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Bitcoin 2019 al rialzo – c’è da fidarsi?

Nei primi mesi del 2019 abbiamo assistito ad un netto recupero delle quotazioni del bitcoin da 4000 usd ai 7800 usd (in data 13 Maggio 2019) e un marketcap in netto recupero dai 112 B ai 230 Billions.

Bitcoin al rialzo – comprare o vendere?

Il bitcoin per tutto il 2018 ha creato bull trap ad ogni rimbalzo o meglio dire falso segnale rialzista. Il 2019 sembra un anno differente… ma sarà l’anno del vero rialzo o solo un momento transitorio?

E’ conveniente acquistare adesso? tornerà sopra 10.000 dollari?

Bitcoin grafici e trend 2019 – 2020

Ecco alcuni studi grafici che possono aiutarci a comprendere quali prezzi dovremmo tenere in mente per determinare un buon prezzo ma soprattutto un buon momentum di ingresso sul bitcoin.

Bitcoin grafico settimanale

Trend: l’inversione di tendenza nel grafico settimanale è molto evidente ma non convincente. Solo il superamento di 8500 usd potrà accreditare fiducia ad eventuali nuovi investitori.

Supporti e Resistenze: il primo supporto è 5800 usd, la prima resistenza è 8500 e la seconda è a ridosso dei 10.000 usd.

Come fare trading con il Bitcoin

Se sei interessato a fare trading online sul bitcoin puoi scegliere uno di questi broker CFD:

GAP sul CFD chiuso al 17 Maggio: aggiornamento

Bitcoin grafico giornaliero

Trend: rialzista ma in forte “euforia”

Supporti e Resistenze: tenere d’occhio il gap up come punto di ritorno del prezzo e di rientro rialzista.

Skrill presenta il suo Exchange di Criptovalute

Skrill entra a gamba tesa nel mercato degli Exchange di criptovalute. La famosa piattaforma di e-payment sta mettendo a disposizione la possibilità di acquistare e vendere le valute virtuali. Il servizio appare fin da ora molto competitivo, sia per le condizioni economiche che per l’offerta, e consolida una tendenza ormai diffusa: le criptovalute si stanno evolvendo da strumento di nicchia a strumento di massa.

Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul servizio Exchange di Skrill.

Vai al sito di Skrill

Come funziona l’Exchange di Skrill

Skrill è una piattaforma per le transazioni di denaro in stile Paypal molto famosa, seconda solo – appunto – a Paypal stessa. Negli ultimi anni ha funto da ponte per l’acquisto, ovviamente su altre piattaforme, di criptovaluta dal momento che integrava nella sua offerta la possibilità di scambiare valute non tradizionali. Ebbene, di recente ha compiuto un ulteriore passo in avanti, ponendo in essere un servizio per acquistare o vendere criptovalute.

Non si tratta di una piattaforma vera e propria. Skrill non ha creato una seconda piattaforma, alla quale magari ci si dovesse iscrivere o su cui creare un account. Ha semplicemente messo in piedi un servizio aggiuntivo. In buona sostanza, tale servizio è disponibile già, e di default, a chi possiede un account su Skrill.

E’ sufficiente accedere al proprio account e cliccare sul tasto Exchange per poter usufruire del servizio. Una piccola rivoluzione, questa, che normalizza una scelta – ovvero acquistare criptovalute – che è stata percepita fino a questo momento come non ordinaria. La prospettiva, come già anticipato a inizio articolo, è quella di una massificazione dello strumento crypto.

L’offerta Crypto di Skrill

Il servizio è aperto a tutti i possessori di account Skrill, è vero, ma solo se provenienti da alcuni paesi. In altri, infatti, la diffusione delle criptovalute sta incontrando ostacoli di natura tecnica e politica. Ad ogni modo, possono accedere al tasto “Exchange” gli utenti dei seguenti paesi: Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Messico, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Emirati Arabi U27niti, Regno Unito.

Per quanto riguarda l’offerta in sé, essa è soddisfacente già adesso, per quanto Skrill abbia promesso di ampliarla in futuro.

Nello specifico, è possibile acquistare, e poi eventualmente vendere, quattro criptovalute: Bitcoin (BTC), Bitcoin Cash (BCH), Ethereum (ETH) e Litecoin (LTC). Gli scambi possono coinvolgere praticamente tutte le valute tradizionali più diffuse, e persino una certa quota di quelle di nicchia, per un totale di quaranta.

Quattro valute sono poche?

Può darsi ma, al di là della promessa di aggiornamento di Skrill, queste appaiono comunque sufficienti persino a iniziare una carriera nel trading crypto, ovviamente appoggiandosi successivamente agli Exchange che, sulla base dei vari Bitcoin Ethereum e Litecoin, consentono di acquistare valute virtuali meno famose.

Costi e commissioni di Skrill Exchange

La vera forza servizio Crypto di Skrill è rappresentata dalle condizioni economiche, le quali introducono un punto di vista disruptive, e che avvicina le transazioni di valute virtuali alle normali transazioni di valute tradizionali. Il riferimento è, in primo luogo, alle commissioni, che sono estremamente basse. Secondariamente, al fatto che tali commissioni sono le medesime sia per le operazioni in entrata che in uscita, ovvero sia se si acquista criptovaluta sia se si vende criptovaluta.

Nello specifico, le commissioni sono pari all’1,5% se lo scambio coinvolge – appunto, in entrambi i sensi – euro e dollaro; sono pari al 3% in entrambi i casi.

Per quanto riguarda i limiti, siamo anche in questo caso su posizioni di assoluta competitività. L’importo minimo per le transazioni è fissato a 10 euro, o equivalente in altra valuta. L’importo massimo è variabile, ossia dipende non tanto dal nuovo servizio bensì dai limiti che ciascun account Skrill possiede (e che varia da tipologia di conto a tipologia di conto).

In definitiva, l’Exchange di Skrill, o per meglio dire il servizio di Exchange di Skrill, sembra promettere bene. In primis, per le condizioni – sia operative che economiche – che mette a disposizione. Secondariamente, per l’approccio di base, per la visione che è in grado di rappresentare: quella di un mondo crypto più vicino all’utente medio, che pone le criptovalute sullo stesso piano delle valute tradizionali e le considera, finalmente, alla stregua di uno strumento “normale” per pagare beni o per investire.

 

 

Coinbase e Gdax: come funzionano

Coinbase e Gdax sono due delle migliori piattaforme attualmente a disposizione di chi vuole scambiare criptovalute, sia con altre valute virtuali sia con valute fiat (euro, dollaro, sterlina etc.). Sono due punti di riferimento imprescindibili anche per chi non solo vuole creare un portafoglio cripto ma anche per chi intende, magari con Exchange più adatti a questo genere di attività, fare del vero e proprio trading crypto. Rappresentano, per così dire, il primo anello della filiera, quello che consente materialmente di passare dalle valute tradizionali a quelle virtuali. Molti Exchage “da trading”, infatti, consentono solo lo scambio tra criptovalute.

In questo articolo parleremo sia di Coinbase che di Gdax, illustrando il rapporto che intercorre tra i due e offrendo informazioni specifiche circa il loro utilizzo.

GDax diventa Coinbase PRO dal 29 Giugno 2018!

Cosa sono Coinbase e Gdax

Come già anticipato nel paragrafo precedente. Coinbase e Gdax sono due piattaforme di Exchange che permettono di convertire valute tradizionali in criptovalute (e non solo). Convenzionalmente, entrambe, ma soprattutto Coinbase, vengono considerate come il punto di approdo per tutti gli aspiranti trader di criptovalute, proprio perché, appunto, consentono la creazione di un portafoglio e la maggior parte degli Exchange in circolazione permettono solo il trading da crypto a crypto.

Entrambi sono relativamente recenti. Coinbase è stato infatti fondato nel 2011 a San Francisco ed è entrato a regime a partire dall’anno successivo. Nel 2014, comunque, contava già un milione di utenti. Subito sono seguite partnership di rilievo, le quali hanno enormemente facilitato l’erogazione dei servizi e ampliato ulteriormente il bacino di utenza: Overstock, Dell, Expedia, Dish Network, Stripe, Braintree e Paypal. Nel 2016, poi, Coinbase è sbarcato in borsa. Nello stesso anno, ha dato vita al progetto Gdax.

Esatto, Gdax è una diretta emanazione di Coinbase, pur rimanendo due progetti distinti e utilizzabili uno a prescindere dall’altro. Che differenza c’è tra Coinbase e Gdax? Sono entrambi piattaforme di Exchange, sia chiaro, ma operano su target parzialmente differenti. Coinbase è più adatto alla massa, Gdax più adatto agli esperti, almeno a giudicare dall’interfaccia e dalle funzioni disponibili. Inoltre, il primo si caratterizza per commissioni medie, mentre il secondo per le commissioni ridotte e, ad alcune condizioni, completamente azzerate. Ma entriamo nei dettagli.

Come funziona Coinbase

coinbase

  • Creare un account Coinbase. La creazione dell’account è semplicissima e si articola in tre fasi. Nella prima, ci si registra sul sito, un po’ come si farebbe per un forum. La seconda fase consiste nella verifica del numero di cellulare, secondo meccanismi ampiamente collaudati (si comunica il numero di telefono, arriva un sms con un codice e lo si comunica a sua volta). La terza fase consiste nella verifica dei documenti, anch’essa molto rapida: si accede nella sezione “Completa il tuo conto” e poi in quella “Verifica la tua identità” e si inoltra una copia digitale della propria carta di identità.
  • Acquistare e vendere criptovalute. Anche in questo caso è tutto molto semplice. Per prima cosa è necessario depositare denaro fiat. Nello specifico occorre cliccare su “completa conto” e poi su “Aggiungi metodo di pagamento”. Coinbase accetta carte Visa o Mastercard ma anche i più tradizionali conti correnti. I tempi con la carta sono istantanei, mentre se si sceglie il bonifico sono necessari circa tre giorni lavorativi. Per acquistare e vendere criptovalute è sufficiente andare nella sezione “Acquista/Vendi”, raggiungibile dalla dashboard. Coinbase consente di scambiare Bitcoin, Bitcoin Cash, Ethereum e Litecoin.

  • Trasferire denaro da e verso altri portafogli. La funzione di Coinbase, anzi una delle tante, è proprio quella di permettere un rapido trasferimento delle criptovalute su altri portafogli, magari più indicati per un trading in senso stretto. Per trasferire denaro verso altri portafogli è sufficiente accedere alla sezione “Conti” presente nella dashboard e cliccare su Invia, ovviamente inserendo tutti i dati del caso (in particolare l’indirizzo del portafoglio di destinazione). Per ricevere denaro da altri portafogli il meccanismo è identico, con l’unica differenza che è necessario cliccare su “Ricevi”.
  • Il prelievo. Anche prelevare è piuttosto semplice: si accede alla solita sezione “Conti” e si clicca su “Preleva”. I tempi di accredito sono molto rapidi: si parla di circa due o tre giorni lavorativi.

Come funziona Gdax

A dire il vero, il funzionamento è quasi identico a quello di Coinbase. Si segnalano però alcune differenze.

Interfaccia più ricca di funzioni e meno accessibile. E’ chiaramente il giusto scotto da pagare. Per esempio, è possibile collegare il proprio account a quello, già esistente di Coinbase. In quest’ultimo caso, però, il deposito di denaro sarà istantaneo.

Commissioni potenzialmente gratuite. I costi per le commissioni sono, in genere, nella norma (comunque variabili). Tuttavia, è possibile azzerarli completamente. E’ sufficiente, infatti, utilizzare direttamente l’account di Coinbase.

Verifica dei documenti più difficile. Se la verifica dei documenti su Coinbase è un gioco da ragazzi, in questo caso lo è un po’ di meno. Molti segnalano problemi nell’autenticazione. Tuttavia, si possono bypassare questi ostacoli adottando alcuni accorgimenti: scegliere sempre il formato .jpeg per le scansioni e scansionare i documenti alla massima risoluzione possibile.

Per quanto riguarda il prelievo, non si apprezzano differenze di sorta. Esso è efficiente nella identica misura di Coinbase. E, ovviamente, è anche molto rapido: sono necessari solo due o tre giorni lavorativi.

Per ciò che concerne, invece, le opportunità di scambio, è possibile scambiare tra di loro le seguenti valute fiat: dollaro, euro, sterline; e le seguenti criptovalute: bitcoin, bitcoin cash, ethereum e litecoin.

Infine, qualche parola sulla sicurezza. Sia Coinbase che Gdax sono piattaforme estremamente sicure. A patto, ovviamente, che si adottino alcuni accorgimenti:

  • Utilizzare una mail diversa da quella abituale;
  • Utilizzare la procedura di autenticazione a due fattori, magari facendo riferimento ad applicazioni come Google Authenticator
  • Non salvare mai le password sul pc o su cartelle di condivisione online;
  • Utilizzare, laddove possibile, USB criptate per salvare i dati;
  • Non cedere mai a terzi le proprie informazioni di accesso.

L’esperienza di utilizzo di Coinbase e Gdax è soddisfacente e gratificante. Nel primo caso (ma ciò vale anche per il secondo, per quanto in misura minore), è davvero intuitiva. Insomma, si tratta di strumenti in grado di consentire a chiunque di iniziare a fare trading con le criptovalute.

Come costruire un portafoglio di criptovalute

Costruire un portafoglio di criptovalute non è affatto semplice perché il mondo crypto si è complicato e ampliato notevolmente negli ultimi anni creando un gap informativo piuttosto rilevante: le criptovalute, e in particolare quelle più recenti, sono parzialmente avvolte da un alone di mistero. Inoltre, è la classe di asset stessa, le valute virtuali appunto, a essere dominata da dinamiche che poco hanno a che vedere con le più classiche azioni, materia prime, valute tradizionali etc. Le correlazioni sono ancora poco reattive e la volatilità è molto alta.

E’ bene fare un po’ di ordine ed elencare alcuni consigli generali che possano costituire un buon punto di partenza per costruire un portafoglio di criptovalute.

Diversificare il rischio con le criptovalute

Diversificare il rischio è una regola aurea, che vale per qualsiasi tipologia di portafoglio. Nemmeno le criptovalute sono svincolate dall’imperativo categorico di ogni investitore: diversificare.

Ma… Come si diversificano le criptovalute?

Occorre infatti indicare dei criteri che si adattino alle particolarità di questo nuovo mezzo di investimento. Questi criteri dovrebbero essere: liquidità, valore aggiunto, aspettativa di crescita a lungo termine. Un buon portafoglio di criptovalute dovrebbe essere composto per un buon 60% da criptovalute ad altissima liquidità, per il 10% da criptovalute a media liquidità e per il resto da criptovalute con un alto valore aggiunto e dalla speranza di crescita a lungo termine.

the rock trading exchange bitcoinMalta
Team italiano
Deposito con bonifico
coinbase gdaxCalifornia - USA
Deposito con Bonifico, Carte di credito o prepagate
otnBinance è un exchange con una propria criptovaluta e offre commissioni di negoziazione competitive
otnHitBTC è uno dei più importanti exchange dove tradare Token e ICO

Se si parla di criptovalute ad altissima liquidità, il pensiero non può che correre al Bitcoin e all’Ethereum. Per media liquidità invece si intende, ad esempio, il Ripple.

Più difficile la definizione di criptovalute ad alto valore aggiunto. Possiamo definirle come quelle valute virtuali che si caratterizzano per una tecnologia particolare, per un approccio sui generis e che si pongono lo scopo di risolvere un problema specifico. Spesso, sono confinate in contesti di nicchia ma potrebbero avere in futuro un ruolo di primo piano. Dipende, appunto, a quale esigenza gli investitori daranno più spesso. Il riferimento, in questo caso, può essere a Monero, che punta sulla privacy, a IOTA, che punta sulla scalabilità, a Railblocks, che ha introdotto il concetto di blockchain privata.

Infine, le valute con elevata speranza di crescita. Sono quelle in fase beta, utilizzabili sotto forma di token. Occorre identificare quelle che celano il progetto più interessante e con la tecnologia più innovativa. Tra quelle che stanno calamitando l’interesse degli investitori spiccano Metal, Steam e TNT.

Valutare gli elementi tradizionali

Le criptovalute rappresentano un fenomeno sui generis, con caratteristiche peculiari e, in un certo senso, di portata rivoluzionaria. Tuttavia, non sfuggono completamente alle logiche classiche dell’investimento a medio e lungo termine. Sotto certi punti di vista, quindi, creare un portafoglio di criptovalute è come creare un portafoglio tradizionale. Ciò si evince dal (per ora ristretto) range di elementi “tradizionali” che comunque, anche se si parla di valute tradizionali, occorre valutare.

  • Solidità del progetto. Così come, per valutare delle azioni, è necessario analizzare l’azienda emittente, allo stesso modo per capire se una criptovaluta merita di far parte di un portafoglio è necessario studiarne il progetto. Il ché, nella fattispecie significa: individuare il grado di vitalità della community degli sviluppatori, prendere coscienza della tecnologia che sta dietro alla criptovaluta, constatare l’esistenza di problemi strutturali e la loro capacità di incidere sul prezzo (es. il Bitcoin presenta difficoltà nel mining) e altro ancora.
  • Domanda. Prima di inserire una criptovaluta nel portafoglio è necessario analizzare la domanda. E’ richiesta dal mercato? Per rispondere, oltre a spulciare i volumi, è bene studiare i servizi – anche extratrading – connessi a quella valuta. Per esempio, se una criptovaluta è oggetto dell’interesse di molti broker (che la propongono sotto forma di CFD) allora questo è un segnale che la domanda è sostenibile nel medio e lungo periodo. Un altro fattore decisivo, sempre in una prospettiva di lungo termine, è l’interesse manifestato dagli investitori istituzionali, o la presenza di servizi di vendita che fanno uso di quella criptovaluta in qualità di mezzo di pagamento.
  • Offerta. Questo è un aspetto molto interessante, in quanto vittima di una parziale evoluzione, quando si parla di criptovalute. Il motivo risiede nelle modalità di emissioni, che nulla hanno a che vedere con le valute tradizionali. Le criptovalute vengono nella stragrande maggioranza dei casi “minate”, e nello specifico attraverso un processo di estrazione di complessi codici. Ora, sono due gli elementi che decidono l’offerta di una criptovalute nel medio e nel lungo periodo: la difficoltà nel mining, il numero massimo di unità monetaria (i coin) previsti dagli sviluppatori. Già, a differenza degli euro e dei dollari, le criptovalute prima o poi finiscono. Quindi: se il mining è difficile, l’offerta potenzialmente andrà in sofferenza e si realizzerà un aumento di prezzo, se il mining è semplice allora accade l’inverso. Analogamente, se il numero di coin previsto è basso, ciò depone per un aumento del prezzo (almeno in linea ipotetica).

Come evitare gli scam

Quando si crea un portafoglio di criptovalute, e si adotta un approccio che mira deciso alla diversificazione, il rischio scam è dietro l’angolo. Per inciso, gli scam sono le classiche “truffe”, criptovalute in fase beta e attive solo sotto forma di token che, a fronte di un investimento da parte degli utenti, si rivelano scatole vuote: sono solo delle esche, dei progetti finti, un modo per estorcere denaro. Il problema è che spesso le truffe vengono orchestrate bene, quindi è possibile incappare in uno scam senza accorgersene.

Come fare per evitare truffe criptovalute?

I consigli sono tre.

  • Verificare l’esistenza di un Whitepaper canonico. I Whitepaper possono essere paragonati ai business plan in quanto contengono tutte le informazioni progetto necessarie ad attirare gli investitori. Se non esiste, siamo di fronte a uno scam. Se esiste ma è molto generico, pure.
  • Verificare il livello di profondità delle piattaforme informative proprietarie. Ovviamente, i siti proprietari sono di parte, in quanto megafono del progetto. Tuttavia, se le informazioni non sono precise, sono generali e i dettagli mancano, vi è una enorme probabilità che nascondino uno scam.
  • Cercare feedback qualificati in rete. Alla fine, l’opinione degli altri investitori è il miglior antidoto. Tuttavia, occhio alle marchette. Serve un po’ di esperienza in modo da riconoscere un tono e un linguaggio insincero, ma dopo un po’ ci si fa la mano.

Future Bitcoin: struttura e opportunità di investimento

Il Dicembre 2017 è stato teatro di un passaggio evolutivo importantissimo per il future Bitcoin, forse del suo effettivo sdoganamento. Tre importanti mercati hanno messo a punto i primi future sulla celebre criptovaluta, di fatto introducendolo nella finanza mainstream.

I future bitcoin, infatti, sono prodotti derivati regolamentati e standardizzati, i quali offrono garanzie di sicurezza agli investitori. Attualmente, i mercati ad aver compiuto questo importante passo sono gli americani CBOE, CME e Nasdaq.

Gli investitori hanno reagito in maniera euforica, imprimendo l’ennesima accelerazione alla criptovaluta, che ha nel giro di qualche giorno dal suo esordio nei mercati regolamentati fatto segnare nuovi record.
future bitcoin
L’esordio del Bitcoin nel mercato dei future ha dato il via a speculazioni interessanti.

La prima riguarda, paradossalmente, i rivali della criptovaluta. Si dice, ma sono più che voci di corridoio, che Ethereum e Litecoin seguiranno presto il Bitcoin, entrando anche loro a gamba tesa nel mercato dei future.

La seconda è di tenore diverso: sarebbero in gestazione degli ETF sul Bitcoin. Questo evento rappresenterebbe il definitivo sdoganamento del Bitcoin come strumento di trading.

Ci sono alcuni ma.

Buona parte di questi riguarda le regole che ruotano attorno ai future della celebre criptovaluta. Regole severe, a tratti sui generis, che celano una certa mancanza di fiducia nei suoi confronti. A suo modo, nonostante si sia parzialmente affrancato dal mondo OTV (Over The Counter), il Bitcon rimane un sorvegliato speciale.

Di seguito, qualche informazione specifica circa i future del Bitcoin e una riflessione sulla reale possibilità di vedere in tempi brevi i future su Ethereum e Litecoin.

Caratteristiche e tratti particolari dei future Bitcoin

Le uniche informazioni in possesso degli investitori riguardano la struttura e i limiti dei future bitcoin scambiati sul CBOE e sul CME. Le più importanti riguardano i tassi di margine e i limiti di prezzo. Nello specifico, il CBOE impone un tassodi margine pari al 30% mentre il CME li stabilisce al 35%.

Per quanto riguarda i prezzi, il CME ha affermato che saranno permessi scambi all’interno di range di prezzo pari al 20% al rialzo o al ribasso. Se la variazione, in un senso o nell’altro, supera questa percentuale gli scambi verranno rallentati o sospesi. Possono ovviamente continuare gli scambi all’interno di questo range, anche dopo che il limite è stato superato. Il punto di riferimento è la chiusura del giorno precedente.

La ratio di queste limitazioni è evidente: calmierare, per quanto possibile, il mercato del Bitcoin, portarlo in una dimensione quanto più vicina al concetto di normalità.

Una caratteristiche importante, anche se di natura prettamente promozionale, è l’assenza di commissioni. Fare trading sui future del Bitcoin sarà gratuito fino al 31 dicembre. Sulle commissioni successive non è stata fatta ancora chiarezza. Anche in questo, comunque, l’obiettivo è palese: spostare i trader del Bitcoin dai CFD ai future, dal mercato non regolamentato al mercato regolamentato.

Ecco alcune caratteristiche notevoli, rese note dal CME.

  • Ogni contratto è composto da 5 Bitcoin.
  • Un tick (variazione minima, l’equivalente dei pip) è pari a 5 dollari per ciascun Bitcoin, che equivale a 25 dollari a contratto. Se il mercato si muove a un passo minore, il trader perderà 25 dollari a tick se la contrattazione si è chiusa a suo sfavore; guadagnerà 25 dollari a tick se la contrattazione si è conclusa positivamente.
  • L’orario di trading è piuttosto esteso. In sintesi, il mercato chiude solo di sabato, e per un’ora al giorno. Sarà possibile scambiare i future di Bitcoin da domenica a venerdì, da mezzanotte alle undici di sera (ora italiana).
  • E’ possibile posizionare solo 1.000 contratti per ordine.
  • Il prezzo è definito da un tasso di riferimento quotidiano, il quale indica il prezzo in dollari statunitensi, a iniziare dalle quattro del pomeriggio (ora italiana).

Un pregio comune a tutte e tre i tipi di future bitcoin (CME, CBOE, Nasdaq) è la possibilità di fare trading andando in short. Ossia, puntare anche al ribasso. Si tratta di un elemento importante, visto che tra i timori maggiori c’è anche quello dell’esplosione della bolla e di un crollo repentino e drammatico delle quotazioni del Bitcoin.

Infine, si segnala una conseguenza positiva che non tarderà a farsi sentire. Ora che i Bitcoin sono entrati nella famiglia dei mercati regolamentati, saranno oggetto di analisi degli esperti (più di quanto non lo siano stati in passati). Ciò implica una quantità maggiore di paper, riflessioni, previsioni outlook, i quali aiuteranno i trader retail a orientarsi, un po’ come oggi accade per tutti gli altri asset.

Future Ethereum e Litecoin saranno i prossimi?

Siamo a metà dicembre 2017, i future di Bitcoin sono in circolazione solo da qualche giorno. E’ presto per trarre conclusioni. Tuttavia, non si può negare che l’operazione sia stata gestita in maniera eccellente. Persino le limitazioni appaiono come puntuali e in grado di ridurre per quanto possibile i rischi legati alla volatilità, concetto che nel Bitcoin ha trovato una interpretazione particolare.

Se i future dei Bitcoin si confermeranno strumenti solidi, efficaci e soprattutto liquidi, si potrebbe assistere in tempi brevi all’entrata in scena nel mercato regolamentato di Ethereum e Litecoin, che sono le due criptovalute rivali di Bitcoin.

Per adesso non ci sono informazioni specifiche o ufficiali in merito. L’unica affermazione verosimile è questa: sia Ethereum che Litecoin hanno le carte in regola per diventare le prossime criptovalute ad abbattere la barriera che separa l’Over the Counter dal mercato regolamentato. Basta guardare la totale assenza di scandali negli ultimi tempi, funzionale all’acquisizione di una certa dose di autorevolezza, e alle loro performance di mercato. Quest’ultimo aspetto si evince da una rapida analisi delle quote di mercato del Bitcoin, che tendono a scendere anche di sei o sette punti percentuale quotidianamente.

Bitcoin vs Ethereum: chi sostituirà il dollaro come valuta internazionale

Lo scenario delle criptovalute si è arricchito nel corso degli anni trainati dall’avanzata del bitcoin e dell’ethereum. La scelta, per chi vuole investire nelle valute virtuali, è davvero ampia. A contendersi lo scettro, però, sembrano essere in particolare il Bitcoin e l’Ethereum. Lottare per il primato, in questo preciso momento storico, vuol dire candidarsi come valuta internazionale, magari (in un prossimo futuro) a sostituire il dollaro. Di seguito, una panoramica sulla prospettiva “criptovaluta moneta internazionale” e un’analisi delle speranze, in tal senso, di Bitcoin ed Ethereum.

Perché una criptovaluta dovrebbe diventare la valuta degli scambi internazionali

Potrebbe sembrare fantascienza, e in effetti i tempi non sono affatto maturi, ma la prospettiva è più che verosimile, solo proiettata in un futuro più o meno prossimo.

In realtà, i motivi per cui una criptovaluta potrebbe diventare la futura divisa per gli scambi internazionali possono essere rintracciati nelle caratteristiche intrinseche del mezzo.

Indipendenza. Le criptovalute non dipendono da nessuna economia in particolare. Un po’ come l’esperanto, potrebbero rappresentare tutti i paesi in maniera imparziale.

Scarsa manipolabilità da parte delle istituzioni. Dietro le criptovalute non c’è nessuna banca centrale in grado di manipolare i tassi e, attraverso questa importante leva, il valore della moneta. I paesi, quindi, non sarebbe costretti a subire le decisione di una istituzione sulla quale non hanno nessun controllo.

C’è da considerare, poi, la questione geopolitica. La conquista da parte di una criptovaluta del ruolo di valuta internazionale potrebbe fare il gioco dei paesi emergenti, che per adesso devono fare riferimento – in maniera più o meno diretta certo – al dollaro. Se proprio qualcuno deve scalzare il dollaro, quindi, è bene che lo faccia una valuta che almeno è sulla carta imparziale, che non dia il là a conflitti più o meno aspri.

Il Bitcoin come valuta internazionale

Sarà il Bitcoin a scalzare il dollaro? Alcuni elementi giocano a favore di questa ipotesi e alcuni a sfavore.

Tra i fattori positivi spicca la popolarità del Bitcoin. Un potere, insegnano i migliori sociologici, è tale solo se legittimato dal basso. E lo stesso vale per il potere che tutte le valute hanno. Se una valuta non è considerata utile agli scambi, semplicemente non viene utilizzata. La storia lo insegna, con esplicito riferimento ai casi di iperinflazione che hanno portato le popolazioni a risfoderare il baratto. Attualmente, il Bitcoin è la valuta che gode dell’appoggio dal basso più ampio e solido. Ha una forma di monopolio nell’immaginario collettivo. Per ora è così: dici criptovalute e pensi al Bitcoin.

Un altro fattore importane risiede nelle performance di mercato. Il Bitcoin è una valuta forte e, quel che è più importante, solidamente inserita in un trend ascendente. Questo è un requisito fondamentale per una valuta internazionale: il valore. Se il dollaro crollasse, non verrebbe vista come valuta utilizzabile per gli scambi internazionali.

Va considerato, poi, l’estrema indipendenza di cui gode il Bitcoin. A differenza di altre criptovalute, per esempio l’Ethereum, non ha nessun legame, nemmeno a livello di endorsement, con le istituzioni. Questo può essere un handicap all’inizio, ma alla lunga potrebbe risultare un vantaggio in quanto gli conferisce una aura di imparzialità.

I fattori a sfavore sono numerosi. In primo luogo, è troppo volatile. E’ vero, infatti, che è inserito in un percorso di crescita ben definito, ma è altrettanto vero che è vittima di ritracciamenti che gli conferiscono una certa instabilità. E, si sa, una valuta internazionale deve essere stabile, in modo da ridurre il rischio di cambio (che è lo spauracchio degli investitori a tutti i livelli).

C’è da considerare, poi, un limite tecnico: il Bitcoin è lento. Ovviamente, il riferimento è alle transazioni. E’ l’effetto collaterale della sicurezza, che è uno dei pregi della criptovaluta. Sono necessari, attualmente, svariati minuti per trasferire denaro, e questo limita l’evoluzione del Bitcoin a mezzo di pagamento, relegandolo al ruolo (comunque felice) di mezzo di investimento. Certo, gli sviluppatori sono corsi ai ripari creando il Bitcoin Cash, ma attorno a questo sperimento permangono alcune incertezze.

Infine, la scarsità di endorsement. Questi se da un lato minano potenzialmente l’indipendenza, dall’altro rendono la criptovaluta più autorevole, ne migliorano la reputazione. Ebbene, il Bitcoin è stato oggetto di pochi endorsement. In alcuni casi, e il riferimento è ad alcuni governatori delle banche centrali, è stato vittima di scetticismo.

L’Ethereum come valuta internazionale

In secondo luogo, l’Ethereum è già attrezzata per essere un mezzo di pagamento “reale” più o meno efficiente. E’ già pronta, le transazioni sono molto veloci.

Di contro, si segnala un deficit di popolarità. Certo è un crescendo, ma rimane ancora molto indietro rispetto al Bitcoin, che è il re incontrastato dalle criptovalute. La lotta per l’immaginario collettivo si prospetta molto ardua, dal momento che è piuttosto difficile incidere in tempi brevi sull’opinione pubblica, soprattutto se l’oggetto del contendere è una platea conservativa come quella degli investitori.

Infine, vanno considerate le performance di mercato. A sottolineare ancora una volta il dominio altrui, l’Ethereum segue il Bitcoin, per la maggior parte. Da questo punto di vista, la sudditanza è palese. Il Bitcoin trascina tutti, quindi anche l’Ethereum. Questo è un elemento che gioca a sfavore, in quanto una valuta internazionale per dirsi tale deve essere autorevole e indipendente.

Alla luce di queste riflessioni, si evince come sia il Bitcoin che l’Ethereum abbiano delle possibilità ma siano frenate da alcuni ostacoli. Per questo motivo, c’è chi pensa che la criptocurrency/valuta internazionale non sarà né il Bitcoin né l’Ethereum ma una valuta creata a tavolino da qualche importante istituzione. I movimenti interessanti, da questo punto di vista, si stanno vedendo in Cina. Il colosso asiatico potrebbe sviluppare una sua valuta virtuale, la quale – visto il presumibile appoggio delle istituzioni – partirebbe avvantaggiata nella lotta per il commercio globale.

Trading con le criptovalute: l’offerta dei broker

Il trading con le critptovalute hanno guadagnato l’interesse dei trader e degli speculatori. Non c’è da stupirsi, se si considerano le performance elevate di Bitcoin e compagni. I broker si sono adeguati e hanno messo a disposizione degli utenti il trading con le criptovalute. La buona notizia è che l’offerta non ruota attorno al Bitcoin, che ha praticamente funto da apri-pista, ma anche ad altre valute meno famose come Ethereum, Litecoin, Dash. Segnale, questo, che il trading con le criptovalute ha acquisito una sua dignità e ha raggiunto una maturità tale da essere accostato alle forme di investimento più nobili. I trader hanno solo l’imbarazzo della scelta, dal momento che molti broker hanno implementato la loro offerta con le criptovalute. Ecco cosa offrono, nello specifico, quattro dei broker più importanti.

 

Markets.com

La particolarità dell’offerta dedicata per il trading con le criptovalute targata Markets.com risiede nella possibilità di investire sui CFD. La scelta di valute è più che sufficiente riuscendo a fornire ottimi storici e grafici su cui poter effettuare studi di trend. Gli utenti, infatti, possono scegliere tra Bitcoin, Ethereum, Litecoin, XRP. La leva è presente ma non raggiunge livelli molto alti. Il rapporto massimo è di 10:1 ma in alcuni casi non si va oltre l’5:1. Markets.com non impone l’utilizzo di piattaforme ad hoc per le criptovalute o l’apertura di portafogli particolari, tuttavia garantisce condizioni di trading agevoli e a misura di utente.

AvaTrade

AvaTrade consente di fare il trading con le criptovalute sul Bitcoin, Dash, Ripple, Litecoin, quindi può essere considerata un’offerta completa. La presenza di diverse criptovalute è accompagnata da condizioni di trading eccellenti. Si segnala, in tal senso, la possibilità di tradare sia con i CFD che con il Forex. Molto interessante sono anche le disposizioni in termini di leva, che possono raggiungere il rapporto 20:1. Inoltre, mette a disposizione un portafoglio digitale per il deposito e il ritiro di Bitcoin. Gli utenti di Avatrade possono commerciare il Bitcoin attraverso la piattaforma MetaTrader 4 e AvaTradeAct. Il deposito minimo è di 100 euro.

IQoption


Più ricca l’offerta l’offerta di IQoption (vedi dettagli QUI), almeno in termini di criptovalute. Ce ne sono addirittura sei: Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Dash, Ripple, Iota. E’ assente qualsivoglia leva finanziaria ed è possibile investire solo nel Forex. In compenso, mette a disposizione una piattaforma dedicata, la Crypto.

Il deposito minimo su IQoption è di 10 euro.

Plus500

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Anche in questo caso l’offerta comprende sei criptovalute, ossia: Bitcoin, Ethereum, Ripple, Litecoin, Dash, NEM. Ovviamente, come da tradizione del broker, è possibile investire solo sul Forex. La particolarità dell’offerta di Plus500 dedicata alla criptovalute è la leva finanziaria, che raggiunge livelli davvero alti, ossia il rapporto 30:1. Come Avatrade, Plus500 ha stabilito una barriera all’entrata molto bassa, simboleggiata da un deposito minimo di 100 euro.

Tabella confronto broker con criptovalute

Questa tabella è stata estratta da financemagnates.com

Broker Bitcoin Litecoin Ethereum Ripple Dash Leverage More details
IQoption + + + + + 1:1
Plus500 + + + + + up to 1:30
AvaTrade + + + + + up to 1:20
BDSwiss + + + + up to 1:3
XTB + + + + + up to 1:20
UFX + + 1:4
JFD Brokers + 1:10
Markets.com + + + + + up to 1:10
SwissQuote + 1:1
IG + 1:13
HYCM + 1:10
SimpleFX + + + + up to 1:10
AAAFx + + + N/A
Evolve Markets + + + up to 1:25
Fortrade + + + + 1:5
1Broker.com + N/A
FXChoice + 1:3
ForexClub + + up to 1:20
Ayondo + N/A
Bulltraders.com + N/A
Salma Markets + 1:1
Whaleclub + + + + up to 1:20
1billionforex.com + 1:3
Forex.ee(NetStock Ltd.) + + + + 1:3
PrivateFX + N/A
FXCortex + N/A
796.com + N/A
Alpari + up to 1:10
NordFX + + + 1:3
Admiral Markets + + + + 1:5
InstaForex + 1:10
Exante + + + + N/A
Vantage FX + 1:1
Trade360 + + 1:4
Trade + 1:20
HotForex + 1:20

Criptovalute in crisi? La calda estate di Bitcoin ed Ethereum

Le criptovalute sono state una delle invenzioni finanziarie più importanti degli ultimi anni e con un successo in grande ascesa. Il riferimento del settore sono il Bitcoin e l’Ethereum, che però sono stati protagonisti di recente di uno scivolone notevole, per poi riprendere quasi immediatamente un trend positivo.

Le forti oscillazioni però stanno provocando dei dubbi intorno alle criptovalute e rappresentano una battuta d’arresto nell’evoluzione che, nella mente dei loro creatori, dovrebbe portarle da strumenti di investimento speculativo a moneta corrente vera e propria.

Broker con cui è possibile fare trading di criptovalute bitcoin e ethereum

I recenti problemi del Bitcoin


Da qualche mese il Bitcoin appare inarrestabile. All’alba del nuovo anno, ha toccato quota 1.000 dollari. A marzo aveva già superato il valore di un oncia d’oro. Poi è esploso il boom delle ICO, il sistema di offerte iniziali in crowdfunging, che ha fatto sognare i fanatici delle criptovalute e immaginare che possa sostenere progetti molto ambiziosi, anche di natura pubblica. Il 12 giugno, infine, ha superato i 2.900 dollari.

Il giorno dopo, il collasso: il bitcoin ha perso in una manciata di giorni un quarto del suo valore. Certo, la criptovaluta sta lentamente recuperando ma questa repentina discesa fa pensare.

Quali sono i motivi?

Ebbene, questi sono purtroppo strutturali, o per meglio dire a lungo termine, e lasciano pensare che il Bitcoin abbia perso, almeno per un po’, il suo slancio. La ragione principale risiede nella introduzione del BIP 148, richiesta esplicitamente dalla community di esperti. L’iniziativa consiste nella suddivisione della blockchain, una sorta di differenziazione tra il modello corrente e un modello nuovo, che punta a rendere più facili i pagamenti da dispositivi indossabili. E’ ovvio che la presenza di due sotto-blockchain rallenterà, e di molto, le transazioni. Gli investitori evidentemente non l’hanno presa bene e hanno “punito” il Bitcoin.

I problemi dell’Ethereum



Se il crollo del Bitcoin ha sorpreso i più, il collasso dell’Ethereum ha generato una ondata di stupore generale. Durante le sessioni del 5 e del 6 luglio, infatti, la criptovaluta ha perso quasi tutto il suo valore. E’ passata da 300 dollari a 0,10 dollari. Un collasso a cui è seguito un aumento altrettanto repentino, quantificabile in qualcosa come 2500 punti percentuali.

Insomma, cosa sta succedendo? Perché l’Ethereum è impazzito?

In realtà, questi movimenti dimostrano come ancora questi strumenti siano acerbi. Nulla di male, visto che sono sulla scena da poco tempo, ma è bene che gli investitori prendano le misure di questa estrema volatilità.

Nel caso dell’Ethereum, questo “su e giù” è stato provocato da alcuni rumor che sono stati successivamente smentiti. Il riferimento è alla presunta morte del creatore di Ethereum, Vitalik Buterin, che invece è vivo e vegeto.

Secondo alcuni analisti, poi, il crollo è stato favorito anche dall’inizio di una fase di profit-taking, che certamente – se guardiamo alle dimensioni del fenomeno – è frutto non solo di una necessità di tipo strategico ma anche di una diffidenza di fondo nei confronti di questa criptovaluta. Una diffidenza in parte fisiologica, dal momento che l’aumento del valore dell’Ethereum è stato persino più alto rispetto a quello del Bitcoin, se si considera il periodo gennaio-giugno 2017 (+400%).

I CFDs sono strumenti complessi con un alto grado di rischio di perdita del capitale per via della leva finanziaria. In media il 74-89% degli investitori retail perde soldi con il trading di CFDs. Prima di investire soldi reali devi considerare la tua attitudine al rischio e al trading di CFDS.