattaforma di non essere dei robot, quindi occorre procedere con una parziale autenticazione. Dopo aver cliccato su “Register”, aver compilato il form e aver acceduto tramite email, è necessario autenticarsi o con Google Authenticator o via SMS. Il sistema è il medesimo di quelli tradizionalmente utilizzati da molti servizi online: si riceve un codice via messaggio e lo si inserisce nel form.

Come si acquistano le criptovalute su Binance

Per acquistare criptovalute su Binance è necessario cliccare su Fund e poi su Deposit. A questo punto si accede a una schermata che contiene varie tipologie di portafoglio. Se intendiamo pagare in Ethereum, per esempio, dovremo selezionare il portafoglio Ethereum; se intendiamo pagare in Bitcoin dovremo selezionare il portafoglio Bitcoin e via discorrendo.

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A questo punto, è obbligatoria una precisazione. Come molti Exchange, su Binance non è possibile pagare in valuta fiat (ossia in euro, dollari, sterline e altre valute tradizionali) bensì in altre criptovalute. Insomma, è possibile solo scambiare valute virtuali. Questo è limite molto facile da superare: è sufficiente approvvigionarsi di criptovalute su Exchange che, di contro, permettono scambi fiat-crypto, come CoinBase.

L’offerta è incredibilmente ampia, e qualifica Binance come uno degli Exchange più completi in assoluto. Fare una lista è impossibile, anche perché le criptovalute disponibili sono decine. Insomma, si trova di tutto, dalle valute virtuali più famose alle altcoin più di nicchia. La commerciabilità è piuttosto alta, anche perché le coppie non sono solo base di Bitcoin ma anche di Ethereum e Binance Coin, la valuta collegata alla piattaforma di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Come si fa trading su Binance

Il trading su Binance è abbastanza semplice. Soprattutto, è molto più completo. Binance , infatti, mette a disposizione strumenti tipici delle piattaforme del trading online, o almeno degli efficaci surrogati. Prima, però, è necessario dirimere una questione spinosa, ovvero quella delle commissioni. La buona notizia è che con Binance è possibile risparmiare in commissioni. Per farlo… Basta pagare in Binance Coin. La piattaforma è collegata infatti a una criptovaluta. Se tra le criptovalute acquistate sulla piattaforma figura anche qualche Binance Coin è possibile utilizzarlo per far fronte alle commissioni. In questo caso, si andranno a pagare il 50% i commissioni in meno.

binance

La cosa non è automatica. Tuttavia, non dovrete fare altro che andare nella vostra pagina profilo e impostare la voce “Using BNB to pay for fees” su ON.

Ciò che rende Binance uno strumento valido per il trading, oltre alla sua offerta sconfinata, è la presenza di tre strumenti in particolare. Ecco quali sono.

exchange

Limit Order. Questo strumento consente al trader di vendere o acquistare criptovaluta al prezzo che più gli aggrada, coerentemente con quanto il mercato mette a disposizione. Il trader, nello specifico, formula una proposta di acquisto, specificando sia il prezzo che la quantità. A quel punto, l’ordine rimane in sospesa, e rimarrà in questo stato fino a quando un altro trader non accetterà di fungere da controparte a quelle medesime condizioni. Ovviamente, ma questo va da sé, gli ordini non sono garantiti. Ciò può sembrare un limite, e in effetti lo è, ma è fisiologico e ineludibile. Solo i broker market maker, infatti, garantiscono gli ordini (e lo fanno a costo di spread anche molto alti). Inoltre, nel caso in cui il trader si sia pentito del prezzo e della quantità indicate, può sempre disdire l’ordine, almeno fino a quando non sia stato intercettato da una controparte.

Market Order. In questo caso, l’ordine, è quasi garantito, nel senso che l’unico limite alla sua finalizzazione sta nella quantità di criptovaluta che si intende cambiare. Mediante lo strumento Markert Order, infatti, il trader non fa altro che accettare di scambiare le valute al prezzo di mercato. Un’altra differenza con il Limit Order è che l’ordine, una volta che è stato evaso, non può essere in alcun modo cancellato.

Stop Limit Order. Questo è sicuramente il valore più importante. Esso agisce in modo del tutto simile agli Stop del trading online classico. Il trader, infatti, stabilisce un prezzo soglia, entro il quale l’ordine funziona come il già citato Limit Order. Se però il prezzo della criptovaluta supera la soglia (in un senso o nell’altro) ecco che l’ordine viene chiuso. Lo scopo dello Stop Limit è quello classico: scambiare il più possibile ma limitare allo stesso tempo le eventuali perdite.

Che cosa sono gli Exchange decentralizzati e confronto con i centralizzati

Gli Exchange decentralizzati rappresentano un’alternativa (valida?) agli Exchange classici, che si caratterizzano per essere piuttosto centralizzati.

Qual è la migliore soluzione? Per rispondere a questa domanda occorre capire cosa realmente siano Exchange, e proporre un confronto, vantaggi e svantaggi alla mano, tra le due alternative.
iTrader

Gli Exchange sono delle piattaforme che consentono di acquistare le criptovalute. Di base, consentono uno scambio tra una criptovaluta e un’altra e, in alcuni casi, tra una criptovaluta e una criptovaluta tradizionale. Non sono adatti al trading, non veloce almeno: le transazioni, infatti, sono ancora piuttosto lente, o almeno troppo lente per consentire un trading efficace (se non a lungo termine). Gli Exchange, poi, scontano delle commissioni, che possono essere anche molto pesanti.

Gli Exchange differiscono tra di loro per l’offerta (c’è chi propone molte criptovalute, chi solo le più importanti) e per il meccanismo di gestione. E’ proprio da questo punto di vista che si consuma la dicotomia Exchange classici vs Exchange decentralizzati.

Exchange classici: pro e contro

Gli Exchange classici sono centralizzati. Ciò significa che sono gestiti da un soggetto terzo, da una entità che, almeno idealmente, si impegna a creare o preservare un ambiente di scambio tranquillo. Se da un lato ciò può rappresentare una garanzia, dall’altro espone questo tipo di piattaforma alle cattive intenzioni del gestore. Potrebbero infatti verificarsi persino casi di front running oppure dei veri e propri fallimenti aziendali. Dal momento che chi utilizza gli Exchange classici di fatto cede la proprietà agli Exchange, in queste fattispecie le garanzie di sicurezza non sono assolite. D’altronde, le vicende di MtGox fanno ormai parte dell’immaginario collettivo.

D’altra parte, gli Exchange classici, ossia centralizzati, sono in grado di gestire un numero enorme di transazioni e lo fanno (quasi) alla massima velocità possibile. Inoltre, propongono commissioni sì alte, ma non altissime.

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Exchange decentralizzati: pro e contro

Discorso praticamente ribaltato per ciò che concerne gli Exchange decentralizzati. Il meccanismo di gestione, infatti, è completamente diverso. Non vi è una autorità esterna a gestire la piattaforma, bensì gli scambi si appoggiano a una blockchain. Ogni volta che si acquista o si vende della criptovaluta, la blockachian, che ricordiamo essere una sorta di registro condiviso, viene modificata. Ciò da un lato mette al riparo gli utenti dai colpi di testa di soggetti terzi, e tende a riprodurre le proverbiali “garanzie di sicurezza del Bitcoin” anche negli scambi su Exchange. Dall’altro, però, pone in essere alcuni inconvenienti.

Per esempio, gli Exchange decentralizzati sono in grado di processare un numero di transazioni nettamente inferiore a quanto facciano le varianti centralizzate. Inoltre, le commissioni sono più alte. Infine, ma questo è un difetto dovuto al fatto che piattaforme di questo tipo sono relativamente recenti (e quindi le cose cambieranno in futur) gli Exchange decentralizzati mettono a disposizione una offerta mediamente più ridotta rispetto a quella degli Exchange centralizzati.

Exchange decentralizzato o classici?

Come si evince dai paragrafi precedenti, entrambe le soluzioni hanno dei pro e dei contro. Per di più, ai vantaggi di uno corrispondono gli svantaggi dell’altro, e viceversa. Dunque, cosa scegliere? La scelta è, in questo caso, quanto mai soggettiva. Reputate prioritaria la sicurezza? Scegliete i decentralizzati. Reputate prioritario il vantaggio di risparmiare nelle commissioni? Sceglie i centralizzati. Insomma, dipende da voi.

Tickmill: il broker a misura di trader

Tra i tanti broker in circolazione, spicca uno che ha deciso di differenziarsi per l’offerta, nettamente a vantaggio dei trader neofiti: è Tickmill. Il suo approccio è palese, se si guarda ad alcuni elementi come gli strumenti di trading, i contenuti didattici e soprattutto le condizioni economiche. Ecco tutto ciò che c’è da sapere su Tickmill, e perché è un broker da prendere seriamente in considerazione.

tickmill

Tickmill in pillole

Tickmill è un broker europeo, e nello specifico inglese, con sede a Londra. Si pone sotto la regolamentazione FCA, ente regolamentatore tra i più importante al mondo, che ha erogato in suo favore una solida licenza. Alla luce di ciò, Tickmill opera secondo le regole del MiFID, che è la normativa più stringente in assoluto per ciò che concerne la tutela degli investitori. Tickmill possiede inoltre la licenza di FSA, autorevole ente di regolamentazione americano.

Visita il sito ufficiale di Tickmill UK

Le condizioni economiche di Tickmill

Da questo punto di vista, Tickmill appare imbattibile, superando in accessibilità persino un broker quotato come Plus500. Partiamo dal deposito minimo, che è veramente irrisorio. Per iniziare a fare trading, infatti, sono sufficienti 25 dollari. Ciò è vero per i due account retail, il Classic e il Pro, mentre quello VIP, riservato di fatto ai professionisti, richiede un deposito di 50.000 dollari.

Anche per ciò che concerne gli spread Tickmill è insuperabile: l’account Classic prevede spread da 1,6 pip in su, mentre gli altri due non li prevedono neanche. Si segnalano commissioni solo sugli account Pro e Vip, rispettivamente di 2 e 1,6 dollari ogni 100.000 dollari negoziati.

Tutti possono quindi iscriversi a Tickmill, e guadagnare fin da subito. Anche perché la leva è estremamente alta, benché variabile. In riferimento al trading su determinate coppie valutare, infatti, si raggiunge l’eccezionale leva di 1:500.

L’offerta di Tickmill

Grazie a Tickmill si può investire sul Forex, sulle obbligazioni, sulle materie prime, con i CFD sul petrolio, sugli indici e sul cambio Bitcoin-Dollaro. Tutti gli account mettono a disposizione le combinazioni di quattro valute: euro, dollaro, sterlina inglese e zloty polacco. Nella migliore delle ipotesi, però, si contano ben 62 coppie valutarie.

Ottima è anche l’offerta di strumenti di trading. A disposizione dell’utente, un vasto assortimento di grafici e indicatori, un software per l’autotrading e il copy trader (myFX Book, attraverso cui si replicano gli ordini altrui), un calendario economico ben aggiornato e con tanto di stime degli analisti, un servizio VPS all’avanguardia.

Si segnala, infine, una offerta didattica molto completa, a prova di principiante. I contenuti sono tutti gratuiti e immediatamente fruibili sul sito. Essi comprendono webinar, video tutorial, un glossario e articoli di blog e di approfondimento.

Insomma, a giudicare da questi elementi e dal successo che sta riscuotendo, Tickmill è un broker cui fare affidamento, soprattutto se siete dei principianti alle prime armi.

Pepperstone: il broker ECN alla portata di tutti

Il broker Pepperstone può vantare però una qualità estremamente rara, frutto di una filosofia precisa. I trader hanno a disposizione numerosi broker, ciascuno dei quali – se guardiamo alla cerchia dei migliori – presenta una caratteristica particolare in grado di distinguerlo dalla massa. Il suo più grande merito, infatti, è aver regalato al grande pubblico la possibilità di operare in modalità ECN, abbassando le barriere all’entrata in termini di costi e competenze necessarie.

  • Broker ECN con licenza FCA e sede in UK
  • Spread a partire da 0,1
  • Ottimo per lo scalping o trading intraday
  • Mt4, MT5 e cTrader

Vale la pena, quindi, parlare diffusamente del broker Pepperstone.

Pepperstone, la sicurezza al primo posto

Pepperstone  nasce come un Forex broker ECN. Negli anni, però, ha saputo intercettare le esigenze di una utenza sempre più vasta mediante l’integrazione di altri mercati. Ad oggi, Pepperstone offre non solo il trading delle valute, ma anche dei CFD, dei metalli preziosi e delle commodity.

Lo fa in un contesto estremamente sicuro e protetto. Sono due gli elementi che comprovano questa affermazione. In primo luogo, il possesso di una licenza quanto mai solida. Essa è conferita dalla Commissione Australia per la Finanza e gli Investimenti, la celebre Asic, uno degli enti regolatori più inflessibili al mondo. In secondo luogo, Pepperstone opera la segregazione dei conti. In buona sostanza, i conti dei trader sono separati da quelli della società, e ciò pone in essere garanzie di sicurezza assolute.

Pepperstone, un broker alla portata di tutti

Pepperstone punta ad aprire le porte del trading a tutti. Lo fa mediante condizioni di trading estremamente favorevoli e un impianto formativo (fruibile direttamente dal sito, gratuitamente) all’avanguardia.

L’offerta di account pone il trader di fronte a una scelta.

  • Conto Standard. Mediante questo account, i trader operano con un approccio market maker. L’accesso al mercato non è diretto, ma gli ordini sono garantiti. Non si pagano le commissioni, che sono sostituiti dagli spread (come inferiori alla media degli altri broker). Il deposito minimo è veramente basso e pari a 150 euro.
  • Conto Razor. I trader che sottoscrivono questo account possono operare in modalità ECN. Ciò vuol dire accesso diretto al mercato, assenza di spread (o spread infimi, pari a 0,1 pip o poco più), commissioni basse ma fisse. Il deposito minimo è di 200 euro, praticamente un unicum nel panorama dei broker ECN.

Pepperstone stupisce anche se guardiamo all’offerta di asset.
I Forex Trader possono operare con:

  • Euro (EUR)
  • Dollaro americano (USD)
  • Sterlina (GBP)
  • Yen (JPY)
  • Dollaro australiano (AUD)
  • Dollaro di Singapore (SGD)
  • Dollaro di Hong Kong (HKD)
  • Franco svizzero (CHF)

Visita il sito ufficiale di KeyToMarkets

Pepperstone criptovalute Bitcoin, Ripple e altro

Pepperstone è uno dei pochi broker forex ad offrire il trading di criptovalute sulla metatrader. I clienti pepperstone possono fare trading 24 ore su 24 con:

  • Bitcoin e Bitcoin Gold
  • Ethereum
  • Litecoin
  • Ripple
  • Dash

Ben 6 sottostanti di criptovalute che possono essere tradati a partire da 0,1 lotti (circa 10 cents a dollaro di sottostante) che rendono il trading delle criptovalute accessibile a tutti. La leva finanziaria sulle criptovalute è di 1:5.

Metalli preziosi e materie prime

Se spostiamo lo sguardo verso i metalli preziosi e le commodity troviamo:

  • Oro
  • Platino
  • Palladio
  • Argento
  • Gas Naturale
  • Brent
  • WTI

Per quanto riguarda gli indici, commerciabili attraverso gli CFD, se ne contano addirittura tredici.

Tutti gli asset, o quasi, possono essere commerciati con leve molto alte, fino a 500:1. Le leve sono uno strumento molto utile poiché, a costo di qualche rischio (è sempre bene specificarlo), consentono di guadagnare cifre ingenti molto velocemente.

Open Trading Network Token per clienti IQoption

Il 2017 può essere ricordato come l’anno della cripto-economy in cui sono nate le basi per una nuova era finanziaria, economica e digitale.

Non tutti hanno ancora capito cosa sta accadendo nel mondo digitale con l’avvento della BlockChain e delle aziende che stanno nascendo. E’ tempo di innovazioni e di grandi opportunità per chi ha una visione aperta sul futuro.

E’ il caso di Open Trading Network che raccoglie in se Wallet, Exchange, criptovalute e Token.

E’ molto probabile che nel 2016-2017 sono nate aziende (ancora sconosciute) ma che nel giro di pochi anni rivoluzioneranno il nostro mondo digitale come:

  • memorizzare dati in sicurezza

  • nuovi metodi di transazioni finanziarie sicure, affidabili, tracciabili o anonime

  • invio e trasmissione di informazioni con grande attenzione ai costi o alla privacy

E’ molto probabile che alcune di queste nuove aziende, fra 2 o 5 anni, saranno molto importanti e conosciute come è successo già nell’era della nascita di internet con Amazon, Microsoft, Apple, Facebook e Google.

E’ molto probabile che alcune di queste aziende che oggi valgono poco, nel futuro avranno un valore 50, 100 o 500 volte quello attuale.

Open trade network

Token, Ico e criptovalute

La prima rivoluzione in atto è già conosciuta con i termini di ICO (leggi QUI), Token e Criptovalute. Ovvero nuovi metodi per raccogliere denaro dagli investitori, investire e crescere e che ragiona al di fuori delle regole attuali (niente controlli da parte di enti come la Consob) e accessibili anche a chi vuole investire solo 100 euro.

In breve possiamo dire che le ICO sono paragonabili alle IPO (ovvero prima offerta ai mercati delle azioni), i Token sono paragonabili alle azioni e le criptovalute sono le nuove monete digitali.

Con le criptovalute è possibile comprare Token, partecipare alle ICO o scambiarle con altre Criptovalute.

Con Open Trading Network (sviluppato dal team di IQoption) è possibile comprare, conservare o scambiare 12 tipologie tra token e criptovalute come:

  • Bitcoin
  • Litecoin
  • Ethereum
  • Omisego
  • Zcash
  • Dash
  • Monero
  • Ripple

E questo mese nascono pure i Token OTN che sono accreditati ai clienti IQoption che fanno trading attivo su criptovalute in proporzione al loro volume di trading. Più si investe e maggiore sarà il numero di token OTN accreditati.

Il vantaggio dei detentori dei token OTN è il loro possibile valore futuro in forte ascesa e la possibilità di utilizzarli per comprare altre criptovalute.

E’ il primo caso in Europa in cui un’azienda finanziaria lancia il proprio progetto di exchange e Token dedicati ai clienti e che può creare valore nel futuro e interagire anche con altri wallet ed exchange.

Infatti è molto probabile che i token OTN saranno scambiabili anche su altri exchange in giro per il mondo finanziario.

Il valore delle criptovalute oggi e futuro

Quello che è successo fino ad oggi è questo: ogni criptovaluta creata ha aumentato il proprio valore in modo esponenziale in pochi mesi / anni… ad esempio il Bitcoin è passato dai 15 dollari ai 5500 dollari.

La cripto-economy ha creato nuovi milionari digitali. La verità è questa… la creazione di un nuovo mercato parallelo di un valore sproporzionato, enorme.

Wallet & Exchange

Un altro nuovo impatto nella vita degli investitori digitali è l’avvento dei wallet dove si possono “memorizzare” in sicurezza tutti i Token e le criptovalute acquistate. Ci sono tanti investitori che stanno acquistando Token e valutando di rivenderli fra qualche anno quando si presume possano avere un alto rendimento.

In parallelo sono nati anche gli Exchange, ovvero servizi privati che permettono di comprare e vendere token e criptovalute e che quindi offrono quotazioni in tempo reale e aggiornate.

A tal fine vi consigliamo di informarvi sui seguenti progetti di Wallet e Exchange di grande rilievo:

Blockchain: cos’è e come funziona

Il Bitcoin ha inaugurato una era: l’era della blockchain e delle criptovalute. Ha fatto registrare un successo straordinario, che lo ha portato ben oltre la soglia dei 5000 dollari a pochi anni dalla sua nascita.


Ma le motivazioni del fenomeno non vanno rintracciate nella discontinuità rispetto alle valute tradizionali e nella capacità di esprimere valori quali l’indipendenza e l’estraneità all’ordine costituito. Un fattore che ne ha decretato il successo è rappresentato dalle garanzie di sicurezza che può offrire. A sua volta, queste derivano da un elemento essenziale nell’economia del Bitcoin: la Blockchain.

Quindi… Cos’è? Come funziona?

Cos’è la Blockchain

Il termine Blockchain richiama il concetto di catena, quindi di oggetto in cui tutti gli elementi sono legati, direttamente o indirettamente gli uni con gli altri. L’idea di base è proprio questa: la Blockchain esiste affinché possa sostenere, quasi come fossero un sol corpo e una unica struttura, tutti gli anelli, che in questo caso sono rappresentati dai fruitori stessi del Bitcoin. La contemporanea presenza di tutti, ma proprio di tutti, è l’unico collante che riesce a tenere unito il sistema.

  • Previsioni Bitcoin
  • Cosa sono le ICO e Token
Il bitcon è destinato a crescere di valore fino a 100.000 euro? ecco cosa dicono i gestori – Leggi qui
Come finanziare i progetti legati alla blockchain e come guadagnare – Leggi qui

Come si traduce questo interessante concetto dal punto di vista tecnico? In parole povere, cos’è veramente una Blockchain? E’ un database che si appoggia alla tecnologia peer-to-peer. Ha due caratteristiche principali. La prima: contiene tutte le transazioni che sono state effettuate dal 2009 a oggi; è la memoria storica o, se preferite, il libro contabile del Bitcoin. La seconda: tutti possono scaricarlo da internet e diventare, in questo modo, un nodo, ossia un anello della catena. Va da sé che chiunque partecipi a una transazione in Bitcoin diventa un nodo contribuendo così alla sicurezza del sistema.

Come funziona la Blockchain

Una volta chiarita la Blockchain si può illustrarne il funzionamento, spiegare perché rappresenta una solida garanzia di sicurezza e parlare dei pro e dei contro.

In estrema sintesi, quando avviene una nuova transazione, essa deve ricevere l’approvazione del 50%+1 dei nodi. Ossia questi devono riconoscerla come plausibile, sicura, regolare. E’ un processo molto singolare in quanto espressione di una altrettanto singolare similitudine: ad autorizzare le transazione di valute tradizionali sono gli istituti bancari, nel modo virtuale del Bitcoin sono i nodi della Blockchain.

Perché la Blockchain è sicura?

Semplice: per forzare illegalmente o irregolarmente una transazione, sarebbe necessario non solo agire sui partecipanti o presupposti partecipanti alla transazione stessa, ma anche sugli altri nodi. E’ come se un hacker per entrare dentro un pc dovesse hackerare tutti gli altri pc del pianeta. Oggettivamente, qualcosa di impossibile (fortunatamente).

Lo strumento della Blockchain può essere replicato in molti ambiti, o almeno in quegli ambiti in cui vi è un qualsiasi scambio di valore potenzialmente attaccabile dai famigerati hacker.

La sicurezza ha però un prezzo: la lentezza. Le procedure di conferma per singola transazione occupano molto tempo, rendendo il Bitcoin una valuta, almeno per ora, non adatta alle microtransazioni. E’ per questo motivo che è stato inventato il Bitcoin Cash, che riduce grandemente il tempo necessario a processare le transazioni.